“Capisca, signor presidente: lei garantisce la mia vita, che non mi succederà nulla, e io mi arrendo” conclude il narcotrafficante, quasi col sapore di un ricatto o di una sorta di “resa condizionata”. El Salvaje è evaso il 9 gennaio dal carcere di Riobamba, 216 chilometri a sud di Quito.
Ma la risposta di Noboa non si è fatta attendere, dai microfoni della radio Fm Mundo: “I terroristi devono essere trattati da terroristi, noi agiremo con fermezza” ha dichiarato il capo dello Stato, escludendo la possibilità di negoziare con lui, poiché “il Paese è stanco che i criminali stabiliscano le condizioni”. La conclusione del presidente non lascia adito a dubbi o ambiguità: “Se vuole, si costituisca; nessuno glielo impedisce”.
Intanto, si viene a sapere che l’Ecuador chiederà agli stranieri che vogliono entrare nel Paese attraverso i confini con la Colombia o il Perù di presentare un certificato del casellario giudiziale. Ad annunciarlo è stato il ministero degli Interni, sostenendo che con questa misura si cerca di “prevenire e controllare l’ingresso di individui che costituiscono una minaccia o un rischio per l’incolumità pubblica”. La misura sarà in vigore finché dureranno i decreti di stato di emergenza e di conflitto armato interno nel Paese, emessi dal presidente a seguito dell’ondata di violenza. Saranno esentati i bambini e gli adolescenti accompagnati da un parente.
Tra i massimi esperti di narcotraffico, il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, commenta la situazione in Ecuador in un’intervista alla Stampa: “Prima dell’avvento dell’attuale presidente, le carceri erano fuori controllo. I boss delle varie organizzazioni criminali uscivano ed entravano quando volevano”. Gratteri aggiunge che nel Paese “ora qualcosa sta cambiando. Il caos di questi giorni è legato a un cambiamento di passo che prevede l’estradizione dei detenuti stranieri e il trasferimento dei boss del narcotraffico nelle carceri di massima sicurezza”.
Forte di un lavoro durato decenni, a studiare e a combattere i traffici di droga tra l’America latina e l’Europa, Nicola Gratteri, a lungo procuratore a Catanzaro (ha sempre definito la ‘ndrangheta la mafia più potente e ricca del mondo), continua: “L’Ecuador è il terzo Paese al mondo per sequestri di cocaina, dopo Colombia e Stati Uniti. È incuneato tra Colombia e Perù e dai tempi dei cartelli colombiani garantisce la spedizione di ingenti partite di cocaina destinate al Nord America e all’Europa”. Il procuratore di Napoli spiega poi che “negli ultimi cinque-sei anni” è stato “notato un numero maggiore di carichi sequestrati in Italia provenienti da lì e un’attenzione particolare da parte di clan albanesi che sono andati a vivere nella zona portuale di Guayaquil”. Sul fatto che sia ancora la ‘ndrangheta il principale interlocutore dei narcos, anche ecuadoriani, sottolinea: “Assolutamente, e con le maggiori organizzazioni criminali del luogo”.
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