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Ucciso un afroamericano a Tulsa
Poche ore prima del comizio di Trump
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WASHINGTON
21 giugno 2020
08:30
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L’omicidio di un altro afroamericano da parte di una guardia privata di un motel a Tulsa, dove Donald Trump ha teunto il suo primo comizio post pandemia, riaccende il dibattito sul razzismo e sull’abuso della forza.
La vittima è il 36enne Carlos Carson: si era andato a lamentare della sua auto vandalizzata col gestore del motel e poi con la guardia (bianca) Christopher Straigh. Ma quest’ultimo, quando è uscito, prima ha usato contro di lui lo spray urticante e poi, quando ha reagito, gli ha sparato alla testa.
L’episodio risale al 6 giugno ma solo ora ne sono emerse le esatte circostanze, come rivela il Washington Post, che ha esaminato le immagini della videosorveglianza.
Quando Carson, padre di tre figli, è uscito dal motel con una tazza di caffè in mano, Straigh ha causato quello che la polizia ha poi definito un attacco ingiustificato. Ora è accusato di omicidio premeditato.
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L’uomo, 53 anni, è un ex sergente e un ex agente penitenziario del carcere della contea di Tulsa, dove ha subito varie accuse di cattiva condotta, anche per discriminazione razziale. Dopo quattro indagini interne fu degradato e mandato in pensione nel 2018, diventando poi una guardia di sicurezza. Era stato successivamente licenziato dalla compagnia che lo aveva assunto e indagato dalla polizia di Tulsa mentre lavorava per un’altra società, con l’accusa di aver usato spray urticante in un attacco gratuito contro una donna afroamericana, solo poche settimane prima dell’uccisione di Carson.
Uno dei problemi evidenziati dalla tragedia è che il settore della sicurezza privata gode di un potere simile a quello delle forze dell’ordine ma con minore controllo. In alcuni Stati come l’Oklahoma, le guardie armate non devono segnalare l’uso della forza a meno che non implichi l’uso di armi, il loro passato nelle forze dell’ordine non è passato al setaccio e possono conservare il lavoro anche dopo accuse per crimini gravi. VAI ALLE NOTIZIE DAL MONDO VAI ALLA CRONACA VAI ALL’ECONOMIA
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Salvini, ‘Ho fatto tanti errori ma resto leader a destra’
‘Resto alla guida del partito che ha 8 punti di vantaggio sul Pd’ dice il segretario della Lega a Repubblica. ‘Ho molto apprezzato il richiamo di Mattarella sulla magistratura’
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21 giugno 2020
09:18
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Di errori, “certo, ne faccio anche dieci al giorno, ne commetto come tutti quelli che compiono delle scelte. Ma resto alla guida del partito che secondo l’ultimo sondaggio Swg ha 8 punti di vantaggio sul Pd”. Lo dice in un’intervista a La Repubblica il segretario della Lega Matteo Salvini. Sull’elezione del prossimo Capo dello Stato: “Il presidente sarà eletto con molta probabilità coi voti di tutti, tranne che del Pd, che lavora per averne uno a suo piacimento”.
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Luca Zaia forte nei sondaggi “preferisce restare in Veneto, portare a compimento la sua missione e la riforma autonomista. Gli avevo chiesto già nel 2018 di entrare in squadra, non ha accettato. Tra cinque anni, Luca sarà una risorsa” aggiunge Salvini. Da parecchi mesi Salvini lavora “a un progetto di governo. Stavolta saremo pronti e strutturati. Sto incontrando in via riservata ambasciatori, imprenditori, sindacalisti, perfino uomini di Chiesa. Lavoro a un progetto per l’Italia dei prossimi 30 anni” Da qui ai prossimi mesi “il centrodestra avrà i numeri in aula per essere determinante e cambiare gli equilibri” nell’elezione del Capo dello Stato, aggiunge, esprimendo comunque “solidarietà al presidente in carica: a dir poco ineleganti i giochetti del Pd che pensa già al suo successore. Ho molto apprezzato le dichiarazioni del presidente Mattarella di venerdì, il suo richiamo etico sulla magistratura e il Csm. Problema che, sia chiaro, non si risolverà con l’espulsione di Luca Palamara dall’Anm”.
