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Brucia per ore montagna nel Diano, paura per un casolare abitato a San Rufo
15 Maggio 2020
12:18
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In fiamme una zona di montagna in località Palizzo a San Rufo. A causa probabilmente delle calde temperature delle ultime ore e del forte vento di scirocco – come riporta il sito web ondanews.it – il rogo, che è iniziato nel tardo pomeriggio di ieri, è andato ad alimentarsi sempre di più per la folta vegetazione. Ha finito per lambire anche un casolare abitato. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Sala Consilina, che per diverse ore sono stati impegnati nelle operazione di spegnimento dell’incendio.
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Truffa dei tamponi a Torrione: bussano al citofono e si spacciano per medici Asl
15 Maggio 2020
13:00
Sono numerose le segnalazioni già arrivate alle forze dell’ordine. Nella giornata di ieri diversi cittadini salernitani hanno denunciato – come scrive il quotidiano “Le Cronache” – la presenza di un uomo che avrebbe citofonato a diverse abitazioni, spacciandosi per un medico, autorizzato a fare delle analisi. In queste settimane si sono registrati diversi casai di truffatori che si sono fatti passare per sanitari incaricati di fare tamponi a campione sulla popolazione per scongiurare il rischio di un eventuale contagio.
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Estorsioni, lesioni personali, furti e danneggiamenti: arresti in Calabria
Arresti in Calabria: eseguite due ordinanze applicative di misure cautelari
15 Maggio 2020 12:18
I militari della compagnia Carabinieri di Corigliano Calabro, supportati da personale della CIO del 14 Battaglione Calabria e da unità cinofila dello Squadrone Eliportato “Cacciatori” di Calabria, hanno eseguito stamane, a Trebisacce e Cassano Ionio, nel Cosentino, due ordinanze applicative di misure cautelari, emesse dai Gip presso il Tribunale di Castrovillari e presso il Tribunale per i Minorenni di Catanzaro.
L’accusa è di estorsione, tentata estorsione, lesioni personali, furto in appartamento, danneggiamento seguito da incendio, incendio, resistenza a pubblico ufficiale e spaccio di sostanze stupefacenti.
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La genetica cerca risposte all’enigma Covid-19: Perché alcuni sono asintomatici e altri muoiono?
15 Maggio 2020
12:20
Ricercatori britannici studieranno i geni di migliaia di pazienti ammalati di COVID-19 per tentare di sciogliere uno dei grandi enigmi del coronavirus: perché uccide alcune persone mentre altri sono del tutto asintomatici?
I ricercatori di tutto il Regno Unito metteranno in sequenza il codice genetico delle persone che si sono ammalate gravemente di COVID-19 e confronteranno i loro genomi con quelli che invece hanno contratto lo stesso virus SARS-CoV-2 ma si sono ammalate lievemente o affatto.
La caccia ai geni specifici che potrebbero causare una predisposizione a sviluppare la malattia COVID-19 in forma grave coinvolgerà fino a 20.000 persone attualmente o precedentemente in terapia intensiva a causa della malattia e circa 15.000 persone invece con sintomi lievi.
Nonostante gli innumerevoli studi, la conoscenza di questo nuovo coronavirus rimane ancora incompleta e molti gli aspetti del tutto oscuri – primo tra tutti proprio il fatto che la malattia che sviluppa può risultare molto grave per alcuni e assolutamente lieve per altri, anche certe volte a parità di età e quadri clinici pregressi.
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“Riteniamo che studiando il genoma dei pazienti riusciremo a trovare indizi che ci aiuteranno a capire come la malattia riesca ad uccidere le persone”, ha detto a Reuters Kenneth Baillie, un medico di terapia intensiva che sta conducendo lo studio all’Università di Edimburgo.
Il Ministro della Sanità Matt Hancock ha invitato i cittadini a iscriversi al programma. “Se vi verrà chiesto di iscrivervi alla sperimentazione genomica promossa da ‘Genomics England’, allora per favore fatelo, perché in questo modo potremo capire i legami genetici. Fa tutto parte della costruzione di un quadro scientifico di questo virus “.
Confrontare interi genomi tuttavia può essere molto complesso. Sono circa 3 miliardi le coppie di basi di DNA in un organismo umano, e milioni le differenze tra due persone. Quindi serviranno grandi campioni e grandi quantità di dati da confrontare.
“Non sappiamo a livello meccanicistico, a livello di molecole e cellule, quali siano gli eventi che provocano la morte di certi pazienti a causa di di questa malattia”, ha detto Baillie.
Baillie lavorerà con le unità di terapia intensiva in tutto il Regno Unito, la Genomics England e un consorzio di ricerca sulla genetica globale noto come Genetica della suscettibilità e della mortalità in terapia intensiva, o GenOMICC.
“Leggendo l’intero genoma potremmo essere in grado di identificare le variazioni che incidono sulla risposta a Covid-19 e scoprire nuove terapie che potrebbero ridurre i danni, salvare vite umane e persino prevenire futuri focolai”, ha affermato Mark Caulfield, capo scienziato di Genomics England.
Alcune risposte potrebbero arrivare già tra poche settimane, sperano i ricercatori, non appena saranno noti i dati provenienti dal primo campione di 2mila pazienti allo studio, ma naturalmente conclusioni dal valore scientifico potranno essere disponibili solo dopo aver analizzato campioni ben più consistenti.
“La possibilità di morire per un’infezione è fortemente codificata nei geni – molto più fortemente codificata rispetto alle possibilità di morire per malattie cardiache o cancro”, ha asserito il dottor Baillie.
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Termiti cinesi e calabrone killer giapponese: due nuove minacce dall’Asia
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14 Maggio 2020 17:43
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Dall’Oriente arrivano due nuove minacce: le termiti cinesi e il calabrone killer del Giappone.
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er ora, l’allarme è circoscritto ai due paesi ma col cambio di stagione è indispensabile stare all’erta.
Il calabrone asiatico gigante o vespa mandarinia, noto come “calabrone giapponese” e “calabrone ammazza-yak”, è il più grande del mondo.
Gli esperti avvertono che attacca gli umani e può uccidere con una sola puntura del terribile pungiglione.
Parlando con WUSA, l’entomologo Samuel Ramsey ha spiegato: “Abbiamo lanciato l’allarme per mesi.
L’insetto ha le dimensioni un pollice, un pungiglione molto lungo, la mandibola è grande, arancione, con un dente nero e permette di masticare diversi tessuti”.
Ramsey ha aggiunto che il veleno del calabrone giapponese può distruggere le cellule umane e causare dolori lancinanti.
In Giappone, ogni anno muoiono circa 50 persone. Spiega Ramesy:”E’ un numero notevole poiché la maggior parte degli insetti che pungono e con cui entriamo in contatto normalmente iniettano una quantità decisamente minore di veleno”.
I calabroni asiatici giganti vengono regolarmente confusi con i calabroni asiatici, più piccoli e per l’uomo meno pericolosi.
Un portavoce della Defra ha dichiarato al Mirror Online:”In Europa non ci sono stati avvistamenti confermati di calabroni giganti asiatici e questa specie non deve essere confusa con il più comune calabrone asiatico che tuttavia crea danni alle colonie di api da miele”.
Ma se in Europa non ci sono stati avvistamenti del calabrone giapponese, a New Orleans è presente la temibile termite di Formosa.
“Le termiti una volta l’anno commettono un errore, quando si manifestano”, ha dichiarato Joe Martin, un comproprietario del franchising Terminix di New Orleans. “E’ il momento in cui siamo in grado di individuare dove sono e forse da dove vengono”.
Martin consiglia di fare un’attenta ricerca intorno alle fondamenta della casa per scoprire i tunnel di fango che forniscono un passaggio sicuro dai nidi a terra alle pareti.
Le termiti mangiano qualsiasi struttura legnosa e se non è diagnosticata in tempo, un’infestazione può provocare danni così gravi da causare crolli di travi, di solai e il cedimento di pavimenti.
La prima colonia significativa di termiti di Formosa è comparsa ad aprile, al crepuscolo con le giuste condizioni: alta umidità e assenza di vento.
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La termite di Formosa – il nome scientifico è Coptotermes formosanus – in realtà proviene dalla Cina continentale. Ha invaso l’area di New Orleans e altre località costiere negli Stati Uniti subito dopo la seconda guerra mondiale, si è “trasferita” in casse di legno con l’equipaggiamento militare.
A differenza delle termiti che nidificano sottoterra, la termite di Formosa nidifica spesso fuori terra, sfruttando il legno umido derivante da tetti o tubi che perdono acqua.
Ma infestano anche gli alberi, in particolare le querce.
Secondo un recente studio, negli USA le termiti di Formosa si stanno espandendo, invadono le aree boschive vicine alle zone urbane infestate.
Gli scienziati sanno da anni che negli Stati Uniti la maggior parte delle nuove infestazioni di termiti di Formosa sono il risultato di persone che trasportano gli insetti.
