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Con l’accetta contro cc che sparano e lo uccidono
Il fatto in Trentino. Vittima un pregiudicato di 44 anni
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09 aprile 2021
19:56
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Un uomo di 44 anni di Pilcante, una frazione di Ala, in Trentino, è morto dopo essere stato colpito da un proiettile esploso dall’arma di ordinanza di un carabiniere. Secondo le prime informazioni l’uomo, un pregiudicato, non si sarebbe fermato all’alt dei militari durante un controllo stradale.
E’ quindi scattato un inseguimento e il 44enne si è dileguato. I carabinieri sono comunque riusciti a risalire alla sua abitazione e si sono presentati alla porta: l’uomo li avrebbe accolti impugnando un’accetta e poi si sarebbe scagliato sull’auto e sui militari.
In questo frangente uno dei carabinieri ha esploso un colpo che l’ha ucciso.
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Covid: Cartabia intitolerà carcere Bergamo a ex cappellano
La cerimonia il 19 aprile, il sacerdote morto per il virus
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BERGAMO
09 aprile 2021
21:33
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Il 19 aprile il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, sarà a Bergamo per intitolare ufficialmente la casa circondariale di via Gleno a don Fausto Resmini, cappellano del carcere per 28 anni e figura di riferimento e di grande carisma per il Bergamasco in ambito sociale, morto per il Covid-19 il 22 marzo 2020, quando Bergamo venne flagellata dalla prima ondata della pandemia. Già meno di due mesi dopo, il 16 maggio 2020, l’allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede accolse la richiesta dai deputati del Pd Elena Carnevali e Maurizio Martina di intitolare la struttura a don Resmini.
Oltre che cappellano del carcere, don Fausto Resmini era impegnato al Patronato San Vincenzo e fondato la Comunità Don Lorenzo Milani di Sorisole, punto di riferimento per l’accoglienza di persone con difficoltà ed ex carcerati. POLITICA
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Vaccini: ordinanza Figliuolo, priorità over 80 e fragili
Recepisce indicazione Draghi. Chi ha iniziato ciclo lo terminerà
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09 aprile 2021
22:29
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Firmata nuova ordinanza del Commissario straordinario Francesco Figliuolo: per i vaccini priorità agli over 80 e alle persone fragili. Il provvedimento, coordinato con il ministero della Salute, recepisce quanto indicato dal premier Mario Draghi ieri in conferenza stampa.
Le categorie di priorità indicate dal ministero della Salute permangono ma vengono temperate con il criterio dell’età. Chi ha già iniziato il ciclo vaccinale lo terminerà.
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Scomparsi in Messico, 50 anni di carcere a due agenti coinvolti
Appello di Francesco Russo: “Se lo sapete diteci dove sono”
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NAPOLI
09 aprile 2021
22:53
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Il Tribunale dello stato messicano di Jalisco (sesto distretto giudiziario) ha inflitto a 50 anni di carcere a Salomon Adrian Ramos Silva ed Emilio Martines Garcia, i due poliziotti ritenuti colpevoli della “sparizione forzata” di Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, due dei tre italiani scomparsi in Messico il 31 gennaio 2018.
Per i giudici sono pienamente colpevoli del reato contestato in concorso con altri pubblici ufficiali tra i quali il comandate della polizia locale e il suo vice.
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I due poliziotti sono stati anche interdetti dai pubblici uffici. La decisione giunge a distanza di una settimana dal riconoscimento di colpevolezza pronunciato lo scorso 3 aprile.
Nessuna notizia di Linda Guadalupe Arroyo, la poliziotta imputata fuggita durante la scorsa udienza, in occasione di una pausa. Gli inquirenti Sonia Alvarez Cisneros, Jaime Navarro Hernandez, Jorge Vejar Villa e Manuel Alejandro Gutierrez Banuelos della Fiscalia, la magistratura inquirente messicana, hanno chiesto al giudice di condannare i due agenti a 60 anni di carcere, a un risarcimento di un milione di peso e all’interdizione dei pubblici uffici. La difesa degli imputati invece ha chiesto pene più lievi per gli agenti che, è stato sottolineato, non facevano altro che eseguire ordini superiori.
I pm hanno sottolineato, durante la requisitoria, che la richiesta della pena massima è motivata dal fatto che gli agenti era pienamente consapevoli del crimine che stavano commettendo.
Per la Fiscalia, inoltre, Antonio e Vincenzo, così come anche Raffaele Russo (difesi dall’avvocato Claudio Falleti), di cui si persero le tracce diverse ore prima del figlio e del nipote, sono tuttora classificati come “desaparecidos” e per questo motivo le ricerche continueranno. Dopo la requisitoria ha preso la parola Francesco Russo (in video collegamento da Napoli, insieme con l’avvocato Luigi Ferrandino), il quale ha pregato gli inquirenti di chiedere un ultima volta agli agenti condannati di dire, qualora lo sapessero, dove si trovano Raffaele e Antonio Russo e Vincenzo Cimmino. MONDO
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Moby Prince, 30 anni fa una tragedia rimasta mistero. Mattarella: inderogabile impegno a fare luce
Parenti delle 140 vittime, “il Parlamento indaghi ancora”
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FIRENZE
10 aprile 2021
08:45
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Era una limpida sera di primavera quella di 30 anni fa, il 10 aprile 1991, quando nella rada livornese, alle 22.25, il traghetto Moby Prince della Navarma entrò in collisione con l’Agip Abruzzo, petroliera della Snam, a 2,7 miglia dalla costa. Fu l’inferno: morirono in 140 tra passeggeri e equipaggio del Moby.
