Parte l’8 marzo e durerà per tutto
l’anno ‘Solo se sono libera. Voci di donne dal catalogo
Castelvecchi’ che tra le protagoniste della prima parte vede
Ágnes Heller, Simone Weil, Chiara Bottici, Eva Illouz e María
Zambrano. Ci saranno anche Alexandra Kohan, Zoja Svetova, Linda
Nochlin, Estelle Zhong Mengual, Adriana Cavarero, Rachel
Bespaloff, Teresa Forcades e Charlotte Salomon.
Il progetto si pone l’obiettivo di raccontare le autrici del
catalogo che appartengono ai campi più diversi del sapere con la
pubblicazione di contributi inediti che saranno trasmessi sui
social dell’editore, con estratti dai libri, presentazioni, uno
store Amazon dedicato, e ogni mese un nuovo libro scaricabile
gratuitamente dal sito Castelvecchi.
“Siamo partiti da Ágnes Heller e dal suo pensiero. Il primo
libro scaricabile che dà il nome al nostro progetto è ‘Solo se
sono libera’, un volume-intervista in cui la grande filosofa
ungherese di origini ebraiche ripercorre alcuni temi
fondamentali del suo pensiero, primo fra tutti la libertà”
spiega una nota dell’ufficio stampa dell’editore. “La libertà
per me è il valore supremo. E lo era già a un’età in cui
neanche conoscevo il concetto di valore supremo. A tre o quattro
anni sentivo la libertà come uno stato che bisogna mantenere.
Quando poi entrai nell’età adulta, a tredici o quattordici anni,
ho capito che libertà significa anche assenza di repressione.
Come tutti i bambini ebrei, durante l’occupazione tedesca venni
condannata a morte, e così libertà per me significò
semplicemente liberazione dal nazismo. Ma vuol dire anche
parità, poter acquisire una cittadinanza e scegliere liberamente
cosa fare della propria vita. Questo l’ho compreso dopo la
liberazione dal nazismo, quando fu chiaro che l’Ungheria aveva
bisogno di istituzioni indipendenti per poter esercitare la
libertà appena conquistata. Ai tempi credevo ancora nelle
istituzioni democratiche moderne che hanno avuto la loro origine
in Ungheria tra il 1945 e il 1947, e mi illudevo che potessero
durare” raccontava Agnes Heller, morta nel 2019. “Se non si può
svolgere un’attività liberamente nella propria patria, poter
cambiare Paese e proseguirla altrove è anche una forma di
libertà. Io andai in Australia, poi in America e, dopo la fine
del blocco orientale, decisi che potevo essere libera anche in
patria: libera di esprimere la mia opinione, di partecipare alle
manifestazioni, di aderire alle istituzioni e di votare quello
che volevo. Normali libertà politiche – sottolineava – che nel
blocco occidentale esistevano già da tempo, ma che per
l’Ungheria erano delle novità”.
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