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Papa: a Mosul tra le macerie della guerra
A Qaraqosh incontra i cristiani che erano stati cacciati da Isis
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MOSUL
07 marzo 2021
08:53
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Il Papa oggi a Mosul, nel Nord dell’Iraq, per la preghiera per le vittime della guerra. A Piazza delle Chiese, dove si svolge l’evento, sono ancora visibili le macerie della guerra.
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Le strade e le chiese della città portano i segni della devastazione. Il Papa ha parlato subito del tragico esodo dei cristiani dopo l’invasione della Piana di Ninive da parte dell’Isis. “Il tragico ridursi dei discepoli di Cristo, qui e in tutto il Medio Oriente, è un danno incalcolabile non solo per le persone e le comunità interessate, ma per la stessa società che si lasciano alle spalle”, ha detto il Papa. “Qui a Mosul – ha proseguito – le tragiche conseguenze della guerra e delle ostilità sono fin troppo evidenti. Com’è crudele che questo Paese, culla di civiltà, sia stato colpito da una tempesta così disumana, con antichi luoghi di culto distrutti e migliaia e migliaia di persone, musulmani, cristiani, yazidi che sono stati annientati” dal terrorismo “e altri sfollati con la forza o uccisi!”. “Oggi, malgrado tutto, riaffermiamo la nostra convinzione che la fraternità è più forte del fratricidio, che la speranza è più forte della morte, che la pace è più forte della guerra”.
Il Pontefice è atteso a Qaraqosh nella chiesa dell’Immacolata Concezione che i terroristi avevano trasformato in un poligono di tiro. Nel pomeriggio chiuderà la giornata con la Messa ad Erbil, nel Kurdistan iracheno. MONDO
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Investito per errore da auto padre, muore bimbo di 18 mesi
Tragedia a Modugno, nel Barese. L’uomo stava facendo retromarcia
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BARI
07 marzo 2021
09:55
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Un bambino di 18 mesi di nazionalità cinese è morto ieri sera dopo essere stato investito per errore dall’auto guidata dal padre, durante una manovra in retromarcia.
E’ accaduto in un’area parcheggio sulla Sp1 a Modugno, in provincia di Bari.
Stando ad una prima ricostruzione, sulla base del racconto dei familiari, il bambino era in strada dietro la macchina, e il padre , che non se ne era accorto, ha messo in moto in retromarcia e lo ha travolto.
I carabinieri, coordinati dal pm di turno Lanfranco Marazia, stanno cercando di accertare la dinamica dei fatti, verificando anche la presenza di telecamere di video-sorveglianza che potrebbero aver immortalato il momento dell’impatto, oltre ai rilievi già effettuati ieri sera sul posto. Dopo l’incidente, con un’auto privata, il bambino è stato portato all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari ma, a quanto si apprende, è arrivato già morto. La Procura valuterà nelle prossime ore se disporre l’autopsia.
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Tognoli: Sala, considerato dai milanesi uno che c’era sempre
Il sindaco, città ha saputo rialzarsi grazie a persone come lui
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MILANO
07 marzo 2021
12:41
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Carlo Tognoli per i milanesi era “uno che c’è sempre”, questo probabilmente è “uno dei più bei complimenti che possano essere rivolti ad un sindaco di Milano”.
Lo ha detto il primo cittadino del capoluogo lombardo, Giuseppe Sala, nel corso del suo intervento alla cerimonia funebre svoltasi a Palazzo Marino, per la scomparsa di Tognoli.
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L’ex sindaco di Milano per Sala era “uno che c’era sempre per chi aveva bisogno, per chi era senza lavoro, per chi aveva un problema, per gli industriali, per i tranvieri, per gli artisti e i teatranti”.
Tognoli “c’era sempre per tutti – ha aggiunto Sala -, con la sua conoscenza della città e per la capacità tutta sua di far muovere la macchina del Comune. È stato la dimostrazione di quanto si riesce a fare se si è mossi da un vero ed effettivo amore per Milano”.
Alla cerimonia per ricordare l’ex sindaco e ministro Carlo Tognoli, scomparso venerdì all’età di 82 anni anche Gabriele Albertini, Giuliano Pisapia, oltre al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Bruno Tabacci.
Presenti, tra gli altri, il prefetto di Milano, Renato Saccone, il questore Giuseppe Petronzi, l’onorevole Alessandro Colucci (Noi con l’Italia) e il vice sindaco di Milano, Anna Scavuzzo.
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Cadaveri carbonizzati nel Ferrarese, pallini trovati nei corpi
Legale familiari, ‘Dario era al posto e al momento sbagliato’
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BOLOGNA
07 marzo 2021
13:48
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Nei cadaveri di Riccardo e Dario Benazzi, i cugini di 64 e 70 anni trovati carbonizzati sul sedile posteriore di un’auto domenica 28 febbraio nelle campagne di Rero, in provincia di Ferrara, sarebbero stati trovati pallini. È quanto filtra dai primi risultati dell’autopsia secondo quanto riportato dal Resto del Carlino.
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L’elemento rafforza la pista del duplice omicidio rispetto a quella iniziale di duplice suicidio o dell’omicidio-suicidio. La strada del resto era già ipotizzata e seguita dagli inquirenti da alcuni giorni.
I pallini, riporta il Carlino, sarebbero stati rinvenuti nelle gambe e nel tronco di entrambi i corpi. Se questo elemento fosse confermato potrebbe indicare che i due siano stati prima gambizzati, finiti quando erano già a terra e poi trasportati a circa un chilometro e bruciati nell’auto per eliminare tracce.
Dario e Riccardo “non erano solo cugini ma anche amici”, Dario “ha cercato sempre di aiutare Riccardo, in tutto, soprattutto dopo che era caduto un po’ in disgrazia per l’investimento su un brevetto” poi finito male, e domenica scorsa “si è trovato al posto sbagliato, al momento sbagliato e probabilmente con la persona sbagliata”. Così Denis Lovison, legale che difende i familiari di Dario Benazzi. Sul caso il quadro di indagine è ormai quello del duplice omicidio, “dubbi non ce ne sono”, afferma Lovison.
Proseguono le indagini del Nucleo investigativo dei carabinieri di Ferrara.
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Covid: party abusivo a Torino, 16 sanzionati dai carabinieri
Passa parola via Telegram per incontro in un locale
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7 marzo 2021
14:04
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Sono sedici le persone identificate da carabinieri di Torino durante un party in un locale di via Lanzo, nella periferia nord della città. Qui i giovani, tra i 20 e 25 anni, si erano dati appuntamento tramite un passa parola sulla piattaforma criptata ‘Telegram’.
All’arrivo dei militari dell’Arma gli organizzatori hanno spento musica e luci, mentre i ragazzi hanno cercato di fuggire. Per gli identificati (tutti privi di mascherina) scatteranno ora le sanzioni per violazione della normativa anti Covid. I carabinieri stanno cercando di risalire ai proprietari del locale, che era stato dotato di luci psichedeliche, impianto musicale e bancone da bar come una vera e propria discoteca. PIEMONTE
Covid: aumento casi e sos varianti, Frosinone zona rossa
Da domani chiuse scuole e negozi, stop spostamenti fra comuni
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ROMA
07 marzo 2021
15:03
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Un indice Rt al di sopra dell’1, l’impennata di contagi che hanno registrato un aumento di oltre il 50% in una settimana e la presenza delle varianti ‘inglese’ e ‘brasiliana’ fanno scattare da mezzanotte la zona rossa in tutta la provincia di Frosinone. “Persiste una situazione di particolare criticità nel territorio, nonostante le misure di restrizione adottate – viene spiegato nell’ordinanza firmata dal presidente della Regione Nicola Zingaretti – nella settimana dal 22 al 28 febbraio la provincia di Frosinone presenta un indice Rt in aumento rispetto alla settimana precedente raggiungendo il valore di 1.31”, mostrando “un ulteriore aumento del 52.6% dei casi rispetto alla settimana precedente”.
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Alla data del 5 marzo risultano ricoverate 247 persone, di cui 17 in terapia intensiva, “con una occupazione di posti letto dedicati alla gestione Covid-19 del 93,9% (in aumento rispetto al 74% della settimana precedente) e la presenza di cluster attivi in strutture socioassistenziali”.
“Si nota una ampia diffusione geografica dei casi in cui è stata rilevata la presenza di varianti” viene aggiunto. In particolare nei vari comuni della provincia di Frosinone vengono registrati 19 casi di “brasiliana” e 20 di “inglese”.
Da mezzanotte, per i successivi 14 giorni, saranno vietati gli spostamenti tra i comuni, chiusi i negozi ad eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità. Da domani saranno, inoltre, chiuse le scuole: le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado si svolgono esclusivamente con modalità a distanza.
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Assembramenti nel Napoletano, fuggi fuggi ad arrivo polizia
Verdi, episodio a Frattamaggiore ma violazioni anche altrove
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NAPOLI
07 marzo 2021
16:27
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“Anche nell’ultimo sabato in zona arancione si sono registrati assembramenti e regole violate”. E’ quanto sottolinea il consigliere regionale verde Francesco Borrelli.
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“A Frattamaggiore – spiega – come segnalatoci da alcuni cittadini, in tarda serata e ben oltre le 22, in strada era il delirio. Centinaia di ragazzini in giro, zero distanziamento e quasi tutti senza mascherina. In molti hanno allertato le forze dell’ordine e, all’arrivo della Polizia, c’è stato un fuggi fuggi generale di ragazzini impauriti dalla possibilità di prendere una multa. Quello che preoccupa e che li terrorizza più una sanzione che un virus mortale. Perché erano in strada a quell’ora, perché i genitori non si chiedono dove sono bel oltre l’orario consentito?”.
“E segnalazioni ci sono arrivate anche da Napoli – aggiunge Borrelli – con assembramenti e gente in strada ai Quartieri Spagnoli, piazza del Gesù e piazza Orientale. Anche in questi casi, niente distanziamento e pochissime mascherine. Da lunedì saremo zona rossa a causa di questi assembramenti, di questa follia collettiva. Una strafottenza che rischia di paralizzare nuovamente la nostra economia e che ha portato ad una pericolosa impennata di contagi. Ora, con le nuove restrizioni, servirà cambiare rotta, servirà una seria assunzione di responsabilità, o sarà la fine”.
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8 marzo:Cenerentola Carabiniera e Aurora Poliziotta a Milano
Principesse favole contro violenza in opere street art Palombo
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MILANO
07 marzo 2021
17:22
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Cenerentola Carabiniera e Aurora Poliziotta sono le protagoniste delle opere di street art per l’8 marzo spuntate nella notte in Via Torino e in Via Tommaso Grossi, a Milano, e firmate da aleXsandro Palombo. La serie intitolata ‘”We can help you” è un tributo alle donne delle forze dell’ordine Palombo non è nuovo a campagne contro la violenza sulle donne, da “Break the Silence” (2015), che ritraeva celebrità come Angelina Joile e Kim Kardashian vittime di abusi, a “Just Because I am Woman” (2019) che invitava le donne della politica mondiale a unirsi e intervenire con forza sul problema della violenza di genere.
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Ora l’artista sovverte la narrazione stereotipata della Principessa che aspetta il principe azzurro per essere salvata e, nella sua nuova opera, ritrae Cenerentola e Aurora con le divise delle forze dell’ordine, intente a salvare Biancaneve e Ariel dai loro principi violenti.
“Bisogna – dice l’artista – dare più potere alle donne per risolvere il problema. Attraverso la parità di genere e l’indipendenza economica possiamo contrastare il dilagare degli abusi e della violenza domestica. Sono tantissime le donne che ancora oggi continuano ad essere penalizzate, sfruttate e vessate in qualunque ambito sociale e finché non verranno colmate queste disuguaglianze la violenza di genere troverà sempre il suo terreno fertile.”
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Cade da balcone durante lavori, morto operaio a Ferrara
Vittima di 59 anni ristrutturava casa per conto di ditta edile
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BOLOGNA
07 marzo 2021
16:29
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Incidente sul lavoro nel primo pomeriggio di oggi a Ferrara. Un operaio edile di 59 anni di origine napoletana e residente a Finale Emilia (Modena) è morto dopo essere caduto dal balcone dell’appartamento in cui stava compiendo lavori di ristrutturazione per conto di una ditta.
L’uomo, secondo una prima ricostruzione dei carabinieri intervenuti sul posto, si sarebbe sporto dal balcone, al terzo piano, e sarebbe caduto accidentalmente. È accaduto intorno alle 14-14.30. Sul posto anche il Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spsal) dell’Ausl.
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Covid:a Milano Darsena affollata,scattano blocchi ingressi
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MILANO
07 marzo 2021
17:38
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L’ora dell’aperitivo ha attirato moltissimi giovani sui Navigli a Milano, che si sono riuniti approfittando della bella giornata di sole per consumare cibo e bevande da asporto. Si è quindi reso necessario bloccare i punti di accesso alla Darsena per evitare assembramenti dopo quanto accaduto lo scorso weekend negli ultimi giorni di zona gialla.
Nonostante la massiccia presenza delle forze dell’ordine, non sempre è stato rispettato il distanziamento sociale, con gruppetti di persone sedute lungo l’argine del Naviglio a distanza ravvicinata.
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Scuola: da oggi in dad quasi 6 milioni di studenti, proteste
Studentesse Torino e Priorità alla scuola organizzano inziative
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08 marzo 2021
07:41
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Da oggi gli studenti in dad sono quasi 6 milioni: 5,7, milioni per la precisione, ovvero due su tre. E la situazione potrebbe peggiorare, secondo alcune proiezioni 9 studenti italiani su 10, il 90,1% dei quasi 8,5 milioni di alunni iscritti nelle scuole statali e paritarie, nei prossimi giorni rischiano di finire in didattica a distanza con 7,6 milioni di ragazzi che resterebbero a casa, Protestano comitati di genitori e docenti e studenti da nord a sud: oggi presìdi, lezioni in piazza e striscioni sui portoni delle scuole e alle finestre delle case sono stati organizzati dal Comitato Priorità alla scuola.
