«La cessione della quota di partecipazione a Poste Italiane presenta criticità ove si consideri che detta partecipazione, essendo “complementare” rispetto a quella dell’Istituto Poligrafico (IPZS), può giungere sino al 49% del capitale di PagoPa – si legge – Si concretizza, quindi, la possibilità che si possa configurare un controllo congiunto del nuovo PagoPA da parte di IPZS e Poste, sicché ciascuna di esse è potenzialmente in grado di esercitare un’influenza determinante sull’attività commerciale della nuova società, potendo giungere ad impedire l’assunzione di decisioni attraverso l’esercizio di un diritto di veto. Tale situazione aggrava le preoccupazioni concorrenziali per gli altri PSP che sono obbligati per legge (art. 65, comma 2 D. Lgs 217/2017) a utilizzare la Piattaforma PagoPA per incassare dalle pubbliche amministrazioni»
Il parere dell’Antitrust
«La cessione del 49% del capitale di una società pubblica dovrebbe rispettare condizioni minimali di trasparenza e non discriminazione a garanzia del mercato, oltre, ovviamente, a massimizzare il gettito per l’erario dello Stato».
A rilevarlo è l’Antitrust in un documento depositato in commissione Bilancio della Camera in relazione al decreto Pnrr nella parte riguardante PagoPa, disposizioni contenute all’articolo 20. Tale articolo, ai commi 3, 4 e 5, prevede, fra le altre cose, l’ingresso dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. (Ipzs) e di Poste Italiane S.p.A. nel capitale sociale di PagoPa S.p.A. attraverso l’esercizio del diritto di un’opzione di acquisto rispettivamente in misura non inferiore al 51% per Ipzs e, per la restante quota di partecipazione, per Poste.
L’Autorità ritiene che «la norma di legge presenti alcune criticità concorrenziali sia su un piano generale, con riferimento alla modalità seguita per la cessione al mercato della società pubblica, sia per le specifiche caratteristiche del soggetto cessionario individuato dal legislatore».
Secondo l’Antitrust «in una prospettiva di garanzia del mercato e dei diritti degli operatori potenzialmente interessati, l’individuazione del cessionario della quota del 49% dovrebbe avvenire ad esito di un’asta competitiva o comunque di una procedura che valuti e metta a confronto più manifestazioni di interesse».
Pd: impedire cessione PagoPa a Poste
«Abbiamo presentato un emendamento per sopprimere la norma del decreto Pnrr che prevede l’ingresso dell’Istituto Poligrafico (fino al 51%) e di Poste Italiane (per la restante quota) nel capitale di PagoPa. Una norma sbagliata, come sottolinea l’Antitrust, che presenta diversi elementi di criticità sia per la contestuale proposta di privatizzazione di Poste sia per le modalità con cui il governo intende operare in assenza di procedure concorsuali. E’ inoltre incomprensibile come il governo possa inserire questa norma all’interno del decreto Pnrr che ha finalità del tutto opposte e considera la Pa centrale nella transizione digitale». Così i deputati democratici Ubaldo Pagano, Anna Ascani, Silvia Roggiani e Andre Casu. «PagoPA S.p.A – aggiungono i dem – è sicuramente un modello di eccellenza, con un know-how essenziale per la transizione digitale del settore pubblico. La privatizzazione di poste e la contestuale cessione di PagoPa rischiano di creare un enorme danno al paese: il governo è interessato unicamente a fare cassa, senza alcuna visione di sistema e con effetti estremamente negativi in termini di concorrenza e protezione di dati sensibili dei cittadini».
Unione Nazionale Consumatori: “Basta con i regali del Governo a Poste Italiane”
«Basta con i regali del Governo a Poste Italiane. Dato che oramai Poste opera nel libero mercato per innumerevoli servizi, dalla luce al gas, dalla telefonia fissa a quella mobile, è evidente che ogni privilegio concesso dallo Stato, come quello di PagoPa o di poter rilasciare passaporti, crea un tornaconto a danno dei concorrenti». E’ quanto afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
«Se un consumatore, per poter far valere il suo diritto costituzionale di avere un passaporto, è costretto a recarsi alle Poste, è chiaro che potrà essere agganciato dal personale anche per la vendita degli altri servizi. Un vantaggio competitivo regalato dalla Stato, che crea una distorsione nel mercato, discriminando gli altri operatori», prosegue.
«E’ incredibile, insomma, che il Governo, incapace di risolvere il problema delle attese bibliche per il rilascio dei passaporti, lo appalti a Poste invece che agli uffici anagrafe dei Comuni, certo più competenti in materia. Quanto a PagoPa, in tal modo Poste entra in un settore strategico come quello dei pagamenti digitali e delle notifiche digitali» conclude Dona.
Giorgetti: “Antitrust non ha detto no a Poste per PagoPa”
«Non è che ha detto di no, la sistemeremo»: Così il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, parlando con i cronisti al Senato, a proposito dell’indicazione dell’Antitrust sulla necessità di una gara a proposito dell’ipotesi di acquisizione da parte di Poste Italiane di PagoPa
Il parere dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
«La trasformazione che Poligrafico sta vivendo è una trasformazione che in ognuno dei suoi settori di business sta diventando digitale. Pensate alle banconote e alle monete, non sfugge a nessuno che il futuro dei pagamenti è sempre più elettronico, al punto che la Bce sta investendo sull’euro digitale. A questo proposito, Con PagoPa stiamo partecipando insieme a un tender con la Bce per i primi sviluppi dell’euro digitale». Lo ha detto l’amministratore delegato e direttore generale dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Francesco Soro, durante il convegno ‘Il cammino dell’Italia verso l’alfabetizzazione digitale” ospitato a Montecitorio.
Soro ha spiegato che l’alfabetizzazione digitale «deve riguardare non solo i cittadini ma anche i manager. Spesso le stesse aziende hanno bisogno di essere alfabetizzate. Il caso del Poligrafico è chiaro, tutta la sua storia è basata sull’elemento fisico. Oggi si ritrova insieme a PagoPa a dover realizzare il wallet che conterrà l’identità digitale degli italiani».
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