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Si salvò solo Alessio Bertrand, mozzo del traghetto che partito alle 22 era diretto a Olbia. Tutti salvi sulla nave Agip. E’ stata la più grande tragedia della marineria italiana, finora senza colpevoli e con tanti misteri.
“Sulle responsabilità dell’incidente e sulle circostanze che l’hanno determinato è inderogabile ogni impegno diretto a far intera luce. L’impegno che negli anni ha distinto le associazioni dei familiari rappresenta un valore civico e concorre a perseguire un bene comune”. Lo dichiara il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricordando il trentesimo anniversario del disastro della Moby Prince.
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La prua del Moby penetrò la cisterna numero 7 della petroliera: il greggio si riversò sul traghetto che si trasformò in un’immensa torcia con l’innesco delle fiamme, provocato forse dall’attrito delle lamiere. Varie le ipotesi sul perchè accadde: nebbia, eccesso di velocità, un’esplosione, un guasto alle apparecchiature di bordo. Anche la distrazione: si pensò che chi avrebbe dovuto vigilare stava guardando Juventus-Barcellona in tv, semifinale di Coppa Uefa. Di certo i soccorsi arrivarono in ritardo: il traghetto fu individuato solo alle 23.35. Una ‘Ustica del mare’ per i familiari delle vittime che dopo decenni di inchieste, processi e verità distorte e demolite continuano a chiedere che il Parlamento indaghi ancora per fare una volta per tutte chiarezza. Già ha lavorato una commissione parlamentare le cui conclusioni, arrivate nel 2018, hanno portato anche alla riapertura delle indagini della procura di Livorno. I familiari chiedono ora una bicamerale che possa proseguire oltre la scadenza della legislatura, “fino al raggiungimento del suo scopo”.
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La vorrebbero Luchino e Angelo Chessa, figli di Ugo, il comandante del Moby Prince morto in plancia, che guidano l’associazione 10 Aprile-Familiari vittime Moby Prince Onlus, e Nicola Rosetti, vicepresidente dell’associazione dei 140 familiari vittime Moby Prince. D’accordo con la loro richiesta Silvio Lai, che da senatore ha presieduto la prima commissione la cui relazione conclusiva ha escluso che la tragedia sia riconducibile “alla presenza della nebbia e alla condotta colposa avuta dal comando del traghetto” e ha ritenuto che l’allora inchiesta giudiziaria fu “carente e condizionata da diversi fattori esterni”, che la petroliera si trovava “in zona di divieto di ancoraggio’ e che il Moby ebbe un’alterazione nella rotta di navigazione. Quanto ai soccorsi, alcuni passeggeri – secondo la commissione – potevano essere salvati ma durante le ore cruciali “la Capitaneria di porto apparve del tutto incapace di coordinare un’azione di soccorso”.
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Ora la nuova commissione potrebbe servire per ricostruire il contesto di quella notte. Se quella precedente ebbe il tempo di sbobinare solo le conversazioni registrate sul canale di soccorso per Lai “sarebbe interessante ascoltare anche le bobine degli altri canali commerciali che registrarono conversazioni, che possono risultare utili a cercare nuovi spunti d’indagine, tra i natanti presenti in rada al momento dell’incidente”. Per Lai poi ci sono “altri aspetti da chiarire, a cominciare da quell’accordo assicurativo tra Snam e Navarma teso a chiudere qualunque ulteriore accertamento sullo stato delle due navi, ormai entrambe demolite. Un altro spunto potrebbe essere quello della ricerca di eventuali rottami sul fondale”. “Molto è stato fatto – si spiega dalle due associazioni – e grazie a quel lavoro che si interruppe per la fine della legislatura la procura di Livorno sta lavorando su reati non prescritti”.
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I familiari hanno anche fatto istanza civile contro i ministeri di Trasporti e Difesa “per inadempienze riguardo il controllo del porto di Livorno e l’assenza di soccorsi al Moby Prince” ma il tribunale fiorentino l’ha respinta “con una motivazione che non prende in considerazioni le conclusioni della commissione parlamentare, creando un corto circuito tra i poteri della Stato”.
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“Furbetti” reddito di cittadinanza, 84 denunce nel Casertano
18 segnalazioni all’Inps. Intascati illecitamente 500mila euro
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NAPOLI
10 aprile 2021
09:02
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Ottantaquattro persone residenti nel Casertano sono state denunciate dai carabinieri perché avrebbero percepito il reddito di cittadinanza senza averne titolo; altri 18 percettori sono stati invece segnalati all’Inps per la sospensione del beneficio, avendone perso diritto in quanto destinatari di misure cautelari personali o scoperti mentre prestavano attività lavorativa. In totale l’importo non dovuto percepito è di 500mila euro.
Tra le posizioni emerse figurano 5 persone appartenenti o attigue alla criminalità organizzata e 52 con precedenti per reati comuni. Tra i percettori scoperti anche persone che avevano il coniuge con redditi molto alti, e che hanno dichiarato il falso.
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Moby Prince: uno dei soccorritori, fu una notte da apocalisse
Parla uno dei due ormeggiatori che salvarono l’unico superstite
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LIVORNO
10 aprile 2021
09:43
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“Mi ricordo una nottata con il mio amico Mauro da apocalisse, ma abbiamo salvato l’unico superstite del Moby. Un visibilio di sensazioni impressionanti che non puoi dimenticare mai”.
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Comincia così il racconto di Valter Mattei, 69 anni, che insieme al collega ormeggiatore Mauro Valli la notte del 10 aprile 1991 riuscì a salvare Alessio Bertrand, mozzo del Moby Prince e unico superstite della tragedia avvenuta nella rada del porto di Livorno: il traghetto prese fuoco dopo la collisione con la petroliera Agip Abruzzo e morirono in 140 tra passeggeri ed equipaggio.