Alla fine degli anni ’80 Forschler indicò 10 piccole infestazioni nell’area di Atlanta collegate con prove del DNA a una singola spedizione di un carico da New Orleans.
Ai ricercatori è noto che la specie volante delle termiti si espande volando verso la luce della luna. Uno dei motivi principali dell’intensità delle infestazioni urbane è che gli insetti hanno iniziato a volare verso lampioni, luci del portico e luci nelle finestre.
Nel frattempo, gli studenti della LSU stanno studiando come le termiti di Formosa percepiscano le sostanze chimiche con le loro antenne e dunque usano i segnali chimici per interagire con i compagni di nido, trovare cibo o evitare aree trattate con insetticidi.
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La ricerca si concentra su come rilevano l’ambiente, incluso quello sociale, chimicamente e su come rispondono ai loro segnali. Potrebbe essere d’aiuto a capire meglio perché la termite di Formosa è così efficace e cosa fare per tenerla sotto controllo.
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Indagine sui bandi per le mascherine. E le Rsa sotto la lente sono già trenta
Verifiche sulle gare pubbliche e gli affidamenti diretti dopo la presentazione di diversi esposti
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TORINO
SABATO 16 MAGGIO, 2:08
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C’è chi soffre e chi si frega le mani. I morti nelle Rsa per cui i pm hanno già aperto una trentina di fascicoli, quelli che per colpa del Covid hanno perso tutto e gli altri per cui l’emergenza (come ogni emergenza) rappresenta una miniera d’oro in cui tuffarsi e pescare a piene mani. Accade ogni volta che c’è un terremoto, figurarsi con un virus che ha capovolto il mondo intero. E se è normale che in nome della rapidità di azione si allarghino le maglie di quelle che fino al giorno prima erano state ferree norme, è altrettanto vero che non tutto possa essere concesso. Così, non deve stupire che dopo aver acceso i riflettori sulle stragi nelle Rsa, sui tamponi e sui dispositivi di protezione, la nostra Procura abbia deciso di occuparsi delle gare attraverso cui questi ultimi sono stati procurati.
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Gare pubbliche, ma anche affidamenti diretti che in una situazione come questa da eccezione sono diventati regola. Con qualcuno che ha sentito puzza di bruciato e si è rivolto alla magistratura affinché verifichi certi sospetti. Sono gli esposti, così come è stato per i fascicoli aperti sui morti delle Rsa, a mettere in moto i pm del pool Covid.
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A Napoli l’hub dei documenti falsi per immigrati e terroristi: 8 arresti
Tra gli indagati un algerino sospettato di aver favorito il noto Anis Amri, autore della strage di Berlino del 2016
15 MAGGIO 2020
13:00
Documenti falsi per favorire l’immigrazione clandestina e aiutare terroristi. Coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, la Sezione Antiterrorismo della Digos di Roma sta eseguendo dalle prime ore della mattina 8 ordinanze di custodia e 20 perquisizioni a carico di 19 indagati coinvolti in una filiera transnazionale dedita alla produzione di documenti falsi destinati a Paesi esteri sia dell’Area Schengen che extra Schengen, al fine di favorire l’immigrazione clandestina. Coinvolte le province di Napoli, Caserta e Benevento.
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Tra gli indagati un algerino sospettato di aver favorito il noto Anis Amri, autore della strage di Berlino del 2016. L’odierna operazione di polizia è coordinata anche a livello internazionale dal Servizio per il Contrasto dell’Estremismo e del Terrorismo Esterno, presso il quale è stata istituita un’apposita cabina di regia con la partecipazione dell’ECTC (European Counter Terrorism Centre) di Europol, che sta guidando analoghe attività operative in diversi Stati europei. In campo con gli agenti romani anche le Digos di Napoli, Caserta e Benevento, nonché la Polizia Scientifica ed il Reparto prevenzione crimine, che stanno concorrendo alle operazioni.
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Genova, ambulanza si ribalta dopo lo scontro con un’auto: morta la donna che era a bordo
15 Maggio 2020
13:01
Grave incidente stradale nella serata di giovedì a Genova nel quartiere di Marassi, tra corso Sardegna e corso De Stefanis. Nello scontro che ha coinvolto un’auto e un’ambulanza, il mezzo di soccorso si è ribaltato e la persona a bordo ha perso la vita. Si tratta di una anziana donna, già in gravi condizioni. Sul posto la polizia locale per chiarire la dinamica.
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Drammatico incidente nella serata di ieri, giovedì 14 maggio, nel quartiere di Marassi a Genova, nella zona tra corso Sardegna e corso De Stefanis. Intorno alle 20 un’ambulanza si è scontrata con un’automobile per poi ribaltarsi a causa della collisione con il mezzo. La donna a bordo del mezzo di soccorso è morta. Si tratta di un’anziana di novantatré anni, pare già in gravi condizioni, che stava per essere trasportata in codice rosso in ospedale. Sono rimasti feriti lievemente anche i due soccorritori a bordo dell’ambulanza e i due occupanti dell’altra auto coinvolta nell’incidente. Sotto choc la persona alla guida della vettura. Tutti sono stati trasportati in codice giallo in due diversi ospedali cittadini. Sul luogo dell’incidente è intervenuta la sezione infortunistica della Polizia locale che ha avviato le indagini sulla dinamica dell’accaduto. Secondo una prima ricostruzione, l’ambulanza arrivava da corso De Stefanis ed era diretta al policlinico San Martino, l’auto invece arrivava da via Monticelli. Saranno i rilievi da parte della sezione infortunistica e l’analisi delle telecamere che sorvegliano l’incrocio a chiarire eventuali responsabilità.
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Polizia locale, vigili del fuoco e ambulanze sul posto – Sul luogo dello schianto sono intervenuti anche i vigili del fuoco che si sono occupati dei mezzi incidentati: tra i pompieri è arrivato sul posto anche il figlio della donna che ha perso la vita. Intervenute inoltre due ambulanze della Croce Rossa e San Gottardo, per trasportare un uomo e una donna in codice giallo all’ospedale San Martino e un uomo al Galliera. Sarà l’indagine successiva e il medico di turno a stabilire se la causa del decesso dell’anziana signora trasportata in ambulanza sia dovuto a cause naturali o all’incidente.
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Maltempo a Milano, esondato il Seveso
Strade allagate nel quartiere Niguarda dopo i violenti temporali nella notte. Blackout di qualche ora nella zona
15 Maggio 2020
12:19
Grave incidente stradale nella serata di giovedì a Genova nel quartiere di Marassi, tra corso Sardegna e corso De Stefanis. Nello scontro che ha coinvolto un’auto e un’ambulanza, il mezzo di soccorso si è ribaltato e la persona a bordo ha perso la vita. Si tratta di una anziana donna, già in gravi condizioni. Sul posto la polizia locale per chiarire la dinamica.
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Drammatico incidente nella serata di ieri, giovedì 14 maggio, nel quartiere di Marassi a Genova, nella zona tra corso Sardegna e corso De Stefanis. Intorno alle 20 un’ambulanza si è scontrata con un’automobile per poi ribaltarsi a causa della collisione con il mezzo. La donna a bordo del mezzo di soccorso è morta. Si tratta di un’anziana di novantatré anni, pare già in gravi condizioni, che stava per essere trasportata in codice rosso in ospedale. Sono rimasti feriti lievemente anche i due soccorritori a bordo dell’ambulanza e i due occupanti dell’altra auto coinvolta nell’incidente. Sotto choc la persona alla guida della vettura. Tutti sono stati trasportati in codice giallo in due diversi ospedali cittadini. Sul luogo dell’incidente è intervenuta la sezione infortunistica della Polizia locale che ha avviato le indagini sulla dinamica dell’accaduto. Secondo una prima ricostruzione, l’ambulanza arrivava da corso De Stefanis ed era diretta al policlinico San Martino, l’auto invece arrivava da via Monticelli. Saranno i rilievi da parte della sezione infortunistica e l’analisi delle telecamere che sorvegliano l’incrocio a chiarire eventuali responsabilità.
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Polizia locale, vigili del fuoco e ambulanze sul posto – Sul luogo dello schianto sono intervenuti anche i vigili del fuoco che si sono occupati dei mezzi incidentati: tra i pompieri è arrivato sul posto anche il figlio della donna che ha perso la vita. Intervenute inoltre due ambulanze della Croce Rossa e San Gottardo, per trasportare un uomo e una donna in codice giallo all’ospedale San Martino e un uomo al Galliera. Sarà l’indagine successiva e il medico di turno a stabilire se la causa del decesso dell’anziana signora trasportata in ambulanza sia dovuto a cause naturali o all’incidente.
