Nella sua mente, Nikola aveva visto prima del tempo quel pertugio: e ficcandosi dentro ha squarciato un sipario. La palla stava ancora rimbalzando dentro alla porta quando il granata già correva verso il centrocampo, inseguito dai compagni. Uno di questi era proprio Modric. Un doppio “cinque” con le mani: «Sei stato un grande!». E poi via, sempre di corsa.
Di lì in poi, Nikola avrebbe sfiorato di nuovo la rete con un’altra bordata da lontano in contropiede, uscita di poco. A un certo punto un egiziano ha dovuto abbatterlo platealmente (ammonito), dopo l’ennesimo dribbling del granata. Modric, dal canto suo, avrebbe continuato a dirigere le operazioni, dettando tempi e aperture e firmando un altro assist: per il 2 a 1 di Bruno Petkovic, l’attaccante della Dinamo Zagabria. Risultato finale: 4 a 2 per la Croazia e trofeo alzato da Luka e compagni davanti a uno stadio stracolmo di tifosi egiziani. Altri complimenti negli spogliatoi, per Vlasic. Dei compagni e pure del ct Zlatko Dalic. L’affetto e la stima di Modric, vero nume tutelare del calcio croato, sono poi sentimenti ben noti quando si associano al nome del folletto granata. Sono amici, si ritrovano assieme in nazionale da tanti anni (per Vlasic, 55 presenze e 8 gol dal 2017, quando esordì diciannovenne). «Sei stato un grande, Nikola».
Sì, è vero. A Modric, poi, gli egiziani hanno consegnato il premio di miglior giocatore di questo torneo organizzato in fretta e furia in extremis al Cairo, dopo che all’ultimo era saltata in aria una competizione analoga prevista negli Emirati Arabi, ad Abu Dhabi. «Ma i ragazzi hanno risposto ugualmente nel modo migliore, pur se questo cambiamento ha creato parecchie problematiche. Ma noi siamo una famiglia»: obitelj, in croato. «Proprio come il soprannome della nostra Federazione e della nostra nazionale».
Però Nikola non è stato grande soltanto perché gliel’ha detto sua immensità Modric. In pratica, è stato come se gliel’avesse urlato tutta la Croazia. E già sabato scorso, dopo la semifinale vinta ai rigori contro la Tunisia. Non certo perché aveva sbagliato il suo, di penalty (in compenso ai Mondiali in Qatar, chiusi dai croati al 3° posto, aveva trasformato due rigori contro Giappone e Brasile), ma per un gesto encomiabile compiuto a fine partita, dopo la conquista della finale. Un comportamento sottolineato dai media croati con ampia profusione di lodi, che ha sollevato un plauso unanime in patria. E anche da commentatori non esperti di calcio. Perché, in questo caso, contava evidenziare la sensibilità di Vlasic. A fine partita, Nikola si era avvicinato a un disabile in carrozzina a bordocampo: un tifoso croato. E poi lo aveva spinto verso il centro del prato, dove intanto i suoi compagni stavano festeggiando la vittoria e la qualificazione in finale. E così lo ha portato in mezzo a loro, affinché potesse salutare tutti i giocatori e gioire insieme. «Un gesto meraviglioso: Nikola ha donato a quel disabile nostro connazionale un sorriso e un’emozione unica, irripetibile», hanno scritto i giornali.
Dal gol di Udine, una dozzina di giorni fa, ai prodigi al Cairo. Ecco: questo è Nikola Vlasic, anche per i tifosi del Toro. E questa è la storia di un gol strepitoso e della spinta del suo cuore.
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