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Confagricoltura, sul regolamento imballaggi restano criticità

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Il testo votato oggi dal Parlamento
europeo “è decisamente migliorativo rispetto alla proposta
iniziale della Commissione Ue, senza le modifiche portate avanti
dal lavoro di squadra svolto dal governo e dagli
europarlamentari italiani, avrebbe avuto conseguenze sulla
tenuta del nostro sistema agroalimentare”. È il commento di
Confagricoltura sul voto del Parlamento europeo relativo al
regolamento imballaggi. “Sebbene – aggiunge la Confederazione –
siano stati fatti ampi passi avanti rispetto alla prima
versione, restano alcune criticità per il settore ortofrutticolo
che potranno essere nuovamente affrontate e risolte con i
regolamenti delegati da varare due anni dopo l’entrata in vigore
del Regolamento”.

   
Le criticità, rileva Confagricoltura riguardano il divieto di
utilizzo di imballaggi monouso in plastica per la frutta e la
verdura fresca fino a 1,5 kg. Rischia inoltre di creare
distorsioni sul mercato interno “anche la disposizione del testo
che concede a ogni Stato membro la possibilità di definire la
disciplina delle restrizioni per gli imballaggi monouso”.

   
Per quanto riguarda il voto sulle semplificazioni della
Politica agricola comune Confagricoltura ritiene che “il
regolamento approvato oggi, seppur di portata limitata e con
rischi di potenziale disparità di trattamento tra agricoltori,
rappresenta una prima apertura verso un’applicazione
semplificata delle complesse norme che regolano il settore”.

   
“Abbiamo sostenuto – dichiara il presidente di
Confagricoltura Massimiliano Giansanti – il testo proposto dal
Consiglio dei ministri che bilancia le diverse istanze,
auspicando, come già comunicato al ministro Lollobrigida, che le
semplificazioni previste dal nuovo regolamento possano essere
implementate da quest’anno, con valenza retroattiva. Speriamo
che a questa prima modifica seguirà l’impegno delle istituzioni
comunitarie al fine di conseguire ulteriori miglioramenti della
Pac, senza attendere la riforma post 2027”.

   

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A Tunisi la fiera dell'agricoltura biologica e agroalimentare

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(ANSAmed) – TUNISI, 26 APR – E’ stata inaugurata, presso la
sede della Confindustria tunisina, la quattordicesima edizione
di ‘Bio EXPO’, fiera dell’agricoltura biologica e agroalimentare
volta a promuovere i prodotti biologici, dell’Industria, del
Commercio e dell’Artigianato (Utica).

   
L’evento, fino a domani, è organizzato da Ife Tunisia,
agenzia specializzata nell’organizzazione di fiere ed
esposizioni, in collaborazione con il ministero
dell’Agricoltura, delle Risorse Idriche e della Pesca e l’Unione
Nazionale degli Operatori del Biologico (UNObio).

   
Partecipano alla fiera un centinaio di espositori (produttori
e fornitori di servizi) provenienti da Tunisia, Algeria, Arabia
Saudita, Francia e Italia, professionisti specializzati in
produzione di cereali biologici certificati, olio d’oliva,
datteri, miele e cosmetici.

   
In programma l’organizzazione della terza edizione del
concorso ‘Dido International’ per il miglior olio d’oliva
biologico ed extravergine, con la partecipazione di oltre 21
produttori.

   
Non mancheranno conferenze, degustazioni e laboratori volti a
sensibilizzare i bambini sui benefici del cibo biologico.

   
Il segretario di Stato per le Risorse Idriche, Ridha Gabouj, ha
sottolineato che il settore dell’agricoltura biologica rimane
promettente, poiché è stato sostenuto dal 1999 per creare le
giuste condizioni, soprattutto a livello istituzionale. Parlando
ai giornalisti, ha citato la creazione di una direzione generale
per l’agricoltura biologica e la pubblicazione di una serie di
testi.

   
Gaboui ha sottolineato che l’agricoltura biologica, che si
estende su 227.000 ettari, offre 8.000 posti di lavoro
(produttori ed esportatori) e genera un reddito dalle
esportazioni di circa 1.150 milioni di dinari (349 mln di euro)
. Secondo gli organizzatori, i proventi delle esportazioni di
prodotti biologici sono in aumento del 65% rispetto al 2022, un
dato positivo dovuto principalmente all’aumento di quasi il 72%
del valore delle esportazioni di olio d’oliva. (ANSAmed).

   

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Chef Perbellini omaggia 100 anni Giorgio Gioco con menu speciale

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Il 26 aprile Giorgio Gioco avrebbe
compiuto 100 anni. Maestro e custode della tradizione culinaria
veronese, Gioco era infatti nato in riva all’Adige il 26 aprile
del 1924: prima di tutto cuoco (“grande seduttore di palati”
secondo la definizione che di lui diede lo scrittore Giovanni
Comisso) e patron per decenni del “12 Apostoli”, primo
ristorante scaligero a fregiarsi delle ambite due stelle della
Guida Michelin, Gioco è stato un personaggio poliedrico in grado
di spaziare dalla cucina alla poesia, dalla scultura al
giornalismo. Per ricordarne e omaggiarne la figura in questa
particolare occasione, Giancarlo Perbellini, che appena ventenne
fu giovane apprendista alla corte di Gioco nei locali di vicolo
Corticella San Marco e dallo scorso anno, è alla guida dello
storico ristorante trasformato in “Casa Perbellini 12 Apostoli”,
ha voluto creare in via eccezionale un particolare menu
ribattezzato “A Gioco X gioco”. Pescando tra vecchi appunti e
personali ricordi, Perbellini ha ideato un breve percorso nella
memoria attualizzandolo.

   

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Aumenta il prezzo del biglietto per il Met Gala, 75mila dollari

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 L’inflazione è arrivata anche al Met Gala. Secondo quanto scrive il New York Times, il prezzo di un biglietto per l’evento mondano dell’anno, che si svolgerà a New York il 6 maggio, è arrivato a 75 mila dollari, 25 mila in più rispetto all’anno scorso. Il prezzo di base per un tavolo è di 350 mila dollari.
    Tuttavia, per avere diritto ad un posto non bastano solo i soldi. Ad avere l’ultima parola è l’organizzatrice, Anna Wintour, anche direttrice di Vogue America. Per l’edizione 2024, la Wintour ha dato l’ok a 400 persone. Il tema di quest’anno è “Sleeping Beauties: Reawakening Fashion”, così come quello della mostra che segue il gala e organizzata dal Costume Institute del Met Museum.
    Jennifer Lopez, Bad Bunny, Chris Hemsworth e Zendaya saranno con la Wintour i co-chair del gala mentre direttore creativo di Loewe Jonathan Anderson e il Ceo di TikