Ultimo aggiornamento 28 Aprile, 2024, 09:51:35 di Maurizio Barra
La riprova arriva dalle parole di Andrea Colombi, country manager di Yamaha, brand che ha anche una divisione nautica e che per le prove del suo nuovo motore, il 350 HP V6, ha scelto il golfo della Spezia, dove proprio in queste ore si stanno svolgendo le evoluzioni di sei imbarcazioni di diverse dimensioni dotate appunto del nuovo modello che – come dice Colombi – “va a colmare uno spazio nella nostra gamma dopo l’uscita dalla produzione del precedente 350 HP”.
Yamaha, giusto per inquadrare l’azienda, fattura circa 320 milioni di euro, con un contributo di 45 milioni dalla divisione marine. Il comparto dei motori marini fattura circa 200-250 milioni nel suo complesso. “Noi abbiamo quasi sempre detenuto circa il 20-25% del mercato”, dice Colombi, che è entrato in Yamaha nel 2006 come analista ed è diventato poi country manager nel 2015. Divisione che conta su 90 concessionari, “praticamente al 90% monomandatari”. Diverse le partnership, tra le quali quella con Capelli, di cui Yamaha è distributore.

L’exploit del mercato
Ci arriveremo, ma prima proseguiamo il discorso generale. “Uno degli effetti positivi della pandemia è stata l’esplosione del mercato. Dei motori fuoribordo, ma in generale di tutti i prodotti che vendiamo (moto e altro, ndr), legati alla libertà e alla mobilità personale. In particolare, durante il Covid si è verificata una inaspettata propensione delle persone ad approcciare il mare. Vuoi per una questione di limitazioni in atto, che vedevano nella barca un’isola dove poter stare all’aria aperta con i propri familiari, ma vuoi anche per la voglia di libertà che ha portato tanti a vedere nel mare un modo di soddisfare propri desideri, ambizioni, modi di vivere diversi”.
Il mercato della nautica, inteso come barche, è cresciuto. “Direi che è aumentato in maniera impressionante, tanto è vero che i produttori ci hanno messo un po’ di tempo per riposizionarsi sulle nuove produzioni”. E di rimando, c’è stata una grande richiesta di motori fuoribordo. “L’incremento di vendite c’è stato per tutte le categorie, ma in particolare per quella dei motori extra large, i cui numeri sono raddoppiati”. Stiamo parlando della gamma oltre i 200 HP. Perché? “Perchè sono cresciute le dimensioni delle imbarcazioni”, risponde Colombi. “C’è stato anche un grande exploit del noleggio, con un netto miglioramento della qualità delle flotte e dunque anche delle motorizzazioni, che sono anche in questo caso aumentate con le dimensioni delle barche stesse”.
Il boom del fuoribordo
Ci si può chiedere, ma perché si assiste a un incremento del fuoribordo rispetto all’entrobordo? Incremento che, scendendo nel dettaglio, ha visto la quota repowering – vale a dire montare un nuovo motore su una “vecchia” barca – raggiungere quella del “nuovo” assoluto – nuova barca, nuovo motore -. “Questo fenomeno è in atto da almeno dal 2018. E’ successo che tanti cantieri hanno iniziato a pensare a barche che prima potevano soltanto montare gli entrobordo in chiave del fuoribordo. Perché questi ultimi motori consentono di avere più spazio a bordo, meno vibrazioni e una manutenzione più facile. E così, barche sulle quali un tempo mai si pensava di montare un fuoribordo sono iniziate ad essere spinte proprio da quest’ultimo tipo di motori”. Motorizzazioni anche impensabili in passato, come quattro “bombe” da 450 HP l’uno.
I numeri aiutano a capire. “Nel 2018 si vendevano 16.600 motori fuoribordo, nel 2022 si è superato quota 20.000. E il mercato italiano è diventato il primo d’Europa”. Ciò si spiega anche con il numero di cantieri esistenti nella Penisola: più barche vendono, più motori servono. “Ma a contribuire è stato anche il cambio d’immagine della nautica, non più vista in modo ostile”. Più motori, e anche maggiori potenze. “La nostra gamma arriva sino a 450 HP, una potenza che non molto tempo fa era impensabile. Nella prima decade del 2000 il top era 300 HP, ma con una media di 100-150 HP. Noi siamo stati i primi nel 2008 ad uscire con un 350 HP, che è rimasto in produzione sino al 2018”. La gamma di Yamaha oggi vede sugli extra-large il 300, 350, 400, 425 e 450 HP.

