Meloni ha tirato in ballo gli avversari per la linea sul Mes, per il “garantismo a senso unico”, per i discussi post del consigliere della corte dei Conti Marcello Degni. E ha dato una stoccata al commissario Paolo Gentiloni: “Ho da chiedere alla sinistra – ha detto – se sia normale che persone nominate per incarichi super partes si comportino da militanti politici”. Poi ha risposto alla segretaria Pd, che l’aveva invitata a un confronto tv: “Non mi sono mai sottratta, non lo farò stavolta”, sono state le parole della premier. Che subito dopo ha rilanciato, ventilando un match anche nelle urne, a colpi di voto, per le Europee: “Penso che la mia eventuale candidatura – ha detto Meloni – potrebbe portare anche altri leader dell’opposizione a fare la stessa scelta. Potrebbe diventare un test ad altissimo livello”. Il riferimento a Schlein era sottinteso: Conte ha annunciato da tempo che non si candiderà.
Lo scontro fra Meloni e le opposizioni ha avuto un inedito prologo: già prima della conferenza stampa, Schlein aveva invitato la premier a fare mea culpa per il caso del deputato di FdI Emanuele Pozzolo, con lo sparo partito a capodanno dalla sua pistola. “Meloni proverà a difendere l’indifendibile – era stato il pronostico di Schlein – Le ribatteremo punto per punto. Ma prima di tutto ci aspettiamo che chieda scusa per Pozzolo e che pretenda le sue dimissioni”. Non è andata esattamente così: “Ho chiesto che Pozzolo venga deferito alla commissione dei probiviri di Fdi – ha spiegato Meloni – e che sia sospeso da Fdi”. Niente scuse, niente dimissioni. “Prego la sinistra di non farmi lezioni di morale – ha poi attaccato la premier – A sinistra si è garantisti coi propri, cucce del cane comprese, e giustizialisti con gli altri. Non funziona così”.
Per una volta, le opposizioni si sono mostrate compatte: tutte hanno bocciato la conferenza stampa di Meloni: “Se c’è una ‘cintura nera’ di prese in giro ai cittadini quella spetta di diritto a Giorgia Meloni”, ha scritto Conte sui social, rispondendo a una chiamata in causa diretta della premier, che aveva definito il M5s “cintura nera per gli aiuti alle banche”.
Conte ha poi attaccato Meloni per il Patto di Stabilità: “Per il futuro dei nostri giovani abbiamo mandato a trattare in Europa una premier che dice signor sì a quello che decidono altri Paesi per noi”. Nel Pd il passaggio di Meloni che più ha allarmato è stata “l’inquietante evocazione di presunti condizionamenti di provenienza non meglio specificata”. Per i capigruppo dem di Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, “come sempre” da Meloni “molta propaganda e attacchi ingiustificati all’opposizione”. La sfida lanciata dalla premier alla segretaria Pd è l’ennesimo capitolo di una partita a tennis iniziata qualche tempo fa, in un gioco alla polarizzazione – Meloni contro Schlein, Schlein contro Meloni – che sembra volutamente alimentato da entrambe le parti. Meloni fece il primo passo, lasciando trapelare un invito a Schlein per la festa di FdI, Atreju. Schlein rispose “no”, ributtando la palla nell’altro campo: “Vediamoci in tv”. Ora la premier ha alzato la posta: va bene in Tv e chissà, magari alle urne.
Anche le altre forze d’opposizione sono andate all’attacco. Il giudizio del leader di Iv, Matteo Renzi, sulle tre ore di conferenza stampa è stato lapidario: “Mai sentite così tante bugie tutte insieme”. E il segretario di Azione, Carlo Calenda: “Si sente la più completa assenza di un progetto per l’Italia”. Bocciatura anche dai leader di Verdi-Sinistra, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni: “Plateali bugie, attacchi demagogici alle opposizioni, vuoti slogan”. E Riccardo Magi, segretario di +Europa: “Ha scelto il solito vittimismo, la solita tesi complottista”.
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