Tecnicamente Striano, in quanto ufficiale di polizia giudiziaria, avrebbe potuto consultare quei file su impulso di specifiche indagini che riguardano il riciclaggio nell’ambito di organizzazioni mafiose o per terrorismo, ma non si spiega il perché sulle ricerche di determinate persone che niente hanno a che fare con queste ipotesi di reato. È anche per questo che il punto interrogativo dell’indagine resta come siano state utilizzate le informazioni recuperate nelle banche dati del luogotenente, indagato per accesso abusivo a sistemi informatici, falso e abuso d’ufficio. Si tratta degli stessi reati contestati all’altra figura chiave dell’inchiesta: il sostituto procuratore antimafia Antonio Laudati, il quale allo stesso modo respinge le accuse. Secondo gli accertamenti in alcuni momenti i due avrebbero operato insieme mentre altre volte Striano avrebbe fornito informazioni a giornalisti o ad altri che glielo avrebbero chiesto. L’uomo della finanza avrebbe anche impiegato una piccola parte delle informazioni per scopi personali, anche con un investigatore, e assieme a Laudati, per formare quelle che tecnicamente sono definite richieste di apertura di dossier pre investigativi.
È emblematico il caso delle indagini sul presidente della Figc, Gabriele Gravina: in un atto poi trasmesso a Roma il 23 marzo 2023 e avente ad oggetto una segnalazione per operazione sospetta – secondo gli inquirenti di Perugia – Striano e Laudati “attestavano falsamente che le fonti di innesco dell’attività investigativa” erano “elementi informativi provenienti dalla procura di Salerno e da quest’ultima acquisiti nell’ambito di proprie attività investigative” quando invece “l’origine dell’atto erano le informazioni ottenute” da altra persona “attraverso incontri promossi da Laudati e concordati da Striano nel maggio del 2022”.
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