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L’appello di Mattarella. Il testo integrale del discorso
L’appello del presidente della Repubblica. Ecco il testo integrale del discorso del Capo dello Stato
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02 febbraio 2021
19:53
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Questo il discorso integrale del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima dell’annuncio della convocazione di Mario Draghi al Quirinale.
“Ringrazio il presidente della Camera dei deputati per l’espletamento impegnato, serio e imparziale del mandato eplorativo che gli avevo affidato.
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Dalle consultazuioni al Quirinale era emersa come unica possibilità di governo a base politica quella della maggioranza che sosteneva il governo precedente. La verifica della sua concreta realizzazione ha dato esito negativo”.
“Vi sono adesso due strade fra loro alternative: dare immediatamente vita a un governo, adeguato a fronteggiare le gravi emergenze presenti, sanitaria, sociale, economica-finanziaria, ovvero quella di immediate elezioni anticipate. Questa seconda strada va attentamente considerata perché le elezioni rappresentano un esercizio di democrazia. Di fronte a qeusta ipotesi ho il dovere di porre in evidenza alcune circostanze che oggi devono fare riflettere sull’opportunità di questa soluzione”.
“Ho il dovere di sottolineare come il lungo periodo di campagna elettorale e la conseguente riduzione dell’attività di governo coinciderebbe con un momento cruciale per le sorti dell’Italia”.
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“Sotto il profilo sanitario, i prossimi mesi saranno quelli in cui si può sconfiggere il virus oppure rischiare di esserne travolti. Questo rinchiede un governo nella pienezza delle sue funzioni, per adottare i provvedimenti via via necessari, e non un governo con attività ridotta al minimo, come è inevitabile in campagna elettorale. Lo stesso vale per lo sviluppo decisivo della campagna di vaccinazione, da condurre in stretto coordinamento fra lo Stato e le Regioni”..
“Sul versante sociale, fra l’altro, a fine marzo verrà meno il blocco dei licenziamenti, e questa scadenza richiede decisioni e provvedimenti di tutela sociale adeguati e tempestivi, molto difficili da assumere da parte di un governo senza pienezza di funzioni, in piena campagna elettorale”.
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“Entro il mese di aprile va presentato alla Commissione europea il piano per l’utilizzo dei grandi fondi europei ed è fortemente auspicabile che questo avvenga prima di quella data di scadenza, perché quegli indispnsabili finanziamenti vengano impegnati presto. E prima si presenta il piano, più tempo si ha per il confronto con la Commissione. Questa ha due mesi di tempo per discutere il piano con il nostro Governo, con un mese ulteriore per il Consiglio europeo per approvarlo. Occorrerà quindi successivamente provvedere tempestivamente al loro utilizzo per non rischiare di perderli”.
“Un governo dall’attività ridotta non sarebbe in grado di farlo. Per qualche aspetto, neppure piotrebbe e non possiamo permetterci di mancare questa occasione fondamentale per il nostro futuro”.
“Va ricordato che dal giorno in cui si sciolgono le Camere, a quello delle elezioni, sono necessari almeno 60 giorni.
Successivamente ne occorrono poco meno di 20 per proclamare gli eletti e riunire le Camere.
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Queste devono nei successivi giorni nominare i propri organi di presidenza. Occorre quindi formare il Governo e questo per operare a pieno ritmo deve ottenere la fiducia di entrambe le Camere. Deve inoltre organizzare i propri uffici di collaborazione nei vari ministeri. Dallo scioglimento delle Camere nel 2013 sono trascorsi quattro mesi, nel 2018 sono trascorsi cinque mesi. Si tratterebbe di tenere il nostro Paese con un Governo senza pienezza di funzioni per mesi cruciali, decisivi per la lotta alla pandemia, per utilizzare i finanziamenti europei e per far fronte ai gravi problemi sociali. Tutte queste preoccupazioni sono ben presenti ai nostri concittadini, che chiedono risposte concrete e rapide ai loro problemi quotidiani”.
“Credo che sia giusto aggiungere una ulteriore considerazione. Ci troviamo nel pieno della pandemia, il contagio del virus è diffuso e allarmante, e se ne temono nuove ondate nelle sue varianti.
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Va ricordato che le elezioni non consistono soltanto nel giorno in cui ci si reca a votare ma includono molte e complesse attività precedenti per formare e presentare le candidature. Inoltre, la successiva campagna elettorale richiede inevitabilmente tanti incontri affollati, assemblee, comizi. Il ritmo frenetico elettorale è pressoché impossibile che si svolgano con i necessari distanziamenti”.
“In altri Paesi, in cui si è votato obbligatoriamente perché erano scadute le legislature dei parlamenti o i mandati dei presidenti, si è verificato un grave aumento dei contagi. Questo fa riflettere, pensando alle tante vittime che purtroppo continuiamo ogni giorno, anche oggi, a registrare.
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Avverto pertanto il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica. Conto quindi di conferire al più presto un incarico per formare un governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili che ho ricordato”.
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Supermario, l’Italiano che ha salvato l’Europa – FOTO
L’emergenza Covid e il Recovery sono la nuova sfida di Draghi
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03 febbraio 2021
21:08
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Supermario: spetta ora a Mario Draghi affrontare una nuova sfida. L’italiano che ha salvato l’Europa dovrà ora essere in grado, con il suo prestigio, di coagulare una solida maggioranza parlamentare.
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Il suo nome ha attraversato fin dall’inizio il confronto e il dibattito che si è aperto con le dimissioni del premier Conte, tanto da essere considerato da subito l’unico in grado di sciogliere la matassa del confronto che sembra aver imbrigliato la politica, l’ultima carta prima delle elezioni per affrontare le difficoltà sanitarie, sociali, economiche provocate dal Covid. E vincere la sfida che il Paese deve gestire con i fondi europei. Supermario, appunto.
Come Draghi ha dimostrato alla guida della Bce, salvaguardando con rigore i principi dell’Europa ma nel contempo riuscendo a fare da scudo alle difficoltà e contraddizione dell’Unione anche nei confronti dei mercati. Supermario.
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Laurea alla Sapienza e master al Mit di Boston, Draghi è stato direttore generale del Tesoro – con il ministro Carlo Azeglio Ciampi, il primo tra i Ciampi boys – dove ha gestito la stagione delle privatizzazioni. Una breve parentesi a Goldman Sachs e poi ha ricoperto il ruolo di governatore della Banca d’Italia, una carica che l’ha catapultato negli snodi internazionali del Financial Stability Board e nella Bce come membro del consiglio.
Ma per tutti Mario Draghi è l’uomo che ha salvato l’Europa, quando nel 2011 ha visto coagularsi sulla sua candidatura anche il consenso dei Paesi più attenti ai conti pubblici, Germania compresa. Il suo debutto è stato fulminante con il ‘whetever it takes’, tre parole in inglese (“tutto ciò che serve”), in grado di fermare i mercati e di fare da scudo al Paesi in tensione per l’andamento dei tassi sui titoli di Stato. Parole alle quali sono seguiti fatti, in un’accorta gestione di parole e decisioni, culminate nel quantitative easing: l’impegno della Bce – e delle banche centrali dei diversi Paesi europei – a sostenere i loro titoli sul mercato. Di fatto ha cambiato la ‘cassetta degli attrezzi’ della Bce senza snaturarne il ruolo.
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“Il futuro? Chiedete a mia moglie”, ha detto lasciando la Bce alla guida di Christine Lagarde. Ma già da prima la politica lo candidava nei ruoli più importanti. Impossibile negare che, anche prima dell’attuale crisi politica, in molti hanno pensato a lui come il possibile successore di Mattarella alla Presidenza della Repubblica, visto che l’attuale inquilino del Colle ha fatto sapere di non pensare ad un nuovo settennato.
Defilatissimo rispetto alla politica, Supermario ha la capacità di mantenere grande equilibrio, senza nascondere la sua opinione. “Ci troviamo di fronte a una guerra contro il coronavirus e dobbiamo muoverci di conseguenza”, ha detto rompendo il silenzio dopo l’uscita dalla Bce con un intervento pubblicato lo scorso marzo sul Financial Times. “Il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile”, ha quindi aggiunto, con un monito che appare in piena sintonia con l’urgenza e i timori espressi in serata da Mattarella.
Quest’estate il suo intervento quest’estate per focalizzare l’attenzione sui giovani, chiedendo ai Paesi di intervenire per garantire liquidità alle imprese e sostenere i redditi, anche a discapito dell’aumento del debito.
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L’ultimo messaggio, a dicembre, sulla sfida che l’Italia deve ora affrontare, quella del Recovery Fund. “La sostenibilità del debito pubblico in un certo Paese sarà giudicata sulla base della crescita e quindi anche di come verranno spese le risorse di Next Generation Eu”, una frase accompagnata da un monito ai Paesi sull’utilizzo delle risorse: “Se saranno sprecate il debito alla fine diventerà insostenibile perché i progetti finanziati non produrranno crescita”.
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Salvini chiede voto ma FI guarda a Draghi
Centrodestra sul dopo Conte. Azzurri: ‘Non si può ignorare appello Colle’
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03 febbraio 2021
08:37
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Il centrodestra è compatto nel chiedere che finisca prima possibile “questo vergognoso teatrino” della crisi. Matteo Salvini, nelle vesti di capo della coalizione, sente tutti i leader per fare il punto, trovare un minimo comun denominatore, in attesa degli ultimi sviluppi di questa interminabile crisi.
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E gli ultimi sviluppi sono arrivati con la convocazione del professor Mario Draghi al Quirinale con l’obiettivo di un governo di alto profilo sganciato dalle tradizionali logiche politiche. Con Salvini che si appella al voto subito e cita l’articolo 1 della Costituzione sulla sovranità popolare. Ma se da un lato emergono dubbi sulla tenuta di Forza Italia in caso di un ‘governo di larghe intese’, dall’altro, la Lega segue con attenzione cosa potrebbe accadere all’interno dell’area di ‘insoddisfatti’ tra i senatori pentastellati. La notizia dell’addio di Emilio Carelli – che oggi ha parlato con Luigi Di Maio – è stata accolta con grande soddisfazione da parte del partito verde che da giorni è molto attento all’insoddisfazione crescente in alcune anime del Movimento.
Tanto che qualcuno, tra i leghisti, non esclude, magari non ora ma in futuro, uno “smottamento” a proprio favore di quell’area politica. Qualcosa di più di una sensazione, come spiega lo stesso Carelli a Rainews24: “Ho parlato con alcuni deputati e senatori del M5S e ho trovato una disponibilità, spero che nei prossimi giorni facciano un altro passo”.
Intanto, al termine di un giro di telefonate con i leader, il segretario leghista diffonde una nota in cui ribadisce come “non sia possibile che la sinistra perda altro tempo, le priorità sono salute e lavoro, non i litigi per poltrone e ministeri.
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Abbiamo le idee chiare su quello che serve per rilanciare il Paese”. Non si parla di elezioni, non particolarmente grate ai ‘piccoli’, tuttavia si cerca di dare un segnale di unità in un momento in cui, soprattutto dentro Fi, cresce la tensione in attesa di capire come muoversi nel del ‘dopo Conte’. E partendo dal presupposto che non si può ignorare l’appello di Mattarella.
Matteo Salvini, da giorni ha deciso di marcare stretto Fratelli d’Italia non lasciando che il partito di Giorgia Meloni sia l’unico a chiedere a gran voce le elezioni anticipate. Ma il naufragio del tentativo di Conte apre uno scenario totalmente nuovo, in cui tutto ovviamente torna in gioco.
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Lo sanno benissimo dentro Forza Italia, dove i gruppi potrebbero non tenere di fronte all’attrazione di un eventuale governo istituzionale. Da giorni, a partire da Silvio Berlusconi, il partito azzurro auspica un non ben definito “governo dei migliori”. Formula bocciata bruscamente dallo stesso Salvini: “Il governo dei migliori sostenuto dal Parlamento dei peggiori è una cosa surreale che fa rabbrividire”, osserva in mattinata.
Detto questo, la Lega garantisce che il Presidente Berlusconi, parlando con Salvini, lo abbia rassicurato a favore di una linea unitaria. Anche il vicepresidente azzurro, Antonio Tajani, in modo molto metto ha escluso ogni ipotesi di accordo con i ‘giallorossi’: “Non esiste la sostanziale unità del Paese se manca mezzo Paese. Voglio dire una cosa chiara e netta: la maggioranza Ursula in Italia non esiste.
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Si è realizzata a Bruxelles – sottolinea l’ex Presidente del Parlamento europeo – perché a guida Partito Popolare Europeo, che ha vinto le elezioni, al quale gli altri si sono accodati”. Ma le voci dai gruppi parlamentari sono meno nette. Come già accaduto nella fase di ‘scouting’ dei cosiddetti ‘responsabili’, molti azzurri non si sono mossi rassicurati dal fatto che non ci sarebbero state le elezioni. Ma se quella condizione dovesse venire meno, tutto potrebbe cambiare repentinamente.
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Tre governi tecnici nella storia della Repubblica
Il quarto in arrivo, con Mario Draghi
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03 febbraio 2021
10:36
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Sono stati tre i governi tecnici nella storia della Repubblica, vale a dire presieduti da personalità estranee ai partiti. E il quarto potrebbe essere quello di Mario Draghi.
Il primo fu quello presieduto da Carlo Azeglio Ciampi sul finire dell’XI legislatura, dopo che il precedente governo di Giuliano Amato era stato falcidiato dagli avvisi di garanzia.
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Il presidente della Repubblica Scalfaro affidò l’incarico al governatore della Banca d’Italia, Ciampi, che giurò il 28 aprile 1993 e si dimise il 13 gennaio 1994, dopo l’approvazione della nuova legge elettorale maggioritaria, il Mattarellum.
I ministeri furono guidati in parte da politici (es Nicola Mancino, Nino Andreatta, Rosa Russo iervolino, Valdo Spini, Fabio Fabbri) e da tecnici di altissimo profilo ai portafogli economici (Luigi Spaventa, Luigi Gallo, Piero Barucci). I giornali parlarono per la prima volta di “governo del presidente”.
Il secondo esecutivo tecnico fu quello guidato da Lamberto Dini, dopo la caduta del Berlusconi I. Anche in questo caso fu Scalfaro a incaricare quello che era stato il ministro del Tesoro del governo Berlusconi, oltre che Direttore generale di Bankitalia. Dini giurò il 17 gennaio 1995 assieme ad una squadra composta esclusivamente da tecnici, tenendo per sé il Tesoro.
Dopo un anno, l’11 gennaio 1996 rassegnò le dimissioni. Attorno a quell’esperienza di governo nacque Rinnovamento Italiano, che alle elezioni, alleato con l’Ulivo superò lo sbarramento dell’4% ed entrò in Parlamento.
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Nel 2011, quando la crisi dello spread spinse alle dimissioni il governo Berlusconi IV, il presidente Napolitano incaricò Mario Monti, che era stato nei giorni precedenti nominato senatore a vita. L’ex commissario europeo giurò al Quirinale il 16 novembre 2011, portando co sé una squadra di soli tecnici.
Anche in quel caso si parlò di “governo del presidente”. Monti si dimise il 21 dicembre, e anche lui diede vita aun partito Scelta Civica, formato da personalità della società civile, che alle elezioni prese l’ 8,3% all’interno di un polo che si assestò al 10,56%.
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Conte 2 anni su ottovolante, ora chance politica
Da scontro con Salvini a Covid, due anni e mezzo su ottovolante
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03 febbraio 2021
13:05
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Oltre due anni e mezzo sull’ottovolante. Prima “avvocato del popolo” nel governo giallo-verde a trazione sovranista.
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Poi a capo di un esecutivo giallo-rosso, potenziale embrione per un’alleanza Pd-M5S. Ora la strada di Giuseppe Conte si interrompe. E si interrompe di fronte all’uomo forse più temuto a Palazzo Chigi, Mario Draghi, la figura più evocata da chi voleva la fine di Conte.
Su Draghi il premier si è più volte espresso. Con esiti alterni. Il 5 settembre, ad esempio, spiegò come l’ex governatore della Bce non fosse “un rivale” ma “un’eccelenza” e raccontò di averlo proposto a Bruxelles come presidente della commissione Ue. Proposta che lo stesso Draghi rifiutò. Il 23 novembre scorso, ancora una volta interpellato su Draghi Conte rispose in maniera netta: “mi fido di Gualtieri”: E ora, al termine del mandato esplorativo del presidente della Camera Roberto Fico, finito in nulla di fatto, sarà proprio Draghi a prendere il posto dell’avvocato pugliese.
Cosa farà Conte lo si capirà solo nelle prossime ore. Di certo il premier uscente passerà alla cronaca come l’uomo che si è trovato di fronte alla più grande crisi sanitaria mondiale, governata dapprima con un lockdown rigido e, in un secondo tempo, con la formula delle chiusure regionali che, assieme ai numerosissimi Dpcm messi in campo, si è attirata non poche critiche, e non solo dalle opposizioni. Non è solo la pandemia ad aver segnato il Conte II. Nel luglio del 2020 il capo del governo M5S-Pd-Leu-Iv otteneva il Recovery Fund riuscendo a piegare l’oltranzismo dei falchi e dei cosiddetti Paesi frugali.
Proprio sul Recovery, tuttavia, il Conte II si è inceppato. E in particolare su quella cabina di regia che il premier uscente aveva inizialmente voluto trovando, tuttavia, la rottura di Matteo Renzi. Se il governo giallo-rosso ha visto Conte come premier protagonista l’esordio in politica dell’avvocato era stato totalmente diverso. Scelto dopo il naufragio della candidatura di Guido Sapelli l’allora candiato M5S al ministero della Pa era arrivato a Palazzo Chigi nello scetticismo generale e nella convinzione che sarebbe finito schiacciato tra i suoi due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Era il primo giugno del 2018 e nasceva, in Italia, un governo inedito: quello del M5S e della Lega.
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Sono stati, quelli, i mesi del Conte “populista”, che passava dal reddito di cittadinanza a quota 100, fino alla messa in campo, contestata anche nel M5S, dei decreti Salvini sull’immigrazione.
Ma sono stati anche i mesi in cui Conte è stato chiamato a gestire, ottenendo il sì di Bruxelles alla manovra, il complicato rapporto tra il governo giallo-verde e l’Europa. Mesi in cui Conte ha costruito il suo profilo di moderato, europeista e progressista, cruciale per essere poi scelto a capo del governo giallo-rosso dopo che nell’agosto del 2019, la crisi del “Papeete” era sembrata tagliare le gambe al premier. Ma nel discorso del Senato del 20 agosto Conte, mostrando una durezza sconosciuta nei confronti del suo vicepremier, ebbe di fatto la meglio sul leader leghista.
E, con il passare dei mesi, sono emersi anche gli aspetti privati dell’avvocato del popolo. Nato nel piccolo comune di Volturara Appula l’8 agosto del 1964, studente di diritto a Roma, docente alla facoltà di giurisprudenza dell’ateneo di Firenze. Padre di un bambino, separato, discreto calciatore dilettante e tifoso della Roma, il suo nome negli anni è stato legato a quello del professor Guido Alpa, con cui ha a lungo collaborato. Ma, non è facile che Conte torni al suo lavoro.
L’arrivo di Draghi – e quindi non del voto nel breve periodo – adombra le possibilità di un suo ingresso in politica. Ma la lista Conte potrebbe essere solo rimandata.
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Conte, ‘da me nessun ostacolo a Draghi. Auspico la formazione di un governo politico’
‘I sabotatori cercateli altrove’ dice il premier dimissionario che rassicura M5s: ‘Ci sono e ci sarò sempre’. A Pd e Leu: ‘Continuiamo a lavorare insieme’. I ringraziamenti di Speranza e Di Maio
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04 febbraio 2021
20:08
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Il presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe conte ha rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa davanti a Palazzo Chigi. “Ho sempre lavorato per il bene del Paese e perché si possa formare un nuovo governo. Da questo di vista auspico un governo politico che sia solido e che abbia la sufficiente coesione per fare scelte politiche”. “Da me nessun ostacolo a Draghi.
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I sabotatori cercateli altrove” ha sottolineato.
“Ieri ho incontrato Draghi: un colloquio lungo, molto aperto al termine del quale gli ho fatto gli auguri di buon lavoro. Mi descrivono come un ostacolo, evidentemente non mi conoscono o parlano in mala fede. I sabotatori cerchiamoli altrove”. Il premier dimissionario ha ringraziato il capo dello Stato Mattarella (‘è stato un prezioso interlocutore sia nei rapporti istituzionali sia in quelli personali”)
“Agli amici del Movimento 5 stelle dico: io ci sono e ci sarò” dice Conte . “Agli amici Pd e di Leu dico che dobbiamo lavorare tutti insieme perché l’alleanza per lo sviluppo sostenibile che abbiamo iniziato a costruire è un progetto forte e concreto”. “Le urgenze del Paese richiedono scelte politiche, non possono essere affidate a squadre di tecnici”.
“Ringrazio profondamente Giuseppe Conte per le sue parole, per la responsabilità istituzionale mostrata ancora una volta, in un momento di grande difficoltà per il Paese. Condivido pienamente la necessità di un forte impulso politico nel governo che andrà a formarsi” dichiara il ministro degli Esteri uscente Luigi Di Maio. “Il Movimento gli è riconoscente e continuerà ad essere protagonista anche grazie a lui”.
“Grazie Giuseppe Conte per quanto fatto al servizio del Paese. Dobbiamo continuare a lavorare insieme per costruire un’Italia più forte e più giusta”. Lo afferma su Twitter il ministro della Salute e esponente di LeU Roberto Speranza.
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Governo, Draghi al Quirinale – LA DIRETTA
Alle 12
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03 febbraio 2021
13:44
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Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato per oggi alle ore 12.00, al Palazzo del Quirinale, il Professor Mario Draghi.
LA DIRETTA:
Governo Draghi, consultazioni al via alle 15.30, si chiude sabato
Si comincia con i partiti piccoli da Azione a +Europa. Ultimi Lega e M5s. Doppia apertura al premier incaricato da Di Maio e Berlusconi. Segnali positivi per l’incarico, scende lo spread
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04 febbraio 2021
20:17
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Cominciano oggi alle 15.30 le consultazioni del premier incaricato Mario Draghi con le forze politiche e si concluderanno sabato in tarda mattinata. Si parte con i partiti piccoli, da Azione e +Europa a Maie, Cd, Europeisti-Maie, Misto Camera, Nci, Cambiamo.
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Domani, dalle 11, è la volta delle Autonomie, di LeU, Iv, Fdi, Pd e Fi. Si chiude sabato dalle 11 con la Lega e M5S. Gli incontri hanno durata di mezzora o di un’ora a seconda del peso dei partiti.
Doppia apertura a Draghi a poche ore dall’avvio del primo giro di consultazioni. Arriva da Berlusconi e Di Maio. Il presidente di Fi avverte il centrodestra che la scelta di Mattarella per l’ex presidente della Bce ‘va nella direzione che abbiamo indicato da settimane: quella di una personalità di alto profilo istituzionale attorno alla quale si possa tentare di realizzare l’unità sostanziale delle migliori energie del Paese.
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La politica deve assumersi la responsabilità delle scelte’. Il ministro degli Esteri si rivolge al M5s, chiedendo di ascoltare il presidente incaricato prima di decidere, mostrando ‘il rispetto istituzionale’ dovuto e di essere ‘maturi agli occhi del Paese’ malgrado legittime preoccupazioni. “Rompiamo gli schemi, il M5s apra a Draghi”. Lo dice Virginia Raggi parlando con il foglio. “Bisogna partire dai temi e puntare su un governo politico. Il paragone con il precedente Monti è sbagliato. Dal Recovery alla burocrazia si può fare molto”, dice ancora Raggi. (TEMPO REALE)
Draghi ha lasciato la sua casa alle porte di Città della Pieve. La vettura della scorta e un’altra auto con i vetri oscurati, quella probabilmente con a bordo il presidente del Consiglio incaricato, sono uscite dalla tenuta del centro umbro. Si sono quindi dirette sulla strada principale dalla quale è possibile anche raggiungere l’autostrada.
Anche la pattuglia dei carabinieri che sorveglia gli ingressi si è allontanata. Draghi ha trascorso in Umbria la prima notte da presidente del Consiglio incaricato nella sua casa immersa in un bosco alle porte di Città della Pieve. L’ex presidente della Bce è arrivato in serata accompagnato dalla scorta.
