Anastasia la cecchina che ha perso la gamba, ma non la voglia di combattere: così l’Ucraina usa i suoi eroi per cercare nuove reclute
È evidente la portata gigantesca di questa tragedia per le sue possibili ripercussioni. E non è un caso che il fumo che si è levato dal terreno intorno alle 8 di questa mattina (ora italiana) quando è precipitato l’aereo cargo abbia subito coperto di indeterminatezza tutti i dettagli della tragedia. Per ore dopo lo schianto nessuna fonte ufficiale ucraina ha commentato ufficialmente. Le fonti russe invece parlano di un trasporto di prigionieri ucraini su una rotta precedentemente concordata, come già era stato fatto decine di altre volte, senza specificare – almeno inizialmente – se il volo sia precipitato perché abbattuto o per un guasto tecnico.
Un secondo aereo cargo che avrebbe avuto a bordo altri soldati prigionieri ucraini avrebbe immediatamente invertito la rotta. Lo ha rivelato il vice generale della Duma russa, Andrei Kartapolov: “Era necessario per salvare la vita delle persone”, ha detto negando la versione di un malfunzionamento tecnico. Secondo lui, l’IL-76 sarebbe stato abbattuto da tre missili Patriot o Iris T: “Adesso di scambi di prigionieri non se ne parla”, visto che a parere suo le forze armate ucraine avrebbero deliberatamente abbattuto l’aereo con i loro propri prigionieri di guerra per incolpare la Russia. Un errore? Impossibile, dice Kartapolov, visto che le difese aeree sapevano dove volava l’aereo e non poteva certo confonderlo con un obiettivo militare.
Ma la tesi della false flag è un classico di questa guerra in cui nessuno ammette mai responsabilità, e in cui entrambe le parti sostengono sempre come prima tesi che siano mosse suicide del nemico per affibbiarne la colpa a loro. Nei fatti, la prima cosa da accertare è la sostanza stessa della tragedia: a bordo c’erano i soldati prigionieri o i missili russi destinati a piovere in Ucraina? La seconda tesi, secondo i russi, è inconsistente perché “non avrebbe senso spedirli per via aerea invece quando possono viaggiare su ferrovia”.
Ma sono tesi, ancora non ci sono reali evidenze e sarà anche difficile averne di indipendenti, vista la situazione di guerra e la prossimità al confine in cui operano, tra l’altro, oltre alle forze armate dei due paesi anche quelle irregolari dei “partigiani” russi schierati a fianco dell’Ucraina.
Una condizione perfetta per poter alimentare ulteriormente le polemiche e le accuse reciproche senza alcuna possibilità di scioglierle con l’evidenza, generando così un nuovo falò di tensioni in una guerra già esasperante e distruggendo anche uno dei pochi legami assestati con enorme fatica: quello dello scambio dei prigionieri secondo la formula 192 a 192, che ora torna pesantemente in discussione. Un meccanismo già oliato che si sarebbe dovuto ripetere oggi al confine tra la regione di Belgorod e l’Ucraina, sabotato o schiantato da un guasto davvero improvvido.
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