Lo studio condotto dal Centro comune di ricerca della Commissione Ue si concentra sugli accordi con Australia, Cile, India, Indonesia, Malesia, Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), Messico, Nuova Zelanda, Filippine e Thailandia, di recente al centro delle proteste degli agricoltori – in particolare francesi – che temono forti ripercussioni sul mercato europeo all’ingresso di prodotti d’oltreoceano. La valutazione Ue del potenziale impatto delle dieci intese di libero scambio – recentemente conclusi o attualmente in fase di negoziazione – conferma che “l’impegno in relazioni commerciali preferenziali diversifica le fonti di importazione, migliorando così la resilienza delle catene di approvvigionamento alimentare dell’Ue”. E contribuisce “a consolidare la posizione dell’Ue come primo esportatore mondiale di prodotti agroalimentari”, sottolinea Bruxelles, ricordando che “nel 2022, la bilancia commerciale agricola positiva dell’Ue ha raggiunto i 58 miliardi di euro”.
In fatto di esportazioni, l’Ue prevede che all’entrata in vigore degli accordi si svilupperanno opportunità commerciali per i prodotti agroalimentari europei come i prodotti lattiero-caseari (+780 milioni di euro), vino e altre bevande (+654 milioni di euro) e i prodotti agroalimentari trasformati (+1,3 miliardi di euro). Cifre che, si legge nel documento, “testimoniano il vantaggio competitivo di cui godono i prodotti europei grazie ai loro standard di qualità, agli elevati standard di sicurezza e sostenibilità, che ne rafforzano la reputazione a livello mondiale”. Lo studio riconosce che “alcuni settori sensibili, in particolare la carne bovina, la carne ovina, il pollame, il riso e lo zucchero, dovranno affrontare una maggiore concorrenza da parte dei dieci partner”.
Per questo, viene evidenziato, Bruxelles intende mantenere “l’attuale approccio volto a proteggere sistematicamente i settori sensibili con contingenti tariffari attentamente calibrati”, uno strumento “essenziale” che “può contribuire a mitigare possibili perturbazioni del mercato, fornendo così protezione agli agricoltori dell’Ue”