Per il trentesimo anniversario della tragedia, nella Sala Cerimonie del Comune di Livorno, il sindaco Luca Salvetti consegnerà a Mattei e Valli, una pergamena per esprimere “il più sentito ringraziamento dell’amministrazione”. “Nella tragica notte del 10 aprile 1991 – questa la motivazione -, a bordo di una piccola imbarcazione decisero prontamente di prestare soccorso alla nave in fiamme riuscendo a salvare Alessio Bertrand unico superstite della strage del Moby Prince”.
“Due navi che bruciavano in mezzo al mare – racconta Mattei, oggi in pensione – uno scenario inimmaginabile, una sensazione di impotenza, ma noi eravamo lì e siamo andati sotto bordo alla petroliera in fiamme con una barchetta di sette metri senza cabina e con il rischio, ripensandoci a mente fredda, di lasciarci la pelle. Con questo Moby Prince che ripassava sulla scena della collisione ogni 40 minuti facendo dei giri che lo riportavano in prossimità dell’Agip Abruzzo”.
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“Noi eravamo in contatto con il comandante della petroliera – racconta ancora l’ex ormeggiatore – per cercare di mettere in salvo i membri del loro equipaggio, quando dalla mia radio ascolto la comunicazione di uno dei due o tre rimorchiatori che nel frattempo avevano raggiunto l’Agip Abruzzo: ‘Franco stai attento arriva da dritta una nave senza comando’. A quel punto abbiamo rincorso il Moby poi l’abbiamo perso nel fumo, nel vapore acqueo e nei banchi di nebbia, c’era di tutto, abbiamo sentito l’odore della nave che bruciava e così siamo riusciti a incrociarla di nuovo.
In quel momento abbiamo visto Bernard che penzolava a un angolo di poppa del Moby, dal lato destro mi pare, si è lanciato in mare e così lo abbiamo raccolto. Continuava a lamentarsi dicendo che aveva camminato sui corpi, gli ho dato il mio giubbotto, e lo abbiamo consegnato a una motovedetta della capitaneria continuando a seguire il Moby per vedere se si buttava qualcun altro, ma purtroppo non si è buttato più nessuno. Girando attorno alla nave abbiamo visto che dentro il garage c’era un vero inferno di fuoco, così come dagli oblò uscivano solo fiamme. A quel punto abbiamo deciso di provare a seguire in corrente l’eventuale traccia di altri superstiti, ma riuscimmo a recuperare solo un pezzo di scialuppa che rimorchiammo a banchina”.
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Vaccini: Eolie puntano a diventare covid free entro l’estate
Sindaco di Lipari, sono già 2.500 i vaccinati
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PALERMO
10 aprile 2021
09:44
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Le Eolie puntano a diventare covid free prima dell’estate. Il sindaco di Lipari Marco Giorgianni ha riferito che sono già 2500 i vaccinati.
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1800 per la prima dose e 700 per il richiamo. I positivi sono scesi a 16 con un solo ricoverato a Messina.
Nel contempo è stata definita la campagna vaccinale in tutte le isole minori come previsto dal governo. “Grazie all’intesa tra l’Assessorato Regionale alla Salute e l’Asp di Messina e con il supporto del Comune di Lipari – dice Giorgianni – prende avvio nel nostro territorio la campagna vaccinale anti Covid -19 per gli abitanti delle isole minori. A partire da lunedì 12 aprile e sino a giovedì 22 aprile sarà possibile effettuare la prenotazione per ricevere il vaccino, registrandosi sul sito istituzionale del Comune di Lipari http://www.comunelipari.gov.it nella sezione dell’home page “Prenotazioni Anti-Covid”: qui si compilerà un form con i propri dati e contatti, che sarà poi fornito dal Comune all’Asp e si riceverà subito un numero di prenotazione. Sarà la stessa Asp a contattare successivamente tutti coloro che hanno fatto richiesta per indicare il luogo, la data e l’ora della vaccinazione, seguendo l’ordine di prenotazione”.
La vaccinazione verrà effettuata in ciascuna isola del Comune (quindi anche Stromboli, Vulcan, Panarea, Filicudi e Alicudi) e non sarà dunque necessario lo spostamento obbligato a Lipari. È possibile effettuare la prenotazione per tutti i cittadini residenti a partire dai 18 anni di età, per tutti coloro che sono domiciliati presso una delle isole del Comune di Lipari a partire dai 18 anni di età e per tutti i proprietari di casa sul territorio insieme ai componenti maggiorenni del proprio nucleo familiare. La vaccinazione è operata su base volontaria e in forma gratuita e, compatibilmente con la disponibilità delle dosi necessarie da parte dell’Asp, potrà prendere avvio già entro il mese di aprile.
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Alessio Bertrand, unico sopravvissuto sulla Moby Prince: ‘Da 30 anni vivo con l’ansia’
Al Tg1, ‘dicevo ai soccorritori, recuperiamo qualcun altro’
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10 aprile 2021
09:46
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“Pure gli altri ce la dovevano fare, perché solo io? Non mi do pace su questo”. E’ quanto ha detto Alessio Bertrand, l’unico superstite della tragedia della Moby Prince intervistato dal Tg1.
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“Da trent’anni.. tutti i giorni…vivo con l’ansia, con la depressione, prendo psicofarmaci”, ha aggiunto.
Appena salvato il marinaio aveva urlato: “Restiamo qua, recuperiamo qualcun altro. Pure prima di andare nell’ambulanza al porto ero innervosito, e dicevo: aiutiamo gli altri, perché ci sono altre persone”.
Ancora oggi Bertrand non riesce a dormire più di tre ore a notte. Con il risarcimento ha comprato la casa dove vive ad Ercolano con la moglie e due figli, che mantiene con la sua pensione d’invalidità. All’epoca era un mozzo di 23 anni, imbarcato con lo zio: da allora non è mai più salito su una nave.
“Sentimmo il boato, uscimmo fuori, andavamo avanti e indietro senza sapere dove andare. Poi mi sono appeso a un corrimano, aspettando qualcuno. Poi mi sono buttato a mare, e mi hanno preso due ormeggiatori, che poi mi hanno portato sulla motovedetta della capitaneria di porto”.
A trent’anni di distanza pensa che si possa ancora arrivare ad una verità giudiziaria? “Se indagano tutti quanti sì, si può sapere la verità. Per me, per i miei amici, per mio zio”.
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Resistenza: Anpi, morta partigiana Antonietta Romano Bramo
“Richiamò ideali pace, solidarietà, mondo migliore”
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MILANO
10 aprile 2021
09:51
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E’ morta Antonietta Romano Bramo, la partigiana Fiamma: aveva 95 anni, era nata a Milano il 14 ottobre 1925. Lo ha reso noto il presidente dell’Anpi provinciale del capoluogo lombardo, Roberto Cenati.
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Antonietta Romano Brano – ricorda l’Anpi – entrò giovanissima, all’età di soli 16 anni, all’Alfa Romeo, grazie alla sua conoscenza del tedesco, e ben presto venne in contatto con una segretaria di Direzione collegata alla Resistenza. Fu quella la scintilla che determinò l’ingresso nei Gruppi di Difesa della Donna, nel Movimento dei Comunisti Cristiani e nella 111a Brigata Garibaldi Sap che agì nella zona Sempione di Milano. Il suo compito non fu solo quello di distribuire la stampa clandestina ed agire all’interno del suo luogo di lavoro, ma di tenere i collegamenti con le altre fabbriche, di consegnare medicinali ai partigiani in montagna, di spiare l’attività dei tedeschi, di incontrarsi con altre donne per convincerle ad opporsi al regime nazifascista e alle deportazioni. L’8 settembre 1945 Luigi Longo, Comandante generale delle Brigate Garibaldi, le conferì il diploma di Medaglia Garibaldina. Nella ricorrenza del settantesimo anniversario della Liberazione, ricevette il diploma di partigiana dal Ministero della Difesa. Dopo la Liberazione “costante è stata la presenza di Antonietta nelle scuole, nelle quali si è sempre recata per raccontare la sua storia, ma soprattutto per richiamare gli ideali della pace, della solidarietà, della realizzazione di un mondo migliore per i quali tante donne e uomini hanno combattuto durante la Resistenza”. Nel dicembre 2020, su proposta dell’Anpi Provinciale di Milano, alla partigiana è stato conferito l’Ambrogino d’Oro, la massima onorificenza cittadina.
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Gregoretti: udienza a Catania per discussione delle parti
Nell’aula bunker carcere di Bicocca, giornalisti ammessi in aula
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CATANIA
10 aprile 2021
09:59
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E’ cominciata a Catania con l’intervento del Procura, che ribadirà la richiesta di non luogo procedere, la ‘discussione’ dell’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona per il ritardo dello sbarco da nave Gregoretti di 131 migranti nel luglio del 2019 ad Augusta, nel Siracusano.
L’ex ministro Salvini è presente nell’aula bunker del carcere di Bicocca assistito dal suo legale, l’avvocato Giulia Bongiorno.
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Per questa udienza i giornalisti sono stati ammessi in aula. Dopo il Pm Andrea Bonomo parleranno le parti civili che confermeranno le loro richieste di rinvio a giudizio dell’ex ministro Salvini. Sono AcccoglieRete, Legambiente ed Arci, rappresentate rispettivamente dagli avvocati Corrado Giuliano, Daniela Ciancimino e Antonio Feroleto, e una famiglia di migranti che era a bordo della Gregoretti, rappresentata dall’avvocato Massimo Ferrrante. L’ultima parte della ‘discussione’ sarà riservata all’avvocato Bongiorno, che risolleciterà il non luogo a procedere nei confronti del suo assistito. L’intervento della penalista, se non ci sarà il tempo necessario al completamento della sua esposizione, potrebbe slittare alla prossima udienza, già prevista per il 23 aprile.
Confermata, al momento, la data definitiva di conclusione dell’udienza preliminare sul caso Gregoretti: il prossimo 14 maggio, quando il Gup Nunzio Sarpietro leggerà , nell’aula bunker di Bicocca a Catania, la sua decisione . Due le strade percorribili: un decreto di rinvio a giudizio, con la fissazione della prima udienza dell’eventuale processo, o una sentenza di non luogo a procedere.
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Da lunedì a scuola 6,5 mln studenti, 8 su 10
Sono il 77% degli 8,5 mln alunni, dati Tuttoscuola
CRONACA TUTTE LE NOTIZIE
10 aprile 2021
10:05
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Da lunedì 12 aprile rientrano a scuola per seguire le lezioni in presenza poco più di 6,5 milioni di alunni: il 77% degli 8,5 milioni di alunni iscritti nelle scuole statali e paritarie: quasi otto su dieci, secondo le stime di Tuttoscuola. Tra loro poco meno di 5,5 milioni bambini più piccoli della scuola dell’infanzia e alunni del primo ciclo, compresi quelli che si trovano in regioni classificate “rosse”.
In tutte le regioni, indipendentemente dal colore, accederanno ai servizi per la prima infanzia (0-3 anni) anche 356 mila bambini.
