AGI – Occhi puntati sul Cairo dove proseguono i negoziati per raggiungere una tregua a Gaza e la liberazione degli ostaggi nelle mani di Hamas dal 7 ottobre. La tv egiziana Al-Qahera News ha riferito di “progressi significativi” dei mediatori con i rappresentanti del Movimento islamico. Assente invece la delegazione israeliana dopo il rifiuto palestinese di presentare una lista degli ostaggi ancora in vita. L’obiettivo degli sforzi diplomatici è arrivare a un cessate il fuoco prima dell’inizio del Ramadan il 10 marzo, ma sembra difficile che si realizzi: secondo un esponente di Hamas è più probabile che l’accordo arrivi nel primo fine settimana del mese sacro musulmano.
Il Wall Street Journal, citando funzionari egiziani e del Qatar, scrive che non ci sono contatti con il leader del Movimento islamico a Gaza, Yahya Sinwar, da almeno una settimana. L’ultimo messaggio che ha trasmesso alla leadership politica del gruppo palestinese in Qatar è stato quello di non affrettarsi a raggiungere un accordo.
Sinwar conterebbe sul fatto che un’operazione israeliana a Rafah durante il Ramadan porterà a un’esplosione di rabbia in Cisgiordania e tra gli arabi israeliani. Anche per Israele, il leader di Hamas a Gaza sta deliberatamente tentando di sabotare i negoziati per un cessate il fuoco, con l’obiettivo di provocare disordini in tutto il Medio Oriente durante il Ramadan.
Secondo un alto funzionario Usa, Israele ha accettato i termini dell’accordo – un aumento di aiuti a Gaza e lo scambio di ostaggi con detenuti palestinesi – e ora la palla è nel campo di Hamas. Quest’ultimo pero’, insiste su un cessate il fuoco completo, e non temporaneo, e per il ritiro totale delle truppe dalla Striscia.
È intervenuta anche la vice presidente americana Kamala Harris che ha chiesto con parole insolitamente dure “un cessate il fuoco immediato di almeno sei settimane”. “Hamas afferma di volere un cessate il fuoco. Bene, c’è un accordo sul tavolo”, ha sottolineato, chiedendo al contempo a Israele di “fare di più per aumentare in modo significativo il flusso di aiuti” a Gaza, dove le persone muoiono di fame e le condizioni sono “disumane”. Sulla stessa linea il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, per il quale è “imperativo espandere il flusso di aiuti a Gaza per alleviare la terribile situazione umanitaria”.
Sia Harris che Blinken, insieme anche al consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan, vedranno oggi il ministro israeliano ed ex capo di Stato maggiore Benny Gantz, la cui visita a Washington ha fortemente irritato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. L’invito è un ulteriore segnale dell’insofferenza del presidente Joe Biden nei confronti del leader israeliano per la condotta della guerra a Gaza, alla quale si somma l’irritazione per i controversi alleati di governo dell’estrema destra messianica, come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich.
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