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Ha probabilmente scelto la tranquillità del borgo umbro per trascorrere qualche ora in famiglia dopo avere ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’incarico di formare il nuovo Governo in vista delle consultazioni con i partiti. Nell’area dove si trova il casolare della famiglia Draghi nessun maxi dispiegamento di forze di polizia. La scorta ha sorvegliato ‘discretamente’ tutta l’area mentre una pattuglia dei carabinieri era all’ingresso di uno dei viali che conduce alla casa. In mattinata Draghi ha quindi lasciato Città della Pieve diretto probabilmente a Roma dove è atteso dalle consultazioni per la formazione del nuovo governo.
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Si punta ad un governo di “alto profilo”, secondo gli auspici del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Un governo certamente europeista, con l’obiettivo di vincere la pandemia, garantire la campagna dei vaccini, rilanciare il Paese e spendere nel modo migliore le risorse europee. Al momento Draghi può contare sul sicuro appoggio di Pd,Iv,Leu e Forza Italia, oltre a quello di forze minori, mentre la spaccatura nel M5s e nel centrodestra (con Fdi ferma sul voto o al massino su un’astensione unitaria e la Lega in forse su un’apertura purchè si voti a breve) ancora non consente di dire quale maggioranza e quanto allargata appoggerà il governo.
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Il calendario delle consultazioni dovrebbe essere noto in tarda mattinata, mentre continuano gli appelli del Pd ai Cinque stelle – dopo la riunione di ieri con Leu e M5s – a non disperdere il patrimonio del percorso comune nel Conte bis e per un ingresso dei grillini nel governo. Tra i modelli dei governi tecnici del passato, i partiti auspicano che Draghi non scelga come Monti un esecutivo di soli tecnici, ma si ispiri allo schema misto di Ciampi, avvalendosi anche di ministri politici. Il premier incaricato farà la sua scelta tenendo conto della logica stringente dei numeri, quella stessa che ha sbarrato il passo ad un Conte ter. “Quando uno fa il suo lavoro è sempre sereno”, ha chiosato intanto stamattina Giuseppe Conte entrando a Palazzo Chigi.
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Mario Draghi accetta con riserva l’incarico di formare il nuovo governo che gli ha conferito il presidente della Repubblica Mattarella. ‘È un momento difficile. L’emergenza richiede risposte all’altezza. Sono fiducioso che dal confronto con i partiti emerga unità’. Lotta al virus, vaccinazioni, rilancio dell’Italia sono le sfide indicate dal presidente incaricato, che ha visto i presidenti delle Camere e ha avuto poi un lungo incontro con Conte a Palazzo Chigi.
Grande attenzione anche ai rapporti con le parti sociali che potrebbero essere incontrate da Draghi a margine delle consultazioni con i partiti.
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La scelta dell’ex presidente della Bce per l’incarico scuote i partiti che si stanno riunendo per decidere la linea in vista delle consultazioni. Giuseppe Conte non sarebbe disponibile a fare il ministro nel nuovo governo guidato da Mario Draghi. E’ quanto si apprende in ambienti M5s, da chi dice di aver sentito il premier uscente nelle ultime ore. Fonti di Palazzo Chigi, interpellate al riguardo, non confermano né smentiscono l’indiscrezione.
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“Serve un governo politico, basta tecnici”, ha detto Matteo Salvini. “Quella del voto su Rousseau è una ipotesi da non trascurare. Ovviamente dico ipotesi perchè dobbiamo aspettare che prima ci sia un contenuto reale da sottoporre, votare su una persona soltanto mi sembra riduttivo”. Lo dice il capo politico M5S Vito Crimi ai gruppi M5S.
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LE PAROLE DI DRAGHI – “Ringrazio il presidente della Repubblica per la fiducia che mi ha voluto accordare. E’ un momento difficile”, ha detto Draghi dopo l’incontro. “Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani, rilanciare il Paese sono le sfide”, ha spiegato. “Abbiamo a disposizione le risorse straordinarie dell’Ue, abbiamo la possibilità” di operare “con uno sguardo attento alle future generazioni e alla coesione sociale”. Poi ancora: “La consapevolezza dell’emergenza richiede risposte all’altezza della situazione e con questa speranza che rispondo all’appello” di Mattarella. “Sono fiducioso – ha aggiunto – che dal confronto con i partiti, con i gruppi parlamentari e le forze sociali emerga unità e capacità di dare una risposta responsabile”.
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Tempo reale: Draghi “fiducioso”, domani le consultazioni
Grillo,”Leali a Conte”.Pd fa appello a 5s-Leu per cammino comune
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03 febbraio 2021
16:34
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Mario Draghi accetta l’incarico di Sergio Mattarella e prova a cercare una maggioranza per sostenere quel governo “di alto profilo” che ieri il Capo dello Stato ha evocato per risolvere le gravi emergenze del Paese. Un governo, non c’è dubbio, dal chiaro profilo europeista, che dovrà contare su una robusta maggioranza.
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Forse proprio per questo, quando Draghi dice di accettare “con riserva”, non pronuncia solo una formula di rito ma esprime la consapevolezza di una sfida difficile.
Tuttavia – prima di incontrare i presidenti di Senato e Camera Casellati e Fico e poi raggiungere Conte a Palazzo Chigi – Draghi si dice “consapevole dell’emergenza” ma “fiducioso nel dialogo con i partiti, i gruppi parlamentari, le parti sociali”. Domani dunque il presidente incaricato dovrebbe iniziare le consultazioni alla Camera ed i partiti sono già tutti riuniti e chiamati ad una scelta. Decisiva l’assemblea congiunta dei gruppi del M5s, con Beppe Grillo che ai suoi ha consegnato un messaggio netto: “Leali a Conte”.
Il reggente Vito Crimi ribadisce anche oggi il no ad un governo a guida Draghi (ma su questo i M5s potrebbero spaccarsi), aggiungendo che “per qualunque misura a livello parlamentare si deve sempre o comunque passare dai 5s”, che hanno numeri determinanti e sarebbero “condizionanti”.
Per ora l’appoggio a Draghi è invece certo da parte di Pd (Zingaretti chiede a 5 stelle e Leu un incontro per “andare avanti insieme anche in questa nuova fase”), Iv (Renzi afferma “ora è il tempo dei costruttori), Responsabili e un’area di centro. Forza Italia, con Silvio Berlusconi, ha più volte espresso il suo favore ad un governo di salvezza nazionale ma ancora non ha assunto una posizione ufficiale rispetto a Draghi, nella necessità di mantenre la “compattezza” del centrodestra che ancora oggi Matteo Salvini evoca nel vertice con gli alleati. Ma se Giorgia Meloni insiste sul voto, Salvini indica le elezioni come “via maestra” ma si dice disponibile ad andare a vedere le carte di Draghi.
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Anche per Mario Draghi varrà la stringente logica dei numeri che ha sbarrato la strada al Conte ter ma il Capo dello Stato ieri è stato chiaro: o un governo di “alto profilo” (la cui guida Mattarella ha affidato all’ex Governatore di Bankitalia e della Bce) o il voto. Tertium non datur.
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Draghi e l’incognita dei numeri in Parlamento
Parte da 260 voti alla Camera e 139 al Senato
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03 febbraio 2021
20:50
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Mario Draghi non è ancora entrato in campo e le consultazioni con i partiti cominceranno solo domani. Ma perchè il suo governo nasca servono numeri più solidi di quelli iniziali che al momento non garantiscono la maggioranza nè alla Camera nè al Senato.
A Montecitorio i voti a favore, dando per scontato il supporto di Fi, sono 250/260: 93 del Pd, 91 di Fi, 28 di Iv, 4 di Azione, 15 di Centro Democratico di Tabacci, 4 del Maie, 4 delle minoranze, 12 di Nci.
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Leu al momento è spaccata tra i 7 di Art.1 che sembrano più favorevoli e i 5 di Sinistra italiana che, con il segretario Nicola Fratoianni, al momento ha chiuso.
A questi vanno aggiunti, secondo il pallottoliere parlamentare, 3-4 voti da Misto. Mancherebbero quindi circa 55 voti per la maggioranza che si attesta a quota 316.
Molto cambierebbe se M5s (191 deputati), ora ferma sul no, si spostasse sul sì, tutti o almeno una parte, o se la Lega (131) decidesse alla fine di sostenere il governo.
Viene data per scontato che Fdi con i suoi 33 deputati resti all’opposizione, magari astenendosi.
I ‘pontieri’ verso M5s sono già al lavoro, in qualche modo facilitati dall’uscita dal Movimento di Emilio Carelli e dall’input alla collaborazione lanciato da Giorgio Trizzino, il deputato considerato il più “Mattarelliano” del Movimento. I due potrebbero svolgere un ruolo da catalizzatori di consensi al nuovo governo in entrambe le Camere.
Al Senato i voti considerati sicuri sono 139: 35 di Pd, 18 di Iv, 52 di Fi, 10 Europeisti, 52 di Fi, 7 delle Autonomie, 17 su 22 del gruppo Misto. Nei voti a favore sono inclusi anche i senatori a vita Cattaneo, Segre e Monti, mentre non votano da tempo Rubbia, Piano e Napolitano.
In questo scenario mancherebbero 22 voti per la maggioranza assoluta di 161 voti. Scenario diverso se cambiassero idea tutti o almeno una parte dei 92 senatori M5s o se la Lega decidesse di appoggiare il governo con i suoi 63 senatori escludendo che possa arrivare il via libera al governo dai 19 senatori di Fdi.
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Migranti: ‘baraccopoli’ Foggia sarà ‘Cittadella Accoglienza’
Ristrutturazione Cara e area abusiva circostante con risorse Cis
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FOGGIA
04 febbraio 2021
11:03
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Interventi di ristrutturazione per circa 3,5 milioni di euro sono previsti nel Centro richiedenti asilo (Cara) di Borgo Mezzanone (Foggia) e nell’area circostante in cui è sorta negli anni la ‘baraccopoli’ abusiva dove vivono centinaia di migranti: tutta la zona sarà oggetto di lavori per la realizzazione di una ‘Cittadella dell’Accoglienza’ che ospiterà i lavoratori stagionali con l’obiettivo, tra gli altri, di sottrarli al caporalato. Il protocollo di intesa per la realizzazione del progetto dovrebbe essere pronto entro un mese: a sottoscriverlo saranno la Prefettura di Foggia, la Provincia, la Regione Puglia e l’Agenzia del Demanio.
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Lo comunica la stessa prefettura che lo scorso 1 febbraio ha affrontato la questione in una riunione.
Secondo quanto comunicato, Invitalia sarà responsabile della gara per i lavori di bonifica dell’area in cui sorge la ‘baraccopoli’, per la quale sono a disposizione della provincia circa 3,5 milioni dal Contratto di sviluppo istituzionale (Cis) per la Capitanata, con un ulteriore cofinanziamento di 150mila euro del dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno. Per rendere possibile la cantierizzazione dei lavori di bonifica, l’area dell’insediamento abusivo dovrà essere liberata e i migranti verrebbero trasferiti in strutture di accoglienza presenti in Puglia. La Regione Puglia, inoltre, presenterà all’Autorità di gestione del Pon Legalità un progetto per la realizzazione di una foresteria regionale a Borgo Mezzanone, che andrebbe ad aggiungersi anche a quelle già previste a Poggio Imperiale e Foggia.
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Governo Draghi, Salvini: ‘Divisi a consultazioni, ognuno dica ciò che pensa’
Berlusconi guiderà la delegazione di Forza Italia alle consultazioni. Di Maio: ‘Capisco gli umori del M5s ma dobbiamo essere maturi’. Renzi: ‘Avrà la fiducia’
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04 febbraio 2021
20:35
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“E’ meglio che ognuno dica liberamente quello che ha in testa. Noi non siamo costretti a fare nulla controvoglia, l’unità del centrodestra è un valore, governiamo in 14 regioni su 20”.
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Lo afferma il leader della Lega Matteo Salvini entrando alla Camera e commentando il fatto che il centrodestra andrà alle consultazioni separatamente. Secondo fonti della Lega, il segretario Matteo Salvini ha convocato la segreteria politica del partito che si riunirà alle 15, in presenza o in videocollegamento.
La Lega è disponibile e interessata a discutere di tasse, grandi opere, difesa dei confini, aiuti concreti per famiglie e imprese. Non è possibile ipotizzare alcun confronto se arrivano insulti (si pensi alla recente dichiarazione di Laura Boldrini, valorizzata sui social di Salvini) né è immaginabile una riedizione del governo Conte con gli stessi ministri e un premier diverso. E’ quanto trapela in queste ore da fonti leghiste. “Draghi è un fuoriclasse come Ronaldo. Uno come lui non può stare in panchina”. Lo afferma il vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti parlando del premier incaricato. Giorgetti dopo la segreteria della Lega si è fermato a prendere un caffè con Matteo Salvini e Lorenzo Fontana.
“Berlusconi è il leader di Forza Italia, quindi sarà lui a guidare la delegazione (nelle consultazioni di domani con il premier incaricato, ndr), parlerà lui con Draghi. Del resto fu lui a indicarlo come governatore alla Banca centrale europea, tra loro c’è un’antica conoscenza e assonanza sulle politiche economiche seguite quando era alla guida della Bce”. L’ha detto il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani a ‘Speciale tg1′ su Rai1. “Vedremo cosa dirà Draghi – ha aggiunto – Noi andremo al tavolo con uno spirito molto costruttivo, parleremo di Recovery, di giustizia, di vaccinazioni, tutte questioni che stanno a cuore agli italiani. Naturalmente chiederemo un governo adeguato, all’altezza della situazione, quello che era il governo dei migliori”.
“Penso che in questo momento sia normale avere qualche difficoltà nel dibattito politico, ma sono sicuro che Draghi avrà la fiducia del Parlamento, probabilmente succederà prossima settimana”. Lo dice Matteo Renzi, leader di Iv, in un’intervista a Bloomberg tv. Il governo Draghi “sarà in grado di scrivere il Recovery plan, 209 miliardi per l’economia italiana, risorse importantissime dell’Ue, e sarà in grado di aiutare l’Europa nella campagna vaccinale, perchè l’Europa ha avuto un’ottima risposta per quanto riguarda l’economia ma purtroppo per quanto riguarda le vaccinazioni non ha dato il meglio”. “Draghi non è solo un buon leader italiano, ma è stato e sarà anche un importantissimo leader europeo. Penso che dalla prossima settimana avremo un nuovo governo con un uomo incredibile, l’uomo giusto al posto giusto”, aggiunge. Il governo Draghi sarà tecnico o politico? “Non lo so, forse il modello per Draghi sara l’esempio di Carlo Azeglio Ciampi, del 1993.
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Draghi è un tecnico ma con grande intelligenza politica: so che riuscirà ad avere una grande leadership politica. Non mi interessa quale sarà il tipo di governo ma di sicuro questa sarà una grande chance per l’Italia”, aggiunge Renzi.
“Oggi si aprono le consultazioni del premier incaricato Mario Draghi, secondo la strada tracciata dal capo dello Stato Sergio Mattarella, che ringrazio. In questa fragile cornice, il MoVimento 5 Stelle ha, a mio avviso, il dovere di partecipare, ascoltare e di assumere poi una posizione sulla base di quello che i parlamentari decideranno. Siamo la prima forza politica in Parlamento e il rispetto istituzionale viene prima di tutto”. Così in una nota il ministro Luigi Di Maio. “Comprendo gli animi e gli umori di queste ultime ore. È legittimo. Stiamo attraversando una crisi politica complessa e non abbiamo colpe. Non abbiamo cercato noi lo stallo, non avremmo mai voluto che si arrivasse a questo, con una pandemia in corso e le enormi difficoltà del nostro comparto produttivo. Ma è proprio in queste precise circostanze che una forza politica si mostra matura agli occhi del Paese”. Così Luigi Di Maio.
“Rompiamo gli schemi, il M5s apra a Draghi”. Lo dice Virginia Raggi parlando con il foglio. “Bisogna partire dai temi e puntare su un governo politico. Il paragone con il precedente Monti è sbagliato. Dal Recovery alla burocrazia si può fare molto”, dice ancora Raggi.
“La scelta del Presidente della Repubblica di conferire a Mario Draghi l’incarico di formare il nuovo governo va nella direzione che abbiamo indicato da settimane: quella di una personalità di alto profilo istituzionale attorno alla quale si possa tentare di realizzare l’unità sostanziale delle migliori energie del Paese”. Lo afferma il Presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi. “Ci siamo confrontati e continueremo a confrontarci con i leader del centro-destra, convinti dell’importanza di preservare un’alleanza essenziale per il futuro del Paese”, aggiunge Berlusconi. “L’Italia, come sottolineato dal Presidente della Repubblica, ha bisogno di ricevere risposte certe e immediate sull’emergenza sanitaria, economica e sociale: è compito della politica assumersi la responsabilità delle scelte con le donne e gli uomini che la rappresenteranno nell’esecutivo”, conclude.
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Tecnici e politici al governo, ecco il toto-ministri
La maggioranza più larga possibile, di salvezza nazionale. Il perimetro parlamentare di Mario Draghi potrebbe spaziare dalla Lega a Leu, passando per Pd e M5s
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05 febbraio 2021
09:28
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La maggioranza più larga possibile, di salvezza nazionale. Il perimetro parlamentare di Mario Draghi potrebbe spaziare dalla Lega a Leu, passando per Pd e M5s.
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Al primo giorno di consultazioni, mentre sfilano davanti al premier incaricato i piccoli gruppi parlamentari di Camera e Senato, fino a ieri indispensabili per immaginare un Conte ter, si intravede uno spazio politico prima inimmaginabile. La formula sarebbe il modello Ciampi, con pochi ministri ‘tecnici’ di alto profilo ad affiancare il premier sui dossier più delicati, come l’economia, la giustizia e forse anche la sanità, ma in Consiglio dei ministri i rappresentanti (magari anche i leader) di tutti i partiti.
E’ questa l’ipotesi che rimbalza nei rumors parlamentari. Draghi mantiene un riserbo assoluto, nei colloqui con le delegazioni, sulla forma politica che intende dare al suo esecutivo. Solo al secondo giro di consultazioni potrebbe scoprire le sue carte. Per ora prende appunti, ascolta, annota auspici e condizioni. Un governo di tutti – senza Fdi e forse un pezzo di sinistra – sarebbe la risposta più corale possibile all’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
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L’unità nazionale. Realizzarla non sarà semplice: la presenza di parte del M5s ma soprattutto della Lega è ancora un’incognita.
Le riforme, a partire da quella della pubblica amministrazione. Il piano vaccinale, come premessa indispensabile di una ripresa, non solo economica, che si annuncia “lenta”. Il Recovery plan come occasione storica, per l’Italia e per l’Ue, da non sprecare. I giovani e la scuola, i posti di lavoro da creare e l’appuntamento da far tremare i polsi, a stretto giro, con la fine del blocco dei licenziamenti. Ai rappresentanti dei piccoli gruppi parlamentari l’ex presidente della Bce fornisce in pochi tratti le sue priorità.
“Ha una visione”, commentano i più entusiasti. “Si vede che è abituato a far oscillare i mercati con le sue frasi: ogni parola al suo posto”, si stupisce un deputato. Ai gruppi chiede proposte e spunti, prende appunti, si sente dire a più riprese che il governo deve essere politico, che i gruppi parlamentari vanno ascoltati. Batte molto – questo lo riferiscono tutti – sul tasto della campagna vaccinale.
Che governo sceglierà per questa missione, è ancora un’incognita. Ma tra i partiti si diffonde la convinzione che non sarà solo tecnico, sarà anche politico. E non solo perché lo chiedono quasi tutti, a partire dai Cinque stelle. Ma anche perché portare in Cdm i rappresentanti dei partiti vorrebbe dire avere un più saldo canale con il Parlamento. Certo, comporre tutti i desiderata non è facile. Il Pd vorrebbe una maggioranza Ursula, solo con gli europeisti, senza Lega e Fdi. La Lega auspica forte discontinuità con il Conte bis, il che vorrebbe dire fuori i ministri uscenti (e il premier). Il M5s, che ha i numeri più importanti in Parlamento, vuole garanzie sui suoi temi e i suoi ministri. Forza Italia chiede rassicurazioni sul futuro Guardasigilli. A dare carta bianca sono +Europa e Azione, che si candidano a fare i pasdaran ‘draghiani’, mentre potrebbero stare fuori parte del M5s e anche i parlamentari più di sinistra.
La maggioranza potrebbe prendere forma nel secondo giro di consultazioni. Potrebbe essere quello il momento in cui emergeranno anche con più chiarezza i profili dei ministri. C’è chi ipotizza una squadra snella, “di competenti”. Per ora ci si affida solo a ipotesi e rumors, ci si interroga se Draghi al dunque farà la sua lista o chiederà ai gruppi di indicare rose di nomi.
All’Economia, c’è chi accredita l’ipotesi che il premier tenga l’interim, ma viene considerato più probabile che scelga un tecnico di sua fiducia come Daniele Franco o Luigi Federico Signorini (Bankitalia), Daniele Scannapieco (Bei), mentre vengono considerate in ribasso le quotazioni dell’uscente Roberto Gualtieri.
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Alla giustizia continua a farsi il nome di Marta Cartabia o Paola Severino. Un tecnico come Ilaria Capua potrebbe andare alla sanità, dove però non è esclusa la conferma di Roberto Speranza. All’interno Luciana Lamorgese potrebbe restare, anche se su quel ministero pesa l’incognita Lega. Carlo Cottarelli potrebbe entrare in squadra così come la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni.
Quanto ai politici, Nicola Zingaretti non sembra escludere del tutto un suo ingresso, se Draghi glielo chiederà. Per ora lo smentisce, ma non viene escluso, anche Giuseppe Conte, che con il suo sostegno ‘sposta’ il M5s. Potrebbe essere confermato per il M5s Luigi Di Maio e per il Pd Lorenzo Guerini, Dario Franceschini o Andrea Orlando se Zingaretti decidesse di no.
Matteo Renzi ai suoi esclude di essere interessato, potrebbe indicare Ettore Rosato o Maria Elena Boschi. Per Fi Antonio Tajani. Per la Lega, naturalmente, Giancarlo Giorgetti o un tecnico d’area.
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I desiderata dei partiti rischiano però di scontrarsi con i piani del premier incaricato e con la necessità di dare la sua impronta non solo sui temi, ma anche nella squadra, anche per superare i veti incrociati. C’è chi non esclude che alla fine i partiti possano entrare solo nei posti di viceministro o sottosegretario. Difficile, però, che si accontentino: il M5s l’ha detto più chiaro di tutti, se il governo non sarà ‘politico’ difficile che voti sì.
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Editoria: il gruppo Athesis lancia il nuovo Bresciaoggi
‘Carta, web e social network. Una nuova era per la testata’
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05 febbraio 2021
12:58
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Bresciaoggi si rinnova. Da mercoledì 10 febbraio un restyling grafico a 360 gradi coinvolgerà l’edizione cartacea, il sito web e i profili social del quotidiano fondato nel 1974.
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Un layout più chiaro, immediato, con testi più leggibili e colori che caratterizzeranno ogni area tematica. Le novità riguarderanno anche i contenuti: Bresciaoggi offrirà ai lettori un’informazione qualificata e puntuale su tutto il territorio con nuove pagine dedicate all’hinterland e ai quartieri, dando voce all’intera provincia. Notizie locali, approfondimenti, inchieste, analisi, storie di vita e spazi per raccontare la nuova Brescia che sta emergendo.
‘Da oltre quarant’anni Bresciaoggi è la voce libera dei bresciani. Da quel primo numero nel lontano 1974 sono cambiati il mondo, l’Italia e Brescia. Come pure è profondamente mutato il modo di fare informazione – spiega Maurizio Cattaneo, direttore di Bresciaoggi – La nostra società è diventata più complessa, le sfide globali, il futuro per i giovani più incerto. Sono aumentate le sfide ma anche le opportunità. Vi sono strade straordinariamente nuove, ma si corre anche il rischio di omologazione culturale. In questo contesto diventa ancor più importante dare una informazione autorevole e soprattutto libera. Non di parte ma al servizio del lettore.
Questo vuole essere Bresciaoggi che oggi cresce, si rinnova ma mantiene lo spirito dei fondatori: il coraggio di dire la verità’.
‘Il Bresciano è un territorio che sta cambiando molto velocemente – aggiunge Piergiorgio Chiarini, vicedirettore di Bresciaoggi – e ha bisogno di strumenti di informazione autorevoli e capaci di valorizzarne le potenzialità e la propensione a cercare sempre nuove strade’. Un giornale che punta ad essere sempre più vicino alle persone, alle aziende, alla propria città.
