Nei giorni scorsi il Mit aveva riferito che “le piccole difformità o le irregolarità strutturali interessano, secondo uno studio del Consiglio nazionale degli ingegneri, quasi l’80% del patrimonio immobiliare italiano”. E c’è chi, a spanne, ha calcolato un introito per i Comuni fra 8 e 10 miliardi di euro. Al momento il ministero non ha però stime precise e quindi non fornisce dati, né su quanti immobili potrebbero essere coinvolti né su quanto la sanatoria porterebbe nelle casse dei Comuni rimandando i calcoli che stanno circolando alle associazioni che partecipano alle riunioni del tavolo tecnico “Piano Casa e semplificazione delle norme per l’edilizia”.
Ma se, ad esempio, l’Unione dei piccoli proprietari immobiliari (Uppi) definisce il piano ‘ragionevole’, rivendicando di aver lanciato l’idea al tavolo delle Infrastrutture dello scorso gennaio, fra i partecipanti c’è anche chi, nonostante le rassicurazioni di Salvini, è scettico sull’arrivo del provvedimento. La norma voluta dal ministro dovrebbe sciogliere i nodi sui tre tipi di difformità, di livello crescente e complesso (di natura formale, edilizie interne e non sanabili per la necessità di ‘doppia conformità’). Il Consiglio nazionale degli ingegneri ha fatto sapere di aver predisposto un documento proponendo alcune semplificazioni e che sta lavorando per “classificare con chiarezza ciò che dal punto di vista tecnico rientra nella ‘difformità lieve'” sempre dando priorità al rispetto della sicurezza della struttura dell’immobile. E’ infatti proprio la classificazione delle difformità lievi a frenare spesso il benestare degli enti locali. Gli ingegneri ricordano che proprio nella stagione dei Superbonus, a partire dal 2021, tecnici e committenti si sono trovati “di fronte a difficoltà talvolta insuperabili”, con “allungamento dei tempi” o anche rinuncia alle opere perché molti Comuni hanno richiesto l’avvio di “procedure estremamente complesse, ridondanti, rispetto all’esiguità dell’irregolarità”. L’ufficio legislativo del Mit, nell’ultima riunione del tavolo venerdì scorso – riferisce il Cni – ha spiegato che sono necessari interventi di breve termine incentrati sulla semplificazione delle norme per sanare lievi difformità esterne o interne degli edifici e interventi di lungo termine per arrivare a un riordino sostanziale e complessivo del Testo unico per l’edilizia che favorisca la rigenerazione urbana.
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