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Veneto Banca: iniziato a Treviso processo ex ad Consoli
Negato accesso all’aula, all’esterno gruppi ex correntisti
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TREVISO
10 aprile 2021
10:18
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È iniziato questa mattina a Treviso il processo nei confronti di Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato di Veneto banca, accusato di ostacolo alla vigilanza, aggiotaggio e falso in prospetto.
L’imputato è presente in aula.
Al pubblico e alla stampa è stato impedito l’accesso al Palazzo di giustizia, e non sono stati predisposti mezzi alternativi per consentire di assistere al dibattimento. All’esterno dell’edificio sono giunti alcuni componenti dei comitati degli ex correntisti della banca, tra cui il coordinamento “Don Enrico Torta”.
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Sottrae 40mila euro a fratelli disabili, indagato parroco
Nel Foggiano. Legale prete ‘soldi erano per i due parenti’
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APRICENA (FOGGIA)
10 aprile 2021
10:49
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Don Luca De Rosa, parroco della chiesa ‘Santi Martino e Lucia’ di Apricena (Foggia), è stato raggiunto nei giorni scorsi da una misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Foggia che gli impone l’obbligo di dimora nel comune di San Severo (Foggia) con l’accusa di appropriazione indebita relativa ad una somma di oltre 40mila euro che il prete avrebbe sottratto a due fratelli foggiani affetti da patologie psichiatriche.
I fatti contestati dalla Procura e dai militari della guardia di finanza che hanno svolto le indagini, riguarderebbero il periodo che va dal 2019 al 2020.
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Sono stati gli stessi fratelli a rivolgersi agli investigatori denunciando il parroco.
A quanto si apprende, il prete avrebbe prelevato la somma di denaro da un conto corrente bancario cointestato con i due fratelli. Si tratta di “soldi che – precisa l’avvocato Roberto De Rossi, difensore di don Luca – sarebbero però serviti per il sostentamento dei due parenti”.
“Per il momento – prosegue il legale – ritengo non opportuno rilasciare ulteriori dichiarazioni, preciso solo che ho avanzato, all’esito dell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto il 7 aprile scorso, una istanza di revoca della misura cautelare a cui è sottoposto il mio assistito, anche alla luce dei molti e puntuali chiarimenti che quest’ultimo ha fornito davanti al gip”.
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Covid: festa in appartamento di lusso a Milano, 14 multe
I carabinieri sono stati allertati dai vicini
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MILANO
10 aprile 2021
10:58
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Avevano preso in affitto un appartamento di lusso in piazza Santo Stefano, nel pieno centro di Milano, poco distante dall’università Statale e ieri sera hanno organizzato una festa con musica ad alto volume.
Per questo 14 studenti universitari ventenni sono stati identificati e multati dai carabinieri allertati dai vicini per gli schiamazzi.
L’appartamento era stato affittato da un 19enne e da una 18enne.
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Covid: commercianti Torino, nessun rispetto per chi lavora
Prima arancioni poi di nuovo rossi, inaccettabile balletto
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TORINO
10 aprile 2021
11:36
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“E’ sempre peggio, non c’è nessun rispetto per chi lavora”: il presidente di Confesercenti Torino, Giancarlo Banchieri, commenta così “l’incredibile balletto a danno di decine di migliaia di commercianti”, che dopo essersi sentiti dire che il Piemonte sarebbe diventato arancione, hanno scoperto che la nuova colorazione non vale per Torino e Cuneo.
“Un comportamento inaccettabile: ancora una volta commercianti e cittadini sono stati trattati in modo irrispettoso – sostiene – Si è tessuta una tela di Arlecchino: ma Arlecchino faceva il buffone e non pretendeva di governare.
Se questo è l’andazzo, aspettiamoci altri capolavori”.
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Filippo: il Papa alla Regina, rattristato da notizia
Ricorda ‘devozione’ del Principe alla sua famiglia
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CITTA DEL VATICANO
10 aprile 2021
12:27
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“Rattristato nell’apprendere della morte di suo marito, il principe Filippo, duca di Edimburgo, Sua Santità Papa Francesco porge le più sentite condoglianze a Sua Maestà e ai membri della famiglia reale, ricordando la devozione del principe Filippo al suo matrimonio e alla sua famiglia” e il suo impegno pubblico “per l’educazione e il progresso delle nuove generazioni”. E’ quanto si legge nel telegramma inviato, a nome di Papa Francesco, dal Segretario di Stato, il card.
Pietro Parolin, alla Regina Elisabetta II. Il Papa “invoca le benedizioni del Signore di consolazione e pace”.
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Covid: pentolada di protesta sotto Regione Lombardia
“Per dire a Fontana andarsene; in Lombardia è andato tutto male”
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MILANO
10 aprile 2021
12:54
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“Per dire a Fontana di andarsene.
Per dire che in Lombardia è andato tutto male” i Sentinelli, insieme ad Arci, Medicina Solidale e Casa Comune hanno organizzato una pentolada sotto palazzo Lombardia.
Ai partecipanti hanno infatti chiesto di presentarsi con pentole e padelle, coperchi e mestoli per far sentire in questo modo la loro voce. ‘Gestione inadeguata, sanità commissariata’ è uno degli striscioni che hanno portato i partecipanti alla manifestazione, che scandiscono con pentole e mestoli appunto i discorsi di chi interviene al microfono denunciando il “disastro” del sistema di prenotazione di Aria, come ha sottolineato il presidente di Arci Milano Maso Notarianni.
“Una cosa ci indigna più di tutte: 31 mila morti e non hanno mai detto una volta ‘scusa’, mai” ha aggiunto Luca Paladini chiedendo a nome dei Sentinelli che “Fontana e la sua giunta diano le dimissioni”.
