La redazione di Bianconera News ha intervistato Bruno Mazzia: l’analisi del periodo di forma della Juventus si è soffermata su Vlahovic e Chiesa
Come ha visto la Juventus recentemente? Che idea si è fatto guardando le ultime prestazioni dei bianconeri?
“Partendo da inizio campionato, la Juventus si era presentata in condizioni poco brillanti. Quindi ha subito ogni tipo di critica. Poi, però, si è ripresa e si è resa autrice di un periodo di forma molto buono, portandosi in una posizione di classifica importante. Ultimamente, però, ha avuto qualche smarrimento. Come squadra, la Juventus ha il suo peso e la sua dimensione, ma bisogna accettare la situazione che c’è: quest’anno i bianconeri non hanno fatto grandi cose, perché ha avuto dei problemi interni. Tuttavia, nonostante non giochi un calcio brillantissimo, la squadra sta facendo delle cose buone per la società e per i tifosi. E, da questo punto di vista, non si può che registrare un sollievo. Ha ritrovato un centravanti (Vlahovic, ndr) che prima non funzionava bene e adesso dà l’opportunità alla squadra di concretizzare diverse occasioni”.
Lei ha detto che la Juventus ha ritrovato il suo centravanti? Si può dire che la Juventus sia dipendente dalle giocate e dai goal di Dusan Vlahovic?
“La dimostrazione è chiara. All’inizio della stagione, il serbo non si esprimeva al massimo. Il suo rendimento altalenante dipendeva anche da una condizione fisica non ottimale. Adesso, però, si è curato, si è ripreso e sta vestendo i panni di realizzatore della squadra. Adesso l’importante è che la Juventus gli dia l’occasione di continuare a indossare queste vesti, dandogli l’opportunità di trasmettere diverse occasioni in rete. In fondo lui è un uomo d’area di rigore, non un giocatore che inizia il gioco”.
Da Vlahovic passiamo a una nota dolente della Juventus: Federico Chiesa. Dopo un grandissimo avvio di stagione, è calato drasticamente col tempo…
“Sinceramente mi dispiace per Chiesa, perché ho una buona visione e considerazione del numero 7 bianconero. Io credo che il nocciolo della questione riguardante il suo periodo negativo risieda nella sua condizione fisica. Tale componente è importante, se ci vuole esprimere ad alti livelli nel calcio italiano e internazionale. Per chi ha dei problemi è dura emergere e lui sta dimostrando di avercene…”.
Pensa che nel calo di Chiesa la sua situazione fisica precaria stia incidendo maggiormente rispetto a quella psicologica?
“Sì, sicuramente. Ma attenzione a non scindere le due cose: un fattore sostiene l’altro. Chiesa ha già dimostrato a Firenze di essere un giocatore decisivo, importante e difficile da contenere pur senza fare grandissime cose. Anche alla Juve si è rivelato tale in alcuni momenti. Tuttavia la sensazione è che si sia espresso su altissimi standard solo a fiammate. Io credo che Allegri abbia il suo bel da fare per cercare di sfruttarlo, anche perché parliamo del secondo uomo-goal della squadra”.
Lei ha allenato due campioni come Roberto Baggio e Alex Del Piero. Proviamo a creare un confronto: in cosa pensa che questi tre giocatori siano somiglianti e in cosa differiscono?
“I due giocatori che ha nominato riguardano l’enormità degli anni che sono passati (ride, ndr)…Stiamo parlando di due fuoriclasse, perché sapevano dribblare, sapevano correre e sapevano concludere. Non avevano una grande forza atletica, perchè gli avversari li menavano spesso, però avevano delle caratteristiche che erano un gradino sopra il “bagaglio” di Chiesa complessivamente. Anche se sarebbe corretto dire che la differenza tra Baggio, Del Piero e Chiesa è maggiore. Chiesa non è ancora un fuoriclasse, ammesso che lo possa diventare”.
Secondo Lei lo diventerà?
“Non ho molta fiducia in questo. Lui gioca moltissimo sullo scatto, sulla velocità e sulla forza atletica. La qualità tecnica non è male, ma non è quella di Baggio o di Del Piero”.
Se dovesse arrivare un’offerta importante, Lei lo sacrificherebbe?
“No, anche perchè, come dicevo prima, ho una buona visione di Chiesa. Mettendomi nei panni di Massimiliano Allegri, cercherei solo di metterlo in una posizione in cui possa dare il suo contributo. Prima di tutto, però, cercherei di guarirlo una volta per tutte”.
Concludiamo con gli obiettivi stagionali della Juventus: la Juventus è seconda in campionato ed è ancora in gioco per vincere la Coppa Italia. Per la crescita di questa squadra è più importante rientrare tra le prime quattro o sollevare un trofeo?
“Sollevare un trofeo o vincere un torneo è sempre importante, però vincere la Coppa Italia non ha lo stesso appeal di un’affermazione internazionale…”.
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