“Nella versione italiana del format – prosegue – ci interessa, però, soprattutto raccontare storie belle, edificanti dei lavoratori. Quelle di chi generalmente non è sotto i riflettori né in prima linea, ma che tutti i giorni si dedica e fatica e di cui finalmente possiamo celebrare pubblicamente il valore”. Primo Boss in incognito di questa stagione sarà Claudio Papa di Dolceamaro, azienda leader nella lavorazione di confetti, cioccolato e prodotti da forno con sede a Monteroduni (IS): 70 dipendenti, uno stabilimento di 8 mila metri quadri, oltre a 1.500 ettari di mandorleti e noccioleti biologici, che esporta le sue dolcezze in trenta paesi del mondo per un fatturato annuo di 9 milioni di euro. Nel corso della puntata, Papa sarà in prima linea con i suoi collaboratori, tra confezionamento di tavolette di cioccolato, chicchi di caffè ricoperti e macarons. Max Giusti, nei panni di Josè, lavorerà invece, al prodotto di punta: i confetti.
“Girando l’Italia in queste stagioni, ho notato forti cambiamenti”, prosegue Giusti, che a Roma ha anche un suo circolo di tennis e, dice ridendo, “so già di essere un pessimo imprenditore”. “La mia prima edizione – racconta – coincideva con il primo Covid. Trovavo panico, ma anche grandissima coesione tra imprenditori e lavoratori. C’era la paura di perdere il lavoro e non portare più a casa lo stipendio, l’incognita del futuro, che accomunava tutti. Subito dopo, nella seconda ho notato una grandissima voglia di ripartire, di riguadagnare il terreno perduto. In quest’ultima, mi è piaciuto che molte storie non sono andate come pensavamo. C’è anche chi mi ha piantato in asso mentre si raccontava o chi ha riconosciuto il boss”. Nelle prossime settimane lo vedremo entrare in un’azienda del settore della pasticceria, una di borse e accessori, un’altra impegnata nella coltivazione e lavorazione di funghi e una specializzata in tapparelle e frangisole. Il momento più difficile? “E’ sempre quando cerco di farmi raccontare dai lavoratori la loro vita. Sono tutte storie di grande dignità. Ho avuto a che fare con genitori, ad esempio, che hanno avuto problemi con i figli. Io vengo dalla comicità, dalla satira, e a volte ho dovuto fare i conti con me stesso, non lo nego. Sono loro i supereroi veri, non gli Avengers, quelli che vanno avanti senza lamentarsi mai. Volevo che queste storie arrivassero al pubblico, soprattutto ai ragazzi. Mostrare che non è sempre tutto facile e diritto, ma che la vita te la devi raddrizzare tu, giorno per giorno, anche quando parte storta. Anche se non ci riesci al 100%”.