La Camera dei deputati
argentina ha approvato la notte scorsa una nuova sospensione nel
dibattito sulla legge Omnibus, provvedimento di politica
economica e sociale considerato strategico dal governo del
presidente ultraliberale Javier Milei.
I lavori della seconda giornata di discussioni si sono
prolungati ieri per circa 12 ore, in un clima di forte tensione
per l’energico intervento a Buenos Aires delle forze
dell’ordine, che hanno usato lacrimogeni, idranti e armi con
proiettili di gomma, sulla piazza antistante all’edificio del
Parlamento dove erano riuniti militanti di gruppi di sinistra e
di movimenti sociali.
Alle 12:30 locali, e quando ancora dovevano prendere la
parola 14 oratori, il presidente della Camera, Martin Menem, ha
proposto la sospensione del dibattito fino alle 10:00 (le 14:00
italiane), quando si concluderanno gli interventi e si potrà
passare al voto della legge Omnibus, per procedere
successivamente all’esame articolo per articolo.
Fonti vicine al governo ritengono che, dopo l’ennesima
riforma del provvedimento – con l’inclusione di varie richieste
dell’opposizione moderata, soprattutto per la riduzione delle
imprese da privatizzare – la maggioranza per approvare la legge
dovrebbe essere assicurata con i voti del partito governativo La
Libertad Avanza, quelli del PRO dell’ex presidente Mauricio
Macri, dei radicali (Ucr), di Hacemos Coalición Federal, e di
altri gruppi minori.
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