La mission di Bresciaoggi che vedrà sempre più protagonista la community del quotidiano coinvolta anche grazie allo sviluppo dei social network con contenuti ad hoc e una maggiore interazione. ‘Con il lancio del nuovo Bresciaoggi si rafforza l’interesse e l’impegno del Gruppo editoriale Athesis verso Brescia e la sua provincia – dice Matteo Montan, amministratore delegato del Gruppo Athesis – e si conferma la nostra vocazione di media company al servizio del territorio lombardo-veneto.
Quello compreso tra Verona e Vicenza, Mantova e Brescia costituisce uno straordinario bacino di persone e di imprese che ogni giorno cerchiamo non solo di raccontare ma anche di valorizzare con ogni tipo di iniziativa, una su tutte il Festival del Futuro che proprio a Brescia ha aperto l’edizione 2020. Crediamo di essere una voce indispensabile per il grande pubblico ma anche per i grandi stakeholders del territorio, e a loro vogliamo continuare a dare il meglio, potendo contare su un team agile e molto motivato che ogni mattina si sveglia e combatte con la forza e l’entusiasmo del piccolo leone che abbiamo scelto come protagonista della nostra campagna di lancio’.
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A caratterizzare la nuova release del sito Bresciaoggi sarà una migliore user experience con il potenziamento delle sezioni video, foto ed eventi digitali, un sito più facile da navigare e una maggiore possibilità di interazione per gli utenti che potranno muoversi nel portale in modo più dinamico e con una qualità di contenuti ancora più elevata. Il restyling del sito del Bresciaoggi segue di poco quello de L’Arena e de Il Giornale di Vicenza e completa il piano di evoluzione delle testate del Gruppo Athesis.
Il nuovo sito – progettato insieme ad AQuest, creative production & technology company del gruppo WPP con base a Verona – presenta una grafica più innovativa, un design responsive che si adatta alle dimensioni di ogni dispositivo e un’ampia palette di elementi e varianti, per vestire al meglio la notizia. I contenuti, si legge in una nota del Gruppo, sono riorganizzati in modo da aiutare il lettore ad individuare più rapidamente le news che lo interessano, grazie anche a un preciso utilizzo dei tag e degli hot topics, che mettono subito in evidenza i temi del momento. Sul sito troveranno ampio spazio le iniziative del gruppo, con contenitori verticali, branded content e nuovi formati banner. Il sito si appoggerà su Google AdManager, piattaforma leader del settore per gli investimenti pubblicitari.
‘Il sito di Bresciaoggi – prosegue la nota – è cresciuto in utenti unici del +30% rispetto al 2019 (fonte Google Analytics, a novembre 2020). Un trend confermato anche dal successo della newsletter MyDaily della testata che, dal suo lancio a maggio 2020, ha un tasso di iscrizione ogni settimana in continua crescita (+15% nell’ultimo mese). Il lancio del nuovo Bresciaoggi sarà accompagnato da una campagna di promozione multimediale la cui creatività è stata firmata dall’agenzia So Bright: il planning coinvolge i canali web e social, out of home, visibilità nei canali gdo, stampa e radio’.
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Primo no a Draghi, Meloni ‘daremo una mano’ – Il tempo reale
Renzi, sostegno a prescindere. Cav non viene ma anticipa il sì
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05 febbraio 2021
16:46
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Forse tornerà ancora nella sua casa tra i boschi di Città della Pieve Mario Draghi, dopo aver appuntato con diligenza e con la sua penna Bic le richieste delle forze politiche in questo secondo giorno di consultazioni.In attesa di chiudere domani con Lega e M5s il primo giro e aprirne un secondo, nei primi giorni della prossima settimana.
Oggi si chiude con il Pd, che ha già largamente anticipato il suo appoggio ma che Matteo Renzi ha voluto sorpassare in una ideale gara di lealtà. “Iv sosterrà il governo indipendentemente dal nome dei ministri, da quanti di essi saranno tecnici o politici”, ha detto scandendo l’avverbio il leader di Iv dopo il colloquio con Draghi.
“Siamo al suo fianco e a sua disposizione” ha aggiunto, invitando le altre forze politiche a fare altrettanto in risposta all’appello del Capo dello Stato.
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Di bianco vestita e con le stampelle ha portato il suo no a Draghi Giorgia Meloni: “una scelta che non ha a che fare con pregiudizi nei suoi confronti, ma l’Italia non è democrazia di Serie B”. Fdi “darà una mano” da forza patriottica, ma non governerà mai con Pd-Iv-5s. Dopo il sofferto confronto nel centrodestra Forza Italia garantirà al contrario al premier incaricato un convinto sostegno, con la delegazione all’ultimo momento orfana di Silvio Berlusconi. Il Cav preferisce, per personali “motivi precauzionali”, lasciare ad Antonio Tajani il compito di guidare gli azzurri, dopo una lunga e cordiale telefonata con l’ex Governatore, che Berlusconi ricorda di aver voluto alla guida di Bankitalia e poi della Bce. Se il Cavaliere non arriva nella Capitale, Beppe Grillo e Davide Casaleggio si spostano invece a Roma per incontrare Draghi domani. E sedare gli animi nel M5s spaccato sull’adesione al governo ed agitato dalla scesa in campo di Giuseppe Conte. Decisivo per chiarire i contorni politici ma anche programmatici del governo Draghi sarà infine domani l’ultimo incontro del primo giro di consultazioni, con la Lega di Matteo Salvini. Come ricorda il governatore del Veneto Zaia “primo partito non solo in termini numerici ma qualitativi, governando i territori produttivi del Paese”. Per questo Salvini ha già messo in chiaro che sono “strampalate” le ipotesi di appoggi esterni. Se decidesse di essere della partita, vuole il posto a capo tavola che merita la Lega, “primo partito italiano” e non accetterà che altri lo additino come l’ospite che crea imbarazzo.
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Grillo apre a Draghi, la svolta in una telefonata
Prima delle consultazioni vertice con Conte
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06 febbraio 2021
08:16
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Una telefonata fra Beppe Grillo e Mario Draghi porta alla svolta nella posizione del M5s sul nuovo esecutivo, ora più indirizzato al sì. Lo stesso leader del movimento è a Roma dove domani farà parte della delegazione.
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Prima però ci sarà un vertice con i dirigenti e Giuseppe Conte. Brescia chiarisce: “Ascolteremo, poi decideremo. Il nuovo esecutivo dovrà saper rompere gli schemi”. A Roma anche Davide Casaleggio secondo il quale che tra i Cinque Stelle “c’è consenso sul fatto che l’unico modo per avere una coesione del Movimento sarà chiedere agli iscritti su Rousseau”.
Tutti in presenza, rigorosamente senza cellulare a portata di mano: è questa la richiesta che, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, sarebbe arrivata da Beppe Grillo in vista del vertice alla Camera con i big e i ministri M5S prima delle consultazioni con il premier incaricato Mario Draghi. Vertice al quale parteciperà anche il premier uscente Giuseppe Conte. E la riunione, è stata l’indicazione di Grillo, è che la riunione sia in “strooming”: un modo per ironizzare sullo streaming che ha segnato i primi anni del M5S. Ma i tempi sono cambiati, domani, 6 febbraio, i collegamenti saranno interrotti anche via telefonino.
“Ogni ora che passa, per quanto mi riguarda, si aggiungono ragioni su ragioni per dire NO a Draghi. Si dice: “non sarà un governo tecnico ma un governo politico”. Benissimo. Allora ragioniamo di politica….”. Lo ha scritto in un post l’ex deputato M5s Alessandro Di Battista che, dopo aver elencato una serie di questioni, dalle concessioni autostradali alla banca pubblica di investimenti, dal conflitto di interessi al sostegno alla sanità, scuola e beni pubblici, aggiunge; “Governo politico è una parola che non ha alcun senso in questo scenario. Cosa c’è di Politico nel governare con PD, LEU, Forza Italia, Più Europa, Centro Democratico e, probabilmente, Lega Nord? Ci sarà qualche “politico” dentro.
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Un numero, tra l’altro, decisamente inferiore a quel che si immaginano molti sostenitori del sì a Draghi. Ma di politico non vi sarà nulla”. Per Di Battista, “Draghi, nei primi mesi di luna di miele concessa da una pubblica opinione stremata da un anno di pandemia, si dedicherà al piano vaccinale e a mettere nero su bianco un Recovery gradito ai potentati che lo incensano. Nulla più. Poi, senza colpo ferire, si farà eleggere Presidente della Repubblica. D’altro canto non avrebbe mai accettato senza questa garanzia. A quel punto ci si renderà conto che il “governo dei migliori” come già viene definito, era solo l’inizio della restaurazione. Un film già visto. Opporsi a questo scenario è l’unica scelta, propriamente politica, che si possa fare”.
“Definire il perimetro e fare la sintesi è compito del professor Draghi, noi offriremo i contenuti, a partire dal fisco progressivo e dalle politiche attive sul lavoro. Non arretreremo di un millimetro sull’ancoraggio europeo e faremo le nostre scelte a partire dai contenuti. Voglio capire perché la Lega non ha votato Von der Leyen alla Commissione Ue, quello è il modello che può definire un perimentro”, ha detto Nicola Zingaretti a Radio Anch’io. “Noi lavoreremo e ci schiereremo per un programma fondato su certi principi e non non a caso Mattarella ha indicato una persona adeguata a produrre una sintesi, c’è grande fiducia”.
“Se ci sono spazi per aiutare milioni di italiani noi ci siamo”, ha detto Matteo Salvini a Rainews24 a proposito della partecipazione della Lega al governo Draghi. Ma anche con ministri della Lega? “Se ci siamo, ci siamo non facciamo le cose a metà. Se non ci siamo collaboriamo come opposizione come abbiamo fatto in questo anno e mezzo”.
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Leggi, leader e alleati, quando M5S vota su Rousseau
Oltre 300 consultazioni, fra hacker e dubbi su rappresentatività
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05 febbraio 2021
18:49
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Proposte di legge, programmi elettorali, strategie politiche, candidati alle elezioni, dalle amministrative locali alle Europee, riorganizzazione del Movimento, ma anche leadership e alleanze politiche, dal contratto con la Lega all’accordo con il Pd: è vasta la collezione di temi su cui i Cinque Stelle hanno fatto ricorso al voto su Rousseau, una delle principali eredità del fondatore, Gianroberto Casaleggio, la piattaforma studiata come strumento di democrazia on-line, finita anche nel mirino di hacker, di critici convinti che non sia un sistema effettivamente rappresentativo, nonché del Garante della privacy.
In rete dal 12 aprile 2016, Rousseau è sostenuto anche da una raccolta fondi che in un anno frutta un milione di euro, anche se sono sempre meno le donazioni che arrivano dai parlamentari, che per “contratto” dovrebbero devolvere 300 euro delle loro indennità.
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Ora vuole un voto anche sul governo Draghi Davide Casaleggio, il figlio del fondatore, che ha girato l’Europa presentando la piattaforma per la gestione del movimento nelle sue varie componenti elettive e la partecipazione degli iscritti, oggi 188.549, di cui 119.918 con diritto di voto.
La prima delle 334 consultazioni (6.913.886 di preferenze espresse) risale al 5 luglio 2016: Lex Iscritti, si scelgono due fra 129 proposte di legge che i ‘portavoce’ stellati porteranno in Parlamento. Nel 2017, fra l’altro, si vota sul programma per le elezioni in Sicilia, sulle priorità di politica estera del M5S ma anche sui candidati sindaci nelle città. Intanto vengono aggiornati il sistema operativo e la veste grafica, ma Rousseau diventa obiettivo di ‘rogue0’, hacker che a più riprese si intrufola nelle consultazioni: sostiene di aver votato decine di volte nelle primarie online che il 21 settembre incoronano Luigi Di Maio candidato premier e leader movimento.
Ci sono grillini che immaginano di “inserire strumenti di democrazia diretta e partecipata in Costituzione”, e l’Associazione Rousseau mira a implementare la tecnologia blockchain sul portale, e, nelle intenzioni, anche per destinare 3 milioni di euro dagli stipendi dei parlamentari alla Protezione Civile, per decidere di far correre da solo il M5S alle Regionali in Emilia Romagna e Calabria, o per nominare i ‘facilitatori’. Di fatto il sistema Rousseau debutta nella formazione di un governo quando il 18 maggio 2018 viene approvato con il 94% dei voti il contratto con la Lega. A febbraio 2019 la consultazione serve invece a ratificare i capilista scelti da Di Maio per le circoscrizioni per le Europee, nonché per stabilire la linea stellata sul caso Diciotti: in 52mila votano contro l’autorizzazione a procedere per Matteo Salvini, che in quel caso applaude, salvo attaccare quando su Rousseau un anno e mezzo più tardi 63mila su 79mila votanti dicono sì alla nascita dell’esecutivo giallorosso con il Pd: “È più serio chiedere il parere a 60 milioni di italiani” dice in quell’occasione.
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Le consultazioni di Draghi. M5s: “Ci saremo con lealtà”. Salvini: “Lega a disposizione”
Il secondo giro riprenderà alle 15 di lunedì con il gruppo misto della Camera e si chiuderà martedì alle 17 con il Movimento 5 stelle
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07 febbraio 2021
15:16
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A settantadue ore dal conferimento dell’incarico Mario Draghi allarga il perimetro della maggioranza: assicura lealtà il M5s e ci sta, senza porre “veti e condizioni”, anche la Lega. La dote del Recovery plan, con oltre 200 miliardi da gestire, è troppo ghiotta per restarne fuori.
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L’ex presidente Bce al momento può contare su un sostegno che va oltre la formula Ursula: ma se e come includere il partito di Matteo Salvini non è una carta facile da giocare. I vertici del Pd ribadiscono il proprio appoggio ma sedere accanto all’avversario di sempre fa emergere qualche nervosismo nel partito. Che va sommato allo scetticismo di LeU e alle divisioni che attraversano i 5s. Tutti ora guardano a Draghi e alla sintesi di cui si dovrà fare carico. Terminato il primo giro di consultazioni, lunedì e martedì il premier incaricato si appresta a farne un secondo: lo schema è identico, prima le forze più piccole, poi i partiti più grandi ma i tempi sono meno dilatati. E partirà anche il dialogo con le parti sociali. Squadra e programma sono tutti da comporre. Draghi ha chiesto “fiducia” ai propri interlocutori, che ora attendono che scopra le carte. Si tratta di capire se l’esecutivo avrà una prevalenza di tecnici, se saranno di area e dunque legati ai partiti, o se entreranno direttamente esponenti delle varie forze politiche. E se il programma avrà un respiro ampio, di legislatura o un orizzonte più ristretto con pochi punti all’ordine del giorno.
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Il secondo giro di consultazioni del premier incaricato Mario Draghi riprenderà alle 15 di lunedì con il gruppo misto della Camera e si chiuderà martedì alle 17 con il Movimento 5 stelle.
Toti a Draghi: servono leggi per spendere in fretta – “Tutti si preoccupano di riscrivere un Recovery Plan che con le leggi e le regole dell’Italia non realizzeremo mai. Servono leggi per spendere i soldi in fretta, come abbiamo fatto a Genova per ricostruire il ponte, per ricostruire le strade e i porti dopo la grande mareggiata dell’autunno del 2018”. E’ una delel cose che il leader di Cambiamo! Giovanni Toti dirà doamni a Draghi nel secondo guro di consultazioni. “Servono accordi con le Regioni per fare i bandi di spesa. Tutti vorrebbero disegnare la grande politica economica del Paese, ma poi se non saremo in grado di realizzarla, anche il più bel disegno sarà stato inutile”.
IL MOVIMENTO CINQUE STELLE
“Abbiamo ribadito il concetto che quando e se si formerà un nuovo governo noi ci saremo sempre con lealtà”, ha detto il capo politico M5S Vito Crimi dopo le consultazioni con il premier incaricato Mario Draghi. Il nuovo governo deve avere “un’ambizione solidale, ambientalista, europeista. E partendo da quello che è stato già realizzato. Abbiamo trovato da parte sua la consapevolezza di partire con l’umiltà di chi accoglie quanto fatto prima. Abbiamo ribadito la nostra volontà che non siano indebolite misure come il reddito di cittadinanza”. “Oggi abbiamo ribadito che serve – ed è un dato essenziale – una maggioranza politica solida, che possa sostenere un governo solida. E serve superare quelle criticità che hanno portato alla fine del governo Conte II. Gli atti fatti da qualche forza politica sono comunque presenti nei nostri ricordi”, conclude. “E’ importante – aggiunge Crimi – che l’attuazione del recovery Plan sia fatta non solo nell’interesse specifico dei progetti ma c’è il mondo che ci guarda e giudicherà se l’Italia è un Paese che è cambiato. E noi con le nostre caratteristiche valoriali verificheremo che l’attuazione di quei fondi sia fatta con onestà, traparenza e nell’interesse dei cittadini”.
“Dobbiamo guardare sempre il bene dell’Italia, quindi nessun rammarico. Vediamo se si creano le condizioni perché il Paese sia messo in sicurezza al più presto”, ha detto il premier uscente Giuseppe Conte fuori da Montecitorio, dopo le consultazioni.
LA LEGA
“Noi non poniamo condizioni. Altri lo fanno, noi nessuna conizione né su persone né sulle idee. Il bene del paese deve superare interesse personale e partitico”. Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini al termine dell’incontro con Draghi. “Nessuna tassa, semmai una pace fiscale per aiutare i cittadini. Molto tempo lo abbiamo impiegato sullo sviluppo e crescita”. “E’ stata mezz’ora di confronto interessante e stimolante sui temi concreti sull’idea dell’Italia che per diversi aspetti coincide”, ha detto il segretario della Lega aggiungendo: “Noi siamo a disposizione, siamo la prima forza politica del paese, siamo una forza che dove governa lo fa con ottimi risultati a differenza di altri crediamo non si può andare avanti a colpi di no”. “Ciascuno deve rinunciare ad un pezzo di priorità per fare un tratto di strada che, non sarà lungo, insieme. Sull’immigrazione l’Ue ci chiede di difendere le frontiere non penso dunque che sia questo un tema divisivo”, ha quindi aggiunto Salvini.
LA RIUNIONE M5S CON GRILLO E CASALEGGIO
Beppe Grillo in mattinata e’ arrivato alla Camera per il vertice M5S che ha preceduto le consultazioni con il premier incaricato Mario Draghi. Presenti anche Luigi Di Maio, Davide Casaleggio e il premier uscente Giuseppe Conte e quasi tutti i ministri M5S chiamati a partecipare al vertice, da Stefano Patuanelli (“il movimento e’ compatto, spiega il titolare del Mise”) a Fabiana Dadone, da Federico D’Inca’ a Alfonso Bonafede.
“Adesso dobbiamo ripartire in maniera convinta, per questo sono certo che ancora una volta il MoVimento 5 Stelle dimostrerà maturità e responsabilità istituzionale. Dobbiamo farlo per gli italiani, ci sono 209 miliardi da spendere. Oggi tutti insieme vedremo Beppe Grillo prima delle consultazioni. La posta in gioco per il Paese è altissima e lui sa sempre guardare lontano”, scrive Luigi Di Maio su Fb.
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“Oggi è un momento di compattezza con la presenza di tutti, di Grillo, Casaleggio e anche di Conte. Oggi la famiglia si allarga”. L’ha detto l’ex capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio
“In alto i profili”. E’ questo il titolo di un post di Beppe Grillo in cui il Garante del M5S sembra pubblicare una serie di temi cardine da portare al tavolo con Mario Draghi. Tra questi la creazione di “un ministero per la transizione ecologica” al quale affidare la politica energetica e la riduzione alle “societa’ benefit” dell’imposta sul reddito di impresa. “Le fragole sono mature. Le fragole sono mature”, scrive Grillo.
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Orlando, non basta dire ‘arriva Draghi’, va aiutato
Per far nascere un governo serve convergenza sul programma
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03 febbraio 2021
11:48
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“Non basta dire ‘è arrivato Draghi, Viva Draghi’, bisogna dare una mano a Draghi perchè può sembrare che la forza del nome possa risolvere i problemi ma è fuorviante perché per far nascere un governo c’è l’esigenza di una convergenza di forze sul programma per il Recovery ma anche serve una grande capacità di sintonia con il paese per evitare che il rischio di una crisi economiche e sociale che crei una rottura. Bisogna evitare gli errori del passato”.
Così il vicesegretario Pd Andrea Orlando, a Radio Immagina.
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Governo: Fratoianni, difficile sostenere Draghi
Renzi voleva colpire maggioranza, guarda a FI
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03 febbraio 2021
11:49
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“Mi pare molto difficile sostenere un governo di questo tipo”. Così Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e parlamentare di Liberi e Uguali, ad Agorà Rai Tre, sul nuovo governo Draghi.
“C’era un obiettivo politico di Renzi e lo ha raggiunto: colpire questa maggioranza per impedire che diventasse una prospettiva per il futuro. Perché? Perché in questa maggioranza Renzi era marginale politicamente e culturalmente. Renzi guarda a Forza Italia in modo esplicito e naturalmente ha cercato di imporre un’altra collocazione”, aggiunge.
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Governo:Salvini,no pregiudizi su Draghi ma orizzonte è voto
Non sprechiamo questi mesi, si apre una nuova fase
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03 febbraio 2021
11:55
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“Si apre una nuova fase. Non abbiamo pregiudizi nei confronti di Draghi.
Vogliamo parlare di taglio di tasse e apertura dei cantieri con la prospettiva del voto.
Voterà mezza Europa e lo faranno tante città italiane per cui la democrazia non può essere sospesa in questi mesi. Ma non sprechiamo questi mesi”. Lo ha detto Matteo Salvini a Omnibus.
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Governo:alle 12.30 vertice del centrodestra
Berlusconi collegato via zoom
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03 febbraio 2021
11:59
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È previsto intorno alle 12.30 un vertice del centrodestra per fare il punto sulla linea politica da tenere dopo la decisione del Capo dello Stato Sergio Mattarella di affidare a Mario Draghi il tentativo di formare un nuovo governo. Alla riuniome prenderanno parte tutti i leader delle forze della coalizione mentre Silvio Berlusconi sarà collegato via zoom.
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Governo: Renzi, è tempo costruttori, sostenere Draghi
Ora sobrietà e zero polemiche
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03 febbraio 2021
12:00
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“Ora è il momento dei costruttori.
Ora tutte le persone di buona volontà devono accogliere l’appello del Presidente Mattarella e sostenere il governo di Mario Draghi.
Ora è il tempo della sobrietà. Zero polemiche, Viva l’Italia”. Lo afferma sui social Matteo Renzi.
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Draghi è arrivato al Quirinale
L’ex presidente Bce convocato per formare un nuovo governo
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03 febbraio 2021
12:04
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Mario Draghi è arrivato al Quirinale.
L’ex presidente della Bce è stato convocato dal Capo dello Stato in vista dell’incarico per formare un nuovo governo che sia in grado di affrontare la crisi sanitaria, sociale ed economica.
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Morgan Stanley vede nuovo Governo e Pil 2021 a +4%
Nel 2022 crescita del 5,3%
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03 febbraio 2021
13:32
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“Il nostro scenario di base prevede che si eviteranno le elezioni e si formerà un nuovo governo”. Lo scrive Morgan Stanley in un report che parla della situazione italiana “Dopo la contrazione del Pil – prosegue – dell’8,9% nel 2020, prevediamo una crescita rispettivamente del 4% e del 5,3% nel periodo 2021/22, con il ritorno del Pil al livello pre-Covid nel terzo trimestre del 2022”.
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A differenza di molti Paesi simili, la crescita dell’Italia non ha “sorpreso significativamente al rialzo nel quarto trimestre del 2020, arrivando al -2% nel periodo”, evidenzia ancora Morgan Stanley. Inoltre, a differenza di molti dei suoi pari, l’Italia si è recentemente orientata verso un “allentamento delle restrizioni. Questo ha permesso ai ristoranti di riaprire durante il giorno e potrebbe aiutare la ripresa a breve termine, ma nasconde anche ulteriori rischi. Il settore manifatturiero italiano dovrebbe inoltre beneficiare della persistente forte domanda di esportazioni, mentre il Recovery Fund dovrebbe guidare gli investimenti pubblici dalla fine di quest’anno”.