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Vaccini: chiesa del Cosentino diventa centro vaccinale
L’iniziativa a San Pietro in Mendicino
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CITTA DEL VATICANO
10 aprile 2021
15:09
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“Un segno di vicinanza alle istituzioni e ai bisogni del territorio in una regione difficile come la Calabria”. Così don Enzo Gabrieli, parroco di San Pietro a Mendicino, in provincia di Cosenza, parla dell’iniziativa di predisporre la chiesa come centro vaccinale per gli anziani della zona: un vero e proprio “ospedale da campo” come desiderato da Papa Francesco.
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La chiesa è un ex convento domenicano dove è venerata la Madonna delle rose e anche una reliquia di san Giuseppe Moscati che nel 1911 si mise a disposizione delle autorità di Napoli e sfidò il colera salvando centinaia di vite. Essa è inoltre vicina al centro Caritas che con i suoi volontari, spiega il parroco, insieme a quelli dell’onlus Madonna del Rosario, hanno allestito il luogo dove, grazie alla collaborazione delle istituzioni, sono stati consegnati un defibrillatore e un frigorifero per la conservazione dei vaccini a temperatura controllata.
Gli anziani – racconta l’Osservatore Romano – si sono presentati e sono stati accolti dai volontari che li hanno aiutati a fare le procedure burocratiche prima di sottoporsi al siero somministrato dai medici dell’azienda sanitaria che ha ritenuto idoneo il luogo di culto.
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Coronavirus: da Torino a Bari continuano le proteste per le chiusure
A Napoli il settore della moda in piazza con le mutande. A manifestare anche gli agricoltori e gli operatori del settore turistico
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10 aprile 2021
18:54
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Ancora proteste in diverse città italiane per le riaperture e per i ristori ai settori in crisi per la pandemia. A Napoli flash mob dei negozianti che, mutande alla mano, chiedono di riaprire.
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In piazza commercianti anche dei settori della moda, dei gioielli e dei capi d’abbigliamento per lo sport. ‘L’intimo non trasmette il Covid mentre vestiti, scarpe e gioielli sì’, è uno degli slogan tra quanti protestano.
In diverse piazze d’Italia hanno protestato anche gli agricoltori. Da Torino a Bari l’accusa è quella di essere stati esclusi da ogni tipo di ristoro. A protestare anche gli stagionali.
In alcune località turistiche sono scesi in piazza i lavoratori del settore turistico, tra i più colpiti dalle chiusure dovute alla pandemia. “Non c’è più tempo, basta parole, chiediamo certezze nei vaccini, programmazione per la ripartenza, per poter lavorare con dignità e sicurezza”: a dirlo a viva voce oggi dal palco in piazza Tasso a Sorrento (Napoli), durante la manifestazione di protesta per lo stato di incertezza dei lavoratori della filiera del turismo, Giulia Riva in rappresentanza delle guide turistiche. Ma non solo lei ha chiesto certezze e vaccini per tutti, da chi lavora nel settore della filiera del turismo ai cittadini. “Siamo stanchi di essere ignorati, vogliamo lavorare con dignità, diritti e sicurezza”: è la richiesta espressa oggi dagli operatori e dipendenti del turismo in una manifestazione di protesta a Forio (Napoli), nell’isola di Ischia, tenutasi in contemporanea con Capri, Amalfi e Sorrento.
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Vaccini: over 80; Toscana recupera su 1/a dose, media Italia
Ancora indietro per la seconda di richiamo
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FIRENZE
10 aprile 2021
17:14
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La Regione Toscana nella settimana ha recuperato terreno sulla somministrazione della prima dose di vaccino antiCovid agli over80, raggiungendo la media italiana, tuttavia resta indietro sulla seconda dose. E’ quanto risulta alla presidenza della Regione, in base al rapporto settimanale della presidenza del Consiglio dei ministri, pubblicato oggi.
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La Toscana ha raggiunto con la prima dose di vaccino anti Covid il 68,12% della popolazione over 80, rispetto a una media italiana pari a 68,20%. Per quanto riguarda la seconda dose, invece, lo stesso report indica per la Toscana una copertura degli over 80 pari al 27,06%, risultato che resta parecchio inferiore alla media italiana che si attesta al 38,79%. Il report analizza anche l’avanzamento della campagna vaccinale su altre categorie di cittadini. Nella fascia 70-79 anni la Toscana risulta la seconda regione sulla prima dose con il 31,47% dei vaccinati contro il 19,89% della media nazionale, e sostanzialmente in linea sulla media nazionale nella somministrazione della seconda dose (Toscana 2,32%, Italia 2,48%). La Toscana, conferma il report di questa settimana, è tra le regioni che hanno completato il 100% di prima somministrazione del vaccino Covid tra gli ospiti delle Rsa (91,25% media italiana) e tra il personale del servizio sanitario (media italiana 91,63%).
“Stiamo procedendo secondo la nostra tabella di marcia – spiega il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani – e confermo le tempistiche precedentemente annunciate: entro il 25 aprile tutti gli over 80 avranno ricevuto almeno la prima dose di vaccino”.
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Ambiente: presenza eccezionale meduse in mare Trieste
Studiosa, ogni anno arrivano ma stavolta numero altissimo
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TRIESTE
10 aprile 2021
18:52
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A migliaia, le meduse hanno invaso le acque antistanti Trieste, spingendosi fino ad aree più o meno affollate, davanti a piazza Unità d’Italia, dove spesso si allenano canoisti e canottieri, e dove transitano barche a motore e a vela.
Il fenomeno si manifesta ogni anno ma stavolta il numero sembra essere davvero enorme con interi tratti di mare completamente ricoperti da un tappeto di meduse della specie Rhizostoma pulmo, vale a dire bianche con il bordo blu.