Ovviamente, negli anni, gli stessi motori sono cambiati. Più flessibili, più sostenibili, più efficienti, più leggeri (il nuovo 350 HP pesa solo 6 chili in più del 300 HP), meno difficili da manutenere. E più “intelligenti”, Colombi ci passi il termine. “Il tema della flessibilità oltre al motore è legato al sistema di navigazione. Parlo del Helm Master EX, che è una vera rivoluzione e sul quale ci siamo molto focalizzati negli ultimi anni in termini di ricerca e sviluppo”. Si tratta di un sistema integrato che consente, tanto per capire, di gestire insieme il blocco motori – magari tre, quattro insieme – come fosse unico. Manovrando e ormeggiando con un joystick, tanto che sembrerà di avere un’elica laterale (il che, cancella anche l’ansia di dover gestire magari tre-quattro motori di elevata potenza). Un sistema, inoltre, che si potrà interconnettere con i sistemi di navigazione veri e propri della barca, tanto che i motori potranno “dialogare” con il pilota automatico o con l’ancora virtuale (il posizionamento fisso con Gps). Il tutto, gestito dal ponte di comando. E in un certo senso, customizzato sulle esigenze dell’armatore o proprietario della barca, che dir si voglia.
Il futuro più sostenibile
Non è un mistero che la casa giapponese abbia presentato al Boat Show di Miami il progetto di un primo motore a idrogeno. Il che apre alla discussione sulla sostenibilità. “C’è una fase più vicina e una più lontana di evoluzione. Si comincia dai materiali utilizzati, ad esempio la plastica riciclata, in alcuni casi recuperata in mare, per le calandre – dice Colombi -. E si lavora sulle emissioni. Come azienda ci siamo dati un piano chiamato Environmental Plan 2050, che ha l’obiettivo di ridurre del 90% le emissioni di CO2, a cominciare dai siti produttivi”. Si lavora in tal senso anche sui motori?, chiediamo. “Non vediamo in questo momento uno stop ai motori termici, ma stiamo studiando come farli consumare meno e che possano essere alimentati da carburanti alternativi”. Il biodiesel, il metano green, etc.
Poi, c’è anche l’elettrico. E c’è l’idrogeno. “Su quest’ultimo ci stiamo muovendo, c’è il progetto del prototipo presentato a Miami, ma non saprei dire se e quando avremo un motore a idrogeno in produzione. Va detto, a scanso d’equivoci, che nel nostro caso si tratta di un fuoribordo che utilizza l’iniezione diretta, quindi che inietta idrogeno e quindi è un motore a scoppio con l’idrogeno, non parliamo di fuel cell. Quanto all’elettrico, l’acquisizione di Torqueedo (motori elettrici, uno dei brand leader del mercato globale per la mobilità elettrica sull’acqua, 250 brevetti estesi anche ai sistemi di bordo e alle eliche, ndr) guarda senz’altro allo sviluppo dell’elettrificazione delle nostre applicazioni marine, che ci ha già visto presentare al Salone di Venezia un motore da 6 HP, pensato per una mobilità su acque calme”.

Previsioni
Torniamo al mercato. Che vede Colombi, nell’immediato futuro? “Penso che il boom che abbiamo vissuto negli ultimi anni, molto intenso, avrà una una lieve flessione e si posizionerà secondo me sul livello del vero mercato, senza effetto Covid. Si assesterà su numeri che saranno maggiori di quelli pre-pandemia, ma inferiori ai picchi post-pandemia, insomma”.
Subentrerà un po’ un effetto saturazione? “Be’, forse sì. Anche se abbiamo assistito a un allargamento della base della nautica, con nuovi ingressi. E questa è l’eredità positiva che ci lascia la pandemia, parlo di un approccio diverso al mare e alla nautica, che prima aveva barriere all’entrata altissime, anche in termini di costi, dalle patenti ai posti barca. Sembrerà banale, ma di finanziamenti articolati sulle barche fino a sette anni fa non se ne vedevano. Diciamo che c’è stato un passo verso la democratizzazione della nautica”. Guardando avanti? “Bisognerà vedere anche come la politica vorrà utilizzare questo momento positivo per accompagnare la crescita di questa industria”.