Stamane a Torino le studentesse anti dad Anita, Lisa e Maia saranno in piazza Castello, davanti gli uffici torinesi della Regione Piemonte.
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Scuola: da oggi in DaD quasi 6 milioni di studenti
Organizzati dal Comitato Priorità alla scuola presìdi e lezioni in piazza
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08 marzo 2021
16:26
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Da oggi gli studenti in dad sono quasi 6 milioni: 5,7, milioni per la precisione, ovvero due su tre. E la situazione potrebbe peggiorare, secondo alcune proiezioni 9 studenti italiani su 10, il 90,1% dei quasi 8,5 milioni di alunni iscritti nelle scuole statali e paritarie, nei prossimi giorni rischiano di finire in didattica a distanza con 7,6 milioni di ragazzi che resterebbero a casa.
Protestano comitati di genitori e docenti e studenti da nord a sud: oggi presìdi, lezioni in piazza e striscioni sui portoni delle scuole e alle finestre delle case sono stati organizzati dal Comitato Priorità alla scuola. A Torino le studentesse anti dad Anita, Lisa e Maia saranno in piazza Castello, davanti gli uffici torinesi della Regione Piemonte.
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Sospetta violazione embargo Iran, perquisita azienda cinese
Guardia di Finanza. Società settore aeronautico nel Pordenonese
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PORDENONE
08 marzo 2021
09:17
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La Guardia di finanza di Pordenone ha perquisito un’azienda insediata nella zona della Comina, a San Quirino (Pordenone), operante nel campo della componentistica per aerei, elicotteri e droni. Il provvedimento – emesso dal sostituto procuratore Carmelo Barbaro – ipotizza ipotesi di reato connesse alla vendita di prodotti ‘dual use’ in Iran senza però le relative autorizzazioni rilasciate del Governo italiano.
Sull’attività investigativa c’è il massimo riserbo da parte degli inquirenti.
La società perquisita su disposizione della Procura, fondata da imprenditori friulani, dal 2018 è di proprietà di un gruppo di Hong Kong, che ne rilevò il 75%, investendo 2,810 milioni. Il subentro del socio cinese non sarebbe noto negli ambienti imprenditoriali locali, convinti che la proprietà fosse ancora italiana. L’assemblea dei soci – alcuni sarebbero indagati – ha di recente nominato nuovi amministratori che risiedono in Cina, affiancando loro una figura di prestigio, un ex ufficiale dell’Aeronautica con incarichi di vertice anche nelle Frecce Tricolori, ma che non sarebbe coinvolto nell’inchiesta delle Fiamme Gialle.
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Terrorismo:fermato algerino a Bari,supporto per strage Bataclan
Avrebbe garantito documenti contraffatti ad autori massacro 2015
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BARI
08 marzo 2021
09:19
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La Polizia di Stato ha notificato a un cittadino algerino di 36 anni un provvedimento di fermo disposto dalla Dda di Bari per il reato di partecipazione ad organizzazione terroristica. Le indagini hanno accertato la sua diretta attività di supporto agli autori degli attentati terroristici del teatro Bataclan, Stade de France e degli altri attacchi armati avvenuti a Parigi il 13 novembre 2015.
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L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe garantito la disponibilità di documenti contraffatti. Il fermato era già detenuto nel carcere di Bari per un documento falso (era stato per questo condannato alla pena di due anni di reclusione) nell’ambito di un altro procedimento, con data prevista di scarcerazione il 19 giugno prossimo.
Il fermato si chiama Athmane Touami, alias Tomi Mahraz.
Stando alle indagini, con i fratelli Medhi e Lyes Touami, nonché con Hamid Abaaoud Abdel, deceduto in Francia il 18 novembre 2015, con Khalid Zerkani e altri soggetti, alcuni dei quali non ancora identificati e operanti sia in Italia sia in Algeria, Francia, Belgio, Spagna e Siria, Touami avrebbe fatto parte di una cellula terroristica del Daesh-Isis, lo Stato Islamico, come componente dell’ala operante in territorio francese e belga, con collegamenti in Siria e in altri paesi nordafricani, viene riferito.
In particolare i nomi dei tre fratelli – si legge nel decreto di fermo – “risultano in connessione, sin dal 2010, con alcuni soggetti successivamente coinvolti in attentati terroristici avvenuti nel 2015 e 2016: Amedy Coulibaly, coinvolto il 9 gennaio 2015 nel sequestro di persona di alcuni clienti in un supermercato di Parigi, con la correlata morte di alcuni di essi; Chérif Kouachi, alias Abou Essen, uno degli autori dell’attentato alla sede del giornale francese Charlie Hebdo avvenuto il 7 gennaio 2015 a Parigi; Akrouh Chakib e Abaaoud Abdel Hamid, due degli autori degli attentati commessi a Parigi il 13 novembre 2015”.
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Sardegna bianca, primi test agli arrivi al porto di Olbia
Da oggi operativi controlli disposti dal governatore Solinas
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OLBIA
08 marzo 2021
17:36
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È toccato al porto di OIbia testare per primo il nuovo sistema di controlli sanitari per chi arriva in Sardegna, istituito dall’ordinanza firmata alcuni giorni fa dal governatore Christian Solinas con l’obiettivo di preservare l’isola dalla diffusione del contagio da Covid-19 e mantenere lo status di zona bianca.
Tra le 6.30 e le 7.30 di stamattina hanno attraccato tre navi, due provenienti da Livorno e una da Civitavecchia, con a bordo complessivamente circa 600 persone.
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Ad accoglierli alla stazione marittima due postazioni e gli operatori di Ats, Capitaneria di porto e protezione civile, oltre alle forze dell’ordine.
Tra i viaggiatori ci sono soprattutto lavoratori, anche per effetto del divieto di spostarsi tra le Regioni, senza una reale necessità autorizzata, confermato anche nell’ultimo Dpcm da Draghi. Tra chi arriva per la prima volta in Sardegna e chi la frequenta abitualmente, la valutazione della scelta fatta dalla Regione per rendere obbligatori i test o il certificato di negatività o vaccinale per l’ingresso nell’Isola è positiva. “Se è fatto bene, il controllo non è un problema, almeno siamo tranquilli”, dice un signore mentre attende di fare il tampone. “L’avessero fatto quest’estate sarebbe stato più intelligente – commenta – ma hanno fatto uno schifo assurdo”. Un altro professionista che arriva dall’Isola d’Elba approva. “Il sistema è giusto, da qualche parte dobbiamo ricominciare e la stagione turistica sta arrivando”, afferma. Anche se “un po’ più di preavviso mi avrebbe consentito di fare il tampone prima di imbarcarmi, invece ho ricevuto un messaggio dalla compagnia solo sabato pomeriggio”, lamenta. Dopo un’ora di fila però un libero professionista sbotta, e non è il solo. “Sono stato da poco in Sicilia, dopo 15 minuti dallo sbarco a bordo dell’auto ho fatto il tampone, ho atteso un’altra mezz’ora per l’esito, senza scendere dal mezzo, e sono andato via senza incorrere in assembramenti – dice – così invece è disorganizzazione allo stato puro, si creano file e disagi, Solinas guardi a cosa hanno fatto altrove, come in Sicilia”.
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Complessivamente le operazioni dei controlli e dei test per gli arrivi in Sardegna non hanno subito gravi ritardi o disagi tali da dover ritenere che il sistema non sia funzionale. “Sono arrivate 300 persone con la prima nave e 120 con la seconda”, riferisce Maurizio Marcias della cabina di regia dell’Ats per la gestione dello screening. “Sono operativi 3 team vaccinali, uno per l’accettazione amministrativa e due composti da infermieri tamponatori e medici che diagnosticano i test rapidi – prosegue – Sarà così anche all’aeroporto di Olbia”, aggiunge Marcias prima di spiegare che “lo screening è una delle leve di intervento strategiche che ci ha permesso di arrivare alla zona bianca, la campagna condotta tra Ogliastra, Nuorese, Medio Campidano e Cagliari ha consentito di far crollare l’Rt, ora dobbiamo conservare questa condizione”. Per il comandante della Capitaneria di porto di Olbia e direttore marittimo per tutto il Nord Sardegna, Giovanni Canu, “la prima impressione è positiva, il sistema funzione e pian piano sta andando a regime”. Alle operazioni mattutine ha assistito anche Franco Logias, commissario straordinario dell’Assl di Olbia.
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“È emerso un problema legato ai tempi stretti degli autotrasportatori e si è creata una corsia preferenziale – afferma – mentre è buon il dato secondo cui almeno il 40% delle persone arrivata oggi è già vaccinato o ha fatto il tampone a ridosso della partenza, così da poter lasciare il porto senza ingrossare la fila ai controlli”. Anzi, sottolinea Logias, “è opportuno spingere in questa direzione, è fondamentale per favorire il sistema che la gente faccia il tampone prima di partire, entro 48 ore dalla partenza”. Arrivi protetti e vaccini, è la parola d’ordine della Protezione civile regionale. L’ha ribadito oggi dall’Isola Bianca anche Alberto Bozzi, ingegnere, della direzione regionale della Protezione civile sarda. “Da domani saremo impegnati nella vaccinazione degli over 80, i nostri volontari stanno battendo i paesi di casa in casa per portare i moduli e agevolare le operazioni, è uno sforzo veramente notevole ma fondamentale per mantenere lo status di zona bianca”.
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Sardegna bianca:passeggeri promuovono test “ma più celerità”
Olbia, “sistema giusto anche in vista estate”
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OLBIA
08 marzo 2021
10:09
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Tra i viaggiatori ci sono soprattutto lavoratori, anche per effetto del divieto di spostarsi tra le Regioni, senza una reale necessità autorizzata, confermato anche nell’ultimo Dpcm da Draghi. Tra chi arriva per la prima volta in Sardegna e chi la frequenta abitualmente, la valutazione della scelta fatta dalla Regione per rendere obbligatori i test o il certificato di negatività o vaccinale per l’ingresso nell’Isola è positiva.
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“Se è fatto bene, il controllo non è un problema, almeno siamo tranquilli”, dice un signore mentre attende di fare il tampone.
“L’avessero fatto quest’estate sarebbe stato più intelligente – commenta – ma hanno fatto uno schifo assurdo”. Un altro professionista che arriva dall’Isola d’Elba approva. “Il sistema è giusto, da qualche parte dobbiamo ricominciare e la stagione turistica sta arrivando”, afferma. Anche se “un po’ più di preavviso mi avrebbe consentito di fare il tampone prima di imbarcarmi, invece ho ricevuto un messaggio dalla compagnia solo sabato pomeriggio”, lamenta.
Dopo un’ora di fila però un libero professionista sbotta, e non è il solo. “Sono stato da poco in Sicilia, dopo 15 minuti dallo sbarco a bordo dell’auto ho fatto il tampone, ho atteso un’altra mezz’ora per l’esito, senza scendere dal mezzo, e sono andato via senza incorrere in assembramenti – dice – così invece è disorganizzazione allo stato puro, si creano file e disagi, Solinas guardi a cosa hanno fatto altrove, come in Sicilia”.
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Chiama il compagno e gli dice ‘nostra figlia non c’è più’
Nel Milanese bimba di 2 anni morta, la mamma piantonata
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MILANO
08 marzo 2021
10:29
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Una bambina di 2 anni morta, la mamma di 41 anni con ferite da taglio alle braccia incosciente: è questo lo spettacolo che si sono trovati davanti questa notte carabinieri e soccorritori arrivati in via Mameli a Cisliago, nel Milanese, ed entrati dalla finestra dato che la porta era chiusa dall’esterno.
Ad avvisarli il padre della piccola, che aveva ricevuto una chiamata nel cuore della notte dalla donna in cui gli diceva “nostra figlia non c’è più”.
Sul corpo della bambina non ci sono segni di violenza visibili . Si attende quindi per conoscere l’esatta causa della morte il responso del medico legale che è andato sul posto con il pm di Pavia (procura competente per territorio) Roberto Vincenzo Oreste Valli.
La madre è stata trasferita in condizioni non gravi all’ospedale di Magenta, dove si trova piantonata.
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Giornata internazionale della donna, il doodle di Google
Ecco il doodle
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08 marzo 2021
10:58
Il Doodle di Google di oggi è dedicato alla Festa Internazionale della Donna:
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Sardegna bianca:test in aeroporto Cagliari su 300 passeggeri
Allestite tre postazioni con operatori sanitari Ats
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CAGLIARI
08 marzo 2021
10:50
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Tre postazioni per accogliere i passeggeri in arrivo all’aeroporto di Cagliari-Elmas. I primi a sottoporsi ai controlli, dislocati nell’area arrivi internazionali dell’aerostazione, circa 300 viaggiatori suddivisi nei primi due voli Alitalia della mattina, atterrati poco dopo le 10 e in arrivo da Milano Linate e Roma Fiumicino.
Certificato di vaccinazione o di negatività alla mano per una rapida verifica o tampone nell’area dedicata con gli operatori sanitari dell’Ats in campo, insieme alla protezione civile. Ad attendere i primi passeggeri e assistere di persona ai test in ingresso nell’Isola anche l’assessore regionale del Turismo Gianni Chessa che alle 12, insieme al governatore Christian Solinas, incontrerà gli operatori della filiera del turismo in vista della prossima stagione estiva. Ed è probabile che si discuterà anche del “passaporto sanitario” per arrivare nell’Isola.
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Viggiù si candida ad essere il primo paese Covid-free
Sindaco: “Prima fase vaccinazione è finita, venite qui d’estate”
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VIGGIÙ (VARESE)
08 marzo 2021
10:54
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Con la vaccinazione di massa della scorsa settimana che ha coinvolto quasi tutti gli abitanti maggiorenni, mentre già si predispone il piano per la seconda dose, Viggiù, in provincia di Varese, si candida ad essere uno dei primi paesi ‘covid free’ in Italia. “Ovviamente dobbiamo mantenere tutte le precauzioni, non possiamo tralasciare le attenzioni fin qui seguite – ha detto il sindaco Emanuela Quintiglio – Ma sono fiduciosa, non solo siamo diventati un modello nazionale per il piano vaccinale, ma se prosegue così mi sento di aggiungere che per l’estate qui saremo tranquilli, e invito chi cerca un posto di villeggiatura a venirci a visitare”.
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La vaccinazione di massa, preceduta da uno screening collettivo, è stata decisa dopo che nel paese si erano registrati vari focolai di infezione e soprattutto erano state rilevate diverse varianti, come quella scozzese individuata per la prima volta in Italia.
Ancora è allo studio cosa abbia provocato un tale fenomeno in un comune di 5000 abitanti, nel cuore della Vanceresio, uno dei posti più belli e panoramici della Lombardia, al confine con la Svizzera, quindi anche zona di lavoratori frontalieri. “Se contiamo il personale sanitario e altre categorie che erano già state vaccinate in precedenza – ha aggiunto il sindaco – Possiamo concludere che l’80% degli abitanti ha avuto la prima dose di vaccino: non possiamo che essere più che soddisfatti”.
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Anziano trovato morto in casa da un mese a Faenza
Abitava con sei gatti e una tartaruga, allarme dei vicini
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BOLOGNA
08 marzo 2021
11:21
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Un uomo di 75 anni è stato trovato morto nel suo appartamento in centro a Faenza (Ravenna), secondo gli inquirenti, che ipotizzano che sia morto per cause naturali, il decesso è avvenuto un mese fa. Ne dà notizia il Corriere di Romagna.
L’uomo conduceva una vita solitaria, in casa aveva sei gatti e una tartaruga. Sono stati i vicini di casa a chiamare i soccorsi, visto che non lo vedevano da oltre un mese e hanno cominciato a sentire cattivo odore provenire dall’appartamento.
Sabato sera sono arrivati 118, vigili del fuoco e polizia, ma quando sono arrivati non hanno potuto far altro che constatare che l’uomo era morto da tempo.
Sono intervenuti anche i volontari della protezione animali: uno dei gatti e la tartaruga sono morti, gli altri, dopo un periodo di cure, saranno dati in adozione.
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Weekend di follia a Nuoro, accoltellato un minorenne
Nuovo episodio dopo rissa sabato in primo weekend “bianco”
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NUORO
08 marzo 2021
11:23
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Il primo weekend in zona bianca si trasforma in due serate di follia a Nuoro, complici probabilmente l’acol e la droga. Dopo la maxi rissa sabato sera davanti a un bar di Istiritta nel centro storico, che ha avuto le caratteristiche di una guerriglia urbana, anche la serata di domenica è finita in rissa in viale Repubblica, una zona periferica della città.
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Stavolta però poteva finire in tragedia: un minorenne è stato accoltellato probabilmente da un coetaneo ed è finito in codice rosso all’ospedale San Francesco di Nuoro.
Il giovane non è in gravi condizioni ma viene tenuto sotto osservazione dai medici, mentre il presunto aggressore è stato rintracciato e interrogato dai Carabinieri di Nuoro che indagano sull’episodio. La nuova rissa, anticipata dai quotidiani sardi e confermata dagli investigatori, è avvenuta ieri sera intorno alle 20 quando la discussione tra i due giovanissimi è finita nel sangue dopo insulti e minacce. Uno dei due contendenti ha infatti estratto un coltello provocando una ferita profonda all’addome e lasciando l’amico per terra fino all’arrivo dell’ambulanza. Mentre i carabinieri cercano di ricostruire l’accaduto, la Squadra Mobile di Nuoro ha acquisito i filmati di telecamere e dei telefonini per cercare di identificare i ragazzi presenti.
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Lite tra colleghi, grave operaio ustionato nel Trevigiano
Vittima cosparsa liquido infiammabile a cui è stato dato fuoco
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VENEZIA
08 marzo 2021
11:28
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Un operaio di nazionalità kosovara, dipendente di un’azienda agricola di Quinto, si trova ricoverato in condizioni gravi all’ospedale di Treviso a causa delle ustioni provocate dal gesto di un suo collega connazionale che, nel corso di un litigio, gli ha gettato addosso del liquido infiammabile per poi appiccare il fuoco. L’aggredito è stato soccorso da altre persone che operavano nelle vicinanze, le quali hanno allertato i carabinieri.
L’autore del gesto è stato bloccato ed ora si trova in stato di fermo con l’accusa di tentato omicidio.
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Serena Williams, parole di Meghan esprimono crudeltà subita
‘Media e istituzioni usano razzismo per sminuire persone colore’
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08 marzo 2021
11:54
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Le parole di Meghan “illustrano il dolore ce ha vissuto e la crudeltà che ha subito”. Lo scrive su Twitter la star del tennis Serena Williams grande amica dell’attrice.
La mia “amica altruista” che “mi insegna ogni giorno cosa significa essere veramente nobile”, prosegue Williams parlando di Meghan. “So per esperienza che le istituzioni e i media usano sessismo e razzismo per diffamare le donne e le persone di colore e per sminuirci, per abbatterci e demonizzarci”.
“Voglio che la figlia di Meghan, mia figlia e le vostre figlie vivano in una società dominata dal rispetto”, ha scritto ancora la campionessa.
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Genova, #100donnevestitedirosso per ‘Respect love’
Flash mob in memoria anche di Clara, uccisa con 100 coltellate
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GENOVA
08 marzo 2021
12:06
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Donne vestite di rosso, rosso come il sangue delle tante donne uccise, vilipese, oltraggiate. Donne che chiedono al mondo ‘respect and love’.
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Flash mob #100donnevestitedirosso nel chiostro dell’abbazia di S. Giuliano a Genova per celebrare la festa internazionale della donna e ricordare Clara Ceccarelli, la commerciante uccisa dal suo ex compagno con cento coltellate. L’evento è stato ideato e organizzato dall’ambasciatrice Unicef regionale Alessia Cotta Ramusino, con il coordinamento dell’assessorato alla cultura di Regione Liguria. Durante il flash mob, Ramusino ha cantato Yallah!, un brano che tratta del tema del femminicidio facendo emergere un aspetto che vorrebbe scongiurare il perpetrarsi di questi delitti e soprusi nei confronti delle donne.
Al flash mob hanno preso parte oltre al governatore ligure Giovanni toti e al sindaco di Genova Marco Bucci, che si sono uniti alle donne in rosso durante l’esecuzione del brano, assieme a Ilaria Cavo e Barbara Grosso, assessori regionale e comunale alla cultura. “E’ un momento importante che ha molteplice valenza, abbiamo voluto ospitare qui un segnale per dire ‘no’ alla violenza delle donne dedicato a una nostra concittadina vittima di un terribile femminicidio avvenuto a Genova ma anche una grande valenza culturale”, ha detto Cavo.
Una riflessione sulla cultura femminile, sullo sport al femminile e anche un “webinar attraverso il quale grandi personalità per sensibilizzare le ragazze a iscriversi alle facoltà scientifiche e dedicarsi alle materie Steam (Scienza e Tecnologia) che permetteranno loro di trovare un lavoro con stipendi adeguati; sollecitarle anche a intraprendere quegli sport tendenzialmente considerati maschili e prendere consapevolezza delle qualità artistiche e creative per esempio cantautorale”.
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8 Marzo: testimone nozze agente donna che la salvò dall’ex
Poliziotta ha aiutato anche l’uomo a avviare iter riabilitazione
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GENOVA
08 marzo 2021
13:12
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Dopo 15 anni di persecuzioni e violenze subite dal marito si risposa e chiama come testimone di nozze la agente che tre anni fa l’ha salvata. La poliziotta, Simona Pappalardo, in servizio alle volanti della questura di Genova, ha aiutato la donna a denunciare, ma anche l’ex accompagnandolo in un percorso di riabilitazione.
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L’uomo ha accettato la separazione, permettendo così le nuove nozze.
Le vessazioni erano iniziate subito dopo il matrimonio tra i due. Il marito aveva iniziato a manifestare gelosia morbosa con aggressioni fisiche, verbali e psicologiche. Dopo una lite le disse “denunciami, così mi salvi”. Poco dopo, tre anni fa, a relazione finita l’uomo le mandò la foto di una pistola con un proiettile e una donna intubata su un letto di ospedale. E scattò la denuncia.
L’ agente, campionessa di arti marziali e prima poliziotta a Genova a usare il taser, è intervenuta e ha preso a cuore la vicenda. È così iniziato un percorso di riabilitazione per lui e di rinascita per lei, con sempre la poliziotta vicino, anche nei giorni in cui non lavorava. Nei giorni scorsi la donna ha mandato un messaggio al suo angelo custode: “Mi sposo, vuoi farmi da testimone?”. Una proposta che Pappalardo ha accolto.
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Migranti:aumenta costo medio rimpatrio,da 1.398 a 1.905 euro
Decreto in G.U.Importo pari a sanzione per chi assume irregolari
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08 marzo 2021
13:16
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Netto aumento del costo medio per il rimpatrio dei migranti trovati in posizione irregolare in Italia: passa da 1.398 a 1.905 euro. L’importo è stato fissato da un decreto del capo della Polizia pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale.
Al costo del rimpatrio – aggiornato ogni anno – è commisurata la sanzione inflitta ai datori di lavoro in caso di violazione del divieto di assunzione illegale.
Nel complesso calcolo per determinare la cifra si tiene conto del totale dei costi sostenuti annualmente per il rimpatrio degli stranieri e del numero dei rimpatri effettivamente eseguiti. La cifra media così ottenuta è poi aumentata del 30% in modo da considerare anche l’incidenza dei costi relativi ai servizi di accompagnamento e scorta degli stranieri da rimandare in Patria. Per il 2021 si ottiene così la cifra di 1.905 euro, con un aumento attribuibile alla pandemia da Covid che ha reso più costosi i viaggi.
Finora quest’anno sono stati circa 600 i rimpatri portati a termine; nel 2020 erano stati 3.585, un numero dimezzato a causa del blocco determinato dal Coronavirus.
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Covid: nasce treno sanitario per trasporto pazienti
Fs, carrozze con attrezzature mediche, per gestione emergenze
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08 marzo 2021
13:23
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Un treno sanitario equipaggiato per la cura e il trasporto dei pazienti durante emergenze o calamità e il polo delle vaccinazioni anti-Covid nell’hub ferroviario di Roma Termini. I due progetti sono stati realizzati dal Gruppo FS Italiane, in collaborazione con Dipartimento della Protezione Civile, Regione Lazio, Croce Rossa Italiana e Agenzia Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia (AREU).
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A presentarli l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di FS Italiane, Gianfranco Battisti. Presenti il Ministro della Salute Roberto Speranza, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il Presidente Nazionale della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca. Il treno sanitario è un progetto nato dalla collaborazione fra il Gruppo FS Italiane, il Dipartimento della Protezione Civile e l’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia (AREU). Il convoglio è dotato di personale sanitario dedicato su carrozze equipaggiate con specifiche attrezzature mediche e potrà essere messo a disposizione per la gestione di emergenze nazionali o internazionali. Il treno verrà utilizzato per il trasporto pazienti verso altre zone d’Italia o all’estero per alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere, oltre a rappresentare un’integrazione al servizio sanitario territoriale per la gestione delle emergenze, in caso di utilizzo come Posto Medico Avanzato.
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Bimba morta, la mamma fermata per omicidio
Aveva denunciato il marito tre volte
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MILANO
08 marzo 2021
13:26
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E’ stata fermata con l’accusa di omicidio volontario la donna di 41 anni trovata incoscente con delle ferite da taglio questa notte nel suo appartamento di Cisliano, nel Milanese, con accanto a sé la figlia di due anni.
Il fermo è del pm di Pavia Roberto Valli che con il procuratore Mario Venditti si occupa delle indagini.
Lei è ora piantonata in ospedale per le ferite riportate. Era stata lei stessa a chiamare in piena notte il marito, con il quale aveva in corso una difficilissima separazione, per avvisarlo che la figlia “non c’è più”.
Lei lo aveva denunciato tre volte e nell’ultimo lungo post scritto su Facebook a lui si era rivolta “Caro marito vai a denunciami ancora per calunnia e diffamazione. Denunciami ancora per sequestro di minore.” ma lei “è la mia bambina”, per poi criticare come erano state accolte le sue denunce. “Denunciate donne. Siete comunque giudicate da un mondo omertoso a coprire gli orrori.
Solo da morte verrete chiamate vittime”.
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Fs, presto treno Covid-free, specie per mete turistiche
Battisti, test prima di salire a bordo a passeggeri e personale
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08 marzo 2021
13:42
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“I primi di aprile realizzeremo un treno covid free che inizialmente andrà tra Roma e Milano.
Faremo i test prima di salire a bordo a personale e passeggeri”.
Lo ha detto l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di FS Italiane, Gianfranco Battisti, in occasione della presentazione del treno sanitario e dell’hub vaccinale alla stazione Termini.
“Implementeremo questa soluzione soprattutto sulle destinazioni turistiche per l’estate” ha aggiunto.
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Partita in Lombardia la vaccinazione per gli insegnanti
Alcune persone pur ricevendo sms non erano presenti nelle liste
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MILANO
08 marzo 2021
13:45
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Ha preso il via in mattinata, oggi 8 marzo, in tutta la Lombardia, la campagna vaccinale riservata al personale scolastico. Migliaia gli insegnanti, assistenti e personale amministrativo che la settimana scorsa avevano prenotato sul portale dedicato, sono stati convocati oggi nei centri vaccinali per la prima delle due somministrazioni Astra Zeneca.
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Tutto è filato liscio, anche se in qualche singolo caso, è capitato che persone che avevano ricevuto regolarmente l’Sms dal sistema, poi in realtà non figurassero negli elenchi delle persone da vaccinare.
All’ospedale in Fiera di Milano, i primi insegnanti sono stati vaccinati alle 8,30 di questa mattina dal personale del Policlinico, i quali entro le 18,30 somministreranno le dosi per circa 1.100 docenti. “È andata bene – spiega Maria Chiara Galliano, professoressa all’Istituto Grassi di Saronno -, non c’era nemmeno tanta coda. Anche a livello di prenotazione non ho avuto problemi e l’Sms mi è arrivato 48 ore prima della vaccinazione. Ora mi sento più serena, anche se continuerò ad adottare tutte le precauzioni seguite finora. Mi sento anche fortunata perché nessuna delle mie colleghe della scuola di Saronno ha già ricevuto un appuntamento”. Un po’ di coda in più, invece, al Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo Da Vinci, dove nella giornata odierna una ventina tra medici e infermieri dell’ospedale Multimedica San Giuseppe, saranno chiamati a vaccinare 500 insegnanti.
In coda, ad aspettare il suo turno di vaccinazione al Museo, anche Paolo Limonta, maestro elementare e assessore all’edilizia scolastica del comune di Milano. “Oggi è un giorno importante perché continuo a ritenere che sia stato un grave errore chiudere la scuola – ha osservato -. Dovevano rimanere aperte perché sono dei luoghi sicuri e soprattutto garantiscono i diritti dei bambini e dei ragazzi. Non abbiamo ancora finito di risarcire loro quello che gli abbiamo tolto l’anno scorso, vediamo di farlo anche attraverso questa campagna di vaccinazione. Vediamo di farli tornare il prima possibile a scuola”.
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Sardegna bianca:test ingresso scovano un positivo a Cagliari
Tra passeggeri sbarcati questa mattina in aeroporto
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CAGLIARI
08 marzo 2021
13:46
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I test obbligatori sugli arrivi in Sardegna hanno scovato un caso di positività all’aeroporto di Cagliari-Elmas, dove da questa mattina sono attive sei postazioni per il controllo degli ingressi nell’Isola come da ordinanza del governatore Christian Solinas per preservare la fascia bianca. Il giovane contagiato, che è stato sottoposto oltre al tampone rapido a quello molecolare di conferma, è stato registrato su uno dei primi due voli da Roma e Milano ed è stato posto subito in isolamento.
Complessivamente sono 236 i passeggeri sbarcati con i due voli dei quali il 54% ha fatto il test, mentre il 30% era già munito di certificato con esito negativo di un tampone effettuato entro 48 prima della partenza per l’Isola. Solo il 10% ha deciso di fare il test successivamente, come impone l’ordinanza regionale.
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Bancarotta, arrestato il fondatore di Cepu
I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria hanno proceduto anche ad un sequestro preventivo per 28 milioni di euro
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08 marzo 2021
14:21
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Francesco Polidori, fondatore di Cepu (gruppo che si occupa di istruzione e formazione universitaria), è l’imprenditore finito agli arresti domiciliari oggi nell’ambito dell’indagine della procura di Roma su una ipotesi, tra gli altri reati, di bancarotta fraudolenta. I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria hanno proceduto anche ad un sequestro preventivo per 28 milioni di euro.
L’indagine, denominata ‘Tutoring’, vede coinvolti 6 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta, auto-riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Sono state sequestrate preventivamente le quote “di un’importante società tuttora attiva nel settore dell’istruzione, disponibilità finanziarie e immobili – tra cui lo stabile ove ha sede una università telematica – per un valore complessivo di circa 28 milioni di euro”.
“Le indagini riguardano i fallimenti di 2 importanti società – vere e proprie “bare fiscali che sono state portate a decozione con un passivo complessivo di oltre 180 milioni di euro – attraverso le quali, negli anni, l’ imprenditore, oggi tratto in arresto, ha distratto asset dalle società e sfruttato importanti marchi del comparto dei servizi di istruzione e formazione, eludendo il versamento di ingenti imposte dovute all’Erario”, si legge nella nota delle Fiamme Gialle.
“In particolare, le investigazioni hanno consentito di rilevare che gli indagati – ricorrendo a vere e proprie società qualificabili come “scatole cinesi”, anche di diritto estero – hanno ideato e realizzato una serie di complesse operazioni societarie, commerciali e finanziarie tra le quali spiccano: la creazione di una società fiduciaria in Lussemburgo, intestata a terzi ma, di fatto, riconducibile agli indagati, mediante la quale è stata dissimulata la reale proprietà dei beni immobili e marchi, sottratti alle imprese fallite e fatti confluire in un’ulteriore società creata ad hoc, oggi sottoposta a sequestro.
Si attesta intorno ai 140 milioni di euro, secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza, il valore dell’evasione fiscale messa in atto dal gruppo Cepu in oltre dieci anni.
Nell’indagine svolta dai finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e coordinata dal procuratore aggiunto di Roma Rodolfo Sabelli è emerso che i debiti accumulati raggiungono invece i 180 milioni di euro.
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Il gip di Roma nell’ordinanza cautelare afferma che Francesco Polidori, fondatore del gruppo Cepu e finito oggi ai domiciliari, ha “svolto un ruolo importantissimo sia sul punto di vista direttivo, organizzativo, anche operativo ed è stato in più occasioni persino destinatario diretto delle distrazioni di ingenti somme di denaro – si legge nel provvedimento -. Egli ha partecipato all’attività delittuosa operando da una cabina di regia in prima persona. Il ruolo di dominus evidentemente ancora ricoperto, l’esistenza attuale della Studium Srl”, società riconducibile a Polidori, e “lo strettissimo rapporto che l’imprenditore ha con vari soggetti (collaboratori, familiari o persone a lui vicine), che ricoprono cariche sociali nella società del Gruppo, costituiscono elementi da cui desumere certamente l’attualità del pericolo di recidivanza”, ossia di reiterazione del reato.
La Guardia di Finanza ha proceduto oggi al sequestro della sede di E-Campus, società della galassia Cepu, a Novedrate in provincia di Como, nell’ambito dell’indagine.
Il valore della struttura si attesta sui 6 milioni di euro. “Gli immobili sono stati acquistati con somme di denaro – è scritto nell’ordinanza del gip Ezio Damizia – provenienti dalle distrazioni in danno della fallita società Cesd e quindi costituiscono il diretto reimpiego del profitto del delitto di distrazione perché definitivamente entrati nella titolarità della società acquirente mediante le somme di denaro distratte dalla società fallita e impiegate per estinguere il mutuo/finanziamento acceso presso le banche per il loro acquisto”.
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08 marzo 2021
14:38
COPPIA SCOMPARSA, BENNO NEUMAIR CONFESSA L’OMICIDIO.
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Papa: dopo mesi ‘prigione’ con viaggio sono tornato a vivere
Rischio Covid per fedeli Iraq?’Ho chiesto a Dio occuparsi gente’
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AEREO PAPALE
08 marzo 2021
15:34
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Il Papa ha detto che dopo un periodo in “prigione”, per le misure anti-covid, con questo viaggio in Iraq si è sentito “rivivere”, grazie al rapporto con la gente. “Mi sento diverso quando sono lontano dalla gente”, “vorrei ricominciare le udienze generali al più presto, speriamo che ci siano le condizioni.
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In questo io seguo le norme dell’autorità, loro sono responsabili e loro hanno la grazia di Dio per aiutarci”. “C’è una proposta di piccole udienze generali, non ho deciso”, dipende dall’evoluzione della situazione pandemica. “Dopo questi mesi di prigione, mi sentivo un po’ imprigionato, questo è per me rivivere, toccare la Chiesa, toccare il santo popolo di Dio”.
Nella conferenza in stampa, nel volo che da Baghdad lo portava a Roma, un giornalista gli ha chiesto se si fosse posto il problema di contagi Covid per gli assembramenti creati con la sua visita. “Ho pregato tanto e alla fine ho preso la decisione liberamente – ha risposto il Papa -, ma che veniva dal profondo” e ho pensato “Quello che mi fa decidere così si occupi della gente, e cosi ho preso la decisione dopo la preghiera, con la consapevolezza dei rischi”.
Nel giorno dell’8 marzo il Papa ha infine fatto gli auguri alle giornaliste e ha lanciato un appello: “Dobbiamo lottare per la dignità delle donne, sono coloro che portano avanti la storia”.
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Mafie foggiane nuova emergenza nazionale
Intervista a Giuseppe Gatti, della Direzione Nazionale Antimafia
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08 marzo 2021
16:20
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Mafia e criminalità foggiana: l’esperto di Antimafia, Sergio Nazzaro, ha intervistato il procuratore, Giuseppe Gatti, della Direzione Nazionale Antimafia, uno dei massimi esperti di criminalità organizzata in Puglia.
Società foggiana, mafia garganica, mafie pugliesi: ci può aiutare a mettere ordine in tutte queste definizioni, perché ne abbiamo così tante e quali sono i tratti distintivi di ciascuna, se mai ce ne sono?
Le mafie foggiane sono mafie ben strutturate, radicalmente incardinate nel territorio in cui operano, capaci di stabilire interconnessioni al loro interno attraverso l’adozione di modelli tendenzialmente federali, con proiezioni nazionali e internazionali.
Quelle dell’area foggiana sono mafie di cui si sente parlare assai poco, ma che le relazioni della DNAA degli ultimi anni indicano come il fenomeno criminale che desta il maggior allarme sociale nel distretto barese, al punto da assurgere, soprattutto negli ultimi tempi, a vera e propria emergenza nazionale.
Plurime ed autorevoli fonti istituzionali individuano nelle mafie foggiane l’espressione più pericolosa ed insidiosa delle mafie pugliesi. Alcuni dati, per capirci.
Dal 2007 fino a poco tempo fa, non c’erano collaboratori di giustizia nel foggiano; dal 1978 ad oggi abbiamo registrato nel foggiano oltre 300 fatti di sangue con matrice mafiosa e solo il 20% di questi omicidi è stato risolto; sempre fino a poco tempo fa, nessuna vittima di mafia foggiana era solita denunciare i propri carnefici: quei pochi coraggiosi al processo ritrattavano quasi sempre.
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In taluni àmbiti del foggiano il pagamento del pizzo continua ad essere vissuto ed accettato con la stessa normalità con cui lo Stato procede alla riscossione delle tasse.
Proprio recentemente, il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, ha chiaramente detto che le mafie foggiane sono da annoverare tra i nemici numero uno dello Stato Italiano. Le mafie di Capitanata si articolano storicamente in tre poli: Società Foggiana, Mafia Cerignolana e Mafia Garganica: si tratta di organizzazioni che hanno conservato immutata nel tempo la propria capacità operativa.
La Società Foggiana è l’organizzazione mafiosa che opera principalmente nella citta di Foggia: nasce a metà degli anni Ottanta, ma un suo primo riconoscimento definitivo in sede giudiziaria si registra solo nel 1994 con la sentenza “Panunzio”.
La Mafia Cerignolana nasce negli anni Novanta. La sentenza storica sulla mafia Cerignolana è quella relativa al processo “Cartagine”, che diventerà definitiva nel 1997. È l’11 novembre del 1987 quando a Palermo si conclude il maxi processo a Cosa Nostra con 19 ergastoli. A Foggia, 10 anni più tardi si chiude il processo “Cartagine” alla mafia Cerignolana: gli ergastoli sono ben 15, appena 4 in meno rispetto a Palermo. Ciononostante del processo “Cartagine” pochissimi conoscono l’esistenza.
Con la Mafia Garganica la situazione è un po’ più complicata. Il fenomeno parte dalla fine degli anni Settanta e viene clamorosamente sottovalutato e liquidato come semplice faida pastorale. Solo nel 2006, con la sentenza “Iscaro-Saburo”, si avrà il riconoscimento del carattere mafioso del sodalizio criminale operante nel Gargano, attestato in via definitiva dalla Corte di Cassazione nel 2009.
A questi tre poli va, da ultimo, aggiunto quello della cosiddetta Mafia Sanseverese che, come dimostrano le ultime operazioni antimafia, sembra essersi sganciata dal suo ruolo di articolazione periferica della Società Foggiana e avere acquisito una sua autonoma configurazione.
Pur mantenendo distinte articolazioni, le mafie foggiane hanno radici condivise e, soprattutto, procedono secondo un comune modello di sviluppo.
Questa prima linea delinea subito un fenomeno complesso e articolato che rappresenta un concetto poco ribadito; “mafia” è solo una parola che non spiega le diverse stratificazioni dei gruppi. Le mafie della Capitanata in quale solco criminale agiscono?
Le mafie della Capitanata hanno dimostrato di essere capaci di coniugare tradizione e modernità, un binomio che si è poi rivelato vincente. La tradizione è quella della ’Ndrangheta, quella del familismo mafioso della ’Ndrangheta. Ma è anche quella della Camorra, quella della ferocia spietata della Camorra cutoliana. La modernità è la vocazione agli affari, la capacità di infiltrazione nel tessuto economico-sociale; la scelta strategica di colpire i centri nevralgici del sistema economico di questa provincia: l’agricoltura; l’edilizia e il turismo.
Abbiamo detto del familismo mafioso di queste mafie. Nel foggiano, vincolo di sangue e vincolo di mafia sono spesso due facce della stessa medaglia. Qui, da molto tempo, non esistono le affiliazioni. Il vincolo mafioso non si acquisisce mediante un battesimo, ma si tramanda molto più semplicemente da padre in figlio. Il rito di affiliazione serve ad introdurre il “picciotto” nella famiglia mafiosa, proprio per segnare un passaggio di appartenenza: dalla famiglia di “mamma e papà” alla famiglia del clan, quella che, da quel momento in poi, diventerà per l’uomo d’onore l’unico punto di riferimento.
Invece, nella provincia di Foggia quali sono i tratti che le contraddistinguono?
Nel foggiano è tutto diverso. Qui la famiglia biologica è la mafia sono, spesso, una cosa sola: non si fanno più le affiliazioni perché si è capito che non c’è nessun passaggio di appartenenza da compiere. E così vendicare un padre, facendo strage dei membri del clan rivale, diventa la missione familiare che una madre consegna nelle mani del giovane figlio maschio. Nel foggiano il bene più importante che un boss si preoccupa di lasciare a suo figlio, con tanto di testamento, è il titolo di capo e la reggenza del clan.
Sembra che una violenza particolarmente efferata sia quasi una sorta di matrice, di marchio distintivo, anche se poi la violenza non conosce gradi di differenziazione.
Ho fatto prima un cenno anche alla “ferocia”, quella ferocia di matrice cutoliana che caratterizza queste mafie.
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Non è un caso se, proprio nel foggiano, Raffaele Cutolo ha istituito ufficialmente la Nuova Camorra Pugliese, come una promanazione, in terra di Puglia, della N.C.O. È il 1979 quando, presso l’Hotel Florio di Lucera, nasce la Nuova Camorra Pugliese. Raffaele Cutolo incontra i rappresentati più autorevoli delle diverse organizzazioni criminali pugliesi: tra i presenti vi sono esponenti di quella che, qualche anno dopo, diventerà la Società Foggiana.
L’obiettivo di Cutolo era molto ambizioso: estendere il controllo egemonico della N.C.O. sulle coste pugliesi, per spostare le rotte dei traffici del contrabbando dal Tirreno (dove comandavano i Marsigliesi) all’Adriatico, ovvero sotto il controllo della neonata organizzazione di matrice camorristica, che avrebbe fatto capo a Raffaele Cutolo. Quando si parla di ferocia di stampo cutoliano, viene subito in mente la cosiddetta strage del Bacardi. Foggia, come Chicago degli anni Venti. È l’alba dell’1 maggio 1986 quando i sicari fanno irruzione nel circolo Bacardi e, sparando all’impazzata colpi di kalashnikov, causano la morte di 4 persone.
Con questo bagno di sangue viene decretata la fine del clan Laviano e, in questo modo, viene sancita la definitiva emancipazione della mafia foggiana dalla Sacra Corona Unita, di cui i Laviano erano gli ultimi referenti. Da quel momento in poi sulle terre foggiane non si potrà mai più parlare di Sacra Corona Unita.
Ma la ferocia spietata di matrice cutoliana la ritroviamo ancora più emblematicamente presente nelle caratteristiche strutturali della Mafia Garganica. La Mafia Garganica, è una mafia a cui spesso non basta sparare; è una mafia che i cadaveri li fa sparire; li brucia nelle macchine insieme ai copertoni delle ruote oppure li butta dentro le Grave; le nostre bellissime e suggestive Grave, come quella di Zazzano, che si scoprono essere veri e propri cimiteri di mafia. A volte non basta cancellare una vita; ci vuole di più.
E che cosa c’è, oltre il cancellare una vita, uccidere una persona, per questi mafiosi?
Bisogna cancellare anche la memoria di quella vita: ecco perché nell’omicidio di mafia garganica c’è quasi sempre il classico “colpo di grazia” con il fucile a pallettoni, esploso direttamente sul volto a brevissima distanza.
Una ricerca dell’istituto di Medicina Legale dell’Università di Foggia, partendo dall’analisi degli esami autoptici sulle vittime di omicidi di Mafia Garganica, ha evidenziato la ricorrenza dell’uso di armi munizionamento spezzato, ovvero di notevole forza esplosiva e la prevalenza di lesioni cranio-encefaliche, con la presenza quasi sistematica del cosiddetto “colpo di grazia”, diretto al volto e alla teca cranica ed esploso quasi a contatto.
Prima ha accennato alla modernità delle mafie della Capitanata, in che cosa consiste questa caratteristica e come si sta evolvendo?
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Le mafie di Capitanata sono, allo stesso tempo, organizzazioni che si stanno dimostrando capaci di stare al passo con la modernità, pronte a cogliere e a sfruttare le nuove sfide e le nuove opportunità della globalizzazione, stabilendo legami e interconnessioni.
Le operazioni antimafia danno conto di un sistema di alleanze criminali tra la mafia foggiana, la mafia garganica e la criminalità organizzata cerignolana, ma anche di collegamenti con le mafie storiche e con le mafie straniere.
Un salto di qualità importante è stato poi compiuto negli ultimi tempi proprio dalla Società Foggiana: una mafia che oggi si va connotando sempre di più come mafia degli affari. Importanti inchieste hanno messo in luce la capacità della Mafia Foggiana:
– di intessere proficue alleanze economiche con importanti cartelli mafiosi, come il clan dei “Casalesi”, allestendo una sorta di join venture per produrre quantitativi industriali di banconote false;
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– di infiltrarsi nella Pubblica amministrazione, mettendo pericolose radici all’interno della società partecipata che si occupava della raccolta e del trasporto dei rifiuti solidi urbani della città di Foggia oltre che in alcune cooperative ad essa collegate;
– di investire i propri capitali in àmbiti strategici dell’economia locale, come quello agro-alimentare (nei settori legati alle tre grandi risorse della Capitanata, il vino, il grano e il pomodoro), sviluppando le prime ramificazioni verso il Nord-Italia;
– di finanziare, mediante l’usura, la piccola imprenditoria locale, ora più che mai in difficoltà per la grave crisi pandemica in atto.
Ma sono mafie che vivono solo di contrapposizioni con altri clan, oppure sta accadendo qualcosa di nuovo in questo scenario?
Negli ultimi tempi, si sta sempre più registrando la tendenza dei clan foggiani a superare le antiche contrapposizioni e a valorizzare il modello consociativo di tipo consortile, proiettandolo sull’intero àmbito provinciale, secondo un modello di sviluppo che sembra ricalcare il percorso evolutivo della ’Ndrangheta. Si tratta di un segnale particolarmente inquietante, che attesta la vitalità operativa di un sistema criminale organizzato che, dopo aver consolidato il controllo del territorio in cui opera e prospera, comincia ora a guardare “fuori”, alla ricerca di orizzonti nuovi e inesplorati.
In una sua recente relazione al XV Comitato della Commissione Antimafia, dedicato alla criminalità organizzata in Puglia presieduto dal senatore Marco Pellegrini, fa un excursus tra anni di silenzio, culminati con l’eccidio in San Marco in Lamis, e la risposta dello Stato. Le chiedo perché abbiamo sempre questa dinamica in Italia, tra recrudescenza delle mafie, anni di violenza e silenzio e poi, solo dopo, una risposta ferma e decisa?
Certamente la negazione o comunque l’enorme sottovalutazione del fenomeno hanno rappresentato un fattore importante che ha consentito a queste mafie di crescere e di prosperare.
Non si è trattato, tuttavia, di una situazione che ha riguardato solo le mafie foggiane.
In realtà, tutte le mafie nel loro processo di affermazione sul territorio di riferimento hanno sempre beneficiato di una fase iniziale in cui società civile e le Istituzioni hanno fatto fatica a riconoscere e ad accettare di avere “a casa propria” un problema così grave. Sulle mafie foggiane siamo in ritardo e questo ritardo, purtroppo, lo stiamo ancora pagando.
Il quadruplice omicidio di San Marco in Lamis è stato un momento tremendo, che ha segnato profondamente un territorio già da tempo martoriato da una violenza spietata e sanguinaria. Normalmente si tende a liquidare le guerre tra clan come un regolamento di conti interno ai circuiti mafiosi, come “fatti loro”, come cose che non ci possono e non ci devono riguardare.
Il sangue innocente versato in quel tragico, infuocato, giorno di agosto ha drammaticamente chiamato in causa la comunità foggiana e l’intera nazione, facendo percepire, forse mai come prima, che le mafie foggiane sono una emergenza nazionale, una terribile piaga sociale che riguarda ciascuno di noi e che ci chiama in causa in prima persona.
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Lo Stato sta facendo la sua parte e i fatti lo documentano. Vi è stato, infatti, un significativo rinforzo delle strutture di contrasto sul territorio. È stato creato il reparto dei Cacciatori di Puglia, una struttura dell’Arma dei Carabinieri specializzata nel controllo del territorio e nella ricerca di latitanti. È stato istituito un nuovo Reparto di Prevenzione Crimine a San Severo. Sono state create a Foggia le sezioni operative del ROS dei Carabinieri e della DIA. I risultati non si sono fatti attendere.
Dal 9 agosto 2017 ad oggi: sono state effettuati sequestri patrimoniali per un ammontare complessivo di oltre 30 milioni di euro e oltre 60 operazioni antimafia di contrasto personale e patrimoniale; sono state attinte da misura cautelare quasi 400 persone; sono state sequestrate decine di tonnellate di droga e un enorme quantitativo di armi e munizioni; sono state emesse 67 misure interdittive antimafia nei confronti di imprese collegate o comunque condizionate dalle organizzazioni mafiose foggiane. A ciò si aggiunga che sono state sciolte per mafia le Amministrazioni comunali di M. S. Angelo, Mattinata, Manfredonia e Cerignola.
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Insomma, penso si sia oramai capito che è venuto per tutti il tempo di schierarsi e di decidere veramente da che parte stare.
In uno suo intervento, lei scrive di “sviluppare la legalità organizzata”, unitamente ad un concetto che propugna da anni, ovvero “la legalità del noi”. Personalmente, li ritengo innovativi strumenti di lotta alle mafie. Ho sempre pensato che le mafie non possono essere solo sconfitte sul piano giudiziario, ma c’è bisogno di altro, ovvero della cultura e del senso di comunità.
Sono sempre più convinto che la vera potenza della mafia risieda essenzialmente nel vuoto lasciato sul territorio dalla comunità e dalle Istituzioni, un vuoto che genera solitudine, una solitudine che schiaccia, che opprime, che genera senso di rassegnazione e che uccide la speranza. Reagire alla mafia vuol dire proprio questo, vincere la solitudine: questo lo possiamo fare solo insieme, facendo confluire la testimonianza personale in un grande progetto di riscatto comunitario, contrapponendo alla potenza dell’IO mafioso la straordinaria e incontenibile forza del NOI. Questi anni di lavoro, prima alla DDA di Bari e ora alla DNA, mi hanno fatto comprendere l’importanza della squadra, di come il contrasto alle mafie debba essere sviluppato e strutturato secondo lo schema inclusivo della rete, con una cooperazione costante tra i diversi organismi. È quello che sta succedendo nel foggiano, dove la DDA di Bari e la Procura di Foggia, oramai da anni, lavorano insieme gomito a gomito; dove poliziotti, carabinieri e finanzieri operano sul territorio in perfetta sinergia, mettendo tutti reciprocamente a disposizione degli altri i propri patrimoni di conoscenza e di professionalità. Al contrasto giudiziario si affianca un’altrettanta significativa e sinergica attività di contrasto amministrativo da parte della Prefettura di Foggia. Si lavora insieme, si fa sistema insieme.
Circolarità delle relazioni, condivisione delle strategie e cooperazione istituzionale: queste sono le linee guida del nuovo metodo di lavoro di un’unica grande squadra, la “squadra Stato”. I risultati sul campo sono sotto gli occhi di tutti: sono ricomparsi, dopo più di un decennio, nuovi collaboratori di giustizia foggiani; ci sono le prime vittime che hanno il coraggio di denunciare; iniziano a risolversi anche gli omicidi di mafia foggiana, con pesanti condanne dei responsabili. La mafia foggiana continua certamente a farsi sentire in tutta la sua pericolosa carica di violenza, ma ora, finalmente, non siamo più all’anno zero. E questo sta facendo crescere la fiducia della gente, che è la cosa più importante, perché si vince quando Istituzioni e società civile riescono, insieme, a costruire e a sviluppare il senso del NOI.
Ha una rete europea la Società Foggiana, può contare su ramificazioni e appoggi in altri paesi o siamo in presenza di una mafia che ha confini territoriali ben delimitati?
Come si è già detto, le mafie foggiane stanno crescendo e si stanno aprendo sempre più alla modernità.
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Una svolta importante sono le relazioni che le mafie foggiane stanno sempre più strutturando con le mafie straniere nell’ambito del narcotraffico internazionale. L’Albania è diventata uno dei più grandi produttori mondiali di marijuana e le coste garganiche hanno rappresentato un punto di approdo privilegiato per lo sbarco in Italia di decine di tonnellate di stupefacente destinato al mercato nazionale ma anche a quello europeo. La sanguinosa guerra di mafia esplosa nel Gargano in questi ultimi anni ha una delle sue più importanti chiavi di lettura proprio nell’assunzione di un ruolo egemonico all’interno del territorio viestano.
Ed invero, il controllo di Vieste da parte delle organizzazioni mafiose garganiche ha assunto un ruolo strategicamente cruciale: controllare Vieste significa assumere il privilegio di poter interloquire con i cartelli albanesi e diventare una componente importante della rete del narcotraffico internazionale.
Anche con riferimento al traffico di cocaina, le organizzazioni foggiane hanno sviluppato importanti relazioni con narcotrafficanti colombiani stanziati in Olanda, talvolta anche grazie alla presenza di esponenti della criminalità organizzata foggiana che si sono traferiti ad Amsterdam.
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I proventi del narcotraffico stanno accrescendo enormemente le capacità finanziarie dei sodalizi foggiani, stimolando ulteriormente i percorsi di infiltrazione nell’economia legale e l’effettuazione di investimenti economici sempre più significativi nel Nord Italia e nell’Europa dell’Est. Anche in questo nuovo scenario l’azione di contrasto procede nella fondamentale valorizzazione dello spirito di collaborazione e della cooperazione con le Forze di polizia e le Autorità giudiziarie degli altri Stati coinvolti. Deve ritenersi oramai superato, nelle indagini internazionali, il modello investigativo di tipo burocratico, fondato sulla rogatoria.
