“Quei 5 anni – scrive su Facebook – saranno ulteriormente ridimensionati. Lo sappiamo e non ci facciamo strane o vane illusioni, ma un passo è stato compiuto e questo non ce lo porta via nessuno”.
Lo scorso luglio Spiegel ha riportato la notizia di un manager tedesco di Thyssenkrupp – “condannato in Italia per un incendio con sette morti” – che ha visto fallire a fine maggio il proprio ricorso presso la Corte costituzionale federale tedesca per evitare di scontare la propria pena per “omicidio colposo e incendio doloso colposo”.
Dell’accusato Spiegel non ha citato il nome, probabilmente per una ricorrente linea tedesca sulla privacy. Il manager è stato giudicato colpevole in un processo in Italia nel 2016 e il tribunale gli aveva inflitto una pena di nove anni e otto mesi di carcere.
Il tribunale regionale di Essen ha poi commutato il verdetto di colpevolezza in una condanna a cinque anni di carcere in Germania, pena massima tedesca per questo reato. Dopo il tentativo di ricorso del condannato, la Corte costituzionale tedesca ha stabilito a maggio che il ricorso non fosse accettabile contro le modalità del processo in Italia e che, inoltre, la colpevolezza del manager sia evidente.
Da quel momento, il passaggio successivo è diventata l’apertura delle porte del carcere.
La madre di un operaio: Espenhann sconterà pena in semilibertà
“Ci è arrivata la notizia che anche Espenhann è finalmente in carcere ma sconterà la pena in semilibertà, andando solo a dormire in carcere. Non siamo contenti. Mettiamo la parola fine a questa sentenza che non ci soddisfa per niente”. A parlare è Rosina Platì, madre di Giuseppe Demasi, uno dei sette operai morti nel rogo della ThyssenKrupp del 2007, a proposito dell’ingresso in carcere di uno dei due manager tedeschi condannati per l’incidente. “Non siamo contenti – ribadisce -. In confronto a quello che volevamo, anzi che meritavano, non è nulla. Quello che mi dà ancora più fastidio è che questo poco lo abbiamo raggiunto noi, con tutte le lotte che abbiamo fatto. Se qualcuno ci avesse aiutati – conclude – magari saremmo riusciti a ottenere qualcosa di più”.
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