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P.a: Di Raimondo (Asstel), nell’Osservatorio smart working
E’ stato istituito dal Decreto Rilancio
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22 gennaio 2021
15:26
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Laura Di Raimondo, Direttore Asstel-Assotelecomunicazioni è stata nominata componente dell’Osservatorio nazionale del lavoro agile nelle Amministrazioni Pubbliche, istituito dal “Decreto Rilancio”, nonché della Commissione Tecnica di Supporto.
“Ringrazio il Ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, per la preziosa opportunità e per la fiducia accordatami. L’incarico è il riconoscimento dell’importanza dell’esperienza maturata dalla filiera delle Telecomunicazioni nel promuovere lo sviluppo del lavoro agile, oggi regolamentato anche nel nuovo CCNL TLC, e che sta assumendo una rilevanza sempre crescente anche nella Pubblica Amministrazione – commenta Di Raimondo – L’esperienza dello smart working, nonostante la drammaticità del momento e le condizioni di emergenza, sta dimostrando le straordinarie possibilità intrinseche all’infrastruttura digitale nella costruzione di una ‘nuova normalità’ che permette di coniugare lavoro in ufficio e da remoto, ma soprattutto che promuove una nuova modalità lavorativa in grado di migliorare la comunicazione, l’efficacia del lavoro e le relazioni tra datore e lavoratore che saranno sempre più ispirate alla fiducia”.
L’Organismo nasce per fornire spunti e proposte di carattere normativo, organizzativo o tecnologico per migliorare il lavoro agile nelle Pubbliche Amministrazioni, sviluppare le competenze del personale pubblico, le capacità manageriali dei dirigenti, la valorizzazione delle performance.
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Verificherà, inoltre, che i Piani Organizzativi del Lavoro Agile (Pola) messi a punto dagli enti raggiungano gli obiettivi quantitativi e qualitativi fissati, monitorerà gli effetti dello smart working sull’organizzazione e i benefici per i servizi ai cittadini, ne promuoverà anche la diffusione sul piano comunicativo e culturale. TECNOLOGIA POLITICA ECONOMIA
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Tik Tok bloccato dal Garante della privacy
“La privacy e la sicurezza – dice la società – sono una priorità assoluta per TikTok e lavoriamo costantemente per proteggere tutta la nostra community e i nostri utenti più giovani in particolare”
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23 gennaio 2021
21:48
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Il Garante per la protezione dei dati personali “ha disposto nei confronti di Tik Tok il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica”. Lo annuncia una nota dell’Autorità, che “ha deciso di intervenire in via d’urgenza a seguito della terribile vicenda della bambina di 10 anni di Palermo”.
“Abbiamo ricevuto e stiamo analizzando l’informativa del Garante.
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La privacy e la sicurezza sono una priorità assoluta per TikTok e lavoriamo costantemente per rafforzare le nostre policy, i nostri processi e le nostre tecnologie per proteggere tutta la nostra community e i nostri utenti più giovani in particolare”. Così, in una nota, un portavoce di TikTok in merito alla decisione dell’Autorità per la protezione dei dati personali che ieri – dopo il caso della bambina di 10 anni morta a Palermo – ha disposto il blocco per tutti gli account del social “per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica”.
Intanto la procura di Palermo ha disposto l’autopsia sul corpo della bambina morta soffocata da una cintura stretta attorno al collo, probabilmente mentre partecipava a una assurda “sfida” molto in voga sul social Tik-Tok. L’esame della piccola, portata dai familiari in ospedale in una corsa vana – le sue condizioni erano gravissime – si svolgerà domani all’istituto di Medicina Legale del Policlinico. L’accertamento sarà eseguito domani per consentire l’espianto degli organi che i genitori hanno deciso di donare. Per fare luce su quanto successo nell’abitazione della bimba, trovata in bagno dal padre con la cintura dell’accappatoio al collo attaccata a un termosifone, sarà importante l’analisi del suo cellulare. La bambina aveva diversi profili su FB e tick-tok e nel telefonino potrebbe essere stato registrato il video degli ultimi momenti della sua vita che sarebbe poi dovuto finire sul social cinese come prova della partecipazione alla sfida. La assurda gara, che si chiama black-out challenge, impazza tra i ragazzi che si sfidano a chi resiste di più stringendosi attorno alla gola una cintura. La polizia dovrà stabilire se qualcuno ha contattato la bimba per coinvolgerla nel folle gioco.