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Salvini andrà all’incontro dell’opposizione con il premier Conte “perché il Paese ne ha bisogno” e “per confrontarsi sui fatti”. Il leader della Lega torna a chiedere le elezioni in autunno perché “c’è un Paese fermo”. Non si tratta “di dare spallate, ma di far ripartire l’economia paralizzata dalle divergenze Pd-5S”. Per le Regionali, tra Puglia, Calabria, Toscana, l’accordo nel centrodestra “è a portata di mano. Sto lavorando personalmente a un’intesa complessiva. E da leader del primo partito e della coalizione sono pronto a fare un passo indietro, se sarà necessario”. Il calo di consensi del suo partito lo attribuisce al lockdown: “la Lega è l’unico movimento politico che vive in mezzo alla gente. Il Pd come il M5s non esistono più, non hanno una sede. E se chiudi le piazze e le fabbriche per tre mesi, alla Lega togli lo spazio vitale. Non a caso dal 4 giugno sono di nuovo in giro e ho fatto 50 incontri. Si respira già un’aria diversa”.
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Stati Generali, Conte: ‘Stiamo discutendo se abbassare un po’ l’Iva’
Premier a cittadini, potrebbe dare spinta ai consumi
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21 giugno 2020
18:32
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“Stiamo discutendo in questi giorni un po’ sull’Iva perché ritoccare l’Iva, abbassarla un po’ potrebbe dare una spinta alla ripresa dei consumi: è un fatto di fiducia”. Lo ha detto ieri il premier Giuseppe Conte, rispondendo a una domanda di alcuni cittadini ricevuti agli Stati generali in rappresentanza di alcune categorie produttive. Il video è stato pubblicato oggi sulla pagina Facebook del premier.
Conte chiude gli Stati generali dell’economia e guarda al rilancio per l’Italia: il messaggio è coltivare il dialogo per un obiettivo condiviso, in un confronto franco e diretto. Al lavoro sulle riforme, puntando al Recovery Plan. Nel piano del governo si va dal fisco all’alta velocità. Affondo di Berlusconi, che mette in guardia: fondi europei a rischio per l’incapacità del governo, l’esecutivo faccia un confronto vero sulle nostre proposte, dire di no al Mes sarebbe stravagante, e darebbe l’idea che Italia non ha esigenze pressanti, osserva.
I lavori dell’ultima giornata di incontri di “Progettiamo il rilancio” che, nel corso della giornata, hanno visto al tavolo i vertici di grandi aziende, architetti ed esponenti del mondo della cultura e, per finire, la consulta delle professioni sanitarie.
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Alle 19 è prevista la conferenza stampa conclusiva del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il premier ha introdotto i lavori questa mattina con un suo intervento. Al tavolo siedono: Catia Bastioli, ad Novamont; Lavinia Biagiotti Cigna, presidente e ceo di Biagiotti group; Fabrizio Di Amato, presidente Maire Tecnimont spa; Daniele Ferrero, presidente e ad Venchi; Betta Maggio, ad U- earth biotechnologies; Vito Pertosa, fondatore del Gruppo industriale Angel; Andrea Pontremoli, ad Dallara automobili; Giordano Riello, di Riello international group; Renzo Rosso, presidente Otb; Alberto Vacchi, presidente di Ima spa; Chiara Burberi, presidente e ceo Redooc; Vincenzo Balzani, professore all’Università di Bologna.
“Sono tantissimi i cittadini che mi hanno scritto nelle scorse settimane per rappresentarmi varie urgenze e per raccontarmi le loro storie. Ieri pomeriggio, una finestra della Consultazione Nazionale di Progettiamo Il Rilancio, è stata dedicata ad alcuni di loro, che ho incontrato senza il filtro di associazioni di rappresentanza. Ci siamo confrontati in modo franco e diretto. Le loro testimonianze hanno arricchito il dialogo che stiamo coltivando in questi giorni per mettere a punto un Piano di Rilancio che sia pienamente condiviso e davvero efficace nel comune interesse. Dobbiamo lavorare con fiducia”. Così il premier Giuseppe Conte in un post.
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Il presidente del Consiglio, che ha pubblicato un video dell’incontro sulla sua pagina social, racconta: ” Alessandra e Fabio mi hanno parlato del loro negozio di calzature a Firenze; Romina e Daniela delle loro attività dedicate ai servizi alla persona; Bartolomeo, Maria e Cristina – a vario titolo – delle difficoltà del settore turistico dove lavorano tra Puglia, Lazio e Abruzzo; Roberto, romagnolo, dei problemi della ristorazione; Stefano, musicista dei castelli romani, del mondo degli artisti.Ci siamo confrontati – dice Conte – in modo franco e diretto”:
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L’azione Gdf contro rischi di usura e business mascherine
Nell’emergenza ricarichi 6000%. il grazie di Mattarella
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21 giugno 2020
17:24
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Beni per un miliardo sequestrati per reati in materia di imposte dirette ed Iva, 9.020 evasori totali scoperti. E’ il bilancio dell’attività della Guardia di Finanza nella lotta all’evasione e alle frodi, diffuso in occasione del 246/o anniversario di fondazione del Corpo. Durante l’emergenza covid sequestrati 26,3 milioni di mascherine e Dpi, un milione dei quali per manovre speculative sui prezzi: ricarichi che in alcuni casi hanno raggiunto il 6.000% sul prezzo di acquisto. Il grazie del presidente della Repubblica Mattarella: durante la crisi le Fiamme gialle in campo contro rischi di usura e le strumentalizzazioni da parte della criminalità.
