“Come marito, padre e cittadino non posso accettare che un movimento che ha milioni di sostenitori venga escluso dalla costruzione del futuro del mio Paese: il consenso di Putin, davanti a candidati veri, si scioglie, mi creda. Vladimir Putin ha scelto di restare al potere con la formula del presidente a vita e sta costruendo un sistema feudale basato sui clan familiari, che ormai controllano l’85% della nostra economia. L’attività politica indipendente in Russia comporta dei rischi ma io vado avanti, non c’e’ alternativa: noi lottiamo per il nostro diritto di partecipare alla costruzione del futuro della Russia: non mollerò mai”, sottolineò.
Navalny – ed è un aspetto forse inedito – si emozionava sinceramente quando si parlava di Europa in generale e Unione Europea nello specifico. “Sì, si può dire che io mi ispiri politicamente all’Europa. Il modello americano è unico, difficilmente replicabile. I russi sono europei, lo dice la nostra identità, e la Russia dovrebbe diventare un Paese leader in Europa. L’Ue, pur con i suoi problemi, è stata capace di dare una vita stabile ai suoi cittadini. Questa visione terza dell’ideologia putiniana, una Russia diversa da Europa ed Asia, che deve svilupparsi autonomamente, è nociva, oltre che falsa. Le élite russe hanno i loro figli che studiano lì, è tutta una cortina fumogena per mascherare i loro veri interessi”.
Quando affrontò il tema dei rapporti fra Russia e Italia le sue parole si fecero nette e precise: “Vorrei che il vostro Paese fosse un po’ più amico del nostro popolo e un po’ meno di oligarchi e corrotti. L’Italia – disse – è meta privilegiata dei soldi sporchi rubati qui in Russia: sono investimenti che portano con sé corruzione e criminalità organizzata. Credo non ne abbiate bisogno, vi basta già la vostra”. Un ragionamento che, politicamente, doveva tradursi secondo lui in una posizione più “attiva” sulle sanzioni individuali europee e americane contro ‘gli amici del circolo Putin’. “Io – aggiunse – sono cresciuto con il festival di Sanremo e le commedie all’italiana e per me, che sono nato ai tempi dell’Unione Sovietica, l’Occidente era anche e soprattutto quello”.
“Per sei anni – raccontava ancora – non ho potuto lasciare la Russia poiché non mi è stato rilasciato il passaporto per l’estero. Lo hanno fatto solo quando mi sono dovuto recare a Barcellona per operarmi ad un occhio (dopo essere stato colpito al volto da una sostanza acida e aver riportato danni gravi, ndr). E mentre mi trovavo a Barcellona un’idea mi torturava: ma è possibile che io non potrò mai visitare Roma? Se non mi tolgono il passaporto proverò ad andarci”. Un desiderio che Navalny non ha potuto esaudire.
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