L’incertezza politica è nel frattempo il “principale rischio a breve termine, dopo la rottura della coalizione di governo il mese scorso”, conclude. POLITICA ECONOMIA VAI ALLA CRONACA VAI ALLA TECNOLOGIA VAI ALLE NOTIZIE DAL MONDO
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Draghi,rispondo ad appello Mattarella
Emergenza richiede risposte ad altezza situazione
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03 febbraio 2021
13:40
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“La consapevolezza dell’ emergenza richiede risposte all’altezza della situazione e con questa speranza che rispondo all’appello” di Sergio Mattarella. Lo dice Mario Draghi al termine del colloquio cn il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
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Draghi,fiducioso che emerga responsabilità
E unità dal confronto con partiti gruppi e forze sociali
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03 febbraio 2021
13:42
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“Sono fiducioso che dal confronto con i partiti, con i gruppi parlamentari e le forze sociali emerga unità e capacità di dare una risposta responsabile”.
Lo ha detto Mario Draghi dopo l’incontro con il presidente Sergio Mattarella al Quirinale.
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Draghi giunto alla Camera
Per incontrare presidente Camera Fico
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03 febbraio 2021
13:47
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Il presdente del Consiglio incaricato Mario Draghi è giunto alla Camera per incontrare il presidente della Camera Roberto Fico.
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Zingaretti,con Draghi fase nuova,ora incontro con M5s-Leu
Portare Paese fuori da incertezza crisi irresponsabile e assurda
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03 febbraio 2021
13:53
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“Con l’incarico a Mario Draghi si apre una fase nuova che può portare il Paese fuori dall’incertezza creata da una crisi irresponsabile e assurda.
Siamo pronti a contribuire con le nostre idee a questa sfida per fermare la pandemia”.
Così Nicola Zingaretti per il quale “non bisogna perdere la forza e le potenzialità di una alleanza con il Movimento 5 Stelle e con Leu basata su proposte comuni sul futuro dell’Italia. Per affrontare questi temi chiederemo nelle prossime ore un incontro con il Movimento 5 Stelle e Leu”.
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Inps: Tridico, pagate 27 milioni di prestazioni Cig nel 2020
Domande cresciute di 20 volte, dipendenti dormivano in azienda
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03 febbraio 2021
14:37
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“Diciassette milioni di prestazioni di cassa integrazione pagati dall’istituto e oltre 10 milioni anticipati dall’azienda per un totale di 27 milioni di prestazioni pagate durante il 2020 con gli stessi uomini e donne del 2019, con le stesse infrastrutture del 2019”. Sono i numeri citati dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in un’audizione alla commissione Lavoro della Camera sul recovery plan dove indica come “l’afflusso di domande di cassa integrazione avuto nel 2020 è stato 20 superiore a quello del 2019”.
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“Lo sforzo di queste persone è stato enorme, alcuni dipendenti dell’informatica dormivano qui in alcuni giorni. Non hanno avuto ferie, non hanno avuto vacanze, non hanno avuto nulla”, aggiunge Tridico ringraziando per “l’abnegazione” i dipendenti. Rispondendo a una domanda sui ritardi nelle erogazioni Tridico spiega che “i colli di bottiglia possono essere nelle aziende, nei consulenti, nell’Inps. Noi stiamo cercando di sminare qualsiasi collo di bottiglia attraverso dei tutorial che stiamo consegnando agli intermediari” ma anche i nostri stessi dipendenti su come si lavora la cassa integrazione. “In alcune aree del paese, nel Sud Italia la cassa integrazione non l’avevano mai vista, era uno strumento nuovo sia per le aziende sia per in nostri dipendenti”, sottolinea Tridico.
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Conte, quando uno fa suo lavoro è sempre sereno
Lo dice l’ex premier entrando a Palazzo Chigi
w
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04 febbraio 2021
10:29
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“Quando uno fa il suo lavoro è sempre sereno”. Lo ha detto il premier uscente, Giuseppe Conte, mentre stava entrando a Palazzo Chigi.
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Tim: Vivendi appoggia lista cda, Cdp si riserva di decidere
Egon Zhender avvia ricerca candidati, la prima long list il 18/2
POLITICA TUTTE LE NOTIZIE
03 febbraio 2021
19:03
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Vivendi e il mercato “supportano l’iniziativa” mentre Cdp aspetta di sottoporre il tema al suo cda prima di esprimersi sulla lista del board per Tim. Il cda del gruppo, dopo che il presidente Salvatore Rossi ha riferito del sondaggio preliminare tra i soci e i rappresentanti del mercato, ha approvato all’unanimità i criteri di selezione della lista e ha già fissato una prossima sriunione il 18 febbraio.
Anche il Comitato per le nomine e la remunerazione ha dato il suo parere favorevole e ora Egon Zehnder può avviare le ricerche per stilare una prima ‘long list’ da sottoporre al cda fra due settimane.
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Stellantis: Melfi; settemila in cig dall’8 al 14/2
Per le conseguenze del Covid sul mercato e per le forniture
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MELFI
03 febbraio 2021
16:46
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Stellantis chiederà la cassa integrazione ordinaria, dall’8 al 14 febbraio prossimo, per gli oltre settemila dipendenti dello stabilimento di Melfi (Potenza). La produzione nella fabbrica lucana di Jeep Compass e Renegade è legata alla “necessità di fronteggiare gli effetti della complessiva situazione di mercato” causata dall’epidemia e dalle sue “ricedute sul sistema globale delle forniture di componenti di produzione essenziali”.
La decisione della direzione dello stabilimento lucano è stata comunicata a Fim, Uilm, Fismic, Uglm, Aqcf e Fiom e riguarda i 7.174 lavoratori della fabbrica. Dall’8 al 14 febbraio potrebbe entrare in fabbrica solo il personale addetto alla manutenzione delle linee produttive. Domani mattina i rappresentanti dell’azienda incontreranno i sindacati, in videoconferenza, per esaminare insieme la situazione.
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Covid: ricavi del settore Media -10% con crollo pubblicità
Area studi Mediobanca su 1/0 semestre 2020, tiene tv a pagamento
POLITICA TUTTE LE NOTIZIE
03 febbraio 2021
15:16
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La pandemia Covid ha colpito con forza anche il settore media & entertainment: nel primo semestre del 2020 in Italia i ricavi aggregati del comparto sono stati di 3,9 miliardi, con un calo del 10,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Lo afferma il report dell’Area studi Mediobanca sul settore, con una riduzione che colpisce principalmente la radio (-29% sul primo semestre 2019), seguita dalla Tv in chiaro (-14%), mentre ha tenuto la televisione a pagamento (-0,8%).
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Il calo dei ricavi deriva soprattutto dai mancati proventi della pubblicità, che segnano una riduzione del 24,4% rispetto allo stesso semestre 2019.
A livello mondiale gli effetti della pandemia Covid hanno accelerato invece un processo già in corso: quest’anno nel mondo i ricavi degli abbonamenti per video on-demand supereranno quelli da botteghino e entro il 2024 saranno il doppio di quelli ‘fisici’. Nei primi sei mesi dell’anno scorso nel suo complesso il settore delle grandi multinazionali ha perso comunque una fetta importante di ricavi, scendendo a 185 miliardi di dollari contro i 205 miliardi dello stesso periodo del 2019.
Il report dell’Area studi di Mediobanca conferma infine che l’Italia presenta il canone per la televisione pubblica più basso fra i maggiori Paesi europei, inferiore anche alla media europea (0,25 euro al giorno per abbonato contro una media europea di 0,33 euro). Secondo lo studio, dal 2015 al 2019 fra i maggiori Paesi europei solo l’Italia ha ridotto il canone pro-capite.
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Draghi arrivato alla Camera
Oggi le consultazioni
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04 febbraio 2021
11:14
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Il presidente del consiglio incaricato, Mario Draghi, è arrivato alla Camera. Oggi sono in programma le consultazioni con i partiti politici.
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Governo: Di Maio,M5s ha dovere ascoltare Draghi
Poi valuterà in base a decisioni dei parlamentari
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04 febbraio 2021
12:48
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“Oggi si aprono le consultazioni del premier incaricato Mario Draghi, secondo la strada tracciata dal capo dello Stato Sergio Mattarella, che ringrazio. In questa fragile cornice, il MoVimento 5 Stelle ha, a mio avviso, il dovere di partecipare, ascoltare e di assumere poi una posizione sulla base di quello che i parlamentari decideranno.
Siamo la prima forza politica in Parlamento e il rispetto istituzionale viene prima di tutto”. Così in una nota il ministro Luigi Di Maio.
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Tajani, pieno appoggio a governo dei migliori
Come già anticipato da Silvio Berlusconi
POLITICA TUTTE LE NOTIZIE
05 febbraio 2021
18:44
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“Abbiamo confermato il pieno appoggio, già anticipato da Berlusconi, a un governo con tutte le forze migliori della politica dell’economia e della cultura”.
Così il Vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, dopo le consultazioni con il Presidente incaricato Mario Draghi.
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Dolomiti Superski attende l’ok, con l’Alto Adige in panchina
Si attende definitivo via libera di Roma
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BOLZANO
05 febbraio 2021
19:04
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Il consorzio Dolomiti Superski è pronto a mettere in funzione gli impianti di risalita, anche con l’Alto Adige in panchina a causa del lockdown provinciale, ma attende comunque l’ok definitivo di Roma. Il via libera al protocollo di sicurezza è stato infatti solo il primo passo, serve però anche quello politico.
Come si apprende, il cda di Dolomiti Superski prende tempo e attende indicazioni precise da Roma, soprattutto per quanto riguarda gli spostamenti tra le regioni, dopo il 15 febbraio. A causa del lockdown altoatesino, che durerà fino al 28 febbraio, i famosi caroselli sciistici sulle Dolomiti, come la Sellaronda, che tocca il Trentino, Bellunese e appunto l’Alto Adige, saranno percorribili solo in parte.
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Metalmeccanici: siglato il contratto, aumento 112 euro
Ok Federmeccanica e Fiom-Fim-Uilm ma durata estesa a giugno 2024
POLITICA TUTTE LE NOTIZIE
05 febbraio 2021
19:27
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Arriva il nuovo contratto nazionale dei metalmeccanici: dopo una lunga trattativa, partita 15 mesi fa, Federmeccanica e Assistal e Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno siglato l’accordo per il rinnovo del Ccnl scaduto a fine 2019, prevedendo un aumento salariale medio di 112 euro sui minimi, a regime. La vigenza contrattuale viene però allungata: si parte da gennaio 2021 e si arriva a giugno 2024 (rispetto alla normale scadenza che sarebbe stata nel 2022).
Per il 2020 previsto l’adeguamento all’inflazione Ipca sui minimi, come dal contratto precedente. Il rinnovo interessa 1,6 milioni di lavoratori.
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Oltre un mln italiani vaccinati anche con richiamo
Dati del sito del governo sulle vaccinazioni
POLITICA TUTTE LE NOTIZIE
05 febbraio 2021
19:57
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Sono 1.024.271 gli italiani a cui è stata somministrata anche la seconda dose di vaccino. E’ quanto emerge dal sito del Governo sui dati delle vaccinazioni.
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Visco, paese ritrovi coesione per riprendere via sviluppo
Governatore, strategia comune su sostenibilità e digitale
w
POLITICA TUTTE LE NOTIZIE
06 febbraio 2021
11:36
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“La nostra economia ha dimostrato capacità di ripresa, il Paese deve ora trovare la coesione necessaria per riprendere la via dello sviluppo, sfruttando l’opportunità offerta dalla risposta venuta dall’Unione europea e affrontando i problemi strutturali che lo frenano”. Lo afferma il governatore della Banca d’Italòia Ignazio Visco, intervenendo all’Assiom Forex che auspica “una strategia comune, che ha al centro le sfide della sostenibilità ambientale e della transizione digitale”.
“Una ritrovata fiducia nella qualità delle politiche e nelle prospettive dell’economia potrebbe consentire l’ulteriore riduzione del differenziale di rendimento tra i BTP italiani e i Bund tedeschi, che è ancora vicino al doppio di quelli di Spagna e Portogallo”, afferma. “Con il miglioramento della congiuntura – aggiunge – un’adeguata strategia di riequilibrio graduale dei conti pubblici potrebbe rafforzare tali effetti di fiducia e accelerare ulteriormente la riduzione del rapporto tra debito e prodotto”.
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Visco,pandemia non superata ma possibile Pil oltre le stime
Governatore a Forex, uscita misure sostegno sia progressiva
POLITICA TUTTE LE NOTIZIE
06 febbraio 2021
11:38
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La “pandemia, con i suoi enormi costi economici e di vite umane, non è superata e i margini di incertezza sulla sua evoluzione rimangono elevati” ma “è possibile, coltivando una visione di più lungo termine, fare meglio di quello che suggeriscono le proiezioni tendenziali” per l’economia. Lo afferma il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nel suo intervento virtuale al convegno Assiom Forex degli operatori finanziari.
Visco ha ricordato come “le nostre proiezioni prefigurano una ripresa dell’attività produttiva dalla primavera; questo scenario dipende in modo cruciale da una progressiva attenuazione dell’epidemia”. Le misure di “sollievo” a famiglie e imprese “restano indispensabili” al momento ma “con il ridursi dell’incertezza sull’economia” occorre pensare a una progressiva loro riduzione rendendoli “via via più selettivi”, ha detto. “L’accesso a istituti oggi ad ampio spettro e significativamente più generosi di quelli ordinari potrà essere rivisto condizionandolo alla capacità delle imprese di salvaguardare i livelli di occupazione e allentando al contempo il blocco generalizzato dei licenziamenti”.
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Di Maio, posta in gioco alta, M5S sara’ responsabile
Oggi vedremo Grillo, lui sa guardare lontano
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06 febbraio 2021
12:33
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“Adesso dobbiamo ripartire in maniera convinta, per questo sono certo che ancora una volta il MoVimento 5 Stelle dimostrerà maturità e responsabilità istituzionale. Dobbiamo farlo per gli italiani, ci sono 209 miliardi da spendere.
Oggi tutti insieme vedremo Beppe Grillo prima delle consultazioni. La posta in gioco per il Paese è altissima e lui sa sempre guardare lontano”. Lo scrive Luigi Di Maio su Fb. “Siamo la prima forza politica in Parlamento, abbiamo delle responsabilità nei confronti degli italiani e sapremo affrontare al meglio anche questa delicata fase”, conclude.
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Governo: Salvini,da Lega o sì convinto o nulla
Se accetteremo saremo partecipi, non alla finestra
POLITICA TUTTE LE NOTIZIE
06 febbraio 2021
12:34
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“La Lega non sarà per il forse, se sarà sì sarà un sì convinto e saremo partecipi, non alla finestra. Se non ci saranno le condizioni, allora sarà un giudizio diverso.
Ma io penso che stiamo dimostrando lealtà e serietà”. L’ha detto il segretario della Lega, Matteo Salvini al termine delle consultazioni con il premier incaricato Mario Draghi.
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Salvini, abbiamo detto a Draghi che siamo a disposizione
Siamo la prima forza politica del Paese
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06 febbraio 2021
12:37
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“Noi siamo a disposizione, siamo la prima forza politica del paese, siamo una forza che dove governa lo fa con ottimi risultati a differenza di altri crediamo non si può andare avanti a colpi di no”.Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini al termine dell’incontro con Draghi.
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Grillo, in alto profili, ora min.transizione ecologica
In post Garante M5S lancia proposte Movimento
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06 febbraio 2021
12:40
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“In alto i profili”. E’ questo il titolo di un post di Beppe Grillo in cui il Garante del M5S sembra pubblicare una serie di temi cardine da portare al tavolo con Mario Draghi.
Tra questi la creazione di “un ministero per la transizione ecologica” al quale affidare la politica energetica e la riduzione alle “societa’ benefit” dell’imposta sul reddito di impresa. “Le fragole sono mature. Le fragole sono mature”, scrive Grillo.
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Reddito cittadinanza: nel 2021 prevista spesa 7,2 miliardi
Bilancio preventivo 2021 Inps
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06 febbraio 2021
13:40
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Nel 2021 dovrebbero essere spesi per il reddito e la pensione di cittadinanza 7,197 miliardi, in linea con l’assestato 2020 (7,264 miliardi): è quanto si legge nel bilancio preventivo dell’Inps per il 2021 secondo il quale per Quota 100 la spesa dovrebbe essere di 4,629 milioni , in aumento di 338 milioni rispetto all’assestato 2020. Nel 2019 (dato consuntivo) sono stati spesi per il reddito (la misura è partita ad aprile) 3,825 miliardi.
Nel complesso quindi nei primi tre anni si dovrebbero spendere quasi 18,3 miliardi.
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Crimi, se ci sarà nuovo governo ci saremo con lealtà
Abbiamo ribadito il concetto
POLITICA TUTTE LE NOTIZIE
06 febbraio 2021
13:45
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“Abbiamo ribadito il concetto che quando e se si formerà un nuovo governo noi ci saremo sempre con lealtà.” Lo dice il capo politico M5S Vito Crimi dopo le consultazioni con il premier incaricato Mario Draghi.
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Crimi, serve maggioranza politica solida per governo
Non dimentichiamo azioni di qualche forza politica in Conte II
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06 febbraio 2021
13:47
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“Oggi abbiamo ribadito che serve – ed è un dato essenziale – una maggioranza politica solida, che possa sostenere un governo solida. E serve superare quelle criticità che hanno portato alla fine del governo Conte II.
Gli atti fatti da qualche forza politica sono comunque presenti nei nostri ricordi”. Lo dice il capo politico M5S Vito Crimi dopo le consultazioni con il premier incaricato Mario Draghi.
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Vaccini: arrivate in Italia prime dosi Astrazeneca
All’aeroporto militare di Pratica di Mare
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06 febbraio 2021
16:51
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Sono arrivate all’aeroporto militare di Pratica di Mare (Roma) le prime 249.600 dosi del vaccino AstraZeneca, a quanto fa sapere la Difesa. Nei prossimi giorni, salvo imprevisti, saranno distribuite nei centri di somministrazione nelle varie regioni.
Inizialmente era previsto che le dosi arrivassero in Italia il prossimo 15 febbraio.
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Covid: Coldiretti,weekend da 200 mln euro per bar-ristoranti
‘Boom di prenotazioni. Ora apertura serale’
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07 febbraio 2021
11:17
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Una boccata di ossigeno da quasi 200 milioni di euro per bar, ristoranti, pizzerie ed agriturismi aperti nelle regioni ‘gialle’ durante il weekend dove sono potuti tornare al lavoro tanti italiani impegnati dall’attività di ristorazione alla fornitura di cibi e bevande nella filiera alimentare che occupa 3,6 milioni di persone. E’ quanto emerge da una stima della Coldiretti sugli effetti dell’apertura nel fine settimana con l’eccezione di Umbria, Puglia, Sardegna, Sicilia e la Provincia di Bolzano dove si concentrano circa il 20% dei locali che sono restati chiusi perché in zona arancione.
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Un boom di prenotazioni, segnala Coldiretti, con molti degli oltre 293mila locali aperti nelle zone gialle che hanno registrato il tutto esaurito anche per le limitazioni dei posti disponibili per le stringenti misure di sicurezza e di necessario distanziamento adottate dalle strutture sulle quali continua peraltro ad incidere pesantemente – sottolinea l’associazione – la chiusura serale che vale fino all’80% dei ricavi.
“Il prossimo passo – conclude – deve essere la possibilità in zona gialla di apertura serale per i ristoranti, anche alla luce del progredire delle vaccinazioni e delle importanti misure di sicurezza adottata, quali il distanziamento dei posti a sedere facilmente verificabile, il numero strettamente limitato e controllabile di accessi, la registrazione dei nominativi di ogni singolo cliente ammesso”.
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Migranti: Italia concede porto Augusta a Ocean Viking
Tra 422 a bordo anche 8 positivi al Covid
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07 febbraio 2021
12:56
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L’Italia – a quanto si apprende – ha concesso il porto di Augusta (Siracusa) alla Ocean Viking che ha a bordo 422 migranti salvati nei giorni scorsi al largo della Libia. Tra di loro anche 8 risultati positivi al Covid.
La nave di Sos Mediterranee si trova ora a poche miglia dalle coste sudorientali della Sicilia.
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Zaki: attivisti, parlamentari Ue rinnovano appello rilascio
Video su Facebook, da Gualmini a Bartolo: ‘Patrick libero’
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BOLOGNA
07 febbraio 2021
15:11
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“Patrick libero”. Lo chiedono alcuni europarlamentari italiani, e non solo, in un video appello pubblicato dalla pagina Facebook degli attivisti che si battono per la libertà del ricercatore egiziano di 29 anni dell’Università di Bologna in carcere in Egitto da un anno.
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Lo “firmano” con messaggi video Fabio Massimo Castaldo (vice presidente del Parlamento Ue), Pierfrancesco Majorino, Soraya Rodríguez, Alessandra Moretti, Pina Picierno, Elisabetta Gualmini, Pietro Bartolo, Patrizia Toia, Brando Benifei. “La sua unica colpa è stata avere opinioni libere”, sottolinea Castaldo, che aggiunge: “La situazione richiede una risposta concreta e immediata, anche anche sotto forma di sanzioni Ue”.
“Oggi, il 7 febbraio 2021 – scrivono gli attivisti su Facebook condividendo il filmato – segna un anno dalla detenzione di Patrick all’aeroporto internazionale del Cairo. In questa occasione, i membri del Parlamento europeo rinnovano la loro richiesta per il rilascio di Patrick e promettono di continuare a lottare per lui. Li ringraziamo per essere la voce di Patrick e per usare la loro posizione per promuovere un mondo più sicuro dove i diritti umani vengano rispettati”.
“La sua colpa – afferma Bartolo nel video – è essersi occupato di diritti umani”. “Patrick è il simbolo dell’Europa come la vorremmo”, ricorda Picierno, “ma è purtroppo diventato il simbolo del fallimento dell’Europa che abbiamo di fronte”.
“Vogliamo che torni prima possibile a Bologna”, dice Gualmini.
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Tesei, seguito indicazioni Sanità umbra e Iss
Per presidente zone rosse “provvedimento pesante ma necessario”
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PERUGIA
07 febbraio 2021
15:49
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“Abbiamo dovuto adottare un provvedimento pesante che presuppone sacrifici per tutti ma ho seguito le indicazioni e le richieste della sanità. Non solo quelle regionali ma anche dell’Istituto superiore”: lo ha detto la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei in merito alla zona rossa disposta da lunedì per tutta la provincia di Perugia e sei comuni di quella di Terni in seguito all’emergere delle varianti inglesi e brasiliana.
La governatrice è stata intervistata dalla TgR Rai dell’Umbria. Ha quindi parlato di “misure necessarie”.
“Ho adottato – ha ricordato ancora Tesei – un principio di massima precauzione per evitare che il virus possa dilagare anche al resto dell’Umbria e alle regioni limitrofe. Credo che questo approfondimento che è stato fatto sia utile all’intero Paese e adesso anche altre Regioni stanno cominciando a intervenire con esami più approfonditi per isolare le varianti.
La variante brasiliana è stata individuata il 10 gennaio e noi siamo riusciti a porre la questione all’Iss. Questo significa – ha concluso Tesei – che il sistema è in grado di poter reagire immediatamente”.
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Mario Draghi ha lasciato la sua casa a Città della Pieve
Dopo fine settimana trascorso nella quiete campagna umbra
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CITTÀ DELLA PIEVE (PERUGIA)
08 febbraio 2021
08:50
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Mario Draghi ha appena lasciato la sua abitazione a Città della Pieve.
Nel casolare immerso nella quiete della campagna dell’Umbria, il presidente del Consiglio incaricato ha trascorso il fine settimana.
Probabilmente impegnato a mettere a punto gli ultimi particolari in vista dei confronti decisivi per formare il nuovo Governo.
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Covid: Da oggi l’Italia è più gialla tra 7 giorni decisioni su spostamenti tra Regioni
Attesa per le direttive di Draghi. Martedì al via alle vaccinazioni con AstraZeneca
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08 febbraio 2021
11:23
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Si aprirà all’insegna del giallo sempre più diffuso e del rosso localizzato la settimana alla fine della quale sarà probabilmente il nuovo governo di Mario Draghi a prendere le sue prime decisioni per il contrasto alla pandemia, Da oggi anche la Sardegna tornerà del colore che indica minime restrizioni, unendosi ad altre 15 regioni e alla Provincia autonoma di Trento. Ma inizierà anche il lockdown in Alto Adige, deciso per tre settimane dalle autorità locali, così come in provincia di Perugia e in alcuni comuni del ternano e abruzzesi.
