Il loro leader si chiama Abdul-Malik al-Houthi, noto anche come Abu Jibril, politico e religioso yemenita. Nato a Saada, nel nord dello Yemen, nel ’79, figlio di un religioso, Abdul-Malik è il più giovane di otto fratelli, di una famiglia in cui figurava anche un rappresentante del Parlamento yemenita, Hussein, considerato il vero fondatore del movimento Houthi. Poi è stato ucciso e Abdul-Malik ne ha preso il posto.
Il movimento ha costruito la propria ideologia sull’opposizione a Israele e Stati Uniti, diventando parte di una triade, chiamata “asse della resistenza” che vede insieme Hamas, nella Striscia di Gaza, e Hezbollah, in Libano. Nel 2014 una coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita era intervenuta nel Paese per restaurare il governo originale, dopo che il movimento Houthi aveva conquistato la capitale.
Lo scontro aveva dato inizio alla guerra civile che ha portato alla morte di centinaia di migliaia di persone. Ad aprile i negoziati tra Houthi e Arabia Saudita sembravano aver alimentato le speranze di pace, con il riconoscimento del diritto degli Houthi a governare il nord del Paese.
Questo movimento originariamente era povero, formato da pochi ribelli, ma con gli anni ha ricevuto milioni di dollari di finanziamenti, soprattutto dall’Iran, che hanno consentito agli Houthi di dotarsi di droni a largo raggio e, come ha ricordato lo stesso presidente degli Stati Uniti Joe Biden nella dichiarazione di poche ore fa, l’utilizzo “per la prima volta nella storia” di missili balistici antinave.
Quando, il 7 ottobre, è cominciata la guerra tra Israele e Hamas, gli Houthi hanno dichiarato pubblicamente il loro sostegno al movimento palestinese e annunciato che avrebbero colpito ogni nave diretta verso Israele o partita da li’. Yahya Sarea, un portavoce del movimento, ha spiegato più volte che il gruppo attacca le navi per protestare contro “l’omicidio, la distruzione e l’assedio” di Gaza, e di lottare al fianco del popolo palestinese.
L’ultimo attacco è stato lanciato alle due di notte di giovedì, quando un missile ha sfiorato una nave commerciale americana. Finora l’operazione più audace è stata quella condotta il 19 novembre, quando uomini armati sequestrarono una nave chiamata Galaxy Lander e la dirottarono verso il porto yemenita, tenendo in ostaggio i venticinque membri d’equipaggio, in prevalenza filippini.
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