Il ministero degli Esteri pakistano ha descritto l’operazione di giovedì mattina come «una serie di attacchi militari di precisione altamente coordinati e mirati. L’azione è stata presa alla luce di informazioni attendibili riguardanti imminenti attività terroristiche su larga scala», ha affermato in una nota il ministero degli Esteri. «Questa azione è una manifestazione della ferma determinazione del Pakistan a proteggere e difendere la propria sicurezza nazionale contro tutte le minacce».
Diversi gruppi ribelli operano in Iran e Pakistan, incluso il gruppo separatista sunnita Jaish al-Adl che è stato preso di mira da Teheran nell’attacco con missili e droni di martedì. Hanno tutti l’obiettivo comune di un Baluchistan indipendente a cavallo tra Afghanistan, Iran e Pakistan, ma Jaish al-Adl ha un’agenda spiccatamente anti-sciita.
Teheran sospetta che il Pakistan tolleri la presenza della formazione nata dalle ceneri di Jundallah, un gruppo estremista affiliato allo Stato Islamico, in parte per fare un favore all’antagonista regionale dell’Iran, ovvero l’Arabia Saudita. Certo è che la guerra a Gaza sembra aver riacceso le tensioni tra sunniti e sciiti, accrescendo il rischio di uno spillover regionale.
L’attacco pakistano ha colto di sorpresa gli analisti per diversi motivi. Le forze aeree di Islamabad sono solitamente concentrate sul confine orientale, quello con l’India, e non a Occidente; la stampa pakistana aveva affrontato la vicenda dei bombardamenti iraniani senza gli eccessi retorici e nazionalisti del passato; al potere a Islamabad in questo momento c’è un governo transitorio che ha principalmente lo scopo di condurre il Paese verso le elezioni politiche in programma il prossimo mese di febbraio.
Quanto basta per fare sperare che, lavata l’onta dell’attacco iraniano, un’escalation tra i due Paesi non sia imminente. Segnali in tal senso sono giunti alcune ore dopo l’attacco pakistano anche dalla Turchia, la cui diplomazia ha immediatamente aperto canali con entrambi i Paesi. né l’Iran né il Pakistan vogliono un’escalation delle tensioni nella regione, ha detto il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, dopo aver parlato al telefono con i suoi due omologhi a Islamabad e Teheran.
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