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Thyssen: Boccuzzi, 'Espenhahn è in carcere, non è vendetta'

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Ultimo aggiornamento 17 Agosto, 2023, 14:44:34 di Maurizio Barra

“Dopo 5726 giorni il signor Harald Espenhahn dopo tanto correre, scappare dalla giustizia ha varcato la soglia del carcere. Non è un risarcimento, non è vendetta. E’ solamente l’unico epilogo che si sarebbe già dovuto compiere da tempo e che è stato solo rimandato”. Così Antonio Boccuzzi, l’operaio della Thyssenkrupp di Torino scampato all’incendio del 2007 che uccise sette suoi colleghi, poi diventato parlamentare del Pd, commenta notizie provenienti dalla Germania secondo le quali l’allora amministratore delegato dell’azienda nei giorni scorsi ha cominciato a scontare la parte detentiva della condanna inflitta in Italia.
“Quei 5 anni – scrive su Facebook – saranno ulteriormente ridimensionati. Lo sappiamo e non ci facciamo strane o vane illusioni, ma un passo è stato compiuto e questo non ce lo porta via nessuno”.

Lo scorso luglio Spiegel ha riportato la notizia di un manager tedesco di Thyssenkrupp – “condannato in Italia per un incendio con sette morti” – che ha visto fallire a fine maggio il proprio ricorso presso la Corte costituzionale federale tedesca per evitare di scontare la propria pena per “omicidio colposo e incendio doloso colposo”.
Dell’accusato Spiegel non ha citato il nome, probabilmente per una ricorrente linea tedesca sulla privacy. Il manager è stato giudicato colpevole in un processo in Italia nel 2016 e il tribunale gli aveva inflitto una pena di nove anni e otto mesi di carcere.
Il tribunale regionale di Essen ha poi commutato il verdetto di colpevolezza in una condanna a cinque anni di carcere in Germania, pena massima tedesca per questo reato. Dopo il tentativo di ricorso del condannato, la Corte costituzionale tedesca ha stabilito a maggio che il ricorso non fosse accettabile contro le modalità del processo in Italia e che, inoltre, la colpevolezza del manager sia evidente.
Da quel momento, il passaggio successivo è diventata l’apertura delle porte del carcere.
   

La madre di un operaio: Espenhann sconterà pena in semilibertà

“Ci è arrivata la notizia che anche Espenhann è finalmente in carcere ma sconterà la pena in semilibertà, andando solo a dormire in carcere. Non siamo contenti. Mettiamo la parola fine a questa sentenza che non ci soddisfa per niente”. A parlare è Rosina Platì, madre di Giuseppe Demasi, uno dei sette operai morti nel rogo della ThyssenKrupp del 2007, a proposito dell’ingresso in carcere di uno dei due manager tedeschi condannati per l’incidente. “Non siamo contenti – ribadisce -. In confronto a quello che volevamo, anzi che meritavano, non è nulla. Quello che mi dà ancora più fastidio è che questo poco lo abbiamo raggiunto noi, con tutte le lotte che abbiamo fatto. Se qualcuno ci avesse aiutati – conclude – magari saremmo riusciti a ottenere qualcosa di più”.

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