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Gli scienziati chiamano il fenomeno ‘bloom’ (e non perché Joyce e la sua Molly Bloom abbia vissuto a Trieste) e ritengono che siano tante le cause scatenanti. Una di queste senz’altro è dovuta alla sovrapesca, come afferma la ricercatrice dell’OGS (Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) Valentina Tirelli. “Meduse e pesci spesso mangiano le stesse prede, quindi togliendo i pesci togliamo un predatore e le meduse vengono ad avere a disposizione più cibo; più cibo significa più capacità di svilupparsi”.
Tirelli ci tiene a precisare che la Rhizostoma pulmo, detta polmone di mare o dama del mare “è una medusa non particolarmente pericolosa, presente nel Golfo di Trieste quasi tutto l’anno. Non è dunque una gran novità ma è eccezionale che ci siano tanti esemplari”.
Se ne andranno? E quando? “Non sappiamo dirlo, quasi sicuramente sì perché anche altri anni le abbiamo viste arrivare e poi andarsene, però dobbiamo anche ricordare che le meduse sono qui da milioni di anni, sono tra gli organismi marini più anziani del nostro pianeta. I primi fossili di meduse risalgono a circa 500 milioni di anni fa quindi loro sono nel loro ambiente – indica la scienziata – Sono organismi molto resistenti e molto ben adattati, dovremo abituarci a convivere”.
Intanto, viene segnalata a Grado (Gorizia), località balneare a pochi chilometri in linea d’aria da Trieste, la presenza di centinaia di meduse della stessa specie spiaggiate, dunque morte. Potrebbero essere state spinte dalli correnti.
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Chat Palamara: Articolo 101, voteremo per sorteggio
Lunedi’ urne aperte per eleggere un togato al Csm
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10 aprile 2021
18:53
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“Noi quattro componenti del Cdc per la lista ArticoloCentouno voteremo per una idea, per un progetto, a queste prossime elezioni suppletive per il Csm, per continuare con forza e coerenza ad indicare quelli che sono gli unici interventi strutturali che effettivamente assicureranno discontinuità rispetto ai mali della correntocrazia: voteremo dunque per sorteggio, rotazione e incompatibilità.
L’invito é anche a votare, in questa occasione, solo per sorteggio, o uno o due degli altri, così auspicando il tramonto anche dei santini e garantendo la piena parità di genere.
Null’altro che il sorteggio garantisce la assoluta imparzialità, di cui il CSM ha tanto bisogno”. Lo scrivono Maria Angioni, Giuliano Castiglia, Ida Moretti e Andrea Reale, eletti al Comitato direttivo centrale dell’Anm di Articolo 101, in merito alle elezioni del Csm previste per lunedì e martedì prossimi.
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Goldkorn, Il bambino che venne dal fiume
Mito di Mosè tra ieri e oggi, con le vignette di Sergio Staino
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10 aprile 2021
10:30
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WLODEK GOLDKORN, IL BAMBINO CHE VENNE DAL FIUME. LE AVVENTURE DI MOSE’ (Feltrinelli Editore, pp.
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112, 13 euro. Con le vignette di SERGIO STAINO). Ci sono storie che non devono mai essere dimenticate, “perché sempre ci sarà bisogno di persone coraggiose che lottano per la libertà”: è con l’obiettivo di sottolinearne l’attualità che Wlodek Goldkorn rilegge in chiave laica e avventurosa il mito di Mosè nel libro “Il bambino che venne dal fiume”, edito da Feltrinelli, in libreria dal 1 aprile. Adatto al pubblico dei più piccoli (dai 9 anni in su), il volume è impreziosito dalle intelligenti vignette di Sergio Staino che offrono un continuo riferimento ai nostri tempi, con riflessioni semplici ma profonde e mai scontate. La lettura procede secondo un doppio binario: mentre Goldkorn – mescolando le fonti bibliche alle invenzioni della sua fantasia – narra le avventure di Mosè alla guida del popolo di Israele verso la libertà, tra enormi deserti e fiumi, terribili piaghe, mari che si aprono e incontri con Dio, Staino ci parla di oggi, attraverso le figure di un bambino, di una bambina e di un gatto che riflettono sul mondo. Il coraggio di Mosè e le sue incredibili imprese vengono dunque reinterpretati alla luce del nostro difficile contemporaneo, in cui, come migliaia di anni fa, c’è ancora chi è ridotto in schiavitù, subisce soprusi e violenze, è costretto a scappare dal proprio Paese per sopravvivere o avere un’esistenza dignitosa. Il libro inizia con un Mosè bambino, trovatello, balbuziente ma dotato di carattere, che viene allevato come nipotino del faraone.
Divenuto adulto, Mosè, che fin da piccolo aveva desiderato la libertà (tanto da rischiare di essere ucciso dopo aver toccato la corona del faraone), abbandona lussi e privilegi e scappa nel deserto.
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La sua intenzione è quella di provare a liberare gli ebrei dalla tirannia e dalla schiavitù e portarli via dall’Egitto “verso una terra promessa, terra di latte e miele”.
Mosè si innamora, si sposa, ha figli, ma non esita ad abbandonare la famiglia per onorare il ruolo di guida del popolo, un ruolo che esercita sfruttando il suo innegabile carisma e i “superpoteri” di cui sembra esser stato dotato da Dio. Nel libro è proprio questo un aspetto particolarmente sottolineato, ossia la potenza delle parole e delle storie, quando queste riescono ad avere una valenza universale. Per convincerli a seguirlo e a fidarsi delle sue parole, Mosè racconta infatti agli ebrei di essere a colloquio con Dio, di aver ricevuto le tavole con scolpiti i Dieci Comandamenti e rassicura tutti sulla presenza divina in ogni suo passo verso la libertà tanto agognata. Questo è ciò che Mosè racconta, tuttavia nessuno può essere certo che tutto ciò sia realmente successo.
