Alla base dell’iconico Monumento alla Rivoluzione di Città del Messico, in centinaia si sono addormentati. E agli occhi dei frenetici passanti si è presentata questa enorme distesa di corpi che nello stesso momento si concedevano una siesta, muniti, come detto, di tappetini maschere per dormire e cuscini da viaggio. Per i più piccoli, peluche.
Alcuni partecipanti si sono avvolti in coperte, mentre altri hanno preparato i loro telefoni per riprodurre musica rilassante per appisolarsi. Tutti insieme sì, ma per… protesta. L’obiettivo, infatti, era porre l’attenzione sull’importanza del sonno nella vita di ciascuno.
“Viviamo in una società piena di impegni economici, sociali e politici, dove tutto conta tranne il riposo. Ciò può avere un forte impatto sulla salute”, ha affermato Oscar Sánchez Escandón, direttore dell’evento e presidente della Società messicana per la ricerca sulla medicina e il sonno (SOMIMS). Quest’ultimo ha organizzato l’iniziativa insime al Centro per il sonno e le neuroscienze e da (SOMIMS).
Quando i partecipanti hanno iniziato ad addormentarsi, gli organizzatori sul palco hanno cantato e guidato il sonno attraverso la meditazione. Hanno anche elencato suggerimenti per aiutare le persone ad addormentarsi, come, per esempio, esporsi molto alla luce naturale durante il giorno e spegnere il telefono di notte.
Secondo uno studio dell’Università Nazionale Autonoma del Messico, quasi la metà dei messicani ha problemi a prendere sonno. Il Messico è stato elencato come il Paese più oberato di lavoro al mondo da un rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico del 2019, che ha confrontato l’orario di lavoro di dozzine di nazioni.
Nel 2023, il congresso del Messico ha discusso una proposta di riforma per abbassare ufficialmente l’orario di lavoro settimanale da 48 – la media per molte nazioni dell’America Latina – a 40, standard per gran parte del mondo. L’iniziativa è stata avanzata dal partito al governo messicano, Morena, ma il dibattito è stato rinviato al 2024.
Gabriela Filio, un’infermiera di 49 anni, alla siesta di massa ha portato con sé la figlia di 25 anni con la speranza che le giovani generazioni del Messico si battano per un migliore equilibrio lavorativo. “Siamo in un Paese in cui i conti salariali spesso non tornano. A volte dobbiamo fare due lavori, ma dobbiamo anche assicurarci di prenderci cura della qualità del nostro sonno”, ha detto Filio, stendendosi sul tappetino per riposarsi.
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