Il retropensiero di fondo per anni è stato di questo tipo: “io, autorità nazionale, le indagini me le faccio per conto mio (perché non mi fido di nessuno) e quando ho bisogno di acquisire una prova all’estero mi rivolgo, attraverso il canale di interlocuzione ministeriale, al collaterale organo giudiziario, limitandomi a formulare una specifica richiesta e ad attendere, magari per anni, una qualche risposta”.
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Ora, perlomeno in àmbito europeo, si è oramai affermato, al posto del modello burocratico, un modello di cooperazione relazionale assolutamente innovativa fondata su rapporti diretti ed immediati tra i magistrati e le Forze dell’ordine degli Stati coinvolti, sulla continua condivisione delle informazioni e sul reciproco coinvolgimento nella comune attività investigativa: questo è il modello delle squadre investigative comuni.
Solo così si può passare da un’azione di contrasto locale ad un contrasto sovranazionale e magari, in prospettiva, giungere all’obiettivo di una comune attività di contrasto globale al crimine organizzato. Sì, perché la globalizzazione non può e non deve restare una risorsa esclusivamente per la criminalità organizzata.
Quindi, dal suo punto di vista, il modello delle rogatorie è stato completamente inefficace, se non fallimentare. Perché?
Perché si è rimasti lontani, distanti, diffidenti, perché ha continuato a dominare l’autoreferenzialità. Quando invece si ha la possibilità di incontrarsi, di interagire direttamente, di condividere “a monte” analisi di contesto e scelte di strategia investigativa e processuale, ci si sente tutti parte di un’unica squadra, si sviluppa un senso di appartenenza ad una realtà, quella internazionale, che rappresenta il momento di incontro e di massimo potenziamento e valorizzazione delle differenti esperienze investigative nazionali. In questo senso, un ruolo fondamento lo giocano anche quegli organismi internazionali di cooperazione giudiziaria preposti alla promozione e al coordinamento dell’indagine transnazionale ma soprattutto alla facilitazione dei percorsi di incontro, di dialogo e di reciproca comprensione tra le diverse autorità nazionali coinvolte. Anche qui i risultati di questo nuovo metodo di lavoro non si sono fatti attendere. La manifestazione della volontà collaborativa del primo nuovo collaboratore di giustizia foggiano è stata, infatti, raccolta negli uffici della polizia di Amsterdam, all’esito di una proficua cooperazione investigativa e giudiziaria intercorsa tra la DDA di Bari e la Procura di Amsterdam, con il coordinamento di Eurojust e della DNAA.
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Lei ha trascorso molti anni in prima linea fronteggiando la criminalità organizzata in Puglia, che cosa l’ha maggiormente colpita, c’è stato un momento o una situazione che le rimane impressa?
Qualche anno fa mi stavo occupando di un’indagine su una serie di estorsioni che erano state effettuate ai danni di commercianti e imprenditori del Gargano. Nelle intercettazioni, un indagato racconta al suo interlocutore di una estorsione che stava realizzando ai danni di un pubblico esercente, fa il nome dell’estorto, indica tempi, importi e modalità di pagamento della tangente. Decido a questo punto di assumere a sommarie informazioni la vittima, perché senza le sue dichiarazioni sarebbe facile dire in aula che gli indagati quel giorno stavano allegramente scherzando tra di loro, millantando cose che non avevano mai fatto.
Convoco la parte offesa e, durante l’audizione, contesto al povero malcapitato le intercettazioni, dandone atto a verbale: in questo modo voglio tutelare quel cittadino, ma allo stesso tempo voglio che si senta responsabilizzato a collaborare, senza alibi.
Egli all’inizio nega, anche di fronte all’evidenza, nega. Alla fine, dopo tanto tempo, ammette timidamente che quanto ascoltato dalle intercettazioni effettivamente non era poi così lontano dalla verità. Penso di aver raggiunto un risultato importante. Penso che ci siamo, penso che qualcosa si muove, che per qualcuno la vita può ricominciare con un ritrovato spirito di libertà e di speranza, come quando ci si libera da un grosso peso che ci opprime e ci impedisce ogni movimento. Niente di tutto questo.
Quel cittadino lascia l’ufficio disperato, più che terrorizzato. Gli chiedo: “Cosa c’è. Hai ancora paura degli estorsori? Ti abbiamo assicurato una protezione. Faremo arrestare i responsabili”.
“No – mi fa lui – il problema non è questo. Il mio vero problema è che in paese quando si saprà di quello che è successo oggi, nessuno, dico nessuno, verrà più a prendere il caffè nel mio bar”.
È stato per me un momento sconvolgente: ancora oggi a raccontarlo mi vengono i brividi. La potenza della mafia era tutta lì, in quel caffè che nessuno avrebbe mai più preso in quel bar!
Mi si spalanca un mondo.
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Comprendo che la radice della potenza della mafia non è dentro ma è fuori dalla mafia: è nel vuoto di comunità, un vuoto che nasce da quella “legalità dell’Io” che tutti noi ci portiamo dentro: quella che ci fa tirare a campare; che ci fa guardare dall’altra parte; che ci spinge a farci sempre i fatti nostri; a pensare che se le cose vanno male è sempre colpa di qualcun altro; a pensare che non toccherà mai a me. E cosa genera il vuoto di comunità? Il vuoto di comunità genera solitudine, una solitudine che, in terra di mafia, è una solitudine mortale.
L’IO e il NOI due modi di intendere la vita, due modi di intendere se stessi e il rapporto con l’altro, due modi di essere anche dell’idea stessa di legalità. E proprio così.
Che cosa si augura per il futuro?
Io spero che sia finito il tempo degli eroi e dei grandi maestri, che sia oramai giunto il tempo del NOI, perché è solo nella condivisione reciproca delle esperienze e delle diverse ricchezze personali che possiamo trovare la forza e il coraggio di dare risposte nuove a questo periodo di crisi, una crisi economica, culturale, educativa e sociale, una crisi che è, prima di tutto, una crisi del NOI. La “potenza dell’Io” si può combattere solo con la “forza del NOI”. Sì perché in questo NOI ci siamo tutti, cittadini ed Istituzioni. Nessuno può tirarsi indietro o rimanere a guardare: bisogna scegliere da che parte stare o qualcuno sceglierà al posto nostro.
Quindi si arriva al tema della responsabilità, delle scelte consapevoli e soprattutto al tempo del dover scegliere.
Una responsabilità personale e collettiva allo stesso tempo. Questo NOI ha bisogno del contributo personale di ognuno, di un contributo fatto spesso di sofferenza: soprattutto quando le conseguenze dell’andare contro corrente si pagano sulla propria pelle. Per molti anni si è pensato che con queste mafie si dovesse convivere se non addirittura farci affari, come sta sempre più emergendo.
Ma anche qui qualcosa sta cambiando, c’è finalmente una presa di coscienza della società civile, a dimostrazione che insieme la paura si può sconfiggere.
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Il 10 gennaio scorso, dopo l’ennesima bomba nel centro di Foggia, 20.000 persone, semplici cittadini, associazioni e rappresentanti delle Istituzioni, scendono in piazza a Foggia, si sono fatte coraggio, si sono prese per mano e hanno gridato a gran voce, insieme, il loro “NO” alla prevaricazione mafiosa.
Emblematica anche è la vicenda di Vieste. Dal 2008 le attività turistico-ricettive del paese sono sottoposte ad un vero e proprio saccheggio: furti, incendi; benzina nelle piscine dei villaggi turistici, colpi di arma da fuoco contro i bungalow con associato invito a rivolgersi ai soliti noti (“a chi sai”) per il recupero della refurtiva e per la “messa in regola”, con l’esplicita prospettiva di dover subire, in caso contrario, guai più seri. Questa volta però le cose vanno diversamente dal solito.
Anche qui come a Capo d’Orlando, come a Gela, come a Ercolano, come in tanti altri luoghi in cui si è risvegliata la coscienza sociale, le vittime hanno progressivamente trovato il coraggio di dire “basta”, di liberarsi dalle catene del silenzio, della paura, dell’omertà, dell’isolamento: quelle catene che, forse, per troppo tempo, hanno condizionato la vita di tanti e di intere comunità.
Chi potrà mai dimenticare il primo giorno di udienza del processo alla mafia viestana? A Foggia nei processi di mafia il lato sinistro dell’aula è occupato solo dal PM che siede al primo banco, essendo difficile che vi sia con lui qualche avvocato di parte civile. I banchi del lato destro sono invece sempre gremiti. Gli avvocati dei numerosi imputati alle prime file e una folta schiera di parenti e amici dei detenuti.
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Ebbene, quel giorno accadde a Foggia un fatto assolutamente rivoluzionario: per dimostrare con i fatti la loro vicinanza alle vittime, tanti cittadini viestani, partiti all’alba dal loro paese, raggiungono con degli autobus il Tribunale di Foggia e sono lì a riempire tutti i banchi del lato sinistro dell’aula, quello dove normalmente non c’è mai nessuno. In aula c’è il Sindaco, il Prefetto, il Commissario antiracket, insomma in aula lo Stato c’è.
Ecco perché al processo di Vieste, diversamente da quanto siamo abituati a vedere nei processi di criminalità organizzata che si celebrano a Foggia, non ci sono state le solite ritrattazioni ma solo testimonianze determinate e convincenti. È la “forza del NOI”, dunque, il grande insegnamento di questi anni di impegno antimafia: una storia fatta di momenti esaltanti ma anche di pagine particolarmente difficili e dolorose; una storia in cui il lieto fine non si trova mai dietro l’angolo e a buon mercato; una storia in cui sono molto più frequenti i momenti in cui bisogna soffrire, stringere i denti e andare avanti. Ecco dunque il simbolo della lotta alla mafia in Capitanata: non è un singolo individuo, non è una singola esperienza, non è un singolo momento vissuto. È semplicemente il “NOI”. Anche oggi, in questi tempi di crisi, costruire un mondo migliore è possibile, perché insieme si può.
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Covid: province Fermo e Pesaro verso zona rossa
Sindaco Fermo, ordinanza Regione, da mercoledì a sabato inclusi
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FERMO
08 marzo 2021
16:57
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Le province di Pesaro Urbino e di Fermo verso la zona rossa con un’ordinanza del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli. A renderlo noto con un post su facebook il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro.
“A seguito di una riunione appena terminata tra i sindaci del territorio, l’assessore regionale (alla Sanità, ndr) Saltamartini e l’Asur Marche, ci è stata ufficializzata la decretazione da parte della Regione della zona rossa per la provincia di Fermo (oltre che quella di Pesaro) da mercoledì (incluso) fino a domenica (inclusa)”. Decisione presa per il “trend di aumento registrato nell’ultima settimana sul territorio”
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13,2 mln con il 49.9% per la prima parte della finale di Sanremo
La seconda al 62.5% con 7,7 milioni. La media è del 53.5%
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SANREMO
07 marzo 2021
10:09
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La serata finale di Sanremo 2021, che ha incoronato vincitori i Maneskin, ha raccolto su Rai1 13 milioni 203 mila telespettatori pari al 49.9% di share nella prima parte, 7 milioni 730 mila con il 62.5% nella seconda.
In media, la serata finale ha ottenuto 10 milioni 715 mila spettatori con il 53.5% di share.
In valori assoluti gli ascolti recuperano terreno, avvicinandosi alla media della serata finale dell’anno scorso (11 milioni 477 mila spettatori, ma con uno share più alto, il 60.6%) e ponendosi in linea con l’ultima serata del festival 2019 (10 milioni 622 mila con il 56.5%).
Nel 2020 la prima parte dell’ultima serata aveva ottenuto 13 milioni 638 mila telespettatori con il 56.8% di share nella prima parte e 8 milioni 969 mila con il 68.8% nella seconda.
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Waiting for Barbarians, all stars in avamposto del nulla
Il film di Ciro Guerra con Rylance, Depp, Pattinson e Scacchi
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08 marzo 2021
15:43
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Un avamposto sul nulla che ricorda tanto IL DESERTO DEI TARTARI di Valerio Zurlini, ma con meno spleen e un surplus di ferocia. WAITING FOR THE BARBARIANS di Ciro Guerra con Mark Rylance, Johnny Depp, Robert Pattinson e Greta Scacchi – già in concorso al Lido e dal 9 marzo debutta in edizione Dvd e Blu-Ray e in formato digitale sulle principali piattaforme On Demand (CG Digital, Apple Tv, iTunes, Chili, Rakuten Tv, Google Play) – si presenta così con meno poesia, ma con altrettanto fascino.
Basato sul romanzo omonimo del premio Nobel J. M. Coetzee, che ne firma la sceneggiatura, il film racconta la storia della crisi di coscienza di un magistrato (Rylance) che lentamente si ribella al regime in uno sperduto avamposto sul confine di un impero senza nome.
Motore della sua ribellione? Il colonnello Joll (Depp), sadico aguzzino e torturatore di barbari che indossa sempre vistosi occhiali da sole.
“La cosa più interessante dei cattivi – ha spiegato Depp al Lido – è che sono allo stesso tempo sadici e masochisti. Sono persone che la mattina si lavano, si radono e non si dicono certo che sono le persone più cattive del mondo. Forse questo cattivo – aggiunge l’attore cult di Tim Burton – ha un cuore spezzato da un padre o una madre nella sua infanzia. Un sadico è anche un masochista, non c’è l’uno senza l’altro”.
“Joll – continua – dovrebbe solo controllare le attività dei ‘barbari’ al di là del confine e garantire la sicurezza, ma lui vede nemici dappertutto e si diverte così a torturare anche i ladri di pecore, facendo degenerare il tutto”.
