Le intenzioni del titolare dell’Eliseo sono emerse quando ha deciso di rinviare il primo consiglio dei ministri del 2024, previsto per ieri 3 gennaio, facendo tremare l’intera squadra di governo. La decisione è la conseguenza diretta della spaccatura della maggioranza sulla controversa legge sull’immigrazione, varata il mese scorso nonostante il voto contrario di un quarto dei deputati di Renaissance, tra i suoi esponenti piùa sinistra.
Nelle scorse ore Macron ha ricevuto all’Eliseo diversi membri del governo, tra cui il ministro dell’Interno Gèrald Darmanin, mentre oggi è atteso il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire. Secondo l’emittente ‘Bfmtv’ saranno decisive le prossime 24-48 ore per chiudere il rimpasto ed essere fissati sulla sorte di Borne, “con la sua uscita di scena molto probabile”, anche se mercoledì, come di consueto, ha pranzato con il presidente. Secondo la stessa fonte, il fatto che Macron abbia ringraziato “particolarmente” Borne nel suo messaggio di auguri di fine anno è da considerare il segnale di una sua partenza molto vicina, dopo 20 mesi trascorsi a Matignon.
Tra i papabili alla sua successione c’è l’attuale ministro della Difesa, Sèbastien Lecornu, che ha dalla sua parte il fatto di poter negoziare con i deputati di destra di Les Rèpublicains, apertura particolarmente utile in assenza di maggioranza assoluta in Parlamento.
Tra le altre ipotesi, secondo i media, c’è il ministro dell’Economia Le Maire, in carica dal 2017, che ambisce da tempo alla guida del governo ed è un volto noto dai francesi, ma non fa parte del team di fiducia piùstretto di Macron. Circola, inoltre, il nome di Richard Ferrand, personalità molto vicina al capo dello stato, già presidente del Parlamento ed ex socialista quindi in grado di rassicurare l’ala sinistra di Renaissance.
L’ultimo papabile a Matignon sarebbe l’ex ministro dell’Agricoltura, Julien Denormandie, che ha ufficialmente lasciato la politica per lavorare in un fondo di investimento. Una cosa è certa, Macron dovrebbe lasciare a casa i ministri apertamente critici sulla legge sull’immigrazione, a cominciare dal ministro dei Trasporti Clèment Beaune. La stessa sorte dovrebbe toccare a Rima Abdul-Malak (Cultura), Patrice Vergriete (Alloggio), Sylvie Retailleau (Istruzione superiore) e Agnès Firmin-Le Bodo (Sanità).
Il presidente starebbe valutando, inoltre, la formazione di un governo ristretto, possibilità già ventilata ad aprile 2022, rispetto a quello in carica, costituito da 39 membri dopo l’ultimo rimpasto di luglio scorso. Uno scenario che comporterebbe l’accorpamento di diversi ministeri, quindi con competenze più ampie per i futuri titolari. Guardando già oltre l’atteso rimpasto, Macron, a metà del suo secondo mandato di cinque anni, sta invece puntando su eventi importanti per rilanciare la presidenza e l’immagine della Francia. Tra questi ci saranno le olimpiadi di Parigi 2024, l’80mo anniversario dello sbarco e la riapertura della cattedrale di Notre-Dame, con l’obiettivo di realizzare “un’annata degli orgogli francesi”.
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