“Basta con il tabù del produttore
automobilistico unico, a Torino deve arrivare un altro
costruttore. Nessun pregiudizio sui cinesi purché rispetti le
regole europee e italiane. Soltanto attraverso il rilancio di
Mirafiori l’indotto può riprendere a camminare”. Lo affermano
Fim, Fiom e Uilm torinesi che hanno messo a punto un documento
sulla base del quale intendono riprendere un’iniziativa unitaria
dopo tredici anni in cui hanno prevalso le divisioni. I
sindacati chiedono per Mirafiori nuovi modelli in grado di
garantire la missione produttiva dello stabilimento, che
riprendano le assunzioni di giovani, che sia confermato il ruolo
strategico di Torino come polo di progettazione, ricerca,
sviluppo e ingegnerizzazione
“Il tabù non ci deve essere per nessuno, tanto i cinesi
andrebbero altrove. L’importante è che portino lavoro”, spiega
Luigi Paone, segretario generale della Uilm torinese.
“Questo documento unitario mette in evidenza che per
Mirafiori è un periodo di grande sofferenza, serve un atto di
grande responsabilità. E’ il momento di rivendicare il ruolo di
Torino e chiedere conferme. Coinvolgeremo le istituzioni, le
imprese, i sindacati confederali. Dobbiamo essere tutti uniti”
afferma Rocco Cutrì, segretario generale della Fim Torino. “Se
siamo insieme allo stesso tavolo vuol dire che la situazione di
Torino e Mirafiori è molto difficile e complicata. Non è
sufficiente smontare parti delle auto o fare un maquillage della
palazzina degli impiegati, servono nuove produzioni, abbiamo
bisogno di volumi produttivi” afferma Edi Lazzi, numero uno
della Fiom torinese.
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