Il resto d’Italia – Puglia, Sicilia e la parte restante dell’Umbria – resterà arancione.
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Passato il primo weekend in giallo per la maggior parte del Paese, con folle in città e sulle spiagge, mentre l’epidemia appare stabile su numeri ancora alti, ci si avvia ad un’altra scadenza importante: la fine del divieto di spostamento tra Regioni (anche gialle) il 15 febbraio, mentre l’ultimo Dpcm firmato dal premier uscente Giuseppe Conte scadrà il 5 marzo. Bisognerà vedere cosa deciderà il nuovo esecutivo guidato da Draghi, che secondo alcune previsioni potrebbe giurare prima di venerdì, proprio nel giorno del monitoraggio settimanale della cabina di regia e delle eventuali ordinanze del ministro della Salute.
“Sarà il nuovo governo a fare una valutazione, sulla base del quadro epidemiologico, sulla mobilità tra le Regioni – ha detto giorni fa il ministro uscente degli Affari regionali Francesco Boccia – nelle diverse fasce e in particolar modo in fascia gialla, anche perché eventuali misure limitative necessitano di un apposito decreto”. La fine del divieto di spostamento tra regioni viene invocata tra gli altri dai gestori di impianti sciistici, la cui riapertura, ma solo nelle zone gialle, è stata già avallata dal Comitato tecnico scientifico e prevista proprio per il 15 febbraio.
Ma sono altre le sfide che attendono l’ex numero uno della Banca centrale europea nel suo ruolo di presidente del Consiglio. I lockdown localizzati in Umbria e Abruzzo e quello cosiddetto di Carnevale in Alto Adige sono dovuti in gran parte alla scoperta di casi di variante inglese del coronavirus. E la minaccia costituita dalle mutazioni – anche quella sudafricana e quella brasiliana – si intreccia alla campagna vaccinale, che ha accumulato circa tre settimane di ritardo a causa dei pesanti tagli delle aziende alle forniture di dosi. Il siero di AstraZeneca è arrivato invece con due giorni di anticipo e le 250 mila fiale del primo carico saranno somministrate da martedì agli under 55 in buona salute, a partire da insegnanti e membri delle forze dell’ordine.
Contestualmente si procederà a completare la vaccinazione di sanitari e ospiti delle Rsa e si procederà con quella degli ultraottantenni (nel Lazio da oggi con 214 mila già prenotati). Queste ultime categorie hanno avuto destinati i vaccini Pfizer-BioNtech e Moderna, per un totale di oltre 2,5 milioni di dosi somministrate finora e oltre 1,1 milioni di italiani che hanno ricevuto anche il richiamo e sono quindi davvero vaccinati. L’obiettivo è immunizzare 4 milioni e mezzo di persone entro fine aprile.
A marzo si prevede che l’Agenzia europea del farmaco (Ema) dia via libera al vaccino della statunitense Johnson&Johnson, monodose, quindi più facile da conservare e da somministrare: l’Italia ne aveva opzionate inizialmente decine di milioni di dosi.
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Ma viste le brutte sorprese delle ultime settimane da parte di altre aziende, sembra ormai chiaro che la vera campagna di vaccinazione di massa difficilmente inizierà prima di marzo.
“Completare la campagna vaccinale” è tra gli obiettivi indicati da Draghi nel suo finora unico breve discorso, al Quirinale.
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Covid: l’Alto Adige è tornato in lockdown
Chiusi negozi, bar, ristoranti e scuole
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BOLZANO
08 febbraio 2021
09:19
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Da oggi l’Alto Adige è tornato in lockdown. Sono chiusi negozi, bar e ristoranti, mentre le scuole sono in Dad, aperti invece nidi e asili.
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E’ vietato lasciare il Comune di residenza se non per motivi di lavoro, studio, salute o esigenze di necessità. Per le attività produttivi si raccomanda l’utilizzo della mascherine Ffp2 e test periodici.
L’ordinanza del governatore Arno Kompatscher ha una durata di tre settimane.
L’attività motoria all’aperto è consentita, dalle 5 alle 20, in forma individuale e nel rispetto delle norme su distanziamento (due metri da persone non conviventi) e mascherine. Muovendosi a piedi o in bicicletta, è possibile anche superare i confini comunali. E’ consentita la vendita da asporto sino alle ore 20 e la consegna a domicilio sino alle ore 22. Le strutture ricettive non possono più ospitare turisti, ma solo per chi si sposta per lavoro. Restano aperti gli esercizi che vendono generi di prima necessità, che comunque dovranno essere chiusi la domenica.
Da oggi medie e superiori sono in Dad, le elementari da giovedì 11 febbraio, mentre settimana prossima sono in programma le tradizionali chiusure scolastiche per il Carnevale. Per tutti le lezioni in presenza riprendono il 22 febbraio, mentre commercio e ristorazione resteranno chiusi ancora una settimana.
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Comune Covid ‘libero’ ma zona rossa, sindaco protesta
In Umbria.Perplessità anche in altri centri provincia Terni
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LUGNANO IN TEVERINA (TERNI)
07 febbraio 2021
11:33
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LUGNANO IN TEVERINA (TERNI), 07 FEB – È polemica a Lugnano in Teverina contro l’ordinanza della Regione Umbria che ha istituito la zona rossa, a partire da lunedì, anche per il piccolo comune (su sei in totale) della provincia di Terni. Da ieri il territorio è infatti ‘Covid free’, avendo azzerato il numero dei contagi, secondo quanto annunciato dal sindaco, Gianluca Filiberti.
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Il quale ha inviato stamani una lettera alla governatrice Donatella Tesei per esprimere il proprio dissenso rispetto al provvedimento e chiedere chiarimenti.
“Il nostro paese di piccole dimensioni (1430 abitanti) è da circa venti giorni che non ha evidenziato alcun caso da coronavirus e il trend non mostra alcun segnale di peggioramento” scrive Filiberti. “La realtà del mio Comune – continua – non si discosta da quella dei Comuni limitrofi che non sono stati oggetto di questa ordinanza. L’applicazione di norme più restrittive comporta danni alle nostre piccole attività già devastate da questa pandemia oltre ad un’esasperazione dei miei concittadini”.
Non condivide e giudica “tardivo e comunque inappropriato” il provvedimento anche Guido Grillini, sindaco di Calvi dell’Umbria. Qui sono cinque gli attuali positivi al Covid, su circa 1.700 abitanti. “Non è plausibile – sottolinea su Facebook – chiudere un Comune quando i casi positivi sono in diminuzione e si stanno quasi azzerando. Attendo, come gli altri sindaci, chiarimenti efficaci”.
Di “assurdità” parla Leonardo Fazio, sindaco di Attigliano, altro Comune del ternano inserito in zona rossa, con nove casi per circa 2 mila abitanti. “Stiamo lavorando per rimediare” spiega.
“Di fronte ad una analisi che proviene dal Cts, avallata dalla sanità regionale e dal ministero della Salute, non si può fare altro che eseguire, pur mantenendo le perplessità” è invece il commento di Marsilio Marinelli, sindaco di San Venanzo.
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Tutta la provincia di Perugia in zona rossa
E sei comuni del Ternano.Le disposizioni dureranno due settimane
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PERUGIA
06 febbraio 2021
21:12
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tta la provincia di Perugia e sei piccoli comuni del Ternano saranno da lunedì prossimo in zona rossa. Lo prevede un’ordinanza che la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, si appresta a firmare.
La presidente ha illustrato il provvedimento a tutti i sindaci in una lunga riunione terminata in serata.
Prevista anche la chiusura totale di nidi e materne.
Le disposizioni avrenno validità per due settimane.
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Cts: no a riaperture serali dei ristoranti, modificherebbe l’efficacia delle misure
Per gli esperti ogni valutazione spetta a decisore politico. Vanno considerate anche le diverse tipologie dei pubblici esercizi. Il vice ministro della Salute Pierpaolo Sileri: ‘necessari ristoranti aperti la sera in zona gialla’
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06 febbraio 2021
11:38
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“E’ fondamentale rimanere a casa il più possibile”. Con le Regioni in pressing sul governo dimissionario per riaprire i ristoranti nelle zone gialle anche la sera, nonostante il parere contrario del Comitato tecnico scientifico, l’Istituto superiore di sanità rilancia l’allarme: la situazione epidemiologica è in peggioramento, anche a causa delle varianti del Covid ormai diffuse in diverse regioni, con il rischio concreto di un rapido aumento della diffusione del virus.
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Per il momento la maggior parte dell’Italia resta però in fascia gialla, dove si aggiungerà la Sardegna a partire da lunedì, ma già 4 Regioni hanno disposto zone rosse locali. L’analisi settimanale degli scienziati è tutt’altro che positiva, tenuto anche conto che i dati del monitoraggio si riferiscono a 15 giorni fa, quando la maggior parte delle regioni era ancora arancione e non gialla. E quindi la settimana prossima non potranno che peggiorare. I numeri, dunque. In 13 regioni sono segnalati casi in aumento, l’Rt è in crescita (0.84 contro lo 0.81 della scorsa settimana) così come le regioni a rischio alto (tre contro una di 7 giorni fa). “Si osserva un lieve generale peggioramento dell’epidemia” dicono gli esperti, “in un contesto preoccupante” dovuto alla presenza delle varianti del Covid “in molteplici regioni italiane”. Una fase molto “delicata” e in “contro tendenza” rispetto alla settimana scorsa, dunque, che richiede la massima cautela e la necessità di evitare “tutte le occasioni di contatto”. Altrimenti, si potrebbe registrare “un nuovo rapido aumento” del numero dei casi se “non venissero rigorosamente messe in atto adeguate misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale”.
E in quattro regioni gli interventi sono già scattati, con l’istituzione di zone rosse locali o provinciali. Sono in lockdown 3 comuni in Abruzzo (Atessa, San Giovanni Teatino e Tocco da Casauria) e da lunedì tutti gli studenti delle scuole superiori saranno di nuovo in didattica a distanza; il comune di Chiusi in Toscana; la provincia di Bolzano, che ha un’incidenza di 686 casi su 100mila abitanti (a fronte di una media nazionale di 130); e anche l’Umbria, dove sono stati riscontrate alcune decine di casi della variante brasiliana. Ci saranno “misure puntuali” ha detto la presidente Donatella Tesei che “interesseranno le aree più colpite della provincia di Perugia. A Roma, invece, è stata chiusa una piazza a San Lorenzo, una delle zone della movida, a causa degli assembramenti che si erano creati. Un quadro tutt’altro che confortante in cui si inserisce però il pressing dei governatori – Attilio Fontana e Giovanni Toti in testa -, delle categorie e di membri all’ex governo giallorosa, come il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, per riaprire i ristoranti anche la sera.
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Richiesta che il Cts ha già respinto nella riunione del 26 gennaio, rispondendo al ministero dello Sviluppo economico che chiedeva di “favorire la ripresa” di bar e ristoranti. “Non c’è alcun via libera alla riapertura della ristorazione” dicono gli esperti sottolineando che nel parere “ci sono, anzi, alcune considerazioni sul rafforzamento delle misure restrittive”. Non solo la situazione epidemiologica “evidenzia ancora un rischio moderato/alto” e il settore ha alcune “criticità” dovute all’ovvio mancato uso delle mascherine, dicono gli esperti. Ci sono infatti altri due fattori che richiedono “altri elementi di cautela”: la ripresa delle scuole in presenza, per la quale bisognerà attendere almeno 14 giorni per valutarne l’impatto, e una “possibile maggiore trasmissibilità” del virus dovuta alle varianti. Dunque, conclude il Cts, le “valutazioni” spettano al “decisore politico” anche se “una rimodulazione dei pacchetti di misure potrebbe modificare l’efficacia nella mitigazione del rischio”. Un rischio che, secondo il consulente del ministro Speranza Walter Ricciardi, l’Italia sta però già correndo. “Questa è la quiete prima della tempesta – dice – auguro a tutti di godersi questo weekend ma è sbagliato riaprire, tra tre settimane il virus ci presenterà il conto”.
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Arcuri, scontro su mio nome? Io lavoro, non penso
Se ho sentito Draghi? Sta facendo le consultazioni
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05 febbraio 2021
13:39
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“Io non penso, lavoro”. Così il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha risposto a chi gli chiedeva cosa pensasse del fatto che il suo era uno dei nomi su cui si è consumato lo scontro nella ex maggioranza durante le trattative per il Conte Ter.
“Se ho sentito Draghi? – ha poi risposto alla domanda se avesse avuto contatti con il presidente incaricato – Sta facendo le consultazioni con le forze politiche”.
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Arcuri, piano vaccinale funziona a pieno ritmo
Vaccini: 249mila dosi AstraZeneca arrivano domani in Italia. In anticipo rispetto previsioni.A breve poi consegna nei Centri. Martedì parte somministrazione a under 55
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05 febbraio 2021
12:09
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Arrivano in anticipo in Italia, già da domani, le prime 249.600 dosi del vaccino AstraZeneca. Le dosi saranno poi stoccate nell’hub di Pratica di Mare e nei giorni successivi, salvo imprevisti, saranno distribuite nei centri di somministrazione nelle varie regioni.
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Inizialmente era previsto che le dosi arrivassero in Italia il prossimo 15 febbraio.
E’ prevista martedì, salvo imprevisti, l’inizio della campagna di vaccinazione degli under 55 con le dosi di AstraZeneca. Il vaccino arriverà per la prima volta domani in Italia e lunedì prossimo dovrebbe essere completata la distribuzione nei 293 centri di somministrazione. Martedì – a quanto si apprende – le dosi dovrebbero già essere disponibili per le somministrazioni.
Il piano vaccinale messo a punto con le regioni e le province “funziona a pieno ritmo”. Lo ha detto il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri confermando che domani arriveranno le prime dosi del vaccino di Astrazenaca Entro marzo “potremmo avvicinarci alla vaccinazione di 7 milioni di italiani”. Lo ha detto il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri sottolineando che “è quello che si può fare” visto che nel primo trimestre l’Italia avrà il 50% delle dosi di vaccino che erano inizialmente previste. “A gennaio abbiamo ricevuto 2,3 milioni di dosi, a febbraio ne avremo, se le previsioni saranno rispettate e noi confidiamo in questo, ne riceveremo 4,2 e a marzo 8,2 milioni. In totale avremo nel primo trimestre 14,7 milioni di dosi – ha concluso Arcuri – quando ne avremmo dovute avere 28 milioni”.
In Italia ci sono 293 punti di destinazione dei vaccini. Le somministrazioni avverranno poi anche in altre strutture, come le residenze per anziani, e quando tutti gli anziani si saranno vaccinati nei 1.300 punti di somministrazioe inizialmente previsti, questi smetteranno di essere utilizzati e se ne aggiungeranno progressivamente altri decisi dalle regioni. A questi si aggiungeranno anche le primule”, ha aggiunto Domenico Arcuri:
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Elezioni comunali:Tar Puglia conta schede,sindaco per 1 voto
A Binetto, nel barese, dopo riconteggio non cambia esito
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BARI
05 febbraio 2021
10:17
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Sindaco per un voto. Accade a Binetto, un piccolo Comune di circa 2.200 abitanti in provincia di Bari, dove l’esito delle elezioni comunali del maggio 2019 è finito davanti al Tar.
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I giudici, dopo aver disposto la verifica di 33 schede nulle contestate hanno rideterminato l’attribuzione dei voti validi sancendo “uno scarto di un voto in favore della lista civica Bozzi Sindaco” e quindi mantenendo “inalterata la conclusiva proclamazione dell’elezione alla carica di sindaco del Comune di Binetto di Vito Bozzi”.
La contesa, durata un anno e mezzo, è partita dal ricorso presentato dal candidato sindaco risultato sconfitto, Pasquale Scarola, che a fronte dei 743 voti che erano stati attribuiti alla sua lista rispetto ai 746 dello sfidante Vito Bozzi, lamentava schede annullate che invece riteneva contenessero voti validi in suo favore. Il sindaco eletto, dal canto suo, ha presentato un ricorso incidentale chiedendo la verifica di ulteriori schede.
All’esito del riconteggio, valutando scheda per scheda i nomi illegibili o di fantasia, i soprannomi scritti dagli elettori o i candidati votati sulla riga sbagliata, Scarola ha guadagnato 4 voti e Bozzi altri 2, con il risultato finale di 747 a 748 in favore del sindaco. I tre voti iniziali di scarto si sono ridotti a 1 senza determinare una modifica nel risultato finale sull’elezione.
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Vaccini: assessore Sardegna, piano nazionale va rivisto
“Sbagliato non inserire già in prima fase categorie più fragili”
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CAGLIARI
08 febbraio 2021
11:40
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“Il piano di vaccinazione nazionale deve essere rivisto: non è pensabile che le categorie più fragili non vengano considerate prioritarie e inserite già nella prima fase. Il Governo, di fatto, congela la fase due per la somministrazione delle dosi Pfizer e Moderna ai soggetti fragili, tra cui disabili e le persone con patologie croniche e invalidanti”.
Così l’assessore della Sanità della Regione Sardegna, Mario Nieddu, a proposito del piano vaccinale nazionale.
“L’impatto sociale che la pandemia ha avuto su queste persone è enorme a causa dei vari lockdown e delle conseguenze che le restrizioni hanno avuto su tanti servizi – sostiene Nieddu – ora è il momento di fare la cosa giusta. Il moltiplicarsi degli appelli, lanciati dalle famiglie e dalle tante associazioni in questi ultimi giorni sono un richiamo al buonsenso ed è doveroso che queste richieste vengano proposte con forza a ogni livello istituzionale”, conlude.
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Zingaretti, Pd unito sul sostegno a Draghi con le nostre idee
“E’ una fase nuova, Salvini sulla Ue dà ragione a noi”
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07 febbraio 2021
15:45
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Nel Pd c’è unità assoluta su un punto che condivido anche io: con Draghi con le nostre idee, con i nostri valori. Perché la storia sta dimostrando che le nostre idee hanno fondamento.
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Draghi ha garantito un’idea di Europa”. Lo dice Nicola Zingaretti, segretario del Pd, a Mezz’ora in più su Rai3.
“Non c’è dubbio che è una novità: Salvini ha dato ragione al Pd, non ci siamo scostati noi. Tutti possono riconoscere che l’idea di risolvere i problemi distruggendo l’Europa era fallimentare. Si apre una fase nuova, non c’è dubbio: vedremo le coerenze”, dice ancora Zingaretti. “Ho visto scricchiolare il progetto politico per cui il nuovo era un attacco alle democrazie occidentali e la morte dell’Europa”, aggiunge.
Il Pd farà il congresso? “Il Pd – risponde Zingaretti – deve avere il coraggio per il futuro di rilanciare la propria prospettiva politica. Spero solo che nessuno voglia rimettere indietro le lancette dell’orologio. La discussione congressuale che faremo, quando la faremo, sarà una vittoria di tutto il Pd unito. Il congresso è previsto tra due anni ma appena finirà questa vicenda” della formazione del governo “porrò al partito l’interrogativo se e come andare avanti. Lo posso fare perché il Pd si è unito molto più di quanto non lo sia mai stato in 12 anni”.
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Consultazioni, la diretta streaming
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06 febbraio 2021
11:48
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02 febbraio 2021
18:27
AGGIORNATO ALLE
19:53
MANCA INTESA SU VERBALE, PER IV NON RISPECCHIA POSIZIONI.
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Draghi, quella volta che la moglie disse: mio marito non al governo
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03 febbraio 2021
05:41
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“Lui non lo fa il governo, non e’ un politico”. Così la moglie di Mario Draghi rispose davanti al seggio elettorale presso il liceo Mameli di Roma, dove la coppia si era era recata per andare a votare.
Correva l’anno 2018, era marzo.
“Dai, stai zitta” la bacchettò, salendo in macchima l’ex presidente della Bce. Mercoledì mattina Draghi è atteso al Quirinale da Mattarella alle 12, dopo il fallimento del mandato esploratore di Fico e l’affossamento del Conte ter per i veti incrociati
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Tutte le parole della crisi di governo.
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03 febbraio 2021
14:12
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Dopo quattro giorni di consultazioni, nella serata di ieri Fico ha riferito al Presidente della Repubblica che l’esito delle stesse era negativo e che dunque non vi erano gli estremi per formare un governo composto sostanzialmente dalla stessa maggioranza del ‘Conte II’.
In seguito al colloquio con il Presidente della Camera, preso atto della situazione, Mattarella ha tenuto un discorso ,del quale abbiamo realizzato la word cloud, alla nazione nel quale ha ricordato i tempi e le conseguenze per il Paese di un ritorno alle urne. E poco dopo il Consigliere per la Stampa e la Comunicazione, Giovanni Grasso, ha annunciato che sarebbe stato convocato Draghi, per oggi alle 12 al Quirinale, con l’obiettivo di dar vita ad un governo “tecnico”.
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Abbiamo voluto sondare gli umori e le reazioni a caldo sui social da parte degli italiani esaminando le conversazioni online relativamente a tre parole chiave: “Draghi”, “Mattarella” e “Renzi”, colui che i due principali azionisti della scorsa maggioranza hanno indicato come la causa del mancato raggiungimento di un accordo per dar vita al “Conte Ter”. Dei tre soggetti analizzati, Mario Draghi è quello che ha generato il maggior numero di citazioni. Nelle ultime ventiquattro ore sono state poco meno di 98 mila le mention di Draghi, da parte di circa 10 mila autori unici, i cui contenuti hanno coinvolto (like + condivisioni + commenti) più di 332 mila persone. I contenuti relativi all’ex Presidente della BCE hanno generato una portata potenziale (“opportunity to be seen”) pari a 978 miliardi di impression, che stimiamo ragionevolmente abbiano dato luogo a 48.1 miliardi di impression effettive, al lordo delle duplicazioni. Questo a causa della grande amplificazione mediatica data dai giornali online alla notizia.
Nelle conversazioni relative a Draghi sono tre i soggetti che hanno generato maggior coinvolgimento. L’account Twitter del Quirinale quello del comico Luca Bizzarri e quello di Mario Calabresi. Escludendo il Quirinale, che naturalmente mantiene una comunicazione istituzionale, sia il comico che il giornalista hanno espresso soddisfazione per l’incarico affidato a Draghi. Appena meno di 82 mila le citazioni di Mattarella, da parte di 11 mila autori unici, i cui contenuti hanno coinvolto circa 348 mila persone. In questo caso, la portata potenziale, così come sopra definita, è stata di 179. 3 miliardi di impression, che stimiamo ragionevolmente abbiano dato luogo a 48.2 miliardi di impression effettive, al lordo delle duplicazioni.
La maggior portata dei contenuti relativi al Presidente della Repubblica rispetto a quella di Draghi, nonostante il minor numero di citazioni, si spiega con il maggior numero di articoli online che citano Mattarella. Di tre politici i contenuti che hanno generato maggior coinvolgimento. Quelli di Cottarelli, Gentiloni e Renzi. Proprio a Renzi, come non poteva essere altrimenti, sono state dedicate moltissime citazioni. Per l’esattezza sono state poco meno di 73 mila le mention online per il leader di Italia Viva da parte di circa 9 mila autori unici, i cui contenuti hanno coinvolto più di 260 mila persone. 11.6 miliardi le impression da noi stimate che sono state generate da tali volumi di conversazioni. Il post che ha generato maggior coinvolgimento è stato quello dell’autore satirico “Le frasi di Osho” che nella mattinata di ieri ironizzava sulle pretese di Renzi. Prevalentemente negative le reazioni nei confronti del leader di Italia Viva con il 30.2% di “sentiment” negativo. Aspetto che si conferma sia dall’hashtag più utilizzato nelle conversazioni relative a Renzi: #RenziPretendeCose, che dalle emoji maggiormente associato che è la faccina rossa di rabbia.
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Draghi da Mattarella. Faro su mosse partiti
Attesa per le parole dell’ex presidente Bce. Vertice centrodestra. Nodo M5s
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03 febbraio 2021
13:03
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C’è attesa per le prime parole che Mario Draghi pronuncerà al termine del colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’ex numero uno della Bce è salito al Quirinale intorno a mezzogiorno ed è stato ricevuto dal Capo dello Stato che ha puntato sulla sua figura per risolvere la crisi di governo aperta da Italia Viva e culminata con le dimissioni di Giuseppe Conte ed il fallimento del mandato esplorativo affidato al presidente della Camera Roberto Fico, che aveva il compito di verificare le condizioni per un Conte ter.