“Nell’attuale emergenza sanitaria, le Fiamme Gialle hanno fornito con abnegazione e generosità il loro prezioso contributo in sinergia con le altre amministrazioni dello Stato, contribuendo al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica e all’osservanza delle misure di contenimento della diffusione del virus. La collaborazione fra il Servizio Aereo della GdF e il Dipartimento della Protezione Civile ha visto il trasporto, nelle aree dell’Italia più colpite dal contagio, di medici e infermieri volontari, nonché di apparecchiature e materiale sanitario di vario genere”. Lo ha scritto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel messaggio inviato al Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’Armata Giuseppe Zafarana, in occasione del 246° anniversario della fondazione delle Fiamme gialle, una “moderna ed efficiente Forza di Polizia vocata alla tutela della legalità in ambito economico e del regolare funzionamento dei mercati”.
“Le donne e gli uomini della Guardia di Finanza – ha aggiunto – si stanno prodigando ora per scongiurare che le contingenti difficoltà di famiglie e imprese possano essere strumentalizzate dalla criminalità organizzata attraverso il riciclaggio e l’usura nonché per assicurare che gli aiuti economici non siano oggetto di tentativi di sviamento e di appropriazione indebita”.
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“Da sempre donne e uomini della Guardia di Finanza sono un importante presidio di legalità per i cittadini. Negli anni hanno messo a segno operazioni a tutela della crescita economica del Paese. Durante l’emergenza Covid il loro contributo è stato fondamentale”. Lo ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.
“La storia della Guardia di finanza è profondamente intrecciata all’evoluzione sociale ed economica dello Stato italiano”. Lo ha scritto il presidente del Senato Elisabetta Casellati in una lettera inviata al comandante generale della Finanza, Giuseppe Zafarana. “Negli ultimi anni l’attività del Corpo si è dispiegata in ambiti delicati – ha aggiunto – come la salvaguardia della legalità nelle attività economiche e la tutela del made in Italy, il regolare funzionamento dei mercati e la vigilanza delle frontiere esterne dell’Unione europea. Anche nella grave situazione di emergenza che il nostro Paese sta attraversando, avete garantito una presenza costante e altamente qualificata.
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Le numerose azioni di controllo e sequestro dei dispositivi di protezione individuale non idonei e il supporto alla prevenzione e tutela della salute sul territorio hanno rappresentato per i cittadini una importante garanzia e un fattore di confortante sicurezza”.
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Il Papa: ‘Prego per tutti i papà’. ‘Finalmente si rivedono i pellegrini’
Appello del pontefice: più responsabili verso l’ambiente
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CITTA’ DEL VATICANO
21 giugno 2020
14:18
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“Saluto tutti voi, cari fedeli romani e pellegrini venuti da varie parti dell’Italia: adesso cominciano a vedersi i pellegrini. Anche da altri Paesi, qualcuno, vedo le bandiere lì…’. Lo ha detto papa Francesco al termine dellàAngelus, salutando i fedeli accorsi in piazza san Pietro, distanziati tra loro e nel rispetto delle misure anti contagio, sotto l’occhio attento delle forze di sicurezza.
Poi ha anche rivolto un pensiero ai papà. “Oggi nella mia patria e in altri posti si celebra la Giornata dedicata al padre, ai papà. Assicuro la mia vicinanza e preghiera a tutti i papà. Tutti noi sappiamo che fare il papà non è un mestiere facile. Per questo preghiamo per loro. Ricordo in maniera speciale anche i nostri padri che continuano a proteggerci dal cielo”.