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Maltempo a Milano, esondato il Seveso
Strade allagate nel quartiere Niguarda dopo i violenti temporali nella notte. Blackout di qualche ora nella zona
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MILANO. Nella notte c’è stata una maxi esondazione del Seveso a Milano e a pagarne le conseguenze è stato il quartiere di Niguarda, in zona 9, che tra le 2 e le 6 della mattina si è letteralmente trovato sott’acqua. Sui social molti cittadini della zona – che si estende fino a viale Zara – hanno detto che è mancata l’elettricità e molte strade e cantine si sono allagate. In via Valfurva i tombini sono letteralmente scoppiati. Per il consigliere di Municipio 9 Stefano Indovino «è una situazione sfiancante, mentre chi di dovere non si occupa della pulizie delle acque: penso a tutta la fatica fatta per ottenere finanziamenti per 114 milioni di euro e progetti definitivi impantanati in una burocrazia utilizzata da alcuni Comuni e gruppi per costringere noi a continuare a vivere questa situazione sfiancante».
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L’assessore alla Mobilità e ai Lavori Pubblici del Comune di Milano Marco Granelli alle 7.50 ha pubblicato un post su Facebook in cui ha detto che «l’esondazione del Seveso è ora rientrata, è durata quasi cinque ore. Ora iniziano le operazioni di pulizia per riaprire le strade. Chiuso il sottopasso Negrotto mentre gli altri in città sono funzionanti. Rubicone è stato chiuso solo poco nella notte. In corso l’evacuazione delle comunità del Parco Lambro per prudenza visto che il Lambro continua a salire e nel Parco incomincia ad allagare i prati».
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Rocco Tanica bloccato nel sottopasso allagato dal Seveso: lo sfogo su Instagram
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Dopo la mezzanotte Granelli aveva invece scritto che quello era il momento «più critico, con l’ultima fase forte del temporale che da un’ora circa sta facendo piovere su Milano e sui bacini di Seveso e Lambro, comportando una salita dei livelli del Seveso nel quartiere di Niguarda, proprio nel momento in cui ci attendiamo l’arrivo dell’onda di piena da nord, fortunatamente deviata in parte considerevole dal canale scolmatore di Palazzolo potenziato con i recenti lavori degli ultimi anni». E aveva annunciato che «sono uscite le squadre di MM servizio idrico, monitoriamo i valori con grande attenzione per far scattare l’apertura dei chiusini appena si rendesse necessario per l’approssimarsi del rischio esondazione.
Maltempo a Milano, oltre 100 gli interventi dei vigili fuoco
Maltempo a Milano, oltre 100 gli interventi dei vigili fuoco
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Per quanto riguarda i sottopassi veicolari della città tutti aperti al traffico, con la situazione più preoccupante nel sottopasso di viale Rubicone sul confine tra Milano e Cormano. Questo grazie al lavoro di manutenzione straordinaria e ordinaria effettuato su tutti negli ultimi mesi da Comune e MM, e il monitoraggio sistematico che permette di prepararsi sempre al meglio in previsione di queste situazioni, con il massimo della capacità degli impianti. Un lavoro invisibile, nei giorni normali, ma che in queste occasioni, con questi forti temporali fa la differenza».
Seveso esondato, Sala: “In una notte un terzo della pioggia di tutto l’anno, servono le vasche di laminazione”.
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Ieri pomeriggio, dalle 18, il Comune aveva disposto l’attivazione del Centro Operativo Comunale (Coc) a seguito dell’allerta meteo per il rischio di temporali forti emanato dal Centro Funzionale Monitoraggio Rischi Naturali della Regione Lombardia. Come spiegato in una nota, «la messa in atto del Coc di via Drago consente di graduare l’esecuzione del piano di emergenza e contestualmente pone in allerta le pattuglie della Polizia locale e le squadre di MM. I livelli idrometrici dei fiumi Seveso e Lambro saranno costantemente monitorati».
Maltempo a Milano, diversi alberi sono caduti sulle auto in sosta.
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Brindisi, sgominata banda di rapinatori: all’alba 8 in manette
Associazione per delinquere, rapina, detenzione illegale di armi e ricettazione: queste le accuse nei confronti dei componenti del gruppo arrestati questa mattina dai carabinieri
15 Maggio 2020
14:55
BRINDISI – Sono accusati di associazione per delinquere, rapina, detenzione illegale di armi e ricettazione. Una vasta operazione anticrimine è in corso da parte dei carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni, a Ostuni e Ceglie Messapica. Otto i provvedimenti restrittivi emessi dal Gip del Tribunale di Brindisi su richiesta della locale Procura.
I particolari dell’operazione sono stati resi noti durante una videoconferenza dai carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi che hanno operato con i colleghi dello Squadrone eliportato Carabinieri “Puglia”, del 6° Nucleo elicotteri dei Carabinieri di Bari e del Nucleo cinofili della Guardia di Finanza di Brindisi.
Secondo quanto accertato, il gruppo avrebbe compiuto lo scorso 5 marzo ben tre rapine. Altri colpi già pianificati non sarebbero stati compiutoi a seguiti dei maggiori controlli del territorio predisposti per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Otto, in totale, gli arrestati, tra Ostuni e Ceglie Messapica, nell’operazione denonaminata «Cani Sciolti».
In carcere sono finiti Mariano Barnaba (38 anni), Giuseppe Santoro (28 anni) e Francesco Tanzariello (57 anni), tutti di Ostuni. Ai domiciliari, invece, i genitori di Barnaba, Francesco (60 anni) e Margherita Borsellino (57 anni), così come Oronzo Milone (28 anni) e Gennaro Cantore (49 anni), anche loro di Ostuni.
Ai domiciliari anche Rocco Suma (35 anni, di Ceglie). Due, infine, le persone denunciate a piede libero nel corso del blitz di questa mattina.
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Reggio Calabria: indagato imprenditore per frode fiscale, sequestro preventivo per 130mila euro [DETTAGLI]
Reggio Calabria: sequestro nei confronti di un imprenditore rappresentante legale di una società operante nel settore della lavorazione del legno
15 Maggio 2020 15:00
Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo, anche nella forma per equivalente, emesso dal G.I.P. del locale Tribunale su proposta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria – diretta dal Procuratore Capo, dott. Giovanni Bombardieri – nei confronti di un imprenditore di Villa San Giovanni (RC), rappresentante legale di una società operante nel settore della lavorazione del legno, per un importo pari a circa 130.000 euro.
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L’esecuzione dell’odierno provvedimento di natura reale a cura dei Finanzieri della Compagnia di Villa San Giovanni rappresenta l’epilogo di articolate e complesse investigazioni – coordinate dal Procuratore Aggiunto, dott. Gerardo Dominijanni e dirette dal Sostituto Procuratore, dott. Nicola De Caria – che hanno consentito di accertare in capo all’indagato la violazione del reato di “Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”.
L’attività d’indagine svolta, instaurata all’esito di un’attività di verifica intracomunitaria eseguita dalle Fiamme Gialle, ha permesso di ricostruire una frode fiscale organizzata dall’amministratore legale dell’impresa, il quale ha utilizzato fatture per operazioni inesistenti al fine di frodare il fisco, annotando nella contabilità e poi riportando nelle dichiarazioni annuali fatture d’acquisto apparentemente emesse dalle ditte fornitrici, ma in realtà dallo stesso prodotte, per un ammontare complessivo di oltre 327.000 euro i cui importi, indicati nelle dichiarazioni annuali presentate, hanno determinato un illecito risparmio di imposte (segnatamente I.V.A. e I.R.PE.F.) per un totale di quasi 130.000 euro.
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All’esito delle attività investigative, per tali condotte illecite, i militari hanno deferito alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria il titolare della ditta per il reato di cui all’art. 2 del D.Lgs nr. 74/2000 e, nei suoi confronti, hanno contestualmente richiesto l’applicazione di una misura reale per un importo equivalente all’imposta evasa.
Analizzato l’intero scenario delineatosi nel corso dell’indagine, concordando pienamente con il quadro prospettato dai finanzieri, anche rispetto alle esigenze cautelari, la Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha richiesto al G.I.P. a quella sede l’applicazione della misura cautelare reale del sequestro preventivo, finalizzato alla confisca anche nella forma per equivalente, successivamente emessa dal Giudice competente.
In esecuzione dell’odierna ordinanza applicativa di misura reale, i finanzieri hanno individuato e, contestualmente, sottoposto a sequestro disponibilità finanziarie liquide e beni mobili direttamente riconducibili all’indagato per la totalità dell’importo oggetto di sequestro.
Elevatissima verrà sempre mantenuta l’attenzione dei militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, affinché gravi episodi di evasione fiscale della specie siano evitati o prontamente repressi.
L’evasione fiscale produce, infatti, effetti negativi per l’economia, ostacola la normale concorrenza fra le imprese, danneggia le risorse economiche dello Stato e accresce il carico fiscale per i cittadini onesti.
