“Com’è possibile che la gloria di Dio si manifesti proprio lì, sulla Croce? Verrebbe da pensare che ciò avvenga nella Risurrezione, non sulla Croce, che è una sconfitta, un fallimento” ha osservato il Pontefice. Ma “la gloria, per Dio – ha proseguito Bergoglio -, non corrisponde al successo umano, alla fama o alla popolarità: non ha nulla di autoreferenziale, non è una manifestazione grandiosa di potenza cui seguono gli applausi del pubblico. Per Dio la gloria è amare fino a dare la vita – ha spiegato ancora Papa Francesco -; glorificarsi, per Lui, vuol dire donarsi, rendersi accessibile, offrire il suo amore. E questo è avvenuto in modo culminante sulla Croce”.
“Dono e perdono: criteri molto diversi da ciò che vediamo attorno a noi, e anche in noi, quando pensiamo alla gloria come a qualcosa da ricevere più che da dare; come qualcosa da possedere anziché da offrire”. Ma “la gloria mondana passa e non lascia la gioia nel cuore; nemmeno porta al bene di tutti, ma alla divisione, alla discordia, all’invidia” ha avvertito il Pontefice. “E allora possiamo chiederci – ha esortato -: qual è la gloria che desidero per me, per la mia vita, che sogno per il mio futuro? Quella di impressionare gli altri per la mia bravura, per le mie capacità o per le cose che possiedo? Oppure la via del dono e del perdono, quella di Gesù Crocifisso, la via di chi non si stanca di amare, fiducioso che ciò testimonia Dio nel mondo e fa risplendere la bellezza della vita?. Ricordiamo infatti che, quando doniamo e perdoniamo, in noi risplende la gloria di Dio” ha concluso il Pontefice.
Dopo la benedizione seguita alla preghiera dell’Angelus, Papa Francesco ha detto di avere “appreso con sollievo che ad Haiti sono stati liberati un insegnante e quattro dei sei religiosi dell’Istituto Freres de Sacre Coeur rapiti lo scorso 23 febbraio”. Il Pontefice ha poi chiesto “che siano liberati al più presto gli altri due religiosi e tutte le persone ancora sotto sequestro in quell’amato Paese, provato da tanta violenza”. Pensando all’isola caraibica, inoltre, il Santo Padre ha invitato “tutti gli attori politici e sociali ad abbandonare ogni interesse particolare e a impegnarsi in spirito solidale nella ricerca del bene comune, sostenendo una transizione serena verso un Paese che, con l’aiuto della comunità internazionale, sia dotato di solide istituzioni, capaci di riportare l’ordine e la tranquillità ai suoi cittadini”.
Ma la preghiera di mezzogiorno, come di consueto, è stata l’occasione per Papa Francesco di esortare a “pregare per le popolazioni martoriate dalla guerra, in Ucraina, in Palestina, Israele e in Sud Sudan. E non dimentichiamo la Siria, un Paese che soffre tanto per la guerra, da tempo”.
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