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Anche Inbar è morta: era stata rapita da Hamas al Festival Supernova

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 17 Dicembre, 2023, 10:10:54 di Maurizio Barra

Inbar Haiman era una “ragazza creativa e piena di gioia”: è stata uccisa mentre era prigioniera a Gaza, dopo essere stata rapita da Hamas al Festival musicale Supernova, il 7 ottobre scorso. Era lì per fare volontariato. 

La notizia della sua morte è stata comunicata alla sua famiglia e al compagno Noam che speravano di rivederla presto. Si ritiene che il suo corpo si trovi ancora nella Striscia di Gaza.

Inbar studiava arte e comunicazione a Haifa, nel nord di Israele. Faceva graffiti con la “tag” di Pink. Da quando si è saputo del suo rapimento, molti street artist in tutto il mondo le hanno offerto solidarietà marcando i muri con la scritta in rosa “Free Pink”.

Alla campagna hanno preso parte anche gli ultras della squadra di calcio del Maccabi Haifa di cui Inbar era un’appassionata tifosa e che le ha dedicato un toccante saluto.

“Siamo addolorati dopo aver ricevuto questa notizia devastante”, ha twittato il club. “Ci mancherai sugli spalti”.

“Doveva essere rilasciata”, scrive Inbar Cohen su X. “Proprio come tutte le altre donne tenute in ostaggio a Gaza, ma i terroristi di Hamas non hanno liberato lei e neanche le altre perché non volevano che le vittime di stupri parlassero”.

 

Prima di essere rapita da Hamas, Inbar aveva fatto appena in tempo a inviare un messaggio al fidanzato per dirgli di evitare le strade dove i terroristi armati stavano uccidendo i giovani in fuga.

Due testimoni hanno in seguito raccontato di averla vista trascinata via insieme a tanti altri rapiti. La sua famiglia l’ha riconosciuta in un video pubblicato da Hamas su Telegram: Inbar insanguinata era circondata da uomini che la picchiavano.

“Non potevo guardarlo, ma meglio ferita che morta, ho pensato”, disse Noam commentando il filmato, ma adesso Inbar non tornerà più.

Israele, gli ostaggi uccisi avevano alzato un bastone con della stoffa bianca rainews

Israele, gli ostaggi uccisi avevano alzato un bastone con della stoffa bianca

La notizia della sua morte è arrivata poco dopo che le forze di difesa israeliane hanno affermato di aver recuperato i corpi di due soldati e un civile, colpiti e uccisi dall’IDF per un tragico errore.

“Stiamo giocando alla roulette russa. Non possiamo più andare avanti così”, ha detto al Times of Israel Ruby Chen, il cui figlio Itay è tra le 129 persone ancora tenute in ostaggio, davanti al Ministero della Difesa a Tel Aviv.

Ieri le famiglie degli ostaggi sono nuovamente scese in piazza a Tel Aviv. “Centoventinove bare – hanno detto criticando di nuovo il Gabinetto di guerra per non averli ricevuti – non rappresentano una vittoria. La tragica morte degli ostaggi a Gaza richiede un’azione immediata: bisogna fare qualsiasi cosa per rilasciare tutti i restanti ostaggi vivi”.    

In questo scenario di dolore, si insinua Hamas. Abu Obaida, portavoce delle Brigate al Qassam, ha rilanciato sostenendo che “l’esercito sionista conosce molto bene le nostre condizioni per liberarli, poiché nessuno di loro sarà rilasciato finché non saranno soddisfatte le nostre condizioni”.   

In serata, il premier Benyamin Netanyahu ha affermato in tv che “la guerra andrà avanti fino alla distruzione di Hamas”, anche se la morte dei 3 ostaggi ha “spezzato il mio cuore e quello della nazione”. Netanyahu ha quindi ribadito che dopo la guerra Gaza sarà smilitarizzata e messa sotto il controllo di sicurezza israeliano. E che lui non permetterà che l’Anp la governi.

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