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Lo rimandano in un carcere simile al precedente, ma l’emergenza non è finita
Antonino Sacco, condannato per mafia, è rientrato in carcere a seguito dell’indicazione del Dap come prevede il recentissimo decreto Bonafede
15 Maggio 2020
16:00
Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo, anche nella forma per equivalente, emesso dal G.I.P. del locale Tribunale su proposta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria – diretta dal Procuratore Capo, dott. Giovanni Bombardieri – nei confronti di un imprenditore di Villa San Giovanni (RC), rappresentante legale di una società operante nel settore della lavorazione del legno, per un importo pari a circa 130.000 euro.
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L’esecuzione dell’odierno provvedimento di natura reale a cura dei Finanzieri della Compagnia di Villa San Giovanni rappresenta l’epilogo di articolate e complesse investigazioni – coordinate dal Procuratore Aggiunto, dott. Gerardo Dominijanni e dirette dal Sostituto Procuratore, dott. Nicola De Caria – che hanno consentito di accertare in capo all’indagato la violazione del reato di “Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”.
L’attività d’indagine svolta, instaurata all’esito di un’attività di verifica intracomunitaria eseguita dalle Fiamme Gialle, ha permesso di ricostruire una frode fiscale organizzata dall’amministratore legale dell’impresa, il quale ha utilizzato fatture per operazioni inesistenti al fine di frodare il fisco, annotando nella contabilità e poi riportando nelle dichiarazioni annuali fatture d’acquisto apparentemente emesse dalle ditte fornitrici, ma in realtà dallo stesso prodotte, per un ammontare complessivo di oltre 327.000 euro i cui importi, indicati nelle dichiarazioni annuali presentate, hanno determinato un illecito risparmio di imposte (segnatamente I.V.A. e I.R.PE.F.) per un totale di quasi 130.000 euro.
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All’esito delle attività investigative, per tali condotte illecite, i militari hanno deferito alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria il titolare della ditta per il reato di cui all’art. 2 del D.Lgs nr. 74/2000 e, nei suoi confronti, hanno contestualmente richiesto l’applicazione di una misura reale per un importo equivalente all’imposta evasa.
Analizzato l’intero scenario delineatosi nel corso dell’indagine, concordando pienamente con il quadro prospettato dai finanzieri, anche rispetto alle esigenze cautelari, la Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha richiesto al G.I.P. a quella sede l’applicazione della misura cautelare reale del sequestro preventivo, finalizzato alla confisca anche nella forma per equivalente, successivamente emessa dal Giudice competente.
In esecuzione dell’odierna ordinanza applicativa di misura reale, i finanzieri hanno individuato e, contestualmente, sottoposto a sequestro disponibilità finanziarie liquide e beni mobili direttamente riconducibili all’indagato per la totalità dell’importo oggetto di sequestro.
Elevatissima verrà sempre mantenuta l’attenzione dei militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, affinché gravi episodi di evasione fiscale della specie siano evitati o prontamente repressi.
L’evasione fiscale produce, infatti, effetti negativi per l’economia, ostacola la normale concorrenza fra le imprese, danneggia le risorse economiche dello Stato e accresce il carico fiscale per i cittadini onesti.
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Lo rimandano in un carcere simile al precedente, ma l’emergenza non è finita
Antonino Sacco, condannato per mafia, è rientrato in carcere a seguito dell’indicazione del Dap come prevede il recentissimo decreto Bonafede
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Tutti in attesa della rivalutazione, da parte del giudice di Sorveglianza di Sassari Riccardo De Vito il prossimo 22 maggio, dello stato di detenzione domiciliare concesso a Pasquale Zagaria per gravi motivi di salute. Ma la notizia di questi giorni è che Antonino Sacco, condannato per mafia oltre a vari reati come l’estorsione, è rientrato in carcere perché il magistrato di Sorveglianza ha – entro 15 giorni – emesso il provvedimento a seguito dell’indicazione data dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) come prevede il recentissimo decreto Bonafede.
Prima era al carcere di San Gimignano dove c’è comunque una normalissima assistenza sanitaria, come in ogni istituto penitenziario dovrebbe avere, ora – dietro indicazione del Dap – è stato tradotto nel carcere di Livorno dove sarebbe garantita l’identica assistenza sanitaria. Parliamo di un uomo che sta scontando la sua pena dal 2011. Ufficialmente uscirà dal carcere nel 2027, ma con la liberazione anticipata potrebbe essere libero molto prima. Sacco soffre di una patologia cardiaca, una di quelle malattie considerate fatali se dovesse contrarre il Covid 19. Proprio per questo motivo, la magistratura di Sorveglianza aveva assunto il provvedimento urgente di differimento pena nella forma di detenzione domiciliare ex art. 47-ter comma 1 ter dell’Ordinamento penitenziario. Da ricordare che è una forma provvisoria, soggetta quindi a revisione, tant’è vero che è stato fissato un termine di durata dell’applicazione.
Prima di quella data – a prescindere dal nuovo decreto – è comunque possibile che il provvedimento sia revocato anticipatamente.
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Proprio sotto suggerimento dell’avvocata Giuliana Falaguerra, legale di Sacco, il magistrato aveva disposto la detenzione domiciliare non nel suo luogo di origine, ma in una località del nord. Con il nuovo decreto qualcosa pero è cambiato. Ha introdotto varie disposizioni tra le quali spicca la rivalutazione a strettissimo giro dei provvedimenti concessivi di misure domiciliari emessi «per motivi connessi all’emergenza sanitaria da Covid-19», da effettuarsi entro quindici giorni. Nei confronti di Sacco, il Dap in brevissimo tempo ha trovato un posto dove, a parer suo, potrebbe essere assistito. Lo ha scritto nero su bianco in una nota mandata al magistrato di Sorveglianza. «Ai sensi dell’articolo 2 comma 1 si comunica che – scrive il Dap – a Sacco Antonino potrebbe essere associata la casa circondariale di Livorno, sede dotata di ampia offerta specialistica e all’occorrenza delle strutture sanitarie pubbliche del città di Livorno». Questo è tutto, non è annotata nessuna valutazione da parte dell’azienda sanitaria e si usa un condizionale. «Potrebbe essere associato», è infatti un suggerimento. La magistratura di Sorveglianza l’ha accolto, tendendo anche conto che «attualmente si assiste ad una fase di relativa rimessione della diffusione dell’epidemia, con riduzione del numero dei nuovi contagi e delle infezioni». Ovviamente il riferimento è all’esterno, dove indubbiamente c’è un forte calo dei contagi. Cosa ben diversa nei penitenziari dove i focolai si possono “accendere” da un momento all’altro, come recentemente ha spiegato il garante nazionale Mauro Palma durante un convegno.
Ma il punto è un altro. A ribadirlo è l’avvocata Falaguerra, legale di Antonino Sacco: «Le due carceri, sia quello di San Gimignano dove era precedentemente recluso il mio assistito che quello di Livorno dove attualmente è stato trasferito, – spiega l’avvocata – garantiscono più o meno la stessa identica assistenza sanitaria». Ma allora perché Sacco è stato mandato in detenzione domiciliare nonostante che al carcere di San Gimignano era presente un’area sanitaria che riesce a garantire il servizio? «Infatti la questione non era, ed è, se ci sono o meno i medici, ma se c’è il rischio infezione», risponde l’avvocata. «Non c’entra quindi nulla l’aver trovato un altro luogo, tra l’altro simile, – prosegue Falaguerra –, salvo che riescano ad assicurare il distanziamento per evitare l’infezione e la sua propagazione».
Il punto, nel caso di Sacco, non è tanto il discorso sanitario visto che non presenta gravissime patologie, come ad esempio nel caso di Bonura o di Zagaria, ma è l’emergenza Covid 19 che in luoghi chiusi e dove non esiste il distanziamento sociale è tutt’altro che rientrata. La sua è una patologia che si può benissimo monitorare, ma è inevitabilmente mortale se dovesse contrarre il virus. Non è un caso che – a differenza del mondo libero – nei penitenziari si inizia a superare, con prudenza, la fase 1, prevedendo che i colloqui dei detenuti con i familiari fino al 30 giugno si svolgano ancora tramite Skype, garantendo almeno un colloquio in presenza a tutti i detenuti e con almeno un congiunto o altra persona una volta al mese.
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Tentato omicidio a Cassino, cercano di uccidere un giovane: arrestate cinque persone
15 Maggio 2020
16:12
Cinque persone sono finite in manette, arrestate per il tentato omicidio di un giovane a San Bartolomeo di Cassino in provincia di Frosinone. Hanno cercato di ucciderlo a colpi di pistola in strada nella notte di un anno fa, in via Sandro Pertini. Tre sono in carcere e due hanno l’obbligo di dimora.