Ma alla fine, è così importante che la storia sia accaduta per davvero? Quello che conta in realtà, secondo Goldkorn e Staino, è l’insegnamento contenuto in ogni storia che, superando l’oblio del tempo e passando di bocca in bocca, di libro in libro, riesce ad arrivare fino a noi. Il lungo e avventuroso viaggio di Mosé ci insegna che vale la pena di ribellarsi alle ingiustizie e compiere qualche “miracolo” affinché tutti – gli “schiavi” di ieri e di oggi – abbiano il diritto di vivere una “nuova vita in un luogo meraviglioso”, senza violenze né soprusi, in pace e serenità. In fondo, scrive Goldkorn, “le storie più belle sono quelle di cui non sappiamo se sono vere o inventate. E talvolta quelle inventate diventano vere”.
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Marò: parlano le mogli di Latorre e Girone, ‘Ora verità, per noi la dignità conta’
‘Risarcimento non per responsabilità ma per sentenza politica’
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BARI
10 aprile 2021
16:50
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“Il messaggio che sta passando è che ora tutto sia finito, ma ieri è stato semplicemente applicato quanto prevedeva la sentenza del tribunale dell’Aja, che verrà poi ratificata nell’udienza del 19 aprile. Ora, però, inizierà la fase processuale in Italia che noi speriamo porti alla verità, perché per noi la dignità conta più di qualunque altra cosa: non può finire così”.
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Lo ha detto Paola Moschetti, moglie del fuciliere di Marina Massimiliano Latorre, commentando la decisione della Corte suprema indiana, pronta ad archiviare il dossier quando l’Italia avrà versato circa un milione di euro alle famiglie dei pescatori uccisi.
Latorre e il commilitone Salvatore Girone sono accusati di aver ucciso nel 2012 due pescatori indiani, al largo delle coste del Kerala, mentre erano a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie per una missione antipirateria. Dopo l’accordo sull’ammontare del risarcimento dell’Italia alle vittime, circa 1,1 milioni di euro, ieri la Corte suprema di New Delhi ha dato l’ok all’archiviazione del caso appena la somma sarà versata.
“Ora, dopo 9 anni – prosegue Paola Moschetti – si apre una nuova fase che speriamo sia breve: non possiamo perdere altri dieci anni della nostra vita per arrivare alla verità dei fatti”.
“Inoltre – conclude Moschetti – vorrei aggiungere che tutte le notizie sugli ultimi sviluppi le abbiamo apprese dalla stampa e da nessun altro”.
“Della sentenza del tribunale dell’Aja guardiamo l’elemento essenziale, ovvero la riconoscenza dell’immunità funzionale e quindi della giurisdizione italiana che consentirà ai due fucilieri di poter dimostrare la loro innocenza dinanzi al tribunale italiano”. Lo dice Vania Ardito, moglie del fuciliere di Marina Salvatore Girone. “Il compenso dovuto agli indiani – prosegue – non è un risarcimento per responsabilità dei nostri militari, ma è dovuto dalla sentenza ‘politica’ del tribunale dell’Aja per trovare un giusto compromesso per entrambi le parti. Lo preciso perché nessuna figura istituzionale lo ha mai specificato”.
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Emilio Fede ricoverato al San Raffaele. “Mi hanno investito”
L’ex direttore del Tg4: “Sono tutto ammaccato ma poteva andare molto peggio”
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MILANO
10 aprile 2021
20:00
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E’ ricoverato da alcuni giorni al San Raffaele di Milano, l’ex direttore del Tg4 che compirà 90 anni il prossimo 24 giugno. Quando si è saputo che era in gravi condizioni, è stato lui stesso a rassicurare sul suo stato di salute, spiegando di essere stato vittima di un brutto incidente ma di essere in fase di ripresa.
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“Stavo attraversando la strada e non mi sono accorto che arrivava una macchina che mi ha investito”, ha detto, aggiungendo di essere stato operato a un braccio, a una gamba e a una spalla.
“Sono stato portato in ospedale con l’ambulanza – ha proseguito -. Sono tutto ammaccato, pago una mia distrazione ma mi rallegro perché poteva andare molto peggio”. Il suo ricovero non ha dunque nulla a che fare con il Covid a cui era risultato positivo lo scorso dicembre, quando dopo un periodo in isolamento in un albergo del lungomare di Napoli, che stava per chiudere per le festività natalizie, era stato trasferito nel Covid residence della Asl 1 del capoluogo campano.
A Napoli Fede aveva scelto di stare dopo aver ottenuto dal Tribunale di sorveglianza di Milano l’affidamento in prova ai servizi sociali, per espiare i meno di quattro anni residui di pena per il caso ‘Ruby bis’ dopo aver trascorso circa un anno in detenzione domiciliare. Un affidamento che gli permetteva di uscire dalle 6 alle 22.
Lo scorso giugno era stato arrestato su via Partenope, il lungomare di Napoli, mentre cenava con la moglie Diana per festeggiare l’89/o compleanno, dopo aver evaso i domiciliari. Il gip aveva poi rilevato che il giornalista era autorizzato a lasciare il proprio domicilio per motivi di salute – a Napoli era in cura da un ortopedico per i postumi di una caduta e da un cardiologo – sottolineando che l’età e la ricorrenza del compleanno “affievolivano notevolmente il fuoco del dolo dell’evasione”.
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