Mosca, tutte le prove che smentiscono la tesi degli “uomini dell’Fsb in blu” nella sala Crocus City Hall
Con l’aiuto di consulenti madrelingua il gruppo d’indagine ha analizzato un’intera rete di chat di Telegram legate all’ala tagika dell’organizzazione terroristica Vilayat Khorasan, dove i simpatizzanti dello Stato islamico si scambiano messaggi in un misto di tagiko “sgrammaticato”, slang e russo. Sono le stesse chat attraverso le quali vengono diffusi i discorsi dei leader religiosi, come quello al termine del quale Fariduni ha dichiarato di essere stato assoldato. In tutto mezzo milione di rubli, di cui la metà dopo aver compiuto l’attacco.
Su uno dei canali Telegram, usato per la propaganda islamica in lingua russa e tagika, all’inizio di marzo un utente ha pubblicato il link a un portafoglio per la raccolta di offerte in criptovaluta per sostenere le “famiglie dei prigionieri”. Si intende, precisano gli autori dell’indagine, di militanti dell’Isis imprigionati; l’account Telegram è stato successivamente rimosso.
Nello stesso periodo gli amministratori dello stesso canale Telegram hanno incassato fondi raccolti, cambiandoli in lire siriane. In precedenza erano state condotte campagne di finanziamento tramite il servizio di pagamento russo Yoomoney, sul quale le donazioni arrivavano anche dai conti della statale Sberbank, ad oggi esclusa dai pagamenti internazionali.
Una nuova raccolta fondi è stata lanciata il 14 marzo su un portafoglio denominato in Usdt, moneta virtuale agganciata al valore del dollaro. Sul conto in diverse tranche è stato versato un totale di 2.525 dollari. La somma è stata poi ritirata il 22 marzo, giorno dell’attacco al Crocus City Hall. Il trasferimento su un conto della borsa di criptovalute ByBit, tra le poche rimaste in Russia, è avvenuto tra le 10 e le 21:55 di Mosca, lasso di tempo in cui gli attentatori erano ancora a piede libero. Lo stesso giorno le attività sul portafoglio di criptovalute si sono interrotte.
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Con il trascorrere dei giorni, cresce il numero delle persone coinvolte nelle indagini. Nonostante dai primi interrogatori dei diretti sospettati non sia emerso alcun collegamento con l’Ucraina, le autorità russe insistono sul coinvolgimento di Kiev nella preparazione dell’attacco.
Il 28 marzo, conferma della tesi avanzata in precedenza dal segretario del Consiglio di sicurezza, Nikolaj Patrushev, il Comitato investigativo russo ha annunciato di aver ricevuto “prove” di un collegamento tra gli aggressori e i “nazionalisti” ucraini, “come risultato della collaborazione con i terroristi in arresto, dell’analisi dei dispositivi loro sequestrati e delle informazioni sulle transazioni finanziarie”. Nello stesso comunicato gli inquirenti hanno fatto sapere di aver arrestato un altro sospettato, responsabile del finanziamento dell’operazione. Questa volta, però, non hanno rivelato l’identità, né mostrato immagini dell’interrogatorio.
Fact-checking
L’impiego della piattaforma di scambio ByBit per le transazioni a favore dei militanti potrebbe contribuire a escludere il coinvolgimento di Kiev nella preparazione dell’attacco. Quanto meno, sono convinti gli autori dell’inchiesta, le autorità saranno in grado di risalire all’identità delle persone a monte della catena di finanziamenti.
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