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Hanno cercato di uccidere un giovane nel quartiere popolare ‘Le torri’ a San Bartolomeo frazione di Cassino in provincia di Frosinone nella notte del 26 giugno del 2019. I carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Cassino hanno arrestato cinque persone di etnia rom che dovranno rispondere dell’accusa a proprio carico di tentato omicidio. I militari hanno reso esecutiva la misura di custodia cautelare emessa dal dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale, su richiesta della Procura, al termine di complesse indagini che hanno portato all’identificazione dei responsabili. Tre degli arrestati attualmente si trovano in carcere, mentre a due è stato disposto l’obbligo di dimora.
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Secondo le informazioni apprese i fatti risalgono a un anno fa e sono accaduti nel Frusinate. Autori del gesto i membri di una nota famiglia rom che abita tra Lazio e Molise, alla cui identità i militari sono risaliti grazie a mesi di lavoro coordinato dalla Procura. Il giovane è rimasto vittima di un agguato a colpi di pistola nella notte, scaturito a seguito di dissapori per futili motivi personali. Spari che hanno svegliato i residenti di via Sandro Pertini, poco dopo la mezzanotte, i quali spaventati e barricati in casa, hanno dato l’allarme, chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine. I carabinieri sul posto hanno recuperato i bossoli caduti a terra e hanno ricostruito la traiettoria dei proiettili. Poi le indagini per ricostruire la dinamica dell’accaduto e risalire ai responsabili.
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Morto Aldo Paravicini Crespi, il 65enne vittima di un drammatico incidente alle Cascine Orsine
15 Maggio 2020
16:44
Lutto nel Pavese dove ieri pomeriggio è morto il 65enne Aldo Paravicini, figlio di Giulia Maria Crespi, fondatrice del Fai. L’uomo è rimasto vittima di un incidente stradale mentre tornava alle Casine Orsine, azienda agricola di famiglia, a Bereguardo. Forse un malore alla base dello schianto sul quale indagano le forze dell’ordine.
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È morto all’età di 65 anni Aldo Paravicini, figlio di Giulia Maria Crespi, fondatrice del Fai. L’imprenditore è rimasto vittima di un drammatico incidente stradale consumatosi giovedì mattina a Bereguardo, in provincia di Pavia, dove ha sede l’azienda agricola di famiglia “Cascine Orsine”.
Ha perso il controllo dell’auto poi si è schiantato contro un’abitazione
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Stando a quanto ricostruito dalle forze dell’ordine sembra che l’uomo stesse rientrando proprio in azienda quando l’auto a bordo della quale, una Volvo XC60 stava viaggiando è finita fuori strada schiantandosi contro uno stabile accanto alle abitazioni dei dipendenti della cascina. L’auto ha abbattuto e trascinato la pesante sbarra posta sulla strada d’accesso e poi ha percorso circa 200 metri priva di controllo, andandosi infine a schiantare con violenza contro un pilastro che ha sfondato l’abitacolo della vettura. Non è chiaro cosa abbia provocato l’incidente ma secondo le forze dell’ordine intervenute sul posto poco dopo lo schianto è probabile che Paravicini abbia avuto un malore e che per questo abbia perso il controllo dell’auto finendo contro il muro. Sul posto sono accorsi anche i soccorritori del 118 ma purtroppo per il 65enne non c’era ormai più nulla da fare e non è stato possibile fare altro che constatarne il decesso.
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Paravicini pioniere dell’agricoltura biodinamica
Tanti i messaggi di cordoglio che in queste ore si stanno susseguendo da parte di amici, conoscenti e anche collaboratori. “Aldo era impegnato in prima persona in questa attività, che aveva fatto diventare un modello noto a livello internazionale. Aveva partecipato da sempre alla riflessione sull’antroposofia e alla crescita del movimento biodinamico, grazie anche ai suoi studi di agraria e agli approfondimenti a Darmstadt, in Germania”, si legge nel post dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica di cui è stato dirigente per molti anni. Paravicini era uno dei pionieri dell’agricoltura biodinamica in Italia, e socio di Coldiretti Pavia: dal 1976 gestiva l’azienda agricola di famiglia insieme alla madre.
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Multati per un bacio/ Coppia di 18enni denunciata alle 2.30 di notte
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Multati per un bacio: coppia di 18enni che a marzo fu denunciata a Torino per avere infranto le norme sul Coronavirus ora dovrà pagare.
TORINO
15 MAGGIO 2020
16:45
Una coppia di diciottenni denunciata e multata per bacio: quella che fino a pochi mesi fa ci sarebbe sembrata una storia degna di Romeo e Giulietta, è la dura realtà in tempi di Coronavirus. La coppia di giovani innamorati che si baciava alle 2:30 del mattino in strada a Torino era stata denunciata a marzo per violazione delle norme anti Coronavirus. Esempio perfetto dell’invito che a inizio marzo fece Gianni Rezza dell’ISS ad “essere asociali“.
Due mesi dopo, la denuncia ha scaturito una multa, in seguito a un decreto del governo. All’epoca si trattava di “inosservanza di un provvedimento dell’autorità” punibile con l’arresto fino a tre mesi. I giovani erano stati notati da un residente che aveva chiamato la polizia, altro segnale dei tempi molto particolari che stiamo vivendo.
Il “delatore” infatti aveva certamente ragione a segnalare un comportamento potenzialmente pericoloso, ma pensare a due ragazzi denunciati da un anonimo per un bacio mette comunque tristezza. In ogni caso: l’episodio è descritto in uno dei circa 2.200 fascicoli che la Procura di Torino, in forza di un nuovo decreto del governo, ha potuto trasformare da reato penale (la già citata inosservanza dei provvedimenti dell’autorità) in una violazione amministrativa.
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MULTA PER BACIO CHE VIOLA NORME ANTI CORONAVIRUS
“Panico sconfinato” furono le parole del procuratore aggiunto Paolo Borgna per commentare il caso in un articolo apparso su “Questione giustizia” il 25 aprile, quando il caso non era più di sua competenza: “È arduo ricordare il 25 Aprile in tempi di stato d’eccezione. In giorni in cui le parole che ci accompagnano sono: stiamo a casa; distanziamento sociale; sorveglianza digitale; mappatura costante con videocamere e droni”.
Il Coronavirus dunque ha creato una situazione molto particolare, che ha modificato non solo la legislazione con i vari decreti legge del governo, ma anche la mentalità delle persone. Come si accennava, cosa avreste pensato qualche mese fa di un tizio che denuncia di ragazzi di 18 anni colpevoli di un bacio? Borgna parla di uno stato d’eccezione cosi immanente che porta appunto un solerte cittadino a denunciare due ragazzi di 18 anni che si baciano in piedi sul marciapiede di una via deserta.
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Tutto giusto e necessario in questa fase nella quale ci siamo ritrovati a combattere l’apparentemente impossibile che è diventato realtà, plasmando i nostri comportamenti collettivi e privati. “Siamo noi stessi ad invocare la nostra prigionia“, scrive il magistrato che lanciava poi un invito: “Ragionare sui rischi che il panico sconfinato di oggi può avere sulle nostre libertà di domani“. Il bacio punito per Coronavirus: uno degli episodi che speriamo di poter archiviare al più presto.
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Incendi in Sicilia, Palermo assediata dalle fiamme: “Sono gesti di criminalità assurda”
Palermo assediata dagli incendi: la situazione è meno grave rispetto ai giorni scorsi, ma l’emergenza non è conclusa
PALERMO
15 MAGGIO 2020
17:00
Ancora in fiamme aree di Palermo e della provincia: la situazione è meno grave rispetto ai giorni scorsi, ma l’emergenza non è conclusa.
Colpita anche stamane dagli incendi in particolare la zona di Monte Cuccio, dopo che per ore squadre dei vigili del fuoco e canadair hanno dovuto contenere i fronti di Baida, quelli tra via Ruffo di Calabria e la Falconara. Roghi anche a Monreale e altri focolai di macchia mediterranea a Caccamo e a Giardinello.
“La situazione degli incendi è migliorata rispetto a ieri. Molti incendi di natura più che dubbia hanno interessato molte province siciliane“, ha affermato il capo della Protezione civile della Regione Siciliana Calogero Foti intervenendo a Buongiorno Regione Sicilia. “Sono gesti di criminalità assurda, la campagna anti incendi non era ancora partita perché parte il 15 giugno. Già assicurata la fornitura di elicotteri a supporto della campagna e questo è un fatto positivo che il governo volesse assicurare gli aerei“.
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Covid, il direttore dell’Osservatorio sui suicidi: «Impennata di casi, per motivi economici»
15 Maggio 2020
17:10
Impossibile un vero raffronto ma i numeri parlano chiaro: su 40 suicidi avvenuti in Italia dall’inizio dell’anno, 25 almeno si sono verificati sotto il lockdown da partei non solo di imprenditori ma di semplici padri di famiglia in difficoltà o preoccupati rende noto l’Osservatorio. «Non cause depressive ma motivi economici è il dato che non va sottovalutato – ancora Callipo – non solo imprenditori che non possono riaprire ma anche famiglie normali che vivono questo blocco con sempre più difficoltà. Nella sola zona della provicincia di Pisa si sono registrati quattro suicidi in dieci giorni, tra fine marzo e i primi di aprile».
