Può sembrare un argomento secondario ma la professoressa Annamaria Rufino, docente di Sociologia giuridica della devianza e del mutamento sociale nell’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, parte dalla considerazione della ‘sparizione’ (o della cattiva manutenzione) di panchine in diverse aree pubbliche, specie del Sud, per riaffermarne la ‘funzione sociale’.
“Pochi ricordano la funzione che un tempo si riconosceva alle panchine nelle nostre città. Certo nei paesi del territorio, soprattutto in quelli più piccoli e periferici, le panchine non c’erano, i paesani avevano ben altro da fare che passare il tempo in panchina” dice la docente. Semmai, aggiunge, “le sedie all’esterno delle loro abitazioni costituivano un salotto ante litteram dove chiacchierare a fine lavoro. Ma oggi, ancor meno riusciamo a ricordare le panchine delle stazioni, soprattutto ferroviarie. Da tempo, ormai, quelle panchine non ci sono più, almeno in tante città e paesi del Mezzogiorno”. “Strano che in città metropolitane come Torino, le strade e le stazioni siano adeguatamente fornite di panchine” sottolinea Rufino. “Si dirà che nel Sud sono state tolte per evitare i bivacchi e ci sarebbe da chiedersi perché ci sono i bivacchi; ma sicuramente possiamo riconoscere che nessuno, tanto meno anziani o disabili, hanno la possibilità di sedersi per aspettare il treno, come sarebbe loro diritto”.
Eppure, le statistiche dicono che la popolazione sta invecchiando e “che i giovani – che molto probabilmente, almeno in stazione, non avrebbero usato le panchine – stanno andando tutti via”. Insomma, anche le panchine hanno una funzione sociale, non solo come supporto a chi ne ha bisogno, anziani e disabili, ma anche come punto di incontro, di aggregazione e di conversazione. “Tanto più nelle nostre città – aggiunge Annamaria Rufino – dove oltre al passeggio si auspicherebbe un momento di riposo e di chiacchiera ‘da panchina’. Così, simbolicamente, la stazione di Caserta, per fare un esempio, è stata definitivamente considerata espressione di un’area di ‘passaggio’, le panchine son o state eliminate. Si dirà che non era nemmeno necessario rafforzare il concetto con le dinamiche ferroviarie, ma quella stazione va bene come simbolo della trasformazione”. “Eppure, ampliando la valutazione e riferendoci alla popolazione anziana, potremmo individuare una strategia funzionale di risposta, osservando alcune, tra le poche, panchine che sono presenti a Caserta” conclude la docente.
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