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Intanto si indaga a carico di ignoti per istigazione al suicidio. Oltre alla Procura sul caso sta facendo accertamenti la Procura dei minori. Oggi uno striscione è stato appeso al balcone dell’istituto comprensivo statale Perez Calcutta in via Maqueda a Palermo frequentato dalla bambina. “Ciao, per anni ti abbiamo tenuto per mano, ora ti terremo nel cuore” c’è scritto.
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“La competizione non è più considerata nella cultura contemporanea come un problema in sé, si preferisce rimuovere tutti gli aspetti distruttivi che potenzialmente sono sempre insiti nella stessa. Siamo tutti dentro un reality show che richiede performance ammirevoli, dentro un talent in cui guadagnare voti. Dentro la dicotomia figo-sfigato. Tutti partecipi, complici e vittime allo stesso tempo. I social hanno solo moltiplicato all’infinito la platea e i palchi. E con questo facciamo i conti, anche negli esiti estremi”. Lo dice lo psicologo e psicoterapeuta consigliere dell’ordine di Palermo Calogero Lo Piccolo, commentando la morte della piccola Antonella per un gioco su Tik Tok. “Una tragedia come quella che si è consumata nella Kalsa, cuore del centro storico palermitano – aggiunge – ci conduce probabilmente verso alcuni quesiti. Cosa colpisce quindi rispetto a un tragico fatto come la morte accidentale di una bambina di 10 anni? Che il rischio arrivi dentro casa? Che tutto avvenga in solitudine? Che crolli l’illusione della protezione e della sicurezza che un genitore o un adulto può offrire? Probabilmente tutto questo assieme, e molto altro. Forse però sarebbe utile riflettere su quanto la cultura di esaltazione della competizione in cui tutti ci troviamo immersi possa fare da fertilizzante per l’assunzione di rischio soggettiva”.
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“Abbiamo scelto di dire si alla donazione perché nostra figlia avrebbe detto ‘si, fatelo’. Era una bambina generosa. E visto che non potevamo averla più con noi, abbiamo ritenuto giusto aiutare altri bambini”. Così i genitori della bambina di 10 anni deceduta a Palermo per una sfida su Tik Tok. Il loro consenso alla donazione degli organi della figlia salverà quattro bambini in altre regioni d’Italia. Il prelievo degli organi, iniziato all’ospedale dei Bambini questa mattina, è terminato da pochi minuti. Saranno trapiantati il fegato, che è stato splittato (diviso a metà e destinato a due bambini), i reni e il pancreas che sarà trapiantato in combinato con una parte di fegato. Il cuore e i polmoni non sono stati ritenuti idonei, mentre per le cornee i genitori avevano espresso opposizione. “In questo momento di grande dolore – commenta il Coordinatore del Centro regionale trapianti, Giorgio Battaglia – esprimo ai familiari il nostro cordoglio e la nostra vicinanza. A distanza di pochi giorni dal sì alla donazione espresso da una mamma nello straziante dolore della perdita della figlia, oggi abbiamo avuto un altro esempio della grande generosità e solidarietà di due splendidi genitori che hanno permesso di salvare altri quattro bambini”. “Siamo molto provati – afferma Tania Lazzaro, direttore della rianimazione pediatrica dell’Ospedale dei Bambini – perché in pochi giorni abbiamo vissuto due tragedie. Per entrambi i casi mi sento di dire che queste coppie di genitori, dopo il loro gesto eroico, hanno rivisto le loro figlie adagiate non in un letto di morte ma in un letto di vita. Questo lo snodo comune legato al dono. Siamo tutti provati. Ma questa “luce” io l’ho vista”.
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“Il Garante – ricorda la stessa Autorità in una nota – già a dicembre aveva contestato a Tik Tok una serie di violazioni: scarsa attenzione alla tutela dei minori; facilità con la quale è aggirabile il divieto, previsto dalla stessa piattaforma, di iscriversi per i minori sotto i 13 anni; poca trasparenza e chiarezza nelle informazioni rese agli utenti; uso di impostazioni predefinite non rispettose della privacy”.
“In attesa di ricevere il riscontro richiesto con l’atto di contestazione, l’Autorità ha deciso comunque l’ulteriore intervento odierno al fine di assicurare immediata tutela ai minori iscritti al social network presenti in Italia. L’Autorità – si spiega ancora – ha dunque vietato a Tik Tok l’ulteriore trattamento dei dati degli utenti “per i quali non vi sia assoluta certezza dell’età e, conseguentemente, del rispetto delle disposizioni collegate al requisito anagrafico”.