Un’impennata secondo Callipo rispetto all’anno scorso dove comunque i numeri erano stati in calo. «Senza tener conto dei tentati suicidi, che restano per lo più sommersi. Anche nel Triveneto zona già normalmente soggetta al fenomeno si sono registrati altri casi, ma il rischio sta aumentando e scendendo anche al centro e al sud».
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La triste novità è che «il motivo economico è l’evento precipitante». Secondo il presidente dell’Osservatorio, «i costi psicologici che questa emergenza covid comporterà non vanno sottovalutati, prima di dimenticare avremo cicatrici da rimarginare e di cui ci accorgeremo dopo. Ma il rischio è una epidemia suicidaria, il fenomeno è in ascesa, ora la gente inizia a toccare con mano la crisi economica, una volta che riprenderanno molti si accorgeranno che non saranno nelle condizioni di riaprire. Anche la Caritas avverte che chi chiede aiuto si è triplicato ed è cambiata la tipologia di persone, 10 milioni di italiani sono a rischio povertà. Ripeto parlo di picco perchè la concentrazione di casi a grappolo c’è stata nella stessa zona e in un contesto di emergenza, come avvenne con il terremoto di Amatrice».
L’sos arriva dopo l’allarme lanciato dall’Oms, sulla base di un’analisi secondo cui la pandemia rischia di scatenare un massiccio aumento dei casi di malattia mentale. VAI ALL’ECONOMIA
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Giugliano, incidente auto contro scooter: morto un poliziotto di 46 anni
15 Maggio 2020
17:00
A perdere la vita è stato un centauro, un poliziotto di 46 anni in servizio a Napoli, che si è scontrato con la sua moto contro una vettura. Sul posto gli agenti della polizia municipale di Giugliano che stanno effettuando i rilievi del caso. Appena poche ore fa, sempre a Giugliano, a perdere la vita era stata una ragazza di 22 in un tragico incidente stradale mentre faceva rientro a casa con alcune sue amiche rimaste ferite in modo lieve.
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Rivoli: la Polizia Locale per la solidarietà di “L’Italia Resiste”Una raccolta destinata a finanziare le attività della Protezione Civile Nazionale
15 Maggio 2020
17:30.
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Operazione “Fiamme del tavoliere”, 5 arresti nel cosentino
15 maggio 2020
17:50
REGGIO CALABRIA
Alle prime luci dell’alba, in Trebisacce e Cassano all’Ionio, militari della Compagnia Carabinieri di Corigliano Calabro, supportati da personale della CIO del 14° Battaglione Calabria e da unità cinofila dello Squadrone Eliportato “Cacciatori” di Calabria, hanno eseguito due ordinanze applicative di misure cautelari, emesse dai GIP presso il Tribunale di Castrovillari e presso il Tribunale per i Minorenni di Catanzaro, nei confronti di LO FIEGO Giuseppe e SALMENA Federico, sottoposti alla misura cautelare della custodia cautelare in carcere, di P.L. trentacinquenne, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, di una donna settantenne sottoposta all’obbligo di presentazione alla PG, mentre per un ragazzo 17enne veniva prevista la misura del collocamento in comunità. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di “estorsione”, “tentata estorsione”, “lesioni personali”, “furto in appartamento”, “danneggiamento seguito da incendio”, “incendio”, “resistenza a p.u.” e “spaccio di sostanze stupefacenti”.
Le misure scaturiscono da una complessa attività di polizia giudiziaria condotta, anche mediante intercettazioni telefoniche ed ambientali, dai militari della Stazione Carabinieri di Trebisacce, che ha avuto origine lo scorso dicembre a seguito di una denuncia da parte di un commerciante locale. Le indagini dei militari hanno permesso di constatare una serie di condotte estorsive ed incendiarie pianificate dall’ideatore del gruppo, LO FIEGO Giuseppe. Nell’ambito degli approfondimenti investigativi è emerso che LO FIEGO pretendeva di imporsi quale “protettore” di diversi commercianti nel comune di Trebisacce. In particolare in una circostanza si rivolgeva ad una delle vittime affermando che “se qualcuno si presenta a chiederti qualcosa, digli che questa è zona di zio Peppe” o ancora chiedendo espressamente “un gesto di beneficienza per i carcerati”. In caso di tentativi di ribellione da parte delle vittime alle sue richieste, LO FIEGO, attraverso una rete di fidati complici ed, in particolare, della “manodopera” criminale di un ragazzo 17enne, poneva in essere ritorsioni di varia natura, creando un clima di terrore e sopraffazione in quel territorio mediante la consumazione di incendi ed altri reati. Come documentato nel corso dell’indagine, proprio il minore, nel rivolgersi ad una delle vittime, vantava amicizie con pregiudicati di spessore, dicendo “io ho amici che hanno i mitra e vi faccio a pezzettini” e, nel fare riferimento a LO FIEGO e agli altri complici, in un’altra occasione affermava che “a Trebisacce comandano loro”.
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La sensazione di protezione avuta da LO FIEGO generava nel minore una sorta di libertà nel delinquere, anche al di fuori degli “ordini” del capo: il giovane infatti si rendeva, tra l’altro, responsabile dell’incendio delle vetture di un commerciante e di una collaboratrice scolastica, nonché di un furto in appartamento nello stesso centro urbano, come documentato dai Carabinieri a seguito dell’acquisizione di filmati di videosorveglianza e di una perquisizione in casa del minore che si concludeva con il rinvenimento di alcuni indumenti utilizzati durante il furto.
Nell’articolato sviluppo investigativo di particolare rilevanza sono i fatti che hanno riguardato un amministratore locale, al quale il 17enne aveva incendiato l’autovettura, su mandato di LO FIEGO al fine di costringerlo ad elargire finanziamenti pubblici a persone allo stesso vicine. Veniva altresì documentato dai Carabinieri l’incendio di una casa rurale e di un magazzino di un imprenditore agricolo del luogo, eseguito su espressa richiesta di una donna settantenne, la quale, per eseguire una ritorsione privata, dava mandato a LO FIEGO, che a sua volta si rivolgeva, per l’esecuzione dell’incendio, al suo complice minorenne.
L’attività di polizia giudiziaria ha consentito inoltre di individuare come principale persona di fiducia del LO FIEGO, SALMENA Federico, anch’egli pregiudicato, i quali, insieme al trentacinquenne P.L., si rendevano responsabili anche della detenzione e plurimi episodi di cessione di sostanze stupefacenti a tossicodipendenti del luogo, come riscontrato nel corso di una attività condotta dai carabinieri di Trebisacce che ha portato anche all’arresto di una persona dello stesso centro.
Le operazioni condotte dai militari si sono svolte sempre con il costante coordinamento congiunto da parte della Procura della Repubblica di Castrovillari e della Procura dei Minorenni di Catanzaro.
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Violenza sulle donne , diverse operazioni tra Napoli, Afragola, Arzano, Pomigliano e Quarto
15 Maggio 12020
18:00
NAPOLI
Continua l’operazione di contrasto dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli alla violenza di genere. Ingente l’impegno fornito dai militari: 4 le persone arrestate. Varie le denunce raccolte.
I Carabinieri della Stazione di Arzano hanno arrestato per maltrattamenti in famiglia e lesioni un 23enne del posto già noto alle forze dell’ordine. i carabinieri hanno notato in strada una donna in lacrime che con il naso sanguinante gli si è “lanciata” contro per chiedere aiuto.
Nello stesso momento, il marito è uscito dalla sua abitazione in evidente stato di ebbrezza ed è stato bloccato e arrestato. Nell’abitazione della coppia – dove erano evidenti i segni di una colluttazione – i carabinieri hanno trovato una dose di cocaina poggiata sul comodino in camera da letto. La donna è stata visitata presso il pronto soccorso dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore: se la caverà con 5 giorni di prognosi. Il 23enne, finito in manette, è stato tradotto al Carcere di Poggioreale .
I Carabinieri della Stazione di Pomigliano D’Arco hanno arrestato per maltrattamenti in famiglia e minacce un 73enne incensurato. I militari, allertati dal 112 per forti schiamazzi provenienti da un appartamento, hanno trovato la nipote e la moglie dell’uomo molto agitate. Insospettiti, le hanno convocate in caserma e lì le donne hanno avuto il coraggio di raccontare le vessazioni poste in essere ubite dal 73enne. L’Arrestato è stato sottoposto ai domiciliari in attesa di giudizio. Le vittime hanno trovato una sistemazione temporanea.
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A Napoli, nel quartiere poggioreale, i carabinieri del Nucleo Radiomobile hanno arrestato per maltrattamenti e lesioni personali un 42enne del posto già noto alle ffoo. I militari lo hanno sorpreso e bloccato mentre tentava di entrare nell’abitazione dell’ex compagna. La donna già in passato aveva presentato denunce contro l’ex, due anni fa arrestato per lo stesso motivo.
