‘Tale operazione, che si inserisce nel solco delle privatizzazioni previste dal governo per recuperare 20 miliardi di euro nel triennio 2024-2026 – afferma Manca – ha suscitato la protesta di molti enti creditizi che denunciano l’aggiramento delle norme sulla concorrenza’.
Nell’interrogazione, sostenuta da tutto il Pd precisa Manca, si chiede ai ministri ‘se non ritengano che la cessione di quote di PagoPA sia del tutto in contrasto con gli obiettivi del Pnrr e con gli interessi della Pubblica amministrazione in tema di digitalizzazione e se intendano escludere che da tale cessione non derivi un disimpegno pubblico sul fronte dello sviluppo, della semplificazione, della qualità e della sicurezza dei servizi di pagamento in via digitale’.
PagoPa è, in questo momento, una società interamente partecipata dallo Stato attraverso il ministero dell’Economia ed è sottoposta alla vigilanza del presidente del Consiglio, tramite il ministro delegato. Gestisce la piattaforma digitale deputata ai pagamenti in favore della Pubblica amministrazione per semplificare e aumentare la qualità e la quantità dei servizi di pagamento offerti dagli enti della Pa ed effettuarli nella massima sicurezza.
Dal 2016 ad oggi, PagoPA ha registrato una crescita esponenziale e costante, sia in termini di transazioni che di controvalore dei pagamenti. Per questo, dice Manca, ‘vorremmo capire le motivazioni che hanno portato il governo a stabilire, nell’articolo 20, comma 3, del decreto legge 2 marzo 2024, n.
19, recante ‘ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza’, che, ai fini del rafforzamento dell’interoperabilità tra le banche dati pubbliche e di valorizzazione della Piattaforma digitale nazionale dati, nonché di razionalizzazione e di riassetto industriale nell’ambito delle partecipazioni detenute dallo Stato, siano attribuiti rispettivamente all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato in misura non inferiore al 51% e per la restante quota di partecipazione (49%) a Poste Italiane, i diritti di opzione per l’acquisto dell’intera partecipazione azionaria detenuta dallo Stato nella società PagoPA’.
Il timore rilevato da alcuni osservatori è che se il passaggio del capitale di PagoPA venisse compiuto potrebbe determinare una posizione dominante di Poste nelle transazioni elettroniche che potrebbe essere rilevata direttamente dall’Antitrust per lesione alla concorrenza anche senza la necessità di un ricorso.
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