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Gaza, ok Israele a import pneumatici
Concesse facilitazioni dopo la sospensione delle manifestazioni
30 dicembre 2019 09:45
In seguito alla sospensione da parte di Hamas delle manifestazioni settimanali al confine di Gaza, Israele ha approvato ieri alcune facilitazioni a beneficio della popolazione della Striscia. Fra queste, la rimozione del divieto di importazione a Gaza di pneumatici, che spesso erano stati dati alle fiamme dai dimostranti palestinesi quando si ammassavano al confine.
Israele, aggiungono i media, ha anche autorizzato l’ingresso a Gaza di autobus, di battelli per pescatori e di fertilizzanti.
In parallelo ha approvato la esportazione di fragole dalla Striscia. In Israele resta invece ancora in esame la opportunità di autorizzare l’ingresso di manovali di Gaza. Le facilitazioni approvate finora rientrano nel contesto degli sforzi, mediati dall’Egitto, di dar forma ad un accordo limitato fra Hamas ed Israele – esaminato ieri dal governo israeliano – per riportare la calma nella zona.
Australia: allerta incendi, un morto100mila evacuati da Melbourne, altri 30.000 da East Gippsland
30 dicembre 201912:00
– Un pompiere volontario è morto e altri due sono rimasti feriti nello Stato australiano del Nuovo Galles del Sud mentre cercavano di domare uno dei numerosi incendi che in queste settimane stanno devastando il Paese.
In tutti gli Stati dell’Australia, riporta la Bbc, le temperature massime hanno superato i 40 gradi centigradi, ma la situazione peggiore si registra nello Stato di Victoria e in particolare a Melbourne, dove sono state evacuate circa 100.000 persone dai quartieri periferici della città. Altre 30.000 persone sono state evacuate da East Gippsland, una regione nello Stato di Victoria molto frequentata da turisti.
Da settembre scorso le fiamme hanno ucciso dieci persone, tra cui due pompieri volontari.
Russia, sventato attacco dell’IsisAttentato a San Pietroburgo evitato con l’aiuto di Washington
30 dicembre 201912:18
– Uno dei due arrestati con l’accusa di avere pianificato un attentato a San Pietroburgo da mettere in atto durante le feste di fine anno aveva giurato fedeltà allo Stato islamico. Lo hanno rivelato oggi i servizi di sicurezza russi (Fsb) confermando che il piano è stato sventato con l’aiuto di Washington.
Un video pubblicato dall’Fsb mostra l’arresto di due persone, possibilmente slave, e la perquisizione del loro appartamento, dove sono visibili munizioni, armi da taglio, fili elettrici e vestiti neri. I servizi russi hanno affermato in una dichiarazione che i due uomini, i cui nomi non sono stati resi noti, hanno confessato il loro intento. Sul fatto è in corso una indagine. L’ipotesi di reato è “partecipazione a un’azione terroristica”. Secondo l’FSB, i due arrestati volevano mettere in atto attacchi “in luoghi molto affollati” a San Pietroburgo, durante le celebrazioni per il nuovo anno. VAI ALLA CRONACA VAI ALLA POLITICA
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Cina, 9 anni a pastore per ‘sovversione’
Wang Yi, della Early Rain Covenant Church
30 dicembre 201911:11
Il leader di una Chiesa protestante non ufficiale, il pastore Wang Yi, è stato condannato a nove anni di reclusione per “incitamento alla sovversione del potere dello Stato”: lo ha reso noto il tribunale di Chengdu (sudovest) sul suo sito internet.
Il pastore, la cui Chiesa – la Early Rain Covenant Church – era stata presa di mira dal governo l’anno scorso, è stato inoltre riconosciuto colpevole di “operazione commerciale illegale”.
Wang era stato arrestato nel dicembre del 2018 in un’operazione di polizia nel corso della quale scomparsero decine di membri della sua Chiesta, definita “clandestina” dalle autorità.
La Early Rain Covenant Church è tra le principali Chiese “clandestine” attive in Cina che il governo ha chiuso nel 2018 nell’ambito di un giro di vite sulla religione che ha colpito soprattutto i fedeli di Islam e Cristianesimo.
Unicef, in guerra diritti bimbi violatiUn ‘decennio letale’ con oltre 170.000 violazioni gravi dal 2010
30 dicembre 201911:19
Il 2019 conclude un ‘decennio letale’ per i bambini in zone di conflitto, con oltre 170.000 violazioni gravi verificate dal 2010, una media di oltre 45 al giorno: lo riporta uno studio dell’Unicef pubblicato oggi.
Il numero di Paesi in conflitto è il più alto dall’adozione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel 1989, sottolinea l’organizzazione, con decine di conflitti armati violenti che uccidono e causano mutilazioni ai bambini e li costringono a fuggire dalle loro case. “I conflitti nel mondo durano di più, causando maggiore spargimento di sangue e una maggiore perdita di giovani vite”, ha commentato Henrietta Fore, Direttore Generale dell’Unicef. “Gli attacchi sui bambini continuano indisturbati – ha aggiunto -, mentre le parti in conflitto violano una delle regole più basilari della guerra: la protezione dei bambini. Per ogni atto di violenza contro i bambini che finisce sulle prime pagine dei giornali e genera sdegno, ce ne sono molti di più che non vengono segnalati”.
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