Una condizione fondamentale per imparare ad accettare ciò che ci succede intorno. E forse pure qualche esclusione di troppo da parte degli allenatori, che non sempre ne hanno capito i lampi di genio. Tutta colpa di Freud. Vocazione tardiva quella per gli studi e arrivata soltanto dopo essere diventato papà. E così a 10 anni di distanza dal diploma in ragioneria il trequartista ha ripreso in mano i libri, iscrivendosi all’Università. In quel momento Viola ha maturato la convinzione intrinseca che per educare i figli (Nicole e Matthias) dovesse, in qualche modo, prima rieducare sé stesso, migliorandosi come persona. Detto, fatto. Il tutto grazie all’immersione nella psicanalisi mediante la quale ha allenato la mente, scoprendo il proprio io. Un vero e proprio viaggio nei sentimenti che l’ha reso padrone delle proprie emozioni. In campo e fuori.
Non a caso dagli undici metri ha realizzato 24 rigori sui 25 calciati. Un cecchino implacabile frutto della libertà mentale acquisita. Tanto da esultare dopo ogni gol mettendosi il dito indice sulla fronte. Il segnale di come la testa faccia la differenza e in qualche modo l’abbia portato a segnare, anche se il gesto l’ha preso in prestito dal suo cartoon preferito. Il manga Dragon Ball, vero e proprio cult per intere generazioni di adolescenti. Viola come tutti i fantasisti è un tipo estroso. Qualità sfociata in una fortissima passione verso l’arte. Da ragazzo aveva addirittura pensato di iscriversi all’Accademia di Belle Arti, poi l’esordio in B con la Reggina lo portò a concentrarsi solo sul campo. L’amore per la pittura e il disegno prova ora a trasmetterle ai propri figli, che nel tempo libero visitano insieme a papà Nicolas le migliori mostre artistiche in circolazione. Con uno occhio speciale per Van Gogh e Manet. D’altronde anche le prodezze di un numero 10 sono in fondo opere d’arte. E Viola col suo sinistro vellutato ne ha disegnate parecchie in carriera tra Serie A e Serie B. Con la Dea invece ha usato la testa, in tutti i sensi.
Lo psicologo del gol ha riportato il Cagliari sul sentiero della felicità. Da raggiungere pienamente nel momento in cui la salvezza diventerà aritmetica. A quel punto gli toccherà pure pensare al futuro. Il Diez in Sardegna si trova bene e resterebbe volentieri un altro anno. L’ultima parola sul rinnovo del contratto in scadenza a giugno spetterà al presidente Giulini, che sembra propenso a tenersi stretto lo speciale terapeuta della formazione rossoblù.
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