Mesi di violenze denunciate anche ai carabinieri della Tenenza di Quarto. Una 53enne del posto ha chiamato il 112 perché era stata picchiata per l’ennesima volta dal figlio. L’uomo le avrebbe sferrato un calcio, durante una lite nata per motivi banali: provvidenziale l’intervento dei carabinieri. Le violenze sarebbero andate avanti per mesi e denunciate già in passato dalla donna. L’arrestato è stato tradotto nelle camere di sicurezza della caserma in attesa di giudizio.
I Carabinieri della Stazione di Cimitile hanno denunciato un 44enne per il medesimo reato. Ubriaco, ha aggredito la figlia 20enne. I militari, intervenuti dopo una segnalazione al 112, hanno denunciato l’uomo.
A Napoli, nel quartiere Stella, una donna ha denunciato il marito raccontando ai carabinieri oltre dieci anni di violenze e vessazioni, spesso consumate davanti agli occhi dei figli minori. La donna prima dell’intervento dei Carabinieri sarebbe stata colpita con schiaffi e calci alle gambe.
Altro episodio di violenza ad Afragola dove una 27enne ha denunciato l’ex marito. ai carabinieri ha riferito di essere stata vittima di ripetute minacce e maltrattamenti. L’uomo non si è mai rassegnato alla fine della loro relazione.
Sarà costante l’impegno su questo tema così delicato da parte dei carabinieri del comando provinciale di Napoli: tra gli obiettivi, l’apertura di una nuova stanza “tutta per sè” come quella già presente presso il comando stazione di Capodimonte.
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Valeria Marini, incidente per mamma Gianna Orrù/ “Trauma cranico e braccio rotto”
15 Maggio 2020
12:18
Incidente per Gianna Orrù, la mamma di Valeria Marini che, a causa di una caduta, ha riportato un trauma cranico fratturandosi anche un braccio. A raccontare l’accaduto è stata proprio Valeria Marini che, in occasione del suo 53esimo compleanno, durante un collegamento con Pomeriggio 5, oltre a festeggiare con il suo pubblico ricevendo anche la sorpresa del fidanzato Gianluigi Martino con cui ha trascorso la quarantena, ha svelato cos’è successo alla madre. “Vengo da casa di mia madre, sono state giornate difficili. E’ scivolata qualche giorno fa e si è fatta molto male. Sono andata a trovarla perché ha un braccio fratturato, si è fatta veramente male“, ha raccontato la showgirl. Stando al racconto della Marini, inoltre, la signora Gianna avrebbe battuto anche la testa: “Purtroppo è scivolata su un sampietrino. Una settimana veramente dura, ha avuto un trauma cranico”.
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Nel raccontare l’incidente della mamma Gianna, Valeria Marini non ha nascosto la propria preoccupazione. La showgirl è legatissima alla madre con cun cui, nei mesi scorsi, ha avuto una piccola discussione che le aveva portate ad allontanarsi. “Mia madre si è allontanata improvvisamente per una sua situazione di difficoltà. Questo distacco mi ha buttato sotto un treno”, aveva raccontato Valeria. Tra le due, però, poi è tornato il sereno. Durante la permanenza nella casa del Grande Fratello Vip 2020, Valeria aveva espresso la propria ansia per la madre a causa dell’emergenza coronavirus. Tornata alla vita normale, Valeria si è riavvicinata a mamma Gianna di cui, ora, si sta prendendo cura a causa dell’incidente. “E’ forte e si riprenderà“, ha aggiunto ancora la Marini ai microfoni di Pomeriggio 5 parlando della madre.
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Malattia di Kawasaki, Niccolò ce l’ha fatta: il bimbo di 6 anni è guarito
Prima la febbre alta, poi una brutta miocardite. “Ora il mio bambino è fuori pericolo – dice mamma Valentina – grazie a medici competenti che stavano studiando il legame tra coronavirus e Kawasaki”
12:18
di pancia che provoca al piccolo una febbre alta che non passa e che preoccupa moltissimo mamma Valentina, 35 anni, infermiera al Niguarda e papà Sandro, 36 anni, elettricista. Fino a quando i genitori decidono di portare il piccolo in ospedale e i medici gli riscontrano anche una brutta miocardite e la malattia di Kawasaki. Poi la guarigione e l’abbraccio commovente con il gemellino Massimo.
La grande paura – Sono stati giorni di grande paura – scrive l’Eco di Bergamo che racconta questa storia drammatica attraverso le parole commosse di mamma Valentina. “Terrorizzati da quel febbrone che non passava – ricorda la donna – abbiamo portato nostro figlio in pronto soccorso ma è stato necessario intubarlo e poi trasferirlo al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove medici specializzati sono riusciti a salvargli la vita”.
La diagnosi – A Nicolò viene diagnosticata la malattia di Kawasaki, una sindrome infiammatoria grave. Prorpio a Bergamo, durante l’epidemia da Covid-19, è stato condotto uno studio su 10 casi di bambini con sintomi simili alla malattia di Kawasaki tra l’ 1 marzo e il 20 aprile scorsi.
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Nei 5 anni precedenti questa malattia era stata diagnosticata a soli 19 bambini. In piena emergenza coronavirus, l’aumento dei casi è aumentati di 30 volte. Otto dei 10 bambini sono risultati positivi al Covid.
Lo studio – Il dottor D’ Antiga, direttore della Pediatria, spiega all’Eco di Bergamo: “Ormai molti centri iniziano a riportare casi di bambini con segni di malattia di Kawasaki in altre aree colpite dal Covid. Il nostro studio fornisce la prima chiara evidenza di un legame tra l’ infezione da Covid e questa condizione infiammatoria e speriamo che possa aiutare i medici di tutto il mondo a riconoscere e trattare prontamente questi pazienti”.
Il racconto della mamma – “Nicolò – racconta mamma Valentina al giornale bergamasco – ha cominciato a stare malissimo alla fine di aprile. Un mese prima sia io che mio marito siamo stati colpiti dal Covid. Ci siamo curati a casa, io poi, con due tamponi negativi, sono anche rientrata al lavoro. E poco dopo Nicolò ha cominciato a peggiorare: aveva un gran mal di pancia, e poi quella strana febbre che non passava. L’ ho portato prima in pronto soccorso a Sesto San Giovanni, dove gli hanno fatto il tampone ma risultava negativo al Covid”. Poi il ricovero in terapia intensiva nella clinica pediatrica “De Marchi” di Milano e infine la corsa verso un reparto specializzato dell’ospedale di Bergamo.
Covid-19 e kawasaki – All’inizio il bimbo non migliorava. In un primo momento si era pensato anche a un attacco di appendicite, poi escluso dagli accertamenti diagnostici specifici. Sono stati i reumatologi a sospettare la relazione con la malattia di Kawasaki ed è stato fatto il test sierologico per il Covid: Nicolò aveva gli anticorpi, dunque era entrato in contatto con il virus e questo poteva avergli causato quella sindrome infiammatoria.
“Mamma, fammi guarire” – “Quando gli hanno fatto la Tac – continua mamma Valentina – ero terrorizzata: Niccolò aveva liquido nei polmoni infiammati che gli avevano causato una miocardite e uno scompenso cardiaco. Ho temuto di perderlo, mentre lui mi ripeteva “Mamma, ti prego, fammi guarire”. Una notte terribile”. Fino al successivo trasferimento all’ospedale di Bergamo e le terapie con le immunoglobuline per combattere la malattia di Kawasaki. Il piccolo ora è fuori pericolo.
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Fase 2, dal 18 maggio possono riaprire moschee e sinagoghe
15 Maggio 2020
18:00
Dopo quello con la Chiesa Cattolica, è stato firmato a Roma il protocollo di riapertura dei luoghi di culto acattolici. Anche sinagoghe e moschee potranno riaprire dal 18 maggio nel rispetto delle misure anti-contagio. Il presidente dell’Unione delle comunità islamiche italiane ha però spiegato: “Ripartiremo solo dopo il 24 maggio, quando sarà finito il Ramadan”.