“Ieri le Nazioni Unite hanno celebrato la Giornata Mondiale del Rifugiato. La crisi provocata dal coronavirus ha messo in luce l’esigenza di assicurare la necessaria protezione anche alle persone rifugiate, per garantire la loro dignità e sicurezza”, ha sottolineato il pontefice all’Angelus: “Vi invito ad unirvi alla mia preghiera per un rinnovato ed efficace impegno di tutti a favore della effettiva protezione di ogni essere umano, in particolare di quanti sono stati costretti a fuggire per situazioni di grave pericolo per loro o per le loro famiglie”.
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Il Papa ha inoltre affermato che “un aspetto su cui la pandemia ci ha fatto riflettere è il rapporto uomo-ambiente”. “La chiusura ha ridotto l’inquinamento e fatto riscoprire la bellezza di tanti luoghi liberi dal traffico e dai rumori. Ora, con la ripresa delle attività, tutti dovremmo essere più responsabili della cura della casa comune”.
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Francesco apprezza le iniziative che ovunque nascono “dal basso”, come a Roma oggi quella dedicata al fiume Tevere: “Ma ce ne sono tante, in altre parti! Possano favorire una cittadinanza sempre più consapevole di questo bene comune essenziale”.
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Anm a Palamara, basta mistificazioni. ‘Regole si rispettano’
“Lui mente. Regole si rispettano anche quando non fanno comodo” dice la giunta dell’Associazione. Bongiorno: ‘Il caso non riguarda solo lui’
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21 giugno 2020
16:17
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“Quando dice che non ha avuto spazio per difendersi, Palamara mente” e “cerca ora di ingannare l’opinione pubblica con una mistificazione dei fatti”. Così la giunta dell’Associazione nazionale magistrati replica a Luca Palamara, l’ex presidente dell’Anm espulso. E aggiunge: “Le regole si rispettano anche quando non fanno comodo”. La risposta della giunta guidata da Luca Poniz all’ex presidente dell’Anm, espulso ieri con una decisione passata con una sola astensione, è durissima. “Un Giudice dovrebbe essere in grado di leggere lo Statuto di una associazione. Ancora di più quando ne è stato Presidente. Il dott. Palamara non è stato sentito dal CDC semplicemente perché lo Statuto non lo prevede. Non vi sono altre ragioni- sottolinea la nota- Quando dice che non ha avuto spazio per difendersi Palamara mente: è stato sentito dai probiviri e in tutta la procedura disciplinare non hai mai preso una posizione in merito agli incontri con consiglieri del CSM, parlamentari e imputati. E, come lui, gli altri incolpati
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Le regole si rispettano, anche quando non fanno comodo”. E non è tutto: Palamara “cerca ora di ingannare l’opinione pubblica con una mistificazione dei fatti: la contestazione riguardava gli incontri notturni all’hotel Champagne e l’interferenza illecita nell’attività consiliare , fatti purtroppo veri, e per questo sanzionati”.
“Non vediamo cosa ci sia di diffamatorio nelle dichiarazioni del nostro assistito. Sarà comunque un’occasione di chiarimento. Piuttosto ci si dovrebbe seriamente interrogare sul trattamento ricevuto dal dottor Palamara, privato di difesa e di come il trojan inoculato non abbia carpito nulla di penalmente rilevante”. Lo affermano gli avvocati Benedetto e Mariano Marzocchi Buratti, legali di Luca Palamara.
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“E’ corretto quello che dice Palamara: i riflettori sono accesi su di lui ma è poco credibile che il problema riguardi solo Palamara”. Lo ha detto la responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno, intervenendo su Radio radicale alla tre giorni organizzata sulla riforma Radicale della giustizia. “E’ verissimo che la stragrande maggioranza dei giudici sono persone per bene,ma un’autoriforma è impossibile perché sarebbe già stata fatta” , ha osservato ancora Bongiorno, che ha poi definito “ridicola” la riforma della giustizia del ministro Bonafede. “Suscita il sorriso che di fronte alle necessarie riforme radicali si risponda con minime modifiche che non impattano su nulla”. “La separazione delle carriere non è più rinviabile- ha aggiunto- A me non basta, vorrei anche la separazione del Csm e il cambiamento dell’accesso in magistratura che oggi non consente una selezione adeguata”.
