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In Italia il vaccino contro il morbillo è arrivato alla fine degli Anni Settata, poi è diventato obbligatorio. «Ma negli ultimi anni la copertura vaccinale è diminuita – ancora Bassetti – Eravamo arrivati a circa il 95% dei bambini, ma ora si è scesi di vari punti percentuali». E sono punti che pesano parecchio, perchè il fattore R con 0 del morbillo è alto, tra 16 e 18: questo vuol dire che per ogni persona infetta, altre 16 o 18 vengono contagiate (basti pensare che il Covid, alla sua massima diffusione, aveva un fattore R con 0 pari a 5, cioè per ogni persona infetta al massimo altre 5 venivano contagiate).
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Il problema per chi si contagia sono le complicazioni: «Nei bambini spesso è senza complicanze. Ma negli adulti, nei fragili o negli immunodepressi, può averne. Tra il 25% e il 30% dei contagiati si registrano complicanze – spiega l’infettivologo – come epatite, encefalite, polmonite. E ovviamente si finisce in ospedale. Il problema è che se i contagi crescono sempre di più, aumenteranno in corrispondenza sempre di più anche le persone ricoverate con problemi. E con un sistema sanitario già fragile non so se ci possiamo permettere centinaia di casi». Il vaccino è l’unica arma: «Quando si parla di salute pubblica, non si può interloquire con i desiderata del singolo che magari non si vuole vaccinare. Il problema non è tanto la gente, quanto i medici miei colleghi che fanno i santoni. Per il morbillo in particolare successe vari anni fa in Usa: ci fu un medico, poi radiato, che diffuse dati falsi e si parlava di una correlazione tra vaccini e autismo. Assurdo».
Non c’è una categoria più a rischio. Ma la situazione per Bassetti andrà peggiorando: «Tra due mesi finisce la scuola. Le persone andranno in giro, in ferie, anche fuori dall’Italia. E si avranno molti focolai di importazione, che colpiranno una popolazione più suscettibile».
Cosa può fare il singolo? «Se non si è stati vaccinati o non si ha fatta la malattia, o si hanno dubbi in merito, basta chiedere al proprio medico curante la prescrizione per l’esame del sangue che attesta se si è immuni. Poi, se non lo si è, ci si potrà vaccinare. Tra l’altro, con due dosi, o se si è fatta la malattia, l’immunità è perenne». La fascia di età che preoccupa di più Bassetti «è quella delle persone nate dall’85 in poi, che non si sono vaccinate e che non hanno avuto la malattia perché in quegli anni il virus circolava pochissimo», oltre ovviamente ai soggetti più fragili.
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