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“Musa e getta”, 16 scrittrici per 16 Muse
Da Callas ad Amanda Lear, antologia a cura di Ninchi e Siravo
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08 marzo 2021
09:03
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MUSA E GETTA, A CURA DI ARIANNA NINCHI E SILVIA SIRAVO (PONTE ALLE GRAZIE PP. 384, EURO 18,00) – Maria Callas, la divina per sempre che Pier Pasolini volle nella sua ‘Medea’.
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Rosalind Franklin che ha scoperto la struttura del Dna. L’androgina Amanda Lear sempre pronta a stupire, che affascinò Salvador Dalì e conquistò David Bowie. La bellissima Alene Lee, tra le menti più brillanti della Beat Generation, fidanzata di Jack Kerouac, che ispirò il personaggio di Mardou Fox ne ‘I sotterranei’ e la cantante e modella francese Kiki, la Regina di Montparnasse, immortalata con la schiena nuda nella famosa opera di Man Ray, Le Violon d’Ingres. Sono tra le sedici donne amate, oscurate, sfrontate, riservate, fonte di ispirazione di grandi artisti e scrittori, messe su un piedistallo o dimenticate, alle quali viene ridata voce da altrettante scrittrici italiane che raccontano le loro storie in monologhi, dialoghi immaginari, confessioni, nell’antologia ‘Musa e getta’, pubblicata da Ponte alle Grazie. “Sedici scrittrici per sedici donne indimenticabili (ma a volte dimenticate)” che vogliono portare uno sguardo nuovo sul rapporto tra i sessi, l’identità femminile e la lotta per l’emancipazione.
Il libro, a cura di Arianna Ninchi, attrice teatrale, autrice e nipote della famosa Ave Ninchi, e dell’attrice Silvia Siravo, che abbiamo visto in Ofelia nell’Amleto di Armando Pugliese con Alessandro Preziosi, non si ferma qui: si prepara a diventare anche uno spettacolo teatrale e coinvolge i lettori con una campagna social su facebook.com/musaegetta e su instagram.com/musaegetta in cui chi vuole può raccontare la propria musa.
“Non abbiamo rivendicazioni da fare, se non la volontà di far conoscere un’altra versione della Storia, delle storie” spiegano le curatrici che hanno intenzione di “fare da ponte (#parola bellissima) per far vibrare ‘la versione di lei’ dalle tavole dei palcoscenici, appena si potrà, domani”.
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Ci sono Maria Grazia Calandrone, Claudia Durastanti, Ritanna Armeni, Igiaba Scego, Lisa Ginzburg e Laura Pugno tra le autrici “che hanno narrato, con libertà di scelte, forme e stilemi, vite di donne di talento che hanno vissuto accanto o che hanno gravitato nelle esistenze di uomini celebri e affermati” spiegano le curatrici. E si augurano che i lettori possano essere anche “uomini, curiosi di scoprire quanto varia e ricca e sorprendente sia la narrazione dell’altra metà del cielo”.
Muovendosi tra epoche e luoghi diversi, tra leggende e destini felici e infelici, ‘Musa e getta’ va al di là del detto secondo cui “dietro ogni grande uomo c’è una grande donna” facendo riscoprire o conoscere per la prima volta “donne che hanno vissuto accanto a grandi uomini che hanno vissuto accanto a grandi donne”. Così Ritanna Armeni ne ‘Il testamento’ ci porta nel mondo di Nadezhda Krupskaja, moglie di Lenin e autrice de ‘La donna lavoratrice’, la prima opera marxista sulla condizione della donna russa. Mariagrazia Calandrone, tra le autrici proposte al Premio Strega 2021 ne ‘Il cielo nello specchio della toeletta’ da voce ad Amanda Lear, regina della discomusic a fine anni Settanta con Tomorrow, che racconta il suo incontro a 19 anni con Salvador Dalì . “Io incarnavo …(ride)…be’, si fa per dire ‘incarnavo’… diciamo meglio ‘indossavo’ la confusione, il principio di indeterminazione che gli piaceva tanto! Il mio corpo era in bilico, senza confini. Ma poi…Uomo, donna…Che sarà mai, quest’idiozia?” dice la Lear, oggi forse ottantenne perché non c’è certezza sulla sua età.
Nella realtà delle groupie andiamo con Elisa Casseri che in ‘Groupieland. Pamela De Barres’ ci racconta Pamela Ann Miller, conosciuta con il cognome dell’ex marito Des Barres, che negli anni Sessanta e Settanta fece impazzire con la sua bellezza il mondo del rock. Claudia Durastanti ci riporta in ‘Qualcosa di più, e qualcosa di meno’ ad Alene Lee che dice: ” a poco più di vent’anni ho incontrato un romanziere sfasciato che mi ha ricordato le mie femmine preferite da ragazzina: Jack Kerouac era una modella, un’operaia, una puttana”.
E poi ci sono la Kate Moss, modella da oltre 300 copertine, ne ‘La regina del silenzio’ di Chiara Tagliaferri; Regine Olsen, amata da Soren Kierkegard, in ‘Una ragazza di squisito sentire’ di Veronica Raimo e Zelda Fitzgerald in ‘Troppi fuochi’ di Cristina Marconi. Tante muse sono rimaste fuori dal coro e il sogno delle curatrici è “un secondo volume” in cui ci sarebbero Simone de Beauvoir, Liv Ullmann e la musa dei preraffaelliti, pittrice e poetessa dal destino tragico Lizzie Siddal.
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8 marzo: eroine dello schermo, Pantheon quotidiano
senza di loro saremmo tutti più poveri e inconsapevoli
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08 marzo 2021
09:31
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”Le storie del cinema ricordano che proprio alle origini di Hollywood, a dettar legge nella Città degli Angeli erano proprio le donne: una categoria che al pari delle altre minoranze (ebrei, omosessuali, inventori pazzerelli, esuli e immigrati) trovava spazio in un far west dell’immagine in movimento ancora non dominato dai grandi capitali. Erano registe e produttrici come Helen Gardner o Lois Weber, attrici comiche irresistibili come Mabel Normand, sceneggiatrici come Julian Crawford o Frances Marion (il primo Oscar al femminile nel 1930), dive dal pugno di ferro come Lillian Gish o Mary Pickford (fondatrice della United Artists insieme al marito Dougals Fairbanks e a Charlie Chaplin).
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Oggi sono nomi quasi dimenticati, ma basta guardare le loro foto, scolorite nella memoria, o ricordare i soggetti dei loro film per capire come seppero imporsi a un mondo maschile senza mai rinunciare alla propria femminilità e ai temi essenziali per la liberazione della donna”. Lo scrive Giorgio Gosetti, direttore de La Casa del Cinema in un intervento che sarà dalle 10 sul sito dell’istituzione in occasione della festa della donna e che abbiamo anticipato.
”Ho provato a scorrere la lista dei grandi personaggi femminili dello schermo e mi accorgo che si tratta di un fantastico pantheon di eroine del quotidiano; senza di loro saremmo tutti più poveri e inconsapevoli. Farne l’elenco – scrive ancora Gosetti – sarebbe più noioso dell’annuario telefonico ed è meglio evocarle con la serie di immagini che oggi Francesca Nigro posta insieme a questa nota obiettivamente soggettiva e limitata. Ma come dimenticare la protagonista di “Ragione e sentimento”, madre e figlia in “Lezioni di piano” o le magnifiche donne di “The Hours”? Come non sentirci orgogliosi di “Erin Brockovich” della rabbiosa pugile di “Million Dollar Baby” o dell’intrepida ricercatrice di “Silkwood”, fino alla viaggiatrice solitaria Robyn Davidson di “Tracks”? Come non stare dalla loro parte rivedendo “Mi piace lavorare” di Francesca Comencini, “Sette minuti” di Michele Placido o “Il diritto di contare” di Theodore Melfi? L’emancipazione femminile, la difficoltà di metà del mondo a farsi ascoltare e a portare una fertile “differenza” nell’universo dominato dai maschi è cosa antica: il cinema l’ha ricordata con storie appassionanti di grandi talenti: dalla matematica Ipazia di “Agorà” alla pittrice Gentileschi di “Artemisia”, dalla santa guerriera di “Giovanna d’Arco” alla santa sapiente Hildegard of Bingen di “Vision” (un film troppo poco visto di Margarethe Von Trotta), fino alla spericolata pilota d’aereo Amelia Earhart celebrata nel film di Mira Nair “Amelia”. A noi piace oggi ricordare una vera rivoluzionaria dietro e davanti allo schermo come Hedy Lamarr, nata Hedy Kiesler nella Vienna asburgica, fuggita alle grinfie del nazismo (e del marito) dopo lo scandaloso successo del suo “Estasi” (1933), diventata cittadina americana e diva splendente a Hollywood, ma capace di inventare il sonar durante la guerra, di intuire il mondo di internet con mezzo secolo d’anticipo eppure spossessata del suo genio per non offuscare il lavoro dei colleghi scienziati. E ci piace ricordare le tante donne “normali” che lo schermo ha omaggiato, dalla fragile Adriana (Stefania Sandrelli) di “Io la conoscevo bene” alla misteriosa Nana (Anna Karina) di “Vivre sa vie”in piena Nouvelle Vague; dalla modesta segretaria di “Roma ore 11” alle smarrite donne di mezza età in “Ricche e famose” di George Cukor.
E poi le donne guerriere dello schermo, tra “Thelma e Louise” e “Kill Bill”, passando per “Soldato Jane” e le “Ragazze vincenti” di Penny Marshall. O quelle che sfidano il pregiudizio nell’Iran de “Il cerchio”, nell’Arabia di “La bicicletta verde”, nel Mediterraneo di “Un divano a Tunisi”, nell’Europa del pregiudizio (“The Danish Girl”), in un’America incapace di accettare la diversità della pelle (“The Help”), nell’Irlanda cattolica di “Albert Nobbs” o di “Magdalene”. Su tutte aleggia lo spirito libero di Pedro Almodovar con le sue donne, volta a volta “in crisi di nervi”, montate su “tacchi a spillo”, incitate a “parlare con lei” o semplicemente festeggiate – ieri come oggi – coi loro nomi: “Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio”. La sua irriverente allegria richiama altri spiriti liberi come Billy Wilder e le sue irresistibili “ragazze” in “A qualcuno piace caldo”, come Blake Edwards in “Victor, Victoria”.
Quanta strada separa le silenziose eroine di Antonioni (tra “Le amiche” e “Deserto rosso”) dalle chiassose e vitali protagoniste di “Bande de filles” o dalla coraggiosa Amelia di “The Babadook”, con cui si è rivelata Jennifer Kent? E’ la faticosa risalita che scandisce – nel cinema – una battaglia e una conquista che le donne hanno saputo strappare a morsi alla vita e alla società maschile in cui siamo cresciuti.
E vengono in mente allora due figure esemplari, raccontate ancora una volta dal cinema e scritte per le donne da uomini capaci di sensibilità: la “Julia” di Fred Zinnemann nel lontano 1977 e la fiera Mildred di “3 manifesti a Ebbing, Missouri” dei fratelli Cohen. Oggi festeggiamo, attraverso la memoria o la riscoperta di tutti questi film, una storia che meritava di essere raccontata e che aiuta ancora tante a prendere coscienza di sé, dei propri diritti, di una centralità nel mondo senza la quale noi maschi saremmo inutili “macchine celibi”. Dedicate qualche ora di questa giornata a rintracciare le storie che qui accenno: uomini o donne che siate, ci troverete qualcosa di voi e, di sicuro, un orizzonte futuro nel quale è bello specchiarsi”.
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Cinzia Tani, Angeli e carnefici
Le storie di 22 donne eccellenti, nel bene e nel male
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07 marzo 2021
11:24
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CINZIA TANI, ANGELI E CARNEFICI (Rizzoli, pp. 469, 19 Euro). La svedese Greta Garbo, che da commessa nei grandi magazzini è diventata una delle più grandi dive di Hollywood, incarnando sullo schermo il ruolo della femme fatale, accanto alla statunitense Nancy Doss, che invece seduttrice pericolosa lo è stata nella vita reale, uccidendo senza pietà i suoi quattro mariti.
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Oppure le tedesche Hannah Arendt e Ilse Koch, la prima, politologa e filosofa, perseguitata per le sue origini ebraiche, la seconda sadica torturatrice di prigionieri ebrei nei campi di concentramento.
Sono 22 le donne celebri, “eccellenti” nel bene e nel male, che Cinzia Tani ha scelto come protagoniste del suo ultimo libro dal titolo “Angeli e carnefici”, edito da Rizzoli. In questa riflessione tutta al femminile, l’autrice si interroga attraverso le vite emblematiche di queste donne se sia il patrimonio genetico o invece la diversità di educazione, ambiente e incontri a determinare il destino di una persona.
Dopo il superamento delle teorie lombrosiane, ormai la scienza propende per un approccio interdisciplinare basato sull’interazione tra geni e ambiente, una convinzione abbracciata anche dalla scrittrice in questo libro. Rosa Luxemburg e Bertha Gifford, Isadora Duncan e Marie Becker, Helen Keller e Louise Peete, Eleanor Roosevelt e Martha Wise, Freya Stark ed Edith Thompson, Dolores Ibárruri e Ruth Snyder, Tina Modotti e Marie Besnard, e poi Billie Holiday e Violette Nozière, Rosalind Franklin ed Evelyn Dick oltre alle già citate Greta Garbo e Nancy Doss, Hannah Arendt e Ilse Koch: eccole le donne scelte dalla Tani, dopo un lungo e accurato lavoro di ricerca, tra biografie e documenti ufficiali, per scovare i dettagli meno noti ma più rappresentativi. L’autrice le ha divise in 11 coppie, in cui la “buona” figura accanto alla cattiva: nate nello stesso anno, le protagoniste sono diverse tra loro, non si sono mai incontrate eppure hanno qualcosa che le lega. Tutte vissute tra ‘800 e ‘900, sono anime generose e luminose nella loro predisposizione agli altri oppure al contrario criminali senza scrupoli né troppa coscienza. Il libro ci presenta le loro vite delineandone le fasi principali per offrire un quadro esaustivo delle scelte che queste donne hanno compiuto: ne emerge un quadro curioso e appassionante, scritto con un registro narrativo fluido e brillante.