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Previsioni Meteo, la prossima settimana torna il maltempo: FOCUS con i primi dettagli
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Previsioni Meteo: conferme per accentramento depressionario sul Mediterraneo, vortice ciclonico
15 Maggio 2020
13:00
Previsioni Meteo, la prossima settimana torna il maltempo: FOCUS con i primi dettagli
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Previsioni Meteo: conferme per accentramento depressionario sul Mediterraneo, vortice ciclonico
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Previsioni Meteo – Modelli matematici piuttosto allineati circa un nuova fase depressionaria attesa per la prossima settimana. Le dinamiche sarebbero quelle già descritte da qualche giorno, ossia progressiva crescita dei geo-potenziali su Ovest Europa, scardinamento della falla depressionaria dal settore iberico e spostamento delle vorticità cicloniche verso il Mediterraneo centrale, spinte a Est da un’alta pressione via via in espansione tra Spagna e Francia. Sede di bassa pressione diverrebbero, quindi, per qualche giorno, proprio il Mediterraneo centrale e l’Italia, più specificamente dapprima i settori centro meridionali tirrenici e poi quelli del Sud. La fase in cui la saccatura sub-polare dovrebbe esprimere la massima performance sul nostro territorio andrebbe da martedì 19, ma ancora a incidenza localizzata e, invece, in forma più estesa, tra mercoledì 20 e giovedì 21 maggio, quando un vortice depressionario chiuso, dalla Sardegna si sposterebbe via via verso il medio-basso Tirreno e poi verso le regioni meridionali, prima di essere assorbito dal “Getto” principale in scorrimento sull’Est Europa.
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L’azione del vortice medio-bassa, rispetto al bacino del Mediterraneo e una maggiore presenza di aria fresca alle quote medie, comporterebbe una circolazione dapprima occidentale o sudoccidentale, ma più mite, non calda, poi via via che il vortice evolverebbe verso Est, verrebbero richiamate correnti settentrionali a rotazione ciclonica intorno al minimo con ulteriore calo termico, più sensibile tra il 20 e il 21, quando le temperature dovrebbero scendere anche un po’ sotto media, specie sul medio e basso Adriatico e al Sud. Sotto l’aspetto delle precipitazioni, più intense e diffuse, lo ribadiamo, tra il 20 e il 21 maggio, nella mappa fenomeni è bene evidente come esse dovrebbero concentrarsi sulle aree centro meridionali un po’ tutte, ma più intense, anche forti, sui settori appenninici tra Marche, Abruzzo, Lazio, Molise e sulla Campania. Fenomeni spesso moderati altrove sulle aree centro meridionali, magari meno ricorrenti, mentre fenomeni forti e diffusi riguarderebbero anche la Sardegna. Deboli piogge o rovesci più sparsi su Ovest Piemonte e su Alpi e Prealpi centrali, meglio sul resto del Nord, più al margine dell’azione instabile. VAI ALLE PREVISIONI METEO INTERATTIVE
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Venezia, esplosione e incendio in una ditta a Marghera
Piano di emergenza per possibile dispersione di prodotti chimici. Due operai feriti in modo grave
15 maggio 2020
13:00
Un’esplosione con lo sviluppo successivo d’incendio si è verificato in un’azienda chimica a Marghera (Venezia). Lo fanno sapere i vigili del fuoco il cui intervento è ancora in corso, con 8 squadre e nucleo Nbcr. È scattato il piano di emergenza esterno per la possibile dispersione nell’ambiente di sostanze chimiche.
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Paura a Venezia per un’esplosione che ha provocato un incendio in un’azienda chimica di Marghera con una enorme colonna di fumo. È scattato il piano di emergenza esterno per la possibile dispersione nell’ambiente di sostanze chimiche. “Tutti i residenti nella Municipalità di Marghera devono restare in casa o in luogo chiuso e tenere chiuse porte e finestre”, fa sapere il comune di Venezia
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Le immagini dall’elicottero dei vigili del fuoco sono impressionanti:
Marghera, incendio in stabilimento ditta prodotti chimici: l’intervento dei Vigili del Fuoco
Feriti due operai: sono in gravi condizioni
15 maggio 2020
15:00
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Sono entrambi in condizioni gravi i due operai rimasti feriti nell’incendio – causato da una esplosione – in un’azienda chimica di Marghera, località del comune di Venezia. Uno è stato trasferito al centro Grandi Ustionati di Padova, l’altro a Verona. Per alcune ore è scattato il piano di emergenza per la possibile dispersione nell’ambiente di sostanze chimiche, con la richiesta del comune ai cittadini di non uscire di casa e e chiudere le finestre. Nel pomeriggio il ritorno alla normalità.
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Coronavirus, Gallera: Test seriologico positivo per 42% lombardi in quarentena
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MILANO
15 MAGGIO 2020
18:00
“Sono quasi 80mila i test sierologici regionali effettuati o prenotati a cittadini in quarantena fiduciaria e agli operatori sanitari, su disposizione delle Ats e delle Asst della Lombardia. Fra questi, 66.187 sono già stati processati”. Lo afferma l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, commentando gli esiti delle analisi sierologiche. “Gli esiti dei prelievi ematici per l’individuazione degli anticorpi neutralizzanti – sottolinea Gallera – delineano una situazione ben definita. Fra i soggetti in quarantena la media regionale delle positività si attesta al 42,1% su 19.405 test processati, con punte del 60% nella zona di Seriate, del 55 nel bresciano e del 47 nell’area afferente all’Asst di Crema”.
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Coronavirus, in Lombardia 229 casi e 115 decessi in 24 ore
MILANO
15 Maggio 2020
18:05
Sono 229 in più i casi positivi al coronavirus in Lombardia e 115 i nuovi decessi, con 12.162 tamponi effettuati in 24 ore. È quanto emerge dal bollettino giornaliero, secondo cui i contagiati sono in totale 84.119 e i morti ammontano a 15.411. A livello regionale, i guariti sono 33.817, con un aumento di 3.808 unità. Ancora negativo il saldo per i pazienti in terapia intensiva (-21 e 276 nel complesso) e per i ricoverati (-113, 4.818 in totale).
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Coronavirus, Protezione civile: 242 morti in più, totale 31.610
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Milano, 15 Maggio 2020
18:05
Sono 242 i nuovi morti in Italia per il coronavirus, con il totale che sale a 31.610. Per i deceduti si segnala un aumento dello +0,8%. È quanto emerge dai dati della Protezione civile. Ieri si è registrata una crescita di 262 vittime rispetto a mercoledì.
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Coronavirus, Protezione civile: boom guariti, +4.917 in 24 ore
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Boom di guariti da coronavirus in Italia con 4.917 registrati in 24 ore. Il totale dall’inizio dell’epidemia sale così a 120.205. Ieri la Protezione civile, invece, ha comunicato un aumento di 2.747 persone che hanno superato la malattia.
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Coronavirus, Protezione civile: -4.370 attualmente positivi
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Gli italiani attualmente positivi al coronavirus sono 72.070, 4.370 in meno in 24 ore. È quanto emerge dal bollettino giornaliero della Protezione civile, che ieri segnalava una decrescita di 2.017 pazienti assistiti in confronto al giorno precedente.
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Coronavirus, Protezione civile: -47 pazienti in terapia intensiva
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Tra gli attualmente positivi al coronavirus, 808 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 47 pazienti rispetto a ieri. Lo comunica la Protezione civile.
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Coronavirus, Protezione civile: 68.176 tamponi in più in 24 ore
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Sono 68.176 i tamponi per il coronavirus effettuati oggi in Italia, con il totale che tocca quota 2.875.680. Sono, invece, 1.859.110 i casi testati dall’inizio dell’epidemia. È quanto emerge dal bollettino della Protezione civile.
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Fase 2, il sindaco di Venezia: “Il virus ha spazzato via i turisti mordi e fuggi”
Diminuiscono le restrizioni, ma molti bar e ristoranti non riapriranno
15 maggio 2020
19:05
VENEZIA
Dopo oltre due mesi di lockdown, Venezia sogna il ritorno alla normalità. Da lunedì saranno possibili gli spostamenti all’interno dalla propria Regione senza limitazioni e riapriranno tutte le attività commerciali. Il sindaco Luigi Brugnaro è ottimista. “Il virus ha spazzato via i turisti ‘mordi e fuggi’, ha fatto pulizia di un turismo cafone, abbastanza cialtronesco, di gente che voleva capire in un giorno la complessità di questa città, che l’anno prossimo compirà 1.600 anni di storia. Ora troverete un’accoglienza che, forse, c’è stata solo in altri periodi storici”. Ma bar e ristoranti criticano le nuove disposizioni per le aperture, decisamente restrittive, che rischiano di mandare in fumo le speranze dei proprietari. Anche lo storico Harry’s Bar, lunedì, non riaprirà. “Quello che manca ancora a Venezia è la popolazione. Le città sono fatte di pietre e di cittadini. Qui ci sono le pietre, che parlano di un passato straordinario, di un passato spirituale”, ha sottolineato Arrigo Cipriani, proprietario del celebre Harry’s Bar.
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Coronavirus, Fontana: Lunedì riaprono bar, ristoranti e parrucchieri
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Milano, 15 Maggio 2020
21:20
“Domani adotteremo provvedimenti che garantiranno la ‘ripartenza’ in sicurezza di ristoranti, bar, parrucchieri e altre attività in Lombardia e nel resto d’Italia. Tutti lo dovranno fare utilizzando il buon senso e rispettando le regole per garantire la salute pubblica”. Lo dice il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, al termine del confronto con il governo.
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