Le sculture di Serra hanno dimensioni di antichi templi o siti sacri e l’imperscrutabilità di monumenti come Stonehenge. Sono spesso inserite nel contesto urbano, come gli straordinari interventi a Place de la Concorde a Parigi o a Brookside a Londra. Nel 2003 Serra realizzò “Naples” per piazza del Plebiscito a Napoli, una spirale in fogli d’acciaio oggi conservata al Museo Guggenheim di Bilbao. Nello stesso museo è conservata l’opera “La materia del tempo”, che occupa l’atrio principale, realizzata con 1.034 tonnellate di acciaio ossidato.
Nato a San Francisco il 2 novembre 1939, conclusi gli studi all’Università di Santa Barbara, Serra frequentò l’Università di Yale, dove, in contatto in particolare con il pittore Josef Albers, s’interessò alle ricerche sulle interazioni cromatiche. Dal 1964 al 1966 visse prevalentemente tra Parigi e Roma accostandosi alle contemporanee esperienze della Pop Art e dell’Arte Povera. Nel 1966 presentò le sue opere (serie di gabbie contenenti animali vivi e impagliati) in una prima mostra personale allestita dalla galleria romana ”La Salita”. Tra il 1967 e il 1969, stabilitosi definitivamente a New York, lavorò con Robert Smithson, Robert Morris e con altri esponenti del West Coast Antiform Group, svolgendo le tappe più significative della sua ricerca gradualmente orientata a un maggior rigore formale. Oltre ai filmati, elaborò opere dirette a indagare le potenzialità espressive offerte dalla materia e le tensioni latenti di materiali eterogenei: opere in gomma, fibra di vetro, neon, legno, piombo, acciaio e pietra.
Esponente di rilievo del Minimalismo, negli anni Settanta, oltre alla serie dei disegni di grande formato, a pastello o a carboncino, nelle quali vengono riproposte le monolitiche forme delle sue sculture (Heir, 1973, New York, Museum of Modern Art), propose nuove serie di opere destinate all’aperto che attestano un diverso orientamento della sua ricerca. Volgendosi all’analisi delle possibili interazioni tra spazio e volume, l’artista espande il progetto creativo all’ambito architettonico e paesaggistico nel tentativo d’instaurare un rapporto, talvolta di violento contrasto, tra l’opera d’arte e l’ambiente. Archi e strutture primarie di dimensioni monumentali, generalmente in piombo o in acciaio, rielaborate in numerose varianti, ciascuna progettata per una precisa collocazione ambientale, caratterizzano anche la produzione successiva che tuttavia si differenzia dalle soluzioni precedenti per la moltiplicazione dell’opera in due o più elementi identici, spazialmente tra loro contrapposti.
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