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L’autrice, come per accorciare idealmente le distanze con il lettore, anticipa le singole storie in brevi paragrafi in cui fa parlare le protagoniste in prima persona, lasciando che siano loro stesse a presentarsi condensando in poche righe le proprie esistenze. Poi arriva il racconto vero e proprio, in cui Tani si sofferma sull’infanzia, sui rapporti con i genitori, sui primi amori, sui contesti sociali in cui sono cresciute: posandosi su di loro come una carezza, senza offrire giudizi ma con uno sguardo indagatore che tutto scruta, la scrittrice prova a svelare il perché della scelta “madre” compiuta da queste donne, quella che ne ha poi determinato il destino, ossia cosa le ha spinte a orientarsi verso il bene o verso il male, a restare nella storia per l’appunto come angeli o carnefici.
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Protesta ambulanti con furgoni, caos traffico a Roma
A rischio 12mila attività. Raggi, “stop proroghe, ora si cambia”
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ROMA
08 marzo 2021
17:18
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La protesta degli ambulanti contro lo stop alla proroga delle licenze annunciato da Virginia Raggi irrompe nel centro di Roma. Circa 150 furgoni questa mattina hanno raggiunto piazza Venezia creando grandi problemi al traffico, già appesantito dallo sciopero nazionale dei trasporti pubblici.
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La piazza, importante snodo di circolazione nella Capitale, in mattinata è stata chiusa a causa della manifestazione, con vigili e forze dell’ordine sul posto.
“Comincia anche oggi la protesta degli ambulanti di Roma. 12mila attività che la sindaca vuole cancellare violando una legge nazionale”, la rivendicazione degli ambulanti. La comunicazione della giunta a 5 stelle di voler stoppare le proroghe e mettere a bando le licenze è arrivata il 19 febbraio in seguito ad un parere all’Autorità garante della Concorrenza chiesto dallo stesso Comune: i provvedimenti legislativi nazionali in materia di rinnovi delle concessioni di posteggio per il commercio su area pubblica sono illegittimi e vanno disapplicati. Il faro è la direttiva Bolkestein che impone la messa a bando.
“Eventuali procedimenti avviati per il rinnovo automatico dei permessi in scadenza degli ambulanti saranno ritirati”, ha deciso il Campidoglio. Le proteste degli operatori, sostenuti dall’opposizione, sono iniziate quasi immediatamente e hanno visto la scorsa settimana scendere in campo – a loro sostegno – anche la comunità ebraica di Roma. La sindaca Raggi “rassicura i mercati e le edicole, sui quali ci sarà massima tutela”, ma tira dritto: “Forse se la stanno prendendo con me perché sono scomoda, stiamo cercando di cambiare un sistema immobile da decenni. Basta ipocrisie, da sempre ci si è lamentati e oggi stanno tutti zitti. Bisogna fare ciò che va fatto”.
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Covid:nel weekend 3.800 sanzionati,43 per violata quarantena
Viminale, disposta chiusura per 59 esercizi commerciali
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08 marzo 2021
17:53
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Sono 3.788 le persone sanzionate dalle forze dell’ordine per il mancato rispetto delle prescrizioni contro la diffusione del Covid: altre 43 sono state denunciate per aver violato la quarantena. Sabato e domenica scorsa, indicano i dati del Viminale, sono stati controllate complessivamente190.907 persone.
Gli esercizi commerciali sottoposti a verifiche sono stati invece 24.054: 151 i titolari sanzionati; 59 attività sono state chiuse.
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Corona: pg Milano, deve tornare in carcere
Per violazioni prescrizioni. Deciderà Tribunale Sorveglianza
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MILANO
08 marzo 2021
17:55
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Il sostituto pg di Milano Antonio Lamanna ha chiesto ai giudici della Sorveglianza di revocare il differimento pena per motivi terapeutici concesso a Fabrizio Corona, ora in detenzione domiciliare, nel dicembre 2019 e quindi che ritorni in carcere.
Anche il giudice Marina Corti, che segue la fase di esecuzione pena per l’ex agente fotografico, ha proposto nelle scorse settimane il rientro in carcere per una serie di violazioni delle prescrizioni.
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Il Tribunale di Sorveglianza si è riservato, dopo l’udienza di discussione di oggi, e deciderà nei prossimi giorni.
Corona era presente all’udienza di oggi, a porte chiuse e durata due ore, ma ha preferito non parlare coi cronisti.
Davanti al collegio della Sorveglianza, ha letto alcune dichiarazioni che si era preparato e che aveva postato già in mattinata sui social, con le quali, in sostanza, chiedeva “scusa” per i suoi errori, ma diceva che non si merita di tornare “all’inferno”, ossia in carcere.
La Procura generale, così come lo stesso giudice che ha proposto la revoca della detenzione domiciliare nei mesi scorsi, contesta a Corona una lunga serie di violazioni delle prescrizioni, tra cui l’uso continuo dei social network, ma anche la violazione delle norme anti-Covid per il noto episodio della scorsa primavera quando, in pieno lockdown, aveva ricevuto in casa il suo personal trainer. E al centro della richiesta di revoca c’è anche la continua diatriba, passata anche per le tv (è stato diffidato dal partecipare a trasmissioni lo scorso autunno), con l’ex moglie Nina Moric, che lo scorso ottobre aveva pubblicato l’audio di una telefonata-choc, piena di minacce all’ex modella, fatta dall’ex agente fotografico.
Telefonata per cui anche la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta.
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Sardegna bianca: finora 3 positivi a test su 1.382 arrivi
Bilancio di fine mattina, in corso verifica tampone molecolare
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CAGLIARI
08 marzo 2021
18:22
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Tre positività in corso di verifica con il tampone molecolare su 1.382 passeggeri sbarcati oggi nei porti e aeroporti della Sardegna. E’ il primo bilancio parziale riferito a fine mattinata dei test rapidi effettuati a tutte le persone arrivate sull’Isola in base alle misure di sicurezza anti-Covid disposte nell’ultima ordinanza dal governatore Christian Solinas.
In campo personale di Ares-Ats, 118 e Protezione civile in 4 su 5 porti presidiati, con la sola esclusione dello scalo di Cagliari dove, nella giornata odierna, non sono previsti arrivi, e nei tre aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero.
A fine mattina le persone sbarcate in Sardegna sono state 1.382, mentre al netto dei viaggiatori già in regola e di quelli che si metteranno in isolamento o che faranno il test autonomamente entro le 48 ore, sono 597 i passeggeri che si sono sottoposti a tampone antigenico a immunofluorescenza all’arrivo presso le postazioni di controllo dedicate. Tre, come detto, le positività rilevate per le quali sono in corso le verifica per mezzo di tampone molecolare.
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Scuola: Veneto chiude istituti in 3 distretti
Entro 24-48 ore in Alta Padovana, Asolo e Veneto Orientale
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VENEZIA
08 marzo 2021
18:36
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Tre distretti sanitari del Veneto vedranno chiudere e mettere in didattica a distanza al 100% le scuole dalla seconda media in su, per il superamento dell’incidenza di 250 casi di Covid-19 ogni 100 mila abitanti.
Lo ha riferito la direttrice regionale del Servizio di prevenzione, Francesca Russo.
Si tratta in particolare dell’Alta Padovana, dove già quattro scuole erano state chiuse la scorsa settimana, e che presentano un’incidenza di 272 casi su 100 mila, il distretto di Asolo (Treviso) con 268 casi su 100 mila, e il territorio dell’Ulss 4 Veneto orientale che presenta incidenza 302. Le chiusure saranno effettive tra 24-48 ore.
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Covid: Regione, Viareggio zona rossa dal 10 marzo
La Toscana è arancione
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FIRENZE
08 marzo 2021
18:52
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Il territorio del comune di Viareggio (Lucca) sarà zona rossa Covid dal 10 marzo. Lo rende noto lo staff del governatore della Toscana Eugenio Giani dopo aver avuto un colloquio con il sindaco Giorgio Del Ghingaro.
Nella Toscana zona arancione, su Viareggio viene ritagliata una zona rossa così come per quelle attualmente attive nell’intera provincia di Pistoia e nei comuni di Cecina (Livorno) e Castellina Marittima (Pisa).
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Covid: a Brescia terapie intensive sature al 90%
Ricoveri passati da 401 di venerdì a 431 di oggi
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BRESCIA
08 marzo 2021
18:57
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Continuano ad aumentare i ricoveri agli Spedali civili di Brescia. Nella giornata di venerdì erano 401 i posti letto occupati: a oggi sono 431 i pazienti ricoverati, di cui 35 in terapia intensiva.
“Il tasso di saturazione in terapia intensiva (che nel resto della Lombardia è del 40%) si è assestato da circa 5 giorni a oltre il 90%, nonostante la regolare apertura di nuovi posti”, fa sapere la direzione del Civile.
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Covid: Italia supera i 100mila morti
13.902 positivi in 24h. Terapie intensive a +95, ricoveri a +687
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08 marzo 2021
18:59
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L’Italia supera la soglia delle 100mila vittime per Covid. A poco più di un anno dalla morte di Antonio Trevisan, il 78enne di Vo’ Euganeo prima vittima del virus nel nostro paese, il totale delle persone uccise dal virus ha raggiunto le 100.103.
Nelle ultime 24 ore l’incremento è di 318. Sono 13.902 i test positivi al coronavirus nelle ultime 24 ore in Italia, secondo i dati del ministero della Salute, che portano il totale dall’inizio dell’emergenza a 3.081.368. Ieri i contagi sono stati 20.765.
Sono 184.684 i tamponi molecolari e antigenici per il coronavirus effettuati. Ieri erano stati 271.336. Il tasso di positività è stabile al 7,5% (ieri era del 7,6%).
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COVID: Test ingresso Sardegna, buona la prima
Curva contagi in discesa, tasso positività allo 0,2%
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CAGLIARI
08 marzo 2021
19:14
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La Sardegna si blinda e si prepara a una stagione turistica ad altissimo coefficiente di sicurezza sanitaria. L’obbligo dei test d’ingresso per chiunque arrivi nell’Isola è scattato da oggi.
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Nei porti e negli aeroporti sardi, sebbene il sistema sia da rodare e siano stati già apportati correttivi per rendere più snelle le procedure di controllo degli accessi, è buona la prima per il sistema predisposto dalla Regione e allestito dall’Ats per preservare l’unica zona bianca d’Italia.
Su 1.382 persone arrivate in nave o in aereo, 597 si sono sottoposte a tampone antigenico nelle postazioni di controllo dedicate in tutti gli scali (escluso solo il porto di Cagliari per l’assenza di navi nella giornata odierna). Solo 3 le positività rilevate finora e in corso di verifica con il tampone molecolare. La bassa circolazione del virus in Sardegna viene confermata anche dal report regionale: 65 nuovi casi su quasi 29mila test (per effatto dello screening di massa concluso a Cagliari nel weekend), un tasso di positività dello 0,2% e un solo decesso in 24 ore. Il banco di prova più significativo dei test si è avuto poco dopo l’alba al porto di Olbia, dove in meno di un’ora hanno attraccato tre navi con circa 600 passeggeri, tra cui due casi di positività accertati e ora in fase di verifica.
Le regole prevedono la comunicazione dei dati di tutti i transiti alle forze dell’ordine e la possibilità per chi arriva di fare il tampone entro 48 ore nel punto in cui soggiornerà, optando sino ad allora per l’autoisolamento. Test impegnativo anche all’aeroporto di Cagliari, con sei postazioni e un caso di positività, pure questo in corso di verifica. Sui voli mattutini da Roma e Milano hanno viaggiato 236 persone: il 54% ha fatto il test, il 30% era già munito di certificato con esito negativo, il 10% ha deciso di fare il test successivamente.
“Il sistema di controllo che stiamo testando rappresenta un modello a livello nazionale e ci consentirà di gestire la stagione estiva in sicurezza”, afferma il governatore sardo Christian Solinas. “L’organizzazione approntata in sole 36 ore in cinque porti e tre aeroporti sta funzionando”, sottolinea il commissario straordinario Ares-Ats, Massimo Temussi.
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Covid: ordinanza, Pesaro Urbino e Fermo in zona rossa
Marche, dopo Ancona e Macerata. Acquaroli, forte incremento casi
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ANCONA
08 marzo 2021
19:39
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Da mercoledì 10 marzo a domenica 14 marzo nelle Marche anche le province di Pesaro Urbino e Fermo saranno zona rossa. Lo annuncia il presidente della Regione Francesco Acquaroli che aveva già preso lo stesso provvedimento per le province di Ancona e Macerata nei giorni scorsi.
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“Stamattina abbiamo effettuato la valutazione dei dati settimanali della pandemia nella regione. – spiega – I numeri indicano il forte incremento di casi anche nelle province di Pesaro e Urbino e di Fermo, che mostrano una tendenza di crescita molto elevata seppure per poco non raggiungano la soglia di 250 casi ogni 100mila abitanti”.
“Nella provincia di Ascoli Piceno invece si registra un trend inverso, con un lieve calo dei contagi” aggiunge Acquaroli che sottolinea: “per questi motivi, dopo un confronto con il servizio sanità, visto anche l’incremento degli accessi nei pronto soccorso e della pressione sulle strutture ospedaliere dell’ultima settimana, ho firmato l’ordinanza con la quale, da mercoledì e, per ora, fino a domenica, anche le province di Pesaro e Urbino e di Fermo saranno in zona rossa. Nel fine settimana, – conclude – tutte le province saranno rivalutate in base all’andamento della situazione epidemiologica”.
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