Il divieto “durerà per il momento fino al 15 febbraio, data entro la quale il Garante si è riservato ulteriori valutazioni.
Il provvedimento di blocco – conclude la nota – verrà portato all’attenzione dell’Autorità irlandese, considerato che recentemente Tik Tok ha comunicato di avere fissato il proprio stabilimento principale in Irlanda”.
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Il cervello ‘ricicla’ i neuroni per leggere
Scoperta utile per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale
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24 gennaio 2021
09:05
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Il cervello umano non ha ancora avuto il tempo di sviluppare un’area specificamente dedicata alla lettura: per riconoscere lettere e parole riutilizza dei neuroni che si sono anticamente evoluti per rielaborare altri tipi di stimoli visivi. Lo hanno scoperto i ricercatori della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste, grazie a uno studio – pubblicato su Current Biology – che potrà avere risvolti importanti anche per l’intelligenza artificiale.
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“Il linguaggio scritto è stato inventato circa 5mila anni fa, non c’è stato abbastanza tempo in termini evolutivi per sviluppare un sistema ad hoc”, spiegano i ricercatori Yamil Vidal e Davide Crepaldi.
“Ciò nonostante, negli adulti una parte della corteccia sembrerebbe essere specializzata nella lettura: quando abbiamo un testo davanti agli occhi, una parte specifica del cervello, il giro fusiforme sinistro, si attiva per eseguire il compito.
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Questa stessa area è implicata nel riconoscimento visivo degli oggetti, e in particolare delle facce”.
D’altro canto, “ci sono animali come i babbuini che possono imparare a riconoscere visivamente le parole, e questo indica che dietro questo processo ci sia un sistema di rielaborazione che non è specifico per il linguaggio, ma che è stato riciclato per la lettura quando gli umani si sono alfabetizzati”.
Per verificare questa ipotesi, i ricercatori hanno chiesto ad alcuni volontari di osservare diversi simboli e immagini: alcuni erano simili a brevi parole formate da triplette di lettere, mentre altri erano oggetti 3D e altri ancora erano immagini astratte. In tutti i casi, i partecipanti hanno imparato a riconoscere i nuovi stimoli visivi riconoscendone caratteristiche basilari (come forma, dimensione e struttura) e perfino alcuni dati statistici (come la frequenza con cui si presentavano e quante volte apparivano insieme). Sarebbe dunque questo sistema di riconoscimento a farci immergerci nella lettura: una scoperta importante non solo per la conoscenza del nostro cervello, ma anche per l’addestramento dell’intelligenza artificiale. MEDICINA, SALUTE E BENESSERE SCIENZA
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Con il 6G ologrammi a grandezza naturale e ‘Tera Economy’
Università Pisa e Politecnico di Torino nel programma Ue Hexa-X
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24 gennaio 2021
11:23
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In attesa si diffonda il 5G già si parla di 6G, la connessione di sesta generazione che è più vicina di quanto si pensi. Da lanciare entro il 2030, metterà il turbo ad alcuni settori economici tali da dar vita allo scenario di una ‘Tera Economy’, termine coniato dall’agenzia di analisi tech Counterpoint.
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In cima alle applicazioni che più di altre beneficeranno del 6G c’è la guida autonoma, l’integrazione dell’intelligenza artificiale in dispositivi Internet delle Cose e, soprattutto, i mondi 3D della realtà virtuale e aumentata. “Un semplice ologramma 3D a grandezza naturale di tutto il corpo richiederà una larghezza di banda in Tbps (Terabit al secondo) per essere correttamente visualizzato – sottolineano gli analisti – con tecniche di compressione avanzate architettura 6G e capacità radio correlate dovremmo mirare a trasmettere questo ologramma ad alta risoluzione su un collegamento mobile. Ciò estenderà la realtà oltre lo spazio e trasformerà il modo in cui comunichiamo tra noi”, dicono gli analisti.
Il 6G ci interessa da vicino, visto che l’Italia, con l’Università di Pisa e il Politecnico di Torino, è tra i primi paesi a sperimentare quanto descritto in Hexa-X. È il programma dell’Unione Europea finanziato con 12 milioni di euro che coinvolge 25 partner continentali, tra cui Ericsson, Nokia, Intel, e che intende portare avanti i test sul 6G in modo da recuperare terreno rispetto a Cina e Stati Uniti, nella corsa al prossimo standard di rete.
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