In carcere dal 2019
Assange è infatti in carcere a Londra dall’aprile 2019, ovvero da quasi cinque anni, quando fu arrestato all’uscita dell’ambasciata dell’Ecuador, dove era rimasto rinchiuso per i sette anni precedenti, dopo che il governo sudamericano gli aveva cancellato l’asilo politico concesso in un primo tempo. Per tutto questo periodo, l’ex-direttore del cosiddetto “sito delle soffiate” ha lottato attraverso i suoi avvocati opponendosi all’estradizione negli Stati Uniti, in cui è ricercato per la pubblicazione su Wikileaks di decine di migliaia di documenti top secret sulle guerre in Afghanistan e in Iraq ottenuti da un whistleblower del Pentagono.
Le rivelazioni di Wikileaks
Le rivelazioni contenute nei suoi dossier hanno evidenziato abusi da parte dell’esercito e delle forze di sicurezza Usa, ma secondo l’accusa sono stati ottenuti illegalmente e hanno “messo a rischio le vite” di soldati e agenti dell’intelligence. I suoi difensori affermano che negli Usa non subirebbe un equo processo e potrebbe venire condannato all’ergastolo. Varie organizzazioni per i diritti umani e testate giornalistiche affermano che Wikileaks ha soltanto esercitato i diritti della libertà di stampa. Ma fino ad ora la posizione del governo americano è che Assange deve difendersi in un’aula di tribunale, sottolineando che l’America è una democrazia in cui vige la separazione dei poteri dello stato fra sistema esecutivo e sistema giudiziario.
In attesa della sentenza
Tra appelli e contro appelli, l’ultimo ricorso si è svolto davanti all’Alta Corte di Londra il 20 febbraio scorso e i giudici devono ancora emettere una sentenza: se i giudici autorizzeranno l’estradizione dovrebbe essere trasferito in America entro 28 giorni, a meno di convincere la Corte Europea dei Diritti Umani a fermarla con un ordine speciale. Ora però, secondo le fonti riportate dal Wall Street Journal, si intravede un’altra possibilità: un patteggiamento fra accusa e difesa, come accade in molti processi, in cui l’imputato si riconosce colpevole di un reato minore, ma ottiene così una sentenza meno dura.