Raccontano che Nikola si sia sentito di nuovo a casa, nel suo ambiente naturale. Su di giri per la convocazione, tra l’altro sulle ali anche del ritorno al gol in campionato, sabato scorso a Udine. Il terzo della sua stagione, due mesi dopo quel sigillo col Napoli in casa, cinque mesi dopo il primo: al Sassuolo. Tre gol e tre vittorie. Più due assist confezionati nel successo sull’Atalanta, a inizio dicembre. Quando Vlasic gira, quando è in giornata, la produzione di trame offensive e di reti decolla, globalmente: aspetto acclarato, non ristretto solo alle partite citate. Così, ai compagni che gli han chiesto come scorresse la sua vita a Torino con Juric, spalatino come lui, Nikola ha diffuso buone indicazioni e un cumulo di prospettive. Grossomodo, sintetizzando: «Giochiamo bene, con Ivan poi il rapporto è sempre ottimo. Da trequartista mi sento libero di inventare. Mi ha fatto migliorare tanto, lui dice che sono diventato più bravo anche nella fase difensiva, nel recupero dei palloni. Dobbiamo farci tutto un mazzo così con lui, correre e ancora correre… sempre… in allenamento e in partita… Lo sapete come è fatto Juric, non puoi mai mollare un attimo…». Che fosse tornato a segnare lo sapevano tutti, naturalmente: un compagno, per stuzzicarlo, gli ha anche detto che il vero Vlasic dovrebbe sfornare più gol e assist, viste le sue qualità… «Hai ragione!», ha ribattuto lui per prenderlo in contropiede. «Sono contento di essere tornato al gol, ma ora spero di segnarne altri nelle prossime partite. Anche perché per noi è fondamentale continuare a vincere, vogliamo rimontare in classifica. Come squadra stiamo crescendo, ce la stiamo mettendo tutta. Alla fine vorremmo raggiungere una qualificazione in Europa, per noi è un traguardo, un obiettivo, ma anche un sogno. Ma dobbiamo disputare un grande finale di stagione, io per primo. E poi dovremo disputare uno splendido Europeo, noi croati». Confidenza per confidenza, un altro compagno in nazionale che gioca all’estero, non da noi in Italia, e che in passato aveva ricevuto sondaggi in ottica granata, non ha perso l’occasione per farsi raccontare qualcosa di nuovo. «Guarda, io a Torino continuo a stare benissimo. Anche mia moglie ama la città, l’ambiente è ottimo, la società è sana e i tifosi sono sempre molto gentili e affettuosi con me quando mi incontrano per strada. Lo sai, ho voluto a tutti i costi il Toro e sono sempre più contento, ormai non penso neanche più ai soldi che ho rinunciato lasciando il West Ham, è stata la scelta giusta. Il Torino sta un po’ diventando la mia seconda patria, lì sono rinato». A 26 anni ha davanti a sé, potenzialmente, l’età migliore della carriera, la maturità piena. Intanto: una cartolina spedita da Zagabria, con il cielo sereno tra le guglie della cattedrale e sopra la funicolare più corta del mondo. O quasi.
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