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Processo Assange, spunta l’ipotesi del patteggiamento per evitare l’estradizione

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Ultimo aggiornamento 21 Marzo, 2024, 17:32:42 di Maurizio Barra

LONDRA – Un patteggiamento potrebbe evitare a Julian Assange l’estradizione negli Stati Uniti e il rischio di una lunga sentenza carceraria. Secondo indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal, il dipartimento di Giustizia americano sta valutando se consentire al 52enne fondatore di Wikileaks di riconoscersi colpevole soltanto di “cattiva gestione di informazioni riservate”, un reato assai meno grave dell’attuale incriminazione per furto di segreti di stato. In tal caso la magistratura Usa si risparmierebbe un lungo e controverso processo e il giornalista australiano potrebbe ricevere una condanna a pochi anni di prigione, che gli ridarebbe immediatamente la libertà tenuto conto della sua detenzione preventiva.

In carcere dal 2019

Assange è infatti in carcere a Londra dall’aprile 2019, ovvero da quasi cinque anni, quando fu arrestato all’uscita dell’ambasciata dell’Ecuador, dove era rimasto rinchiuso per i sette anni precedenti, dopo che il governo sudamericano gli aveva cancellato l’asilo politico concesso in un primo tempo. Per tutto questo periodo, l’ex-direttore del cosiddetto “sito delle soffiate” ha lottato attraverso i suoi avvocati opponendosi all’estradizione negli Stati Uniti, in cui è ricercato per la pubblicazione su Wikileaks di decine di migliaia di documenti top secret sulle guerre in Afghanistan e in Iraq ottenuti da un whistleblower del Pentagono.

Le rivelazioni di Wikileaks

Le rivelazioni contenute nei suoi dossier hanno evidenziato abusi da parte dell’esercito e delle forze di sicurezza Usa, ma secondo l’accusa sono stati ottenuti illegalmente e hanno “messo a rischio le vite” di soldati e agenti dell’intelligence. I suoi difensori affermano che negli Usa non subirebbe un equo processo e potrebbe venire condannato all’ergastolo. Varie organizzazioni per i diritti umani e testate giornalistiche affermano che Wikileaks ha soltanto esercitato i diritti della libertà di stampa. Ma fino ad ora la posizione del governo americano è che Assange deve difendersi in un’aula di tribunale, sottolineando che l’America è una democrazia in cui vige la separazione dei poteri dello stato fra sistema esecutivo e sistema giudiziario.

In attesa della sentenza

Tra appelli e contro appelli, l’ultimo ricorso si è svolto davanti all’Alta Corte di Londra il 20 febbraio scorso e i giudici devono ancora emettere una sentenza: se i giudici autorizzeranno l’estradizione dovrebbe essere trasferito in America entro 28 giorni, a meno di convincere la Corte Europea dei Diritti Umani a fermarla con un ordine speciale. Ora però, secondo le fonti riportate dal Wall Street Journal, si intravede un’altra possibilità: un patteggiamento fra accusa e difesa, come accade in molti processi, in cui l’imputato si riconosce colpevole di un reato minore, ma ottiene così una sentenza meno dura.

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