AGI – Parte in salita la riforma del Mercato unico dell’Ue per essere all’altezza della sfida con Cina e Stati Uniti. Il confronto tra i Ventisette sul rapporto di Enrico Letta è durato quasi otto ore con un tira e molla sui termini da usare nelle conclusioni del vertice Ue. Il Mercato unico ha quasi quarant’anni e ha contribuito alla nascita di giganti europei nel settore chimico, aeronautico e automobilistico. Ma soffre di punti ciechi: la finanza, ma anche le telecomunicazioni, l’energia e la difesa restano settori frammentati da diverse normative nazionali che penalizzano la competitività.
“C’è stato un dibattito molto lungo perché le posizioni di partenza sono divergenti”, ha ammesso il presidente francese Emmanuel Macron, riferendosi all’integrazione dei mercati dei capitali, al termine della giornata di discussioni. “Questa nuova cattedrale, l’Unione del risparmio e degli investimenti, è la chiave per poter mobilitare i finanziamenti privati per le nostre priorità. Oggi abbiamo stabilito un metodo, dei principi, un calendario, da giugno torneremo sull’argomento”, ha aggiunto. “Più di 300 miliardi di euro lasciano ogni anno l’Europa per investire negli Stati Uniti perché il mercato europeo è frammentato e non abbastanza attrattivo”, ha insisito Letta nella sua due giorni a Bruxelles.
“La proposta del debito comune è sostenuta dal governo Italiano”, ha evidenziato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Enrico Letta pone la questione che poi è stata ripresa anche nel dibattito successivo e nelle conclusioni del Consiglio circa la capacità di riaprire un dibattito per mobilitare capitali privati su queste sfide, per fare in modo che quei capitali possano rimanere nel mercato europeo invece di trovare, troppo spesso, condizioni migliori in altre realtà”, ha affermato. “Le imprese europee devono poter beneficiare delle economie di scala offerte da un mercato interno europeo così ampio se vogliamo progredire in termini di crescita, competitività e completare con successo i grandi progetti di trasformazione verde e digitale”, è la posizione del Cancelliere tedesco, Olaf Scholz.
L’Europa si trova ad affrontare un muro di investimenti e l’Unione dei mercati dei capitali deve contribuire a superarlo mobilitando il risparmio privato a favore dell’economia reale. Quasi un terzo dei 35 mila miliardi di euro di risparmi europei “dorme” nei conti bancari, rispetto a meno del 15% negli Stati Uniti.
L’intenzione del vertice era di dare nuovo slancio politico al progetto, impantanato da 10 anni in dibattiti tecnici, in un contesto di interessi nazionali divergenti. I piccoli Paesi tuttavia rifiutano di farsi imporre la supervisione finanziaria europea, in particolare dalla Francia, che ospita l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (l’Esma) a Parigi. Anche l’armonizzazione del diritto fiscale o del diritto fallimentare costituisce un enigma finora insormontabile. “Dobbiamo evitare un’eccessiva burocratizzazione, un’eccessiva regolamentazione e anche un’eccessiva centralizzazione, come raccomandano alcuni Stati”, ha affermato il premier lussemburghese, Luc Frieden.
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