“Le continue tensioni nell’area rischiano di ripercuotersi negativamente sull’economia globale, causando un aumento dei costi di trasporto e dei tempi di consegna delle merci. Se prolungata, potrebbe avere potenziali effetti destabilizzanti su alcuni Paesi, come l’Egitto, il cui bilancio dipende in gran parte dalle entrate provenienti dai transiti attraverso il Canale di Suez (l’Egitto ha incassato circa 8,6 miliardi di euro nell’anno fiscale 2022-2023, ndr)” scrivono nel paper le tre capitali. Nel documento si ricordano le due missioni finora messe in campo dall’Ue nell’aera per la sicurezza della navigazione: l’operazione Atalanta, contro la pirateria somala, e l’operazione Emasoh/Agenor, nello Stretto di Hormuz.
Micheal Martin, ministro degli Esteri di Dublino
I firmatari “invitano pertanto l’Alto Rappresentante a mettere in atto tutti i possibili sforzi diplomatici per assicurare che il mandato e le attività dell’operazione Aspides godano del massimo grado di comprensione possibile nella regione e oltre. Da un punto di vista operativo, i proponenti del presente documento invitano gli altri Stati membri a considerare favorevolmente la loro partecipazione, con mezzi navali o contributi di personale, come segno tangibile di sostegno all’obiettivo politico comune, di proteggere la libertà di navigazione e di sostenere il diritto internazionale”. Invito, agli altri membri, già raccolto dall’Irlanda, che attraverso il suo ministro degli Esteri, Micheál Martin, ha definito “ragionevole” “l’idea di un monitoraggio e di una sorveglianza”. Il titolare della diplomazia di Dublino ha anticipato, arrivando a Bruxelles, che “sosterremo” (senza partecipare attivamente) la missione navale “in termini di autodifesa e di difesa del personale europeo e degli Stati membri” e a tutela delle catene di approvvigionamento.
Le tre cancellerie che hanno presentato la missione sottolineano, infine, che “l’operazione potrebbe essere lanciata in applicazione dell’art. 44 del Tue, se necessari”, secondo il quale per missioni di questo genere “il Consiglio può affidare l’esecuzione di un compito a un gruppo di Stati membri che lo desiderano e che dispongono delle capacità necessarie per svolgerlo”.
La ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock, arrivando a Bruxelles e commentando la proposta di missione, ha detto che “l’Unione europea è unita nella determinazione a garantire la sicurezza nel Mar Rosso e a respingere gli attacchi indiscriminati degli Houthi”, i quali “attaccano quasi quotidianamente navi del tutto estranee al Mar Rosso, colpendo così una delle arterie centrali della libera navigazione e quindi anche del commercio mondiale” ha spiegato ancora l’esponente del governo Scholz, sottolineando l’importanza per l’Ue di “lanciare congiuntamente un’operazione per il Mar Rosso”. “Così facendo – ha concluso Baerbock – dimostriamo che l’Ue è in grado di agire e che è un partner affidabile per il diritto internazionale”.
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