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Nel frattempo le forze politiche si interrogano e discutono al loro interno sul sostegno ad un esecutivo Draghi. In particolare gli occhi sono puntati sul centrodestra ed il Movimento Cinque Stelle. Finora nelle dichiarazione pubbliche i pentastellati hanno bocciato la proposta di Mattarella, indicando nelle urne la strada preferita. “Non voteremo un governo tecnico guidato da Mario Draghi – ribadisce Paola Taverna – riteniamo che l’unica strada giusta sia quella delle elezioni anticipate. I cittadini devono poter scegliere chi dovrà risollevare le sorti di questo nostro Paese”.
Ma è possibile che nel partito emergano posizioni di segno opposto provocando una spaccatura nel Movimento. Anche il centrodestra discute delle prossime mosse in un vertice convocato ad hoc. La più critica rimane Giorgia Meloni che indica le elezioni come unica soluzione. Più sfumata la posizione della Lega: “Non abbiamo pregiudizi nei confronti di Draghi – mette in chiaro Matteo Salvini – vogliamo parlare di taglio di tasse e apertura dei cantieri con la prospettiva del voto”. Ampie aperture arrivano invece da Forza Italia, anche perchè Silvio Berlusconi ha sempre rivendicato la scelta di Draghi alla guida della Bce, e dai partiti più piccoli da sempre a favore di un’esecutivo di salvezza nazionale.
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Mario Draghi sulla stampa estera
Media Gb: ‘Super Mario’ per salvare l’Italia
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LONDRA
03 febbraio 2021
17:55
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“Super Mario, il banchiere che ha salvato l’euro, pronto a soccorrere l’Italia”. E’ il titolo del Times di Londra che dedica un articolo alla convocazione di Mario Draghi al Quirinale per tentare di formare un nuovo governo dopo le dimissioni di Giuseppe Conte da presidente del Consiglio.
Nell’analisi del corrispondente Tom Kington si legge: “A lui sarà affidato il compito di guidare l’Italia fuori dalla sua peggiore recessione economica dalla Seconda guerra mondiale”. E ancora: “Ora deve ottenere il sostegno della miriade di partiti politici italiani”, sottolinea il giornalista, affermando che Conte “si è dimostrato un abile operatore ma alla fine non è riuscito a sopravvivere alle eterne macchinazioni politiche di Roma”.
Alla crisi politica italiana viene dato spazio anche su altre testate britanniche.
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Il filo-conservatore Daily Telegraph, che si concentra sul ritorno dell'”ex banchiere” ed ex presidente della Bce in veste di premier, sottolinea come la caduta del governo Conte sia stata causata dalla discussione su come utilizzare il Recovery Fund messo a disposizione dell’Ue per l’Italia colpita dalla pandemia. E si ricorda inoltre come il presidente Mattarella “abbia usato l’unica arma per poter evitare le elezioni”.
Il progressista Guardian in un suo articolo online si concentra invece sui problemi che deve fronteggiare il Paese: “La crisi politica arriva nel bel mezzo della pandemia, che ha causato quasi 90.000 vittime in Italia, e mentre il Paese è alle prese con la peggiore recessione dalla Seconda guerra mondiale”.
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Rettore Istituto Massimo: ‘Pagella di Draghi ottima’
“Grazie a educazione Gesuiti, orientato a onestà e bene comune”
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03 febbraio 2021
12:57
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C’è sicuramente orgoglio nella voce di padre Giovanni La Manna, rettore dell’Istituto Massimo, tempio romano dell’educazione gesuitica, che non si sorprende affatto per conoscere più nel dettaglio il profilo dell’ex-allievo Mario Draghi, oggi incaricato dal presidente Mattarella di guidare un governo che dovrà traghettare il Paese nelle difficili sfide dell’emergenza economica e di quella sanitaria.
“La pagella di Draghi – fa sapere La Manna – sarebbe protetta dalla privacy ma sicuramente posso dire che l’abbiamo riguardata, come abbiamo riguardato il materiale d’archivio sulla sua formazione e ho trovato indici molto soddisfacenti del suo percorso, come anche viene fuori una bravura in matematica che del resto ha dimostrato poi nella sua carriera professionale”. Per La Manna i tratti di Draghi che derivano dalla sua educazione presso i Gesuiti sono certamente “l’onestà” e l’interiorizzazione che “ogni persona è una risorsa e va valorizzata per i talenti che ha”.
“Draghi ha detto lui stesso di portarsi dietro il bagaglio culturale, umano e spirituale acquisito al Massimo”, aggiunge il padre gesuita, ritenendo che la missione del futuro premier, sulla scorta di questa storia, sarà orientata “al bene comune”.
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Conoscenza, coraggio e umiltà, le parole chiave nei discorsi di Mario Draghi
L’ultimo intervento da presidente della BCE, in occasione del conferimento della Laura honoris causa in Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
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03 febbraio 2021
13:06
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Ecco l’ultimo intervento da presidente della BCE, in occasione del conferimento della Laura honoris causa in Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Fra poche settimane si concluderà il mio mandato di Presidente della Banca centrale europea. È una occasione per sollevare lo sguardo dalle incombenze quotidiane, per riflettere sull’esperienza fatta nella speranza che le lezioni apprese possano essere utili per altri.
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Parlerò poco di politica monetaria o della professione del central banking: preferisco concentrarmi sulla natura delle responsabilità del policy maker. Ho avuto il privilegio di ricevere nelle varie posizioni che ho occupato un mandato da politici designati dalla volontà dei cittadini.
Qui in Italia, al Tesoro e alla Banca d’Italia; in Europa, alla BCE e al Comitato economico e finanziario europeo; a livello globale al Financial Stability Board. Ho avuto la fortuna di lavorare con banchieri centrali, funzionari dello Stato e politici di eccezionale valore, persone da cui ho appreso molto e a cui mi lega un debito di gratitudine . Spero che almeno alcune delle lezioni apprese da loro possano servire alla prossima generazione di servitori dello Stato. Molti studenti di questa e di altre università vestiranno nel corso della propria vita i panni del servitore pubblico: il futuro della società dipende dal sentire il bene pubblico da parte dei giovani migliori e dall’impegno che profondono nel raggiungerlo. Vorrei oggi condividere con voi quelle che mi paiono caratteristiche frequenti nelle decisioni che consideriamo “buone”: la conoscenza, il coraggio, l’umiltà. Naturalmente la loro presenza non garantisce che si prenda sempre la decisione giusta.
I policy maker spesso decidono in condizioni di incertezza in cui i risultati raramente sono conosciuti e valutabili con sicurezza. “Quasi tutti i problemi sono estremamente complessi […] la realtà è per sua natura complessa e ambigua” notava qualche anno fa l’ex Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Robert Rubin.
La conoscenza
L’incertezza in cui operano i policy maker è dunque sostanziale. A maggior ragione le loro decisioni dovrebbero cercare di essere fondate sulla conoscenza degli esperti. Essa fornisce le basi: per comprendere nel profondo un problema, per essere in grado di prendere decisioni ponderate, il cui merito tecnico è tenuto distinto dal merito politico, e per saperle eventualmente correggere alla luce delle nuove evidenze. Il policy maker non può appoggiarsi alla realtà empirica nello stesso modo di uno scienziato ma può utilizzare lo stesso approccio nell’analisi dell’esperienza e nel processo di verifica delle ipotesi adottate con l’obiettivo di rispondere meglio alle richieste che i cittadini rivolgono ai governi.
Oggi viviamo però in un mondo in cui la rilevanza della conoscenza per il policy making è messa in discussione. Sta scemando la fiducia nei fatti oggettivi, risultato della ricerca, riportati da fonti imparziali; aumenta invece il peso delle opinioni soggettive che paiono moltiplicarsi senza limiti, rimbalzando attraverso il globo come in una gigantesca eco. In questo contesto è più facile per iI policy maker rispecchiare semplicemente quelli che egli reputa essere gli umori della pubblica opinione, sminuendo il valore della conoscenza, assumendo prospettive di breve respiro e obbedendo più all’istinto che alla ragione. Ma solitamente ciò non serve l’interesse pubblico. La lezione della storia è invece che le decisioni destinate ad avere un impatto duraturo e positivo sono basate su un lavoro di ricerca ben condotto, su fatti accuratamente accertati e sull’esperienza accumulata. Così è stato ad esempio per il sistema di Bretton Woods che ha stabilizzato l’economia globale dopo la Guerra, assistendone lo sviluppo per decenni e creando le istituzioni finanziarie senza le quali non potremmo oggi cercare di governare le conseguenze della globalizzazione. Quel sistema non sarebbe mai nato senza la incessante ricerca empirica condotta durante la guerra da un grande economista: Ragnar Nurske e senza l’esperienza e la visione di John Maynard Keynes. La competenza fondata sulla conoscenza è essenziale per capire la complessità, nel nostro caso, delle dinamiche economiche e sociali, per quantificare i rischi associati a determinate situazioni e per valutare di conseguenza l’effettiva necessità di una certa azione; per stimare i trade off e gli effetti distributivi di un intervento, individuando coloro che ne beneficiano e coloro che ne vengono danneggiati. Credo ciò sia importante in ogni ambito di policy. Un esempio particolarmente significativo è costituito dal cambiamento climatico.
È solo grazie al lavoro degli studiosi del clima che possiamo comprendere gli scenari che ci aspettano, i feedback potenziali fra i vari ecosistemi, quantificando i rischi estremi e i costi dell’inazione – come ha mostrato brillantemente l’economista Martin Weitzman – e prevedendo le regioni e i settori produttivi maggiormente esposti come ad esempio l’agricoltura che in Italia e in molti altri Paesi verrà investita da eventi metereologici sempre più difficili da gestire. Come per la crisi ecologica, la crisi dell’area dell’euro ha rivelato l’esistenza di molteplici circoli viziosi precedentemente non ben compresi, ad esempio quello fra debiti sovrani, banche e imprese. La crisi ha inoltre messo in discussione ciò che sapevamo su alcune relazioni di fondo nell’economia, come quella fra disoccupazione e inflazione. La ricerca e l’analisi accurata dei dati dell’economia dell’eurozona, il lavoro degli economisti e degli statistici sono da decenni il pilastro su cui poggiano le valutazioni della BCE. In più occasioni queste attività hanno avuto un’importanza cruciale nel contestualizzare correttamente il problema e nel fornire le coordinate per una risposta efficace. Un esempio in questo senso è l’inedito insieme di misure disegnato nel 2014-15, con l’introduzione di tassi di interesse negativi e l’acquisto di titoli pubblici, per scongiurare l’incipiente deriva verso la deflazione. Allora molti policy maker, me incluso, si interrogavano su come queste misure potessero funzionare nell’area dell’euro.
I tassi di interesse non erano mai stati sospinti nella zona negativa in una grande economia; non conoscevamo gli effetti degli acquisti di titoli pubblici in un’economia basata sulle banche come l’area dell’euro. Entravamo in terra incognita, dove per definizione gli effetti delle nostre azioni non potevano essere previsti con certezza. Le decisioni furono tuttavia guidate dai riscontri di cui disponevamo e da una valutazione complessiva dei rischi e delle opzioni utilizzabili per rispondervi. L’evidenza era allora univoca: senza ricorrere a misure non convenzionali la BCE non sarebbe stata in grado di adempiere al suo mandato di tutelare la stabilità dei prezzi. Le analisi suggerivano che il limite effettivo dei tassi di interesse era inferiore a quanto precedentemente ritenuto e che gli acquisti di titoli pubblici potevano avere un impatto rilevante tramite le banche perché ne avrebbero ridotto i costi di finanziamento e le avrebbero incentivate a far credito all’economia reale piuttosto che al settore pubblico. Le più recenti stime lo hanno confermato. Esse mostrano che le misure introdotte hanno avuto un impatto sostanziale, contribuendo per 2,6 punti percentuali alla crescita del PIL nell’area dell’euro fra il 2015 e il 2018 e per 1,3 punti percentuali all’inflazione. Almeno un quinto dell’impatto complessivo sulla crescita nell’anno di picco, il 2017, è attribuibile ai tassi negativi, mentre gli acquisti di titoli contribuiscono per la maggior parte della quota restante. Nelle nostre valutazioni tenevamo conto anche dei possibili effetti collaterali.
Tutte le politiche monetarie ne producono, anche in tempi normali, incidendo su alcune categorie più che su altre. Ma come banca centrale dell’intera area la BCE deve valutare il quadro complessivo e verificare se i benefici netti delle misure intraprese superano i costi potenziali. I dati suggerivano – e continuano a suggerire – che così in effetti era, una conclusione condivisa da tutta la comunità del central banking, come mostra un recente rapporto della Banca dei regolamenti internazionali.
Tuttavia, come sempre per il policy making basato sull’evidenza empirica, le conclusioni che si raggiungono devono essere aggiornate e riviste, quando necessario. È in quest’ottica che la BCE ha recentemente corretto il tiro, in materia di tassi negativi, introducendo un sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve in eccesso. In altre circostanze, sempre un’accurata analisi fattuale ha mostrato come la preoccupazione di un peggioramento della diseguaglianza a seguito delle politiche non convenzionali fosse infondata, rafforzando la determinazione della BCE a proseguire nella stessa direzione. Questo non significa che gli esperti – inclusi quelli della BCE – possano contare su una conoscenza perfetta. Le teorie non spiegano necessariamente tutto e le previsioni che ne discendono possono rivelarsi errate. La crisi ha mostrato che l’opinione prevalente nella professione sbagliava nel ritenere che i mercati finanziari potessero autoregolarsi. In effetti, lo ha spiegato Robert Shiller, non solo gli agenti operanti sul mercato ma anche gli esperti possono cadere vittima di “epidemie narrative” con effetti negativi sull’economia. Contrastare questi fenomeni non significa rifiutare il valore della conoscenza. Gli esperti devono continuamente mettere in discussione le loro ipotesi, riesaminare le evidenze, e saper ascoltare la voce di chi non è d’accordo. Per i policy maker i dissensi sono come uno specchio con cui osservare le proprie azioni e costituiscono uno strumento con cui spezzare la forza delle narrative dominanti.
Ciò è essenziale per l’avanzamento della conoscenza e rappresenta il fondamento del progresso scientifico. Nulla può sostituire per chi deve prendere decisioni il ruolo di un’analisi rigorosa, accompagnata dell’esperienza. Il coraggio La conoscenza non è però tutto. Una volta stabilito nella misura del possibile come stanno i fatti arriva il momento della decisione. Anche nel caso della politica economica, le azioni hanno sempre effetti collaterali e conseguenze indesiderate. Vi sono situazioni in cui anche le migliori analisi non danno quella certezza che rende una decisione facile: la tentazione di non decidere è frequente. È in questo momento che il policy maker deve far leva sul coraggio.
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Anche il non agire rappresenta infatti una decisione. Quando l’inazione compromette il mandato affidato al policy maker dai legislatori, decidere di non agire significa fallire. In molti casi i policy maker devono agire consapevoli che le conseguenze delle loro decisioni sono incerte , ma convinti che l’inazione porterebbe a conseguenze peggiori e al tradimento del loro mandato. Spesso, durante la crisi dell’ultimo decennio la necessità di prendere decisioni anche cruciali si è scontrata con il timore che non tutte le possibili complicazioni fossero state considerate, con l’opposizione da parte di interessi costituiti, con i dubbi sulla legittimità ad agire. L’inazione trova la sua radice nella convinzione che l’esistente non abbia bisogno di modifiche, anche quando tutta l’evidenza e l’analisi indicano la necessità di agire. Questo autocompiacimento acritico si avvale delle giustificazioni più diverse e generalmente non verificate nella realtà. La costituzione del Meccanismo europeo di stabilità (ESM), il varo della vigilanza bancaria europea, la creazione del Fondo di risoluzione unico sono stati tutti ostacolati adducendo problemi di azzardo morale che sarebbero discesi dalla riallocazione a livello europeo di alcune responsabilità nazionali. In retrospettiva, ai governi dell’area dell’euro non è mancato il coraggio; hanno saputo compiere i passi giusti nei momenti cruciali. L’unione monetaria è ora più forte e gran parte delle paventate complicazioni si sono rivelate infondate. Il punto importante, in questa sede non è che queste decisioni si siano rivelate appropriate ex post; conta invece che, quando la necessità di agire è stata documentata e motivata è stato trovato il coraggio di decidere, senza esitazioni, per il bene dell’Unione economica e monetaria.
Il secondo ostacolo incontrato dai riformatori è l’opposizione da parte degli interessi costituiti. Fu infatti immediatamente chiaro che alcuni governi avrebbero dovuto varare un programma di riforme strutturali per migliorare le prospettive di crescita e ridurre la disoccupazione. Le riforme strutturali non possono beneficiare tutti: accanto ai vincitori ci sono i perdenti che si oppongono alla loro realizzazione. Eppure quei governi hanno saputo distinguere gli interessi costituiti dall’interesse pubblico, guardando alla larga maggioranza che si sarebbe giovata delle riforme. I risultati positivi sono oggi sotto gli occhi di tutti. Con riferimento specifico al mercato del lavoro, l’evidenza mostra chiaramente come le riforme realizzate dopo la crisi abbiano ridotto sia la componente strutturale della disoccupazione che quella ciclica. Esse hanno inoltre accresciuto la reattività dell’occupazione alla crescita, contribuendo per questa via all’aumento di 11 milioni di occupati registrato nell’area dell’euro dalla metà del 2013, quando si avviò la ripresa. Il terzo ostacolo sono i dubbi sulla legittimità ad agire. Anche la BCE ha incontrato quest’ostacolo con riferimento a molte delle sue misure non convenzionali, non da ultimo le operazioni monetarie definitive (OMT) introdotte nell’estate del 2012. Alcuni vi si opposero con decisione, perché a loro parere il compito di stabilizzare l’area dell’euro spettava ai politici, non alla banca centrale che così facendo avrebbe invaso il campo della politica fiscale. Da un lato, vi era il timore che l’impegno ad acquistare illimitatamente titoli pubblici avrebbe potuto rendere incerto il confine fra la politica monetaria e le altre politiche. Ma in questo caso si trattava più di una questione di disegno che di principio. Era necessario mettere in campo garanzie e limiti che contenessero i rischi, obiettivo che realizzammo, fra l’altro, con la condizione che fosse attivato simultaneamente un programma da parte del Fondo europeo di stabilità (ESM) in grado di garantire l’attuazione di politiche di bilancio adeguate per poter accedere all’OMT. La Corte di giustizia europea confermò che il disegno delle operazioni era pienamente conforme al mandato della BCE. D’altro canto emergeva il rischio concreto che se non avessimo agito con decisione l’area dell’euro sarebbe stata investita da una catastrofica destabilizzazione, con profondi effetti deflattivi. Nel luglio del 2012 gli spread dei titoli pubblici a 10 anni rispetto all’equivalente titolo tedesco erano pari rispettivamente a 500 punti base in Italia e a 600 in Spagna; valori ancora più elevati si registravano per la Grecia, il Portogallo e l’Irlanda. Il costo di protezione dalla deflazione era cresciuto da 184 punti base nel gennaio del 2012 a 276 in luglio.
Il coraggio necessario per agire venne dalla convinzione che i rischi incombenti sarebbero stati assai maggiori se non avessimo fatto nulla. Saremmo in questo caso semplicemente venuti meno al nostro mandato e avremmo potenzialmente messo a rischio l’integrità della moneta che avevamo il compito di preservare. Ciò rendeva inevitabile la decisione presa; era l’unica possibile per un policy maker responsabile. Le operazioni monetarie definitive OMT non sono state mai attivate ma l’effetto del nostro impegno a fare tutto ciò che fosse necessario per preservare l’euro fu potente, equivalente a quello di un programma di acquisto di titoli su larga scala. Gli spread nei paesi esposti caddero in media di 400 punti base nei successivi due anni. L’impatto macroeconomico dell’annuncio del programma fu di entità analoga a quella di altri programmi di acquisto di attività finanziarie che vennero attuati in altri Paesi. Ricerche condotte nella BCE mostrano che gli effetti sul PIL e sui prezzi sono stati sostanzialmente in linea con quelli prodotti dall’espansione monetaria (QE) attuata negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
L’umiltà
Essa discende dalla consapevolezza che il potere e la responsabilità del servitore pubblico non sono illimitati ma derivano dal mandato conferito che guida le sue decisioni e pone limiti alla sua azione. I funzionari pubblici, le banche centrali in particolare, ricevono un mandato politico, nel senso che esso è il frutto di un processo politico. I membri del Comitato esecutivo della BCE sono nominati dal Consiglio degli Stati – il Consiglio europeo – e sugli stessi esprimono un parere i rappresentanti dei cittadini: il Parlamento europeo. Sono vincolati da un obiettivo, la stabilità dei prezzi, che in Europa ha valore costituzionale – è iscritto nel Trattato. Altrove è definito dalla legge, ma scaturisce sempre da un processo democratico.
Essi devono dunque rispondere ai parlamenti della loro azione. Un mandato politico è essenziale affinché l’indipendenza della banca centrale sia compatibile con la democrazia. Le banche centrali sono potenti e indipendenti ma non sono elette dai cittadini: è un assetto accettabile solo se esse agiscono sulla base di un mandato chiaramente definito dato da coloro che sono eletti e a cui devono pubblicamente rispondere. Il Presidente della BCE viene ascoltato almeno ogni tre mesi dal Parlamento europeo, e nel mio caso ciò ha comportato quaranta audizioni in otto anni; inoltre sono stato convocato dalle commissioni parlamentari in diversi Paesi per spiegare le nostre azioni e per rispondere alle loro domande. La natura politica del nostro mandato ha alcune implicazioni essenziali: non abbiamo la libertà di decidere se dobbiamo fare ciò che è necessario fare per assolvere il nostro mandato. È nostro dovere farlo. Rassegnarsi a venirvi meno non è un’opzione accettabile se abbiamo gli strumenti per adempiere alle nostre responsabilità. Al contempo, il mandato implica l’obbligo permanente di agire rigorosamente nei limiti della legge. Nessun policy maker responsabile può mai concepire di agire ultra vires. Tutta l’azione della BCE durante la crisi è stata guidata da questo principio. Un esempio particolarmente significativo è la situazione che dovemmo affrontare in Grecia alla metà del 2015. Fronteggiavamo allora due posizioni diametralmente opposte. La prima sosteneva che la BCE avrebbe dovuto interrompere i finanziamenti alla Grecia; ciò avrebbe determinato il collasso completo dell’economia greca e la probabile uscita del Paese dall’euro. La seconda riteneva che dovessimo in ogni caso fornire liquidità illimitata e incondizionata al governo e all’economia della Grecia. Nel primo caso la BCE avrebbe innescato un processo eminentemente politico di enorme portata con possibili ricadute sul mandato stesso della BCE, una decisione comunque di competenza delle autorità politiche, espressione della volontà dei cittadini. Nel secondo, avremmo potenzialmente avviato un finanziamento monetario o sostenuto banche senza adeguato collaterale, violando così il Trattato. Seguimmo un sentiero che rispondeva ai doveri del mandato, rimanendo rigorosamente entro i limiti della legge. Il sostegno dato alla Grecia fu sostanziale: al suo picco, la somma dei prestiti erogati dalla BCE e dalla Banca di Grecia alle banche del Paese raggiunse 127 miliardi, corrispondenti al 71% del PIL. Ma i finanziamenti non furono mai né incondizionati né illimitati. L’aderenza a un programma di risanamento concordato con l’Eurogruppo garantiva la qualità del collaterale, i titoli di Stato dati dalle banche greche come garanzia per il loro finanziamento. Inoltre varie clausole evitavano qualsiasi finanziamento monetario del bilancio pubblico.
