A Udine la prima dall’inizio. E un’esistenza prolungata. Ha funzionato, e mica solo per quel paio di occasioni avute. Tre tiri di cui due nello specchio, quasi una trentina di palloni lavorati, l’88% di passaggi riusciti. Tra tutti i giocatori in campo, bianconeri compresi, solo Duvan Zapata, in forma smagliante, ha concluso di più verso la porta (5), trovando il gol. Ma è anche il quadro generale ad aver impressionato la pellicola. Complessivamente, nell’ora abbondante in cui è rimasto in campo, Okereke ha mostrato: 1) motivazioni lucidate; 2) estro, disponibilità al passaggio, efficacia offensiva nelle proiezioni, fiuto e discreta concretezza; 3) versatilità nel moto perenne, condito da saggezza tattica; 4) una buona tenuta fisica tra ripetute accelerazioni e recuperi a fisarmonica; 5) la capacità di adattarsi armonicamente ai movimenti di Zapata e Nikola Vlasic, nel tridente offensivo riveduto e corretto da Ivan Juric. E qui, così, arriviamo a un altro snodo concettuale: appunto la revisione del modulo offensivo e quindi del modo di giocare.
Con Tonny Sanabria al fianco di Zapata, in tutti questi mesi post svolta di fine ottobre orientata al lancio del doppio attaccante, la posizione di Vlasic è pressoché sempre ruotata attorno alle zolle più centrali, con licenza di svariare e la ricerca di trame nella costruzione del gioco anche da parte del paraguaiano, connessa agli spostamenti del colombiano ora verso la fascia sinistra, ora verso l’area (apertura degli spazi e partecipazione al confezionamento dell’azione, oppure tentativi di finalizzazione in porta). A Udine, con un Okereke sottile amante del centrosinistra nella sua rotta agonistica, si è invece tornati ad avere uno Zapata più compreso (non compresso) nella sua versione da pivot puro, con affinamento del magnete da bomber che da anni indirizza la sua carriera (Paro dixit: «Duvan è tornato in posizione centrale e si è potuto esprimere da punta autentica qual è». Appunto). Di concerto, Nikola Vlasic ha potuto dare minori punti di riferimento alla fase difensiva dell’Udinese, ampliando il proprio raggio d’azione tra il cuore della trequarti e il centrodestra. Il tutto va poi inteso quale revisione del “vecchio” 3-4-2-1 che aveva sempre caratterizzato l’impostazione preferita da Juric per due stagioni abbondanti, con adeguamento attuale sulla base della tipologia dei giocatori prescelti.
Tra la fine della scorsa estate e le prime settimane autunnali di campionato questa scelta tattica era naufragata vuoi per l’incapacità di Demba Seck, vuoi per l’impalpabilità di Yann Karamoh, vuoi per l’autoconsunzione di Nemanja Radonjic. Oggi, quando Sanabria non gira, in campo non la vede o non è al meglio (a Udine era arrivato con allegate una contusione e la tendinite cronica), la revisione del tridente offensivo con Okereke rappresenta un’opzione in più, differente assai. Volendo, interessante a priori indipendentemente dalle condizioni del paraguaiano, non certo smagliante nel rendimento in questa stagione (appena 4 gol in 26 presenze e nessun assist), in considerazione pure dell’assetto tattico e della forza oggettiva della squadra avversaria. Una speranza in più da coltivare, insomma, e una soluzione nuova per le ultime 9 partite di campionato.
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