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Bernabè, autoanalisi per ripartire
”A conti fatti’, biografia per riflessione su Stato-economia
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21 giugno 2020
10:00
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FRANCO BERNABE’, ”A CONTI FATTI. QUARANT’ANNI DI CAPITALISMO ITALIANO” cura di Giuseppe Oddo (Feltrinelli, pag. 355, euro 20,00)
La statua di Marx ed Engels su fondo rosso campeggia in copertina per un libro di oltre 350 pagine che ”si rivolge alla classe dirigente italiana perché sia stimolata a riflettere sulla sua storia e sulle sue scelte, sui motivi per cui siamo nella condizione in cui ci troviamo oggi. E’ un libro di autoanalisi in cui racconto la mia esperienza che in alcuni casi è stata un successo, in altri meno. Per capire dove abbiamo sbagliato e quali lezioni trarne per il futuro. Un tema importante e urgente in questo momento in cui siamo nel pieno di un dramma economico. Con le disponibilità che abbiamo nei prossimi due anni bisogna essere capaci di progettare un sistema che risolva i problemi che abbiamo”. Lo pensa Franco Bernabè, manager raffinato e di lungo corso, che in ”A conti fatti”, si mette a nudo scavando nella sua vita, dalla formazione ai rapporti con il potere in ogni sua forma. ”Ha fatto bene Conte – aggiunge Bernabè – a convocare gli Stati generali. E’ un’opportunità per tutti di far sentire la loro voce. Certo forse sarebbe stato opportuno lavorarci di più, ma è comunque utile che tutti partecipino ad una riflessione collettiva”.
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Un libro bello, bisogna dirlo, perché attraversa la storia del mondo economico italiano dall’interno, in una prospettiva che è raro trovare. ”Il libro ha tante chiavi di lettura e tanti strati. Uno è la riflessione sul neo liberismo e sulle sue origini, su come oggi si registri un’inversione ideologica”.
Parla insomma del rapporto ”tra Stato e mercato, di come lo Stato deve entrare nell’economia alla luce di un’esperienza pratica senza conclusioni teoriche. Un tema di cui si dibatte da trent’anni e che oggi, con la crisi, torna di grande attualità con la decisione esplicita di sospendere il processo di privatizzazione che era andato avanti e di invertirlo. Il libro solleva una serie di problemi, analizza i motivi per cui lo Stato è uscito, che sono ancora validi. Bisogna vedere con sospetto un ritorno dello Stato o le circostanze sono cambiate? A quali condizioni si deve rientrare?”. Per Bernabè abbiamo visto in realtà come ”siano stati i partiti ad affondare la legittimazione dello Stato all’interno del mondo industriale. Se si fossero rispettate le regole stabilite da Beneduce negli anni Trenta, lo Stato imprenditore non avrebbe fatto la fine che ha fatto.
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Qui porto le mie esperienze concrete: la privatizzazione ben riuscita di Eni, quella mal riuscita di Telecom, con del buono e del cattivo in entrambe”.
Ma il ”vento del cambiamento è sempre stato solo una leggera brezza in Italia”, scrive il manager: ”L’Italia non fa rivoluzioni come i francesi, non ha il rigore ideologico dei paesi anglosassoni. In un paese che entra in guerra con un alleato e ne esce dalla parte opposta e comunque si sente vincitore tutto è possibile. Qui si passa da un governo di centro destra ad uno di centro sinistra con lo stesso presidente del Consiglio. Senza il rigore ideologico non si capisce mai dove vogliamo andare, ma ci sono meno traumi sociali. Qui non c’è mai stata la ghigliottina della rivoluzione francese”. In realtà, a suo avviso ”il 1992 è stato un anno rivoluzionario, l’unico del dopoguerra. Si è pensato che l’Italia potesse essere rifondata, ma è mancata un’architettura.
Si è smantellato un sistema che aveva la sua logica e non lo si è sostituito, ma se ne sono solo aggiustati dei pezzi”.
Un libro, questo, che mette non a caso al centro il tema della formazione: ”Sono due le colonne sulle quali ripartire per rifare il paese. Una è la riforma dell’amministrazione dello Stato, dove è la politica che ha creato una totale quanto inutile complicazione. Con il corollario della riforma della giustizia civile e penale. Abbiamo 30 mila fattispecie di reato quando a Mosè bastavano dieci comandamenti, è assurdo. Il secondo è la scuola. Ha subito tagli drammatici, non è mai stata fatta una riforma organizzativa, ma sono stati fatti solo interventi di natura sindacale.
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Questo determina la scarsa qualificazione della nostra forza lavoro. Se non c’è un’educazione terziaria diffusa, come possiamo pensare di avere paese digitalizzato? Il 35% della popolazione di Internet non sa cosa farsene, un terzo non sa nemmeno cosa sia internet.
L’abbiamo visto anche nel lockdown, hanno riaperto i bar, non la scuola”. Insomma molte colpe sono della politica? ”C’è troppa precarietà nella politica e l’orizzonte di pochi mesi non può essere da statista”.
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