La BCE si mantenne così entro i limiti del suo mandato. In ultima analisi la nostra scelta si è rivelata giusta, sia per la Grecia che per l’Europa, anche se il prezzo per i cittadini greci è stato alto. Grazie alla solidarietà dell’Europa, al coraggio e all’impegno dei successivi governi greci si è trovato un percorso per uscire dalla crisi. Siamo sempre stati consapevoli della entità e dei limiti dei nostri obblighi legali. Per questo non ci hanno preoccupato i ricorsi contro alcune nostre decisioni presentati alla Corte di giustizia europea. Anzi, ne siamo stati lieti perché ciò ha consentito alla più alta autorità giuridica europea di confermare la piena legittimità delle nostre azioni e di chiarire quali ne fossero i limiti. La Corte non soltanto affermò che gli acquisti di attività sono uno strumento legittimo di politica monetaria nell’area dell’euro, ma rilevò anche l’ampia discrezionalità della BCE nel ricorrere a tutti i suoi strumenti secondo necessità e in maniera proporzionata per conseguire il suo obiettivo. Ho descritto la nostra posizione con l’imperativo di “fare tutto ciò che dobbiamo entro il nostro mandato e per adempiere al nostro mandato”. Ma il riconoscimento dell’estensione e dei limiti del nostro mandato comporta l’obbligo di parlare chiaramente quando necessario e di spiegare le opzioni disponibili. Oggi ciò è necessario. Descrissi una volta l’indipendenza della banca centrale come indipendenza nell’interdipendenza. Intendevo con ciò sottolineare che il contesto istituzionale nel quale operiamo influenza la velocità con la quale raggiungiamo il nostro obiettivo e l’entità degli effetti collaterali delle nostre azioni. È doveroso esprimere con chiarezza quando altre politiche potrebbero rendere il nostro compito più agevole e rapido. L’indipendenza della banca centrale non è un fine in se stesso. Il suo scopo risiede nel garantire la credibilità della banca centrale nel perseguimento della stabilità dei prezzi e nello scongiurare che la politica monetaria sia succube della politica fiscale; essa assicura così una “dominanza monetaria”.
L’indipendenza della banca centrale non impedisce perciò un dialogo con il governo quando è evidente che esso consentirebbe un più rapido ritorno alla stabilità dei prezzi. Pone soltanto dei limiti ai suoi eventuali effetti. In particolare un coordinamento delle politiche, quando necessario, deve contribuire alla stabilità monetaria e non può ostacolarla. Per questa ragione sin dal 2014 abbiamo rivolto sempre maggiore attenzione al mix di politica macroeconomica nell’area dell’euro, vale a dire alla combinazione dei contributi forniti dalle politiche monetaria e fiscale al sostegno dell’economia. Dove la politica fiscale ha svolto un ruolo più rilevante dopo la crisi, il ritorno alla stabilità dei prezzi è stato più rapido. Negli Stati Uniti, ad esempio, dal 2009 al 2018 il disavanzo primario strutturale è stato in media pari al 3,6% del PIL potenziale, nell’area dell’euro si è registrato un avanzo pari allo 0,5%. È una delle ragioni per cui i tassi di interesse hanno potuto risalire più velocemente negli Stati Uniti, mentre nell’area dell’euro sono bassi o negativi da lungo tempo. Una politica fiscale più attiva nell’area dell’euro permetterebbe quindi di modificare più celermente quelle politiche dei cui effetti negativi su alcune categorie di cittadini e di intermediari siamo ben consapevoli. È sempre avendo in mente “indipendenza nell’interdipendenza” che, durante il mio mandato, la BCE ha continuamente auspicato il varo di ulteriori riforme istituzionali nell’area dell’euro. Abbiamo accolto con favore i progressi realizzati ed esortato governi e parlamenti a proseguire il loro impegno in questa direzione. Lo abbiamo fatto perché siamo convinti che solo in questo modo la nostra unione monetaria potrà divenire più robusta e essere più capace di rispondere alle attese che ne hanno motivato la creazione.
Conclusioni
Come ho detto nell’introduzione, mi auguro che molti studenti di questa università decidano un giorno di mettere le loro capacità al servizio pubblico. Se deciderete di farlo, non dubito che incontrerete ostacoli notevoli, come succede a tutti i policy maker.
Ci saranno errori e ritirate perché il mondo è complesso. Spero però che vi possa essere di conforto il fatto che nella storia le decisioni fondate sulla conoscenza, sul coraggio e sull’umiltà hanno sempre dimostrato la loro qualità. La creazione dell’Unione europea, l’introduzione dell’euro e l’attività della BCE hanno incontrato molti ostacoli e dovuto fronteggiare molte critiche.
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Hanno dimostrato nondimeno il loro valore; oggi sono coloro che dubitavano a essere messi in discussione. Ciò riflette lo sviluppo normale delle unioni monetarie, che è lento, non lineare, accidentato. Gli Stati Uniti, ad esempio, non ebbero una banca centrale per più di 130 anni dopo la loro fondazione; il bilancio federale ha assunto un vero ruolo solo negli anni Trenta dello scorso secolo. Oggi pochi penserebbero di ritornare indietro. È essenziale per lo sviluppo di un’unione monetaria che i suoi cittadini credano nell’unione e la assumano comunque, anche criticamente, come riferimento piuttosto che considerare tutti i problemi guardando all’orizzonte del loro punto di vista particolare. Mi sembra che le ultime elezioni per il Parlamento europeo, forse le prime incentrate su temi prevalentemente europei, lo abbiano confermato. Anche chi mirava a rallentare l’integrazione europea non ha contestato la legittimità delle istituzioni dell’Unione, pur criticandole anche duramente. I parlamentari eletti sono risultati in maggioranza a favore dell’Europa. Per questa ragione sono ottimista sul futuro dell’Europa. Penso che col tempo essere parte dell’UE e dell’Unione monetaria sia diventato normale per gran parte dei cittadini. L’euro è più popolare che mai; il sostegno all’UE tocca i valori più alti registrati dall’inizio della crisi. Nei dibattiti sul futuro dell’Europa si discute sempre meno se la sua esistenza abbia senso e assai di più sulla via migliore per avanzare. Su queste basi la nostra Unione può durare e prosperare.
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Governo, Draghi lavora alla squadra. Oggi e domani secondo giro di consultazioni. Di Maio: ‘M5s decisivi nel Conte I e II, lo saremo ancora’
Obiettivo del nuovo giro di colloqui far incastrare tutti i tasselli di una nuova allargatissima maggioranza
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08 febbraio 2021
12:24
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Riprendono nel primo pomeriggio le consultazioni di Mario Draghi. La sua unità nazionale prenderà forma in questo secondo giro. Il presidente del Consiglio incaricato è a Palazzo Montecitorio.
“Siamo stati decisivi nel Conte I con provvedimenti simbolo come il Reddito di Cittadinanza e la legge anticorruzione. Siamo stati fondamentali nel Conte II con riforme che faranno la storia, come il taglio dei parlamentari.
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E continueremo ad essere determinanti. Il MoVimento in questi anni ha sempre mostrato serietà e responsabilità”, ha scritto Luigi Di Maio su Fb, aggiungendo che “sentiamo il peso del 33% di voti ricevuti nel 2018, degli 11 milioni di italiani che ci hanno dato fiducia e che rappresentiamo in Parlamento”.
Il centrodestra ha l’obiettivo di presentarsi unito “a tutte le elezioni amministrative” in programma questa primavera, ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini durante un punto stampa davanti alla sede di Regione Lombardia rispondendo a una domanda sul possibile cambio di rapporti all’interno della coalizione dopo il no di Fdi a Draghi. “Il centrodestra governa in 14 Regioni su 20 e l’obiettivo – ha aggiunto – è di presentarci uniti a tutte le amministrative”.
“Altri mettono veti e fanno capricci, noi abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo”, ha aggiunto poi il leader della Lega. “Noi abbiamo raccolto l’appello del Presidente della Repubblica – ha aggiunto – senza mettere veti in casa d’altri”. “Domani la priorità che porteremo al tavolo del professor Draghi, mentre altri si occupano di ministeri e di poltrone, sarà soprattutto la salute. C’è un modello lombardo che è il più avanzato dal punto di vista della messa in sicurezza della popolazione e delle vaccinazioni. Proporremo a Draghi il modello Bertolaso”.
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Per il coordinatore di Iv e vicepresidente della Camera, Ettore Rosato “Matteo Salvini sta rispondendo con intelligenza. Non ci vedo niente di strano, anzi credo che sia necessario che vengano rimossi paletti e veti e si faccia fare a Draghi il suo lavoro”. “Le posizioni che sta assumendo la Lega sono di grandissima importanza – ha detto a L’Aria che Tira su La7 -. E lo stesso quello che sta facendo il M5s. Stiamo rendendo i sovranisti marginali nello schieramento politico” ha detto ancora Rosato che a proposito di governo tecnico o politico dice “sarà come preferisce Draghi. Mi sembra che ci sono molte pressioni per un governo politico ma noi non ci aggiungiamo”.
“Sia chiaro, non ho dubbi che il Professor Draghi sia una persona onesta, preparatissima ed autorevole – ha scritto Alessandro Di Battista in un post dove aggiunge: “questo non significa che lo si debba appoggiare per forza. Io contrasto Draghi non sul piano personale ma su quello politico. E, ripeto, non cambio idea. Oltretutto l’assembramento parlamentare che si sta delineando è l’antitesi della Politica”. “Ripeto. Si può rispettare un uomo anche facendo opposizione. Io la mia scelta l’ho presa, e vado fino in fondo”.
“E’ chiaro che con il governo Draghi non nasce una nuova maggioranza: quando si andrà a votare, una volta sconfitto il coronavirus, il centrodestra si presenterà insieme”, ha spiegato il vicepresidente di Fi Antonio Tajani a L’Aria che tira su La7. “Io rispetto Meloni: certo avrei fatto un passo in più ma ha fatto comunque un discorso di grande responsabilità. Non c’è un arroccamento da parte di FdI”.
“Non c’è un pregiudizio personale nei confronti del presidente incaricato Mario Draghi, ma piuttosto c’è un’esigenza di chiarezza e di coerenza – ha spiegato il capogruppo dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, in collegamento con UnoMattina – . In questi anni Fratelli d’Italia ha sempre fatto un’opposizione responsabile, votando quei provvedimenti utili per il Paese e per gli italiani. Per noi si può essere utili alla Nazione anche rimanendo all’opposizione senza chiedere posti di governo. Ecco, quando si tratta degli interessi generali dell’Italia noi ci siamo, ma non possiamo partecipare a un governo che mette insieme il M5S, il Pd e pezzi del centrodestra anche perchè una maggioranza con dentro tutti non funzionerà, così come quella gialloverde e poi giallorossa. Infatti, quando si mettono insieme partiti troppo diversi l’esito è la paralisi del governo. E’ un film che abbiamo già visto e non crediamo sia il caso di insistere”. “Fratelli d’Italia è nata per creare un’alternativa di centrodestra e abbiamo promesso ai nostri elettori che mai avremmo governato insieme alla sinistra e noi siamo un partito che crede nella coerenza e abbiamo fatto della coerenza la nostra bandiera. Perciò coerentemente con quanto promesso rimarremo all’opposizione votando, come ha spiegato il nostro presidente Giorgia Meloni, quei provvedimenti utili al Paese”.
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IL PUNTO
Il premier incaricato definirà perimetro e linee programmatiche della sua maggioranza. Solo dopo, non in una trattativa con i partiti ma facendosi carico di fare sintesi tra i desiderata di ciascuno, comporrà la sua squadra di ministri, da portare al Quirinale per proporla al capo dello Stato. In un mix che dovrebbe essere tecnico-politico, per dare “gambe” forti nei partiti e in Parlamento al governo. Con una significativa presenza di donne e il possibile ingresso a Palazzo Chigi di sottosegretari alla presidenza politici. Ma senza i leader di partito, perché far sedere in Cdm Matteo Salvini con Nicola Zingaretti o Roberto Speranza sarebbe arduo.
Draghi continua a lavorare nel più assoluto riserbo, trascorre la domenica nella campagna umbra di Città della Pieve, impegnato in diversi colloqui telefonici.
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Il premier incaricato sarebbe tornato a sentire anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal quale dovrebbe tornare a sciogliere la riserva entro la settimana. Agli atti resta il breve discorso tenuto mercoledì da Draghi al Quirinale e che reca impresse le grandi priorità per portare il Paese fuori da quella che ha definito una crisi economica, sanitaria, sociale ma anche culturale ed educativa.
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In cima all’agenda l’ex presidente della Bce porrà la gestione dell’emergenza sanitaria e un’accelerazione del piano vaccinale, unica via per poter costruire il rilancio. Subito il governo dovrà affrontare il nuovo dpcm anti contagio e varare il decreto con i ristori per i quali il Parlamento aveva approvato uno scostamento di bilancio da 32 miliardi. Poi il grande progetto cui mettere mano è il Recovery plan e i partiti si aspettano di capire meglio, nel secondo giro di consultazioni, se il nuovo premier intende riscriverlo o ripartire dalla bozza del governo Conte, nel segno di maggiori investimenti e meno bonus.
Tra i primi dossier spinosi che Draghi avrà sul tavolo c’è poi la fine del blocco dei licenziamenti, prevista a fine marzo. Ne dovrebbe discutere – secondo fonti parlamentari – in un tavolo di concertazione con aziende e sindacati con i quali, come detto al Quirinale, intende interloquire.
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Ma non è escluso che prima di sciogliere la riserva senta i segretari confederali e i vertici delle associazioni datoriali per un primo, più generale, confronto. Lavoro e tasse sono i temi su cui è più alta l’attenzione dei partiti, anche considerato che in una maggioranza da Leu alla Lega le distanze sarebbero su alcuni punti notevoli: dalla flat tax alla progressività fiscale, da quota 100 leghista allo stop ai condoni fiscali dei Dem.
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Altro tema spinoso, con una maggioranza così vasta, è quello della gestione di sicurezza e immigrazione. Ma dopo il primo giro di consultazioni la convinzione è che il premier incaricato si concentri su altre priorità per iniziare, come la scuola.
Quanto alle riforme, Draghi potrebbe puntare sulla pubblica amministrazione, mentre quelle istituzionali come la legge elettorale dovrebbero essere lasciate al confronto parlamentare.
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Fin qui il programma. La spinta di Pd, M5s e Leu resta quello per una maggioranza omogenea e quindi – è il ragionamento – più forte, con l’europeista Berlusconi ma senza l’euroscettico Salvini. Non sembra però questa la strada imboccata da Draghi. Anzi, alcune fonti accreditano già un possibile ingresso nel governo di Giancarlo Giorgetti. E l’ipotesi che si affaccia è che torni a Palazzo Chigi da sottosegretario alla presidenza, magari insieme a due sottosegretari per Pd e M5s (circolano i nomi di Andrea Orlando e Stefano Patuanelli), che facciano da camera di compensazione politica per il governo.
I più escludono che Draghi faccia della lista dei ministri un oggetto di contrattazione con i partiti. Come sempre, i nomi da lui proposti saranno vagliati dal presidente della Repubblica, ma sarà il governo di Draghi. Certo, se anche il secondo giro di consultazioni confermasse che per il M5s e per la Lega avere ministri politici è una condizione, difficile che il premier si sottragga. Di qui le ipotesi di Luigi Di Maio, magari ancora alla Farnesina, di Giuseppe Conte, nonostante le smentite, di Giorgetti ma anche di Antonio Tajani agli affari europei, e Roberto Speranza – se Leu deciderà l’appoggio – alla Salute. Una parte del Pd spinge perché i ministri siano tecnici d’area e non politici. Ma anche in questo caso, deciderà Draghi, anche sul mix dei nomi (si ipotizzava 12 politici e 8 tecnici).
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Per l’economia non si esclude che Draghi possa tenere l’interim o incaricare Daniele Franco (Bankitalia). Per ministeri economici si fanno anche i nomi di Francesca Bria, presidente di Cdp venture capital, Marcella Panucci, ex Confindustria, Dario Scannapieco, della Bei, Lucrezia Reichlin. Agli esteri potrebbe andare Elisabetta Belloni, al Viminale restare Luciana Lamorgese e alla Giustizia, se non Conte, Marta Cartabia o Paola Severino, a segnare una forte presenza di donne. Circolano poi nomi come Vittorio Colao e Carlo Cottarelli. Ma per ora sono ancora solo indiscrezioni. Come anche quelle sulle deleghe: da un ministero per i giovani, a una delega ad hoc per il Recovery a un tecnico come Marco Buti.
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Draghi, tra domani e mercoledì di nuovo al Colle, in settimana forse il giuramento
Finito il primo giro di consultazioni, si entra nel vivo con il secondo round
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08 febbraio 2021
11:23
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Un giorno e mezzo di stacco nella riservatissima villa in Umbria e poi Mario Draghi riprenderà le consultazioni per provare a dare un nuovo governo all’Italia.
Finito il primo giro, si entra nel vivo con il secondo round. L’ultimo, probabilmente.
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Obiettivo: far incastrare tutti i tasselli di una nuova allargatissima maggioranza (dal Pd e Leu fino all’inaspettata Lega, dal M5s a Forza Italia), salire al Quirinale con il puzzle finito e sciogliere la riserva dell’incarico ricevuto il 3 febbraio.
Al presidente Mattarella, Draghi potrebbe riferire mercoledì 10 o addirittura la sera prima, dopo i colloqui con i partiti. Nella migliore delle scalette, il successore di Giuseppe Conte e la sua squadra potrebbero giurare entro venerdì 12. L’incaricato potrebbe anche confrontarsi con le parti sociali. Un dialogo molto atteso da imprese e sindacati, anticipato da Draghi subito dopo aver ricevuto il mandato dal Colle ma per ora senza convocazione ufficiale. Tanto da far pensare che sindacati, imprese e categorie potrenno essere chiamate formalmente a governo fatto, direttamemnte a Palazzo Chigi.
Certo è invece il calendario delle consultazioni politiche.
Oggi pomeriggio toccherà ai partiti piccoli: dalle 15 con il gruppo Misto della Camera fino alle 17.30 con le Autonomie (in mezzo, il Movimento italiani all’estero, Azione, +Europa, i radicali, Noi con l’Italia, Cambiamo, Centro democratico).
Martedì, giornata densa dalle 11 alle 17.15. I primi a sedersi di nuovo al tavolo con Draghi saranno i cosiddetti ‘responsabili’, il gruppo di Europeisti-Maie-Centro democratico nato al Senato dopo le dimissioni di Conte. Poi Leu, Italia viva, Fratelli d’Italia, Pd, Forza Italia, Lega e M5s.
A quel punto il quadro potrebbe essere chiaro per far scattare la sintesi del super banchiere, mentre la fiducia del Parlamento potrebbe anche arrivare la settimana successiva, dopo il 14 febbraio.
In ogni caso, secondo la prassi dell’alternanza, il primo voto dovrebbe essere al Senato. Ma dovrebbe decidere la conferenza dei capigruppo, in base anche a valutazioni politiche. Nel frattempo, a causa delle dimissioni di Conte il 26 gennaio, l’attività parlamentare è in standby.
‘Sospese’ le aule di Camera e Senato, la prossima settimana il lavoro proseguirà in sparute commissioni monopolizzate dalle audizioni per l’esame della proposta di Piano di ripresa e resilienza, funzionale al Recovery plan.
Sarà così nelle commissioni Bilancio di Montecitorio e in quelle Bilancio e Politiche europee di Palazzo Madama. Inoltre, alla Camera ci saranno audizioni per la riforma dell’Irpef alla commissione Finanze mentre la Affari sociali sentirà il commissario straordinario, Domenico Arcuri, sul piano vaccini.
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Salvini: ‘Se si vota tra due anni noi siamo fuori’
“Sono il segretario del primo partito del Paese, vado ad ascoltare”
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04 febbraio 2021
10:14
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“Ridare la parola agli italiani resta la via maestra. Se Draghi dirà che si andrà a votare tra due anni è chiaro che noi non potremo votare lui.
Anche perché non è vero che non si possa andare alle elezioni”. Matteo Salvini, in un colloquio con La Stampa, resta fermo sulla linea del voto il prima possibile: “Questa primavera voteranno venti milioni di italiani, a Roma, Milano, Torino, Bologna e così via. Di una cosa però sono certo. Il centrodestra è compatto e continuerà a muoversi come ha fatto finora: tutto insieme. E comunque ci vuole un governo politico, basta con i tecnici”.
“Io sono il segretario del primo partito della coalizione e del Paese e ai miei alleati ho detto: andiamo ad ascoltare quello che Draghi ci dirà, valutiamo e troviamo una posizione comune.
Questo è il mio obiettivo – afferma -. Ma ne parleremo dopo che avremo incontrato Draghi. Farlo prima è inutile”.
Berlusconi per il Quirinale? “Da un punto di vista legale, Berlusconi è perfettamente eleggibile. E da quello politico è molto meglio lui di molti altri”, afferma. Quanto alle voci di strategia con Renzi per far cadere Conte, “ma figuriamoci, sono tutte leggende. Con Renzi non abbiamo concordato alcunché”, conclude.
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Renzi: ‘Draghi fino a 2023, felice ma ho patito odio’
Buona squadra fa il Recovery in tre giorni. Inspiegabile linea del Pd
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04 febbraio 2021
10:14
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“A chi mi domanda perché la crisi rispondo semplice: se dobbiamo spendere 200 miliardi di euro preferisco li spenda Draghi che Conte. Poi il governo Draghi lo fa nascere il Parlamento su indicazione di Mattarella, non il sottoscritto.
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Io faccio il tifo e voto la fiducia”. Matteo Renzi, intervistato da Repubblica, è sicuro che “la maggioranza ci sarà”. Dice di non aver “niente da festeggiare” con l’uscita di scena di Giuseppe Conte. Ma “sono solo felice di vedere una personalità come Draghi pronta a guidare il Paese”.
“Il governo Draghi sarà la salvezza dell’Italia: ha messo in sicurezza l’euro quasi dieci anni fa, metterà in sicurezza il Recovery Plan per i nostri figli”, afferma il leader di Italia Viva: “Una buona squadra scrive il Recovery in tre giorni”.
Draghi è il naturale candidato alla presidenza della Repubblica? “La legislatura durerà fino al 2023 – risponde Renzi -. Quanto al capo dello Stato deciderà il Parlamento tra un anno. Ora preoccupiamoci di dare la fiducia al governo e lasciamolo partire per la sua navigazione”.
Quanto al braccio di ferro con il Partito democratico, afferma: “La linea politica del Pd in questa crisi per me è inspiegabile. Potevano svolgere una funzione di mediazione, di equilibrio, di rilancio. Hanno scelto di appiattirsi sulla posizione ‘O Conte o voto'”; e aggiunge: “C’è chi sostiene che Zingaretti e Bettini avessero una raffinata strategia in testa.
Evidentemente era talmente raffinata da sembrare inesistente”.
“Italia Viva crescerà come punto di riferimento di chi non si allinea all’accordo Pd-M5S-Leu e di chi non vuole morire sovranista. Dal punto di vista personale, invece, voglio rifiatare. Ho vissuto con molto dolore l’aggressione mediatica di queste settimane: l’odio e il pregiudizio non mi avevano mai fatto male come stavolta, devo confessarlo”, conclude.
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Draghi: i possibili scenari in Parlamento
Elaborazione YouTrend/Cattaneo Zanetto
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03 febbraio 2021
19:06
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Ci sono i numeri in Parlamento per un governo guidato da Mario Draghi? Il nuovo premier incaricato ha infatti affermato, nel suo breve discorso dopo il colloquio con Mattarella, di essere fiducioso sulla possibilità di trovare un sostegno parlamentare. Ma le prime dichiarazioni provenienti dai partiti non sembrano poter garantire con certezza che ci sarà una maggioranza per Draghi.
Questi gli scenari elaborati da YouTrend e Cattaneo Zanetto & Co. Diamo per scontato che Partito Democratico, Forza Italia, Italia Viva, LeU e altri gruppi minori (autonomie, europeisti, misto) votino a favore, e allo stesso modo che Fratelli d’Italia voti contro.
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I dubbi riguardano il Movimento 5 Stelle e la Lega, cioè proprio i due partiti con il maggior numero di parlamentari, sia alla Camera che al Senato.
Vediamo allora cosa accadrebbe ipotizzando diversi scenari, ottenuti incrociando 1) la scelta della Lega (voto favorevole, voto contrario oppure astensione) e 2) la compattezza del M5S nel votare sì oppure no.
Se la Lega voterà a favore, secondo YouTrend/CZ, la maggioranza per Draghi è praticamente certa in ogni caso, anche senza l’appoggio del M5S: il nuovo governo avrebbe almeno 199 voti favorevoli (su 315) al Senato e 400 (su 630) alla Camera.
Se invece la Lega dovesse votare contro, il governo Draghi potrebbe partire solo se il M5S votasse sì, limitando quanto più possibile le defezioni; viceversa, se anche il M5S fosse contrario, Draghi non avrebbe nemmeno la maggioranza assoluta – men che meno una molto ampia.
Una terza soluzione per la Lega è quella dell’astensione: in questo caso, l’asticella per il voto di fiducia si abbasserebbe a quota 127 al Senato e 249 alla Camera, e diventerebbe così possibile far partire il governo Draghi anche con il voto contrario di tutto il M5S (oltre che di FDI), con 138 sì a Palazzo Madama e 269 a Montecitorio.
A questo punto, secondo le elaborazioni di YouTrend e Cattaneo Zanetto & Co i numeri sulla carta ci sarebbero, ma entrerebbe in gioco un’altra variabile: ossia la (eventuale) indisponibilità dello stesso Draghi a guidare un esecutivo che non abbia una maggioranza parlamentare solida. Ecco perché, qualunque cosa decida di fare la Lega, diventa decisivo anche capire quale sarà l’orientamento – anche solo prevalente – dei gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle.
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Popolo social saluta Draghi, tra timori e ironie
Da chi ‘vende’ banconote autografe a complotto planetario
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03 febbraio 2021
18:32
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Popolo dei social scatenato sull’incarico all’ex presidente della Bce, Mario Draghi. In particolare su Facebook i ‘naviganti’ si dividono più o meno in due categorie: chi fa ironia e chi invece esprime una forte preoccupazione ricordando, ad esempio, cosa e’ successo con il governo ‘tecnico’ di Mario Monti.
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Ma molti sono anche gli utenti che plaudono alla scelta del Presidente Sergio Mattarella.
Così accanto a chi pubblica l’annuncio ironico “vendo banconota di 20 euro con autografo di Mario Draghi a 50 euro” c’è anche chi va a rispolverare gli interventi dell’ex numero uno della Bce, che non avrebbe un suo profilo social (molti sarebbero i ‘fake’). In particolare gira molto un intervento di Mario Draghi al Financial Times, pubblicato nel 2020 (uno dei suoi ultimi interventi pubblici). L’utente invita i suoi amici: “Invece di parlare di Draghi solo per stereotipi e pregiudizi, leggetevi il suo intervento”.
Mentre alcuni rispolverano il ”bazooka” c’e’ anche chi inventa giochi: “scrivi ‘se Draghi fa il governo allora io… e lascia continuare la tastiera…’ e chi, come la pagina di Lercio, fa parlare ironicamente l’ex ministro Danilo Toninelli: “Toninelli: ‘Sì a governo Draghi a patto che il Presidente del Consiglio sia Conte'”.
Così tra foto e filmati di veri draghi che sputano fuoco e battute (a volte triviali come quella sul nuovo tampone cinese) c’è anche chi seriamente si interroga e interroga gli amici su quale potrà essere l’orizzonte temporale del nuovo esecutivo.
Moltissimi sono quelli che raccontano (anche con fotomontaggi) di un Sergio Mattarella esausto per la situazione politica. E altrettanti quelli che appunto esprimono preoccupazione per l’ennesimo governo tecnico che potrebbe ”prosciugare” i risparmi degli italiani a favore di generiche ”banche”. Da questo assunto partono una serie di teorie del ‘complotto planetario’ che danno vita a scontri neanche troppo eleganti tra utenti inferociti.
Tutti indistintamente ricordano la sua formula più famosa, pronunciata ormai 9 anni fa, “whatever it takes” (“faremo tutto quello che e’ necessario” contro la crisi) e gettonatissimo è il video di quando come presidente della Banca centrale europea fu assalito (con dei coriandoli) da una manifestante durante una conferenza stampa. Didascalia della foto? “Ecco un povero che assale Draghi”. Infine trova spazio anche il romanticismo: “Sei bella – si legge in un post – come il whatever it takes Di Draghi”.
A differenza di politici e ministri Draghi non ha un suo profilo ma che il popolo social si sia surriscaldato lo rileva anche l’osservatorio politico Reputation Science che ha monitorato le conversazioni online riferite a Mario Draghi.
Nell’ultima settimana, con un picco tra la serata di martedì 2 e le prime ore di oggi, l’ex presidente della Bce è stato menzionato sul web oltre 200 mila volte. Nelle ultime 24 ore, inoltre, il suo nome compare abbinato a quello del presidente Mattarella in oltre 35 mila contenuti online. Il mondo dei social ha accolto con frenesia la sua convocazione: per gli hashtag #Draghi e #DraghiPremier si contano infatti, rispettivamente, 72 mila e 7 mila risultati, frutto dell’attività social dell’ultima giornata.
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‘L’emergenza richiede risposte all’altezza’, le parole di Draghi
Rispondo appello Mattarella, mi rivolgo a Camere e a tutte forze
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03 febbraio 2021
23:44
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Il colloquio tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi è durato un’ora e dieci minuti. “Ringrazio il presidente della Repubblica per la fiducia che mi ha voluto accordare – ha detto il presidente incaricato parlando dopo l’incontro con il Capo dello Stato – conferedomi l’incarico per la formazione di un nuovo governo. E’ un momento difficile.
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Il presidente ha ricordato la drammatica crisi sanitaria con i suoi gravi effetti sulla vita delle persone, sull’economia e sulla società. La consapevolezza dell’emergenza richiede risposte all’altezza della situazione. Ed è con questa speranza e con questo impegno che rispondo positivamente all’appello del presidente della Repubblica. Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani dei cittadini rilanciare il Paese sono le sfide che ci confrontano. Abbiamo a disposizione le risorse straordinarie della Ue, l’opportuinità di fare molto per il Paese con uno sguardo attento al futuro delle giovani generazioni e al rafforzamento della coesione sociale. Con grande rispetto mi rivolgerò innanzitutto al Parlamento, espressione della volontà popolare. Sono fiducioso che dal confronto con i partiti ed i gruppi parlamentari e dal dialogo con le forze sociali emerga unità e con essa la capacità di dare una risposta responsabile e postiva all’appello del presidente della Repubblica. Scioglierò la riserva al termine delle consultazioni”.
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Draghi: nel suo quartiere, ‘è riservato, aiuterà l’ Italia’
A Parioli lo vedono spesso fare la spesa con la moglie
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03 febbraio 2021
15:24
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Riservato. Dal barista all’ex vicina di casa, fino al pescivendolo, nei dintorni della sua casa romana al quartiere Parioli, tutti scelgono quell’aggettivo per descrivere Mario Draghi, per come hanno conosciuto in scampoli di vita privata l’ex presidente della Bce che presto potrebbe guidare il nuovo governo italiano.
Al mercato rionale Pinciano, Manuel preferirebbe proprio non parlarne, per proteggere la privacy dell’illustre cliente che “da anni, anche una volta a settimana”, compra da lui il pesce.
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Tempo fa, si limita a raccontare, chiese a Draghi di fare una foto con lui da pubblicare sul sito della pescheria, ma la risposta fu negativa. “Proprio perché è molto riservato”, aggiunge condividendo con una cliente la convinzione che l’ex banchiere “aiuterà l’Italia, soprattutto in Europa”. Il banco di frutta e verdura al centro del mercato è un’ altra meta fissa di Draghi e della moglie Serenella, descritta come “una persona semplice, anche lei molto riservata”. Nessuno dei due si è visto e le serrande del loro appartamento al terzo piano sono rimaste chiuse in questa mattinata destinata a cambiare la loro vita famigliare e forse un po’ anche quella del quartiere: “Certo – dice una signora affacciandosi da un negozio di fronte al palazzo, con una quarantina di giornalisti operatori tv e fotografi appostati – che qua ora inizierà un movimento…”.
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Governo: Messina, con Draghi spread tra 50-60 punti
Intervista Bloomberg Tv,priorità crescita Pil, riforme, Recovery
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08 febbraio 2021
12:07
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“Un Governo Draghi può accelerare la crescita del nostro Paese e portare lo spread a 50-60 punti”.
Lo ha detto il consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, nel corso di una intervista a Bloomberg Tv.
“Tutto ciò – ha aggiunto – sarà molto positivo per l’Europa intera e non solo per l’Italia. Sarà positivo anche per il comparto bancario”. L’Italia ha dei “fondamentali solidi ed è un Paese forte”, ha aggiunto Messina. Le priorità da affrontare sono la “crescita del Pil, le riforme e un piano per utilizzare i fondi del Recovery fund”, ha concluso.
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Governo: i bookmaker appoggiano Draghi, fiducia data a 1,30
Totoministri, al Viminale testa a testa Lamorgese-Giorgetti. Alla giustizia in testa Marta Cartabia e poi Paola Severino. Si allontana la riconferma di Gualtieri
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05 febbraio 2021
19:49
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Tra le aperture del Movimento 5 Stelle, il “no” di Giorgia Meloni e il sostegno di Pd, Italia Viva e Forza Italia, si comincia a definire il perimetro della maggioranza che potrebbe sostenere Mario Draghi che, a pochi giorni dall’incarico ricevuto dal presidente Mattarella, incassa anche la fiducia dei bookmaker. Secondo i betting analyst di oddsdealer.com, il via libera del Parlamento è l’ipotesi più probabile a 1,30, contro il “no” più lontano a 2,20.
In attesa che si concluda il primo giro di consultazioni, i trader hanno già cominciato a comporre il puzzle della squadra di Governo: all’Economia, rileva Agipronews, il favorito a 2,75 è il direttore di Bankitalia Daniele Franco, che batte la concorrenza del membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, Fabio Panetta (a 3,90).
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Terzo posto in lavagna per il vicedirettore di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, a 4,20, mentre il vicepresidente della Banca europea degli investimenti, Dario Scannapieco, insegue a 5,85. L’economista Carlo Cottarelli è l’outsider degli analisti, a 6,80, mentre si allontana a 12,50 la conferma di Roberto Gualtieri. Il manager Vittorio Colao alla guida del Mef si gioca a 15,50, difficile che Draghi conservi l’interim, un’ipotesi che chiude il tabellone a 25 volte la scommessa.
Testa a testa per il Ministero dell’Interno tra Luciana Lamorgese e Giancarlo Giorgetti. In bilico, secondo gli analisti, anche la scelta per il Ministero della Giustizia: il ritorno di Paola Severino apre la lista a 2,20, con Marta Cartabia poco più in alto, a 2,80. Raffaele Cantone al momento è terzo, a quota 4,25, mentre a chiudere l’elenco c’è Sabino Cassese a 6,00.
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Libano: Brigata Sassari rientrata in Sardegna
Militari sbarcati stasera ad Alghero dopo missione di sei mesi
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ALGHERO
05 febbraio 2021
21:04
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I primi militari della Brigata “Sassari” sono rientrati questa sera in Sardegna al termine della missione di pace Onu in Libano, dove per sei mesi hanno coordinato le azioni di 3.800 caschi blu di 16 Paesi.
I “Dimonios” con il generale Andrea Di Stasio sono atterrati intorno alle 20 all’aeroporto di Alghero.
Nel Paese del Vicino Oriente la Brigata Sassari è stata al comando della missione di pace consistita nel garantire il rispetto della risoluzione 1701 dell’11 agosto 2006 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che prevede il monitoraggio della cessazione delle ostilità tra Israele e Libano, l’assistenza al governo libanese nell’esercizio della propria sovranità sul territorio e nel garantire la sicurezza dei propri confini, in particolare dei valichi di frontiera con lo Stato israeliano. Ieri la Brigata Sassari ha lasciato il comando della missione passando le consegne alla Brigata alpina Taurinense, ed è quindi rientrata in patria.
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Squadra tecnica o politica, il nodo di Draghi
Cambio di scenario per l’Unità nazionale con la Lega, anche sul programma
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Il sostegno della Lega a Mario Draghi scombussola i piani di una ‘maggioranza Ursula’ e rischia di cambiare l’assetto che l’ex presidente della Bce potrebbe aver avuto in mente fino ad oggi per il suo esecutivo: non più un Governo tecnico, sia pure con una forte connotazione e presenza politica, ma un Esecutivo di unità nazionale più simile a quello che fu guidato da Dini. Dunque, ministeri tecnici, eventualmente alcuni anche spuri, con esperti d’area ma non espressione diretta dei partiti.
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Papa: “Tutelare la vita, finisca l’inverno demografico in Italia”
Francesco torna ad affacciarsi su Piazza S.Pietro per l’Angelus e dice ai fedeli: “Sono contento di vedervi di nuovo in piazza”
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CITTÀ DEL VATICANO
08 febbraio 2021
11:48
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“Oggi si celebra in Italia la Giornata per la Vita sul tema ‘Libertà e vita’. Mi unisco ai vescovi italiani nel ricordare che la libertà è il grande dono che Dio ci ha dato per ricercare e raggiungere il bene proprio e degli altri, a partire dal bene primario della vita.
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La nostra società va aiutata a guarire da tutti gli attentati alla vita, perché sia tutelata in ogni sua fase”. Così il Papa, con in più una sua “preoccupazione”: “per l’inverno demografico italiano. In Italia le nascite sono calate e il futuro è in pericolo”. “Cerchiamo che questo inverno demografico finisca e fiorisca una nuova primavera di bambini e bambine”.
Dopo i lunghi mesi in cui, per le restrizioni dovute all’emergenza-Covid, ha recitato l’Angelus in diretta video dalla Sala della Biblioteca del Palazzo apostolico, senza la presenza di fedeli, oggi papa Francesco è tornato ad affacciarsi alla finestra dello studio dell’Appartamento pontificio per recitare la preghiera mariana con i fedeli e i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro.
“Un’altra volta in piazza!”, ha detto il Papa, nelle sue prime parole, ai fedeli in Piazza San Pietro, non molto numerosi anche a causa della giornata di pioggia. “Sono contento di vedervi di nuovo radunati nella piazza, anche quelli habitué, le suore spagnole che sono brave, sempre, con pioggia, con sole sono lì. Anche i ragazzi dell’Immacolata. Tutti voi. Sono contento!”. Con queste parole papa Francesco, al termine dell’Angelus, ha salutato i fedeli riuniti in Piazza San Pietro nonostante la giornata di pioggia, nella domenica in cui, dopo i lunghi mesi in cui per l’emergenza Covid ha recitato la preghiera mariana in diretta video dal chiuso della Biblioteca del Palazzo apostolico, è tornato ad affacciarsi dalla finestra sulla piazza.
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Draghi, nuovo giro di consultazioni. Conte apre ‘ma non sarò nel governo’
Forse al Quirinale per sciogliere la riserva tra il 9 e il 10
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08 febbraio 2021
08:13
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Un giorno e mezzo di stacco nella riservatissima villa in Umbria e poi Mario Draghi riprenderà le consultazioni per provare a dare un nuovo governo all’Italia.
Finito ieri il primo giro, lunedì si entra nel vivo con il secondo round.
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L’ultimo, probabilmente. Obiettivo: far incastrare tutti i tasselli di una nuova allargatissima maggioranza (dal Pd e Leu fino all’inaspettata Lega, dal M5s a Forza Italia), salire al Quirinale con il puzzle finito e sciogliere la riserva dell’incarico ricevuto il 3 febbraio.
In serata, il premier uscente Giuseppe Conte ha parlato in un’assemblea congiunta dei gruppi M5S. L’ex premier avrebbe fatto un’apertura all’esecutivo di Mario Draghi. “Non è il momento dell’auto-isolamento, non possiamo trascurare il bene del Paese”, spiega Conte che, tuttavia, sottolinea di “non volere” entrare nell’esecutivo”. Noi abbiamo una grande responsabilità verso il paese ma non dimentichiamo chi collabora lealmente e chi lo fa in modo irresponsabile: sappiamo chi ci ha voltato le spalle ed ora cerca di entrare per lucrare qualche vantaggio. Si cercherà di porre condizioni tali che alcuni soggetti non potranno più rimanere al tavolo. Ma noi, invece, al tavolo dobbiamo rimanere perché dobbiamo dare una prospettiva al paese e altre soluzioni diverse ora non ci sono”.
Al presidente Mattarella, Draghi potrebbe riferire mercoledì 10 o addirittura la sera prima, dopo i colloqui con i partiti.
Nella migliore delle scalette, il successore di Giuseppe Conte e la sua squadra potrebbero giurare entro venerdì 12.
L’incaricato potrebbe anche confrontarsi con le parti sociali.
Un dialogo molto atteso da imprese e sindacati, anticipato da Draghi subito dopo aver ricevuto il mandato dal Colle ma per ora senza convocazione ufficiale. Tanto da far pensare che sindacati, imprese e categorie potrenno essere chiamate formalmente a governo fatto, direttamente a Palazzo Chigi.
Certo è invece il calendario delle consultazioni politiche.
Lunedì pomeriggio toccherà ai partiti piccoli: dalle 15 con il gruppo Misto della Camera fino alle 17.30 con le Autonomie (in mezzo, il Movimento italiani all’estero, Azione, +Europa, i radicali, Noi con l’Italia, Cambiamo, Centro democratico).
Martedì, giornata densa dalle 11 alle 17.15 I primi a sedersi di nuovo al tavolo con Draghi saranno i cosiddetti ‘responsabili’, il gruppo di Europeisti-Maie-Centro democratico nato al Senato dopo le dimissioni di Conte. Poi Leu, Italia viva, Fratelli d’Italia, Pd, Forza Italia, Lega e M5s. A quel punto il quadro potrebbe essere chiaro per far scattare la sintesi del super banchiere, mentre la fiducia del Parlamento potrebbe anche arrivare la settimana successiva, dopo il 14 febbraio. In ogni caso, secondo la prassi dell’alternanza, il primo voto dovrebbe essere al Senato. Ma dovrebbe decidere la conferenza dei capigruppo, in base anche a valutazioni politiche. Nel frattempo, a causa delle dimissioni di Conte il 26 gennaio, l’attività parlamentare è in standby. ‘Sospese’ le aule di Camera e Senato, la prossima settimana il lavoro proseguirà in sparute commissioni monopolizzate dalle audizioni per l’esame della proposta di Piano di ripresa e resilienza, funzionale al Recovery plan. Sarà così nelle commissioni Bilancio di Montecitorio e in quelle Bilancio e Politiche europee di Palazzo Madama. Inoltre, alla Camera ci saranno audizioni per la riforma dell’Irpef alla commissione Finanze mentre la Affari sociali sentirà il commissario straordinario, Domenico Arcuri, sul piano vaccini.
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Mario Draghi ha lasciato la sua casa a Città della Pieve
Dopo fine settimana trascorso nella quiete campagna umbra
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CITTÀ DELLA PIEVE (PERUGIA)
08 febbraio 2021
08:50
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Mario Draghi ha appena lasciato la sua abitazione a Città della Pieve.
Nel casolare immerso nella quiete della campagna dell’Umbria, il presidente del Consiglio incaricato ha trascorso il fine settimana.
Probabilmente impegnato a mettere a punto gli ultimi particolari in vista dei confronti decisivi per formare il nuovo Governo.
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Via a II round, si guarda a formula governo – IL TEMPO REALE
Lega apre, ancora tensioni 5s
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08 febbraio 2021
13:17
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La Lega butta “il cuore oltre l’ostacolo”, come dice scandendo le parole il suo leader, Matteo Salvini, e torna a rivendicare un ruolo di responsabilità non mettendo “veti in casa d’altri”. Ma allo stesso tempo sembra voler anticipare a Draghi la propria preferenza per un governo con una forte connotazione politica.
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Magari con Salvini ministro. Una ‘candidatura’, quest’ultima, avanzata con forza dal capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari: “Se il governo sarà politico, la logica vuole che Salvini debba essere ministro”, spiega a Radio Capital, mettendo un primo ‘paletto’ politico di giornata sulla formazione del Governo, quando la formula stessa dell’esecutivo – più o meno allargato, tecnico o tecnico-politico – non è ancora chiara.
“Salute, lavoro e riaperture, sono i temi. Di altro domani al tavolo con il professor Draghi non parleremo”, frena Salvini applaudito a distanza da Iv con il suo coordinatore, Ettore Rosato: “Le posizioni che sta assumendo la Lega sono di grandissima importanza” e “Matteo Salvini sta rispondendo con intelligenza”. Ma se la Lega ha da giorni messo sul piatto la sua totale disponibilità indietreggiando anche sulla richiesta di un governo “a tempo”, altrettanto non si può dire in casa 5 Stelle. Resta infatti mosso, tendente al molto mosso, il mare pentastellato.
A ribadire il proprio No a Draghi, cercando di fare proseliti, è ancora Alessandro Di Battista che, premettendo di non aver dubbi “che il Professor Draghi sia una persona onesta, preparatissima ed autorevole” chiede espressamente ai pentastellati di non appoggiarlo. Incassando un indiretto altolà di Luigi Di Maio che torna a rivendicare la rilevanza del Movimento negli ultimi governi e avvertendo che “nessuno riuscirà a dividerci”. In attesa di capire quando Draghi incontrerà i rappresentanti di sindacati e imprese (sul tavolo, oltre alle normali relazioni tra governo e parti sociali c’è l’urgente e spinosa questione del blocco dei licenziamenti), il calendario di oggi si concentra in 3 ore no-stop in cui il presidente incaricato incontrerà – dalle 15 – tutti i cosiddetti “piccoli”. Tutti per un quarto d’ora, tranne che le Autonomie (Svp-patt,Uv) del Senato che avranno a disposizione mezz’ora. Poi, alle 18, le porte della Sala della Regina si richiuderanno per riaprirsi domani con i “big” in quella che dovrebbe essere la giornata in cui il Professor Draghi conta di avere un quadro certo per poter tirare le somme.
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Governo: Rosato, posizione Lega di grande importanza
Necessario rimuovere paletti e veti
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08 febbraio 2021
12:39
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“Matteo Salvini sta rispondendo con intelligenza. Non ci vedo niente di strano, anzi credo che sia necessario che vengano rimossi paletti e veti e si faccia fare a Draghi il suo lavoro”.
Lo ha detto il coordinatore di Iv e vicepresidente della Camera, Ettore Rosato a L’Aria che Tira su La7.
“Le posizioni che sta assumendo la Lega sono di grandissima importanza. E lo stesso quello che sta facendo il M5s. Stiamo rendendo i sovranisti marginali nello schieramento politico” ha detto ancora Rosato che a proposito di governo tecnico o politico dice “sarà come preferisce Draghi. Mi sembra che ci sono molte pressioni per un governo politico ma noi non ci aggiungiamo”.
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Governo: Salvini, proporremo a Draghi modello Bertolaso
Altri invece si occupano di ministeri e poltrone
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08 febbraio 2021
12:32
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“Domani la priorità che porteremo al tavolo del professor Draghi, mentre altri si occupano di ministeri e di poltrone, sarà soprattutto la salute. C’è un modello lombardo che è il più avanzato dal punto di vista della messa in sicurezza della popolazione e delle vaccinazioni.
Proporremo a Draghi il modello Bertolaso”.
Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, nel corso di una conferenza stampa a Milano.
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Di Maio, M5S decisivi nel Conte I e II, lo saremo ancora
Sentiamo peso 33% voti ricevuti nel 2018
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08 febbraio 2021
12:36
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“Siamo stati decisivi nel Conte I con provvedimenti simbolo come il Reddito di Cittadinanza e la legge anticorruzione. Siamo stati fondamentali nel Conte II con riforme che faranno la storia, come il taglio dei parlamentari.
E continueremo ad essere determinanti. Il MoVimento in questi anni ha sempre mostrato serietà e responsabilità”. Lo scrive Luigi Di Maio su Fb, aggiungendo che “sentiamo il peso del 33% di voti ricevuti nel 2018, degli 11 milioni di italiani che ci hanno dato fiducia e che rappresentiamo in Parlamento”.
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Governo: ecco il programma delle consultazioni di oggi
Secondo giro si concluderà domani
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08 febbraio 2021
12:58
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Ecco il programma di oggi del secondo giro di consultazioni con il premier incaricato, Mario Draghi e i gruppi parlamentari, che si concluderanno domani.
Si parte dalle ore 15 alle 15.15 con il gruppo Misto della Camera-minoranze linguistiche.
Dalle 15.30 alle 15.45, Maie-Movimento italiani all’estero-Psi (componente gruppo Misto della Camera). Dalle 16 alle 16.15, Azione, +Europa-Radicali (componente gruppo Misto della Camera) e +Europa, Azione (componente gruppo Misto del Senato). Dalle ore 16.30 alle 16.45, Noi con l’Italia-Usei-Cambiamo!-Alleanza di centro (componente gruppo Misto della Camera) e Idea-Cambiamo! (componente gruppo Misto del Senato).
Dalle 17 alle 17.15 Centro democratico- Italiani in Europa (componente gruppo Misto della Camera). E si chiude alle 17.30 fino alle 18 con il gruppo per le Autonomie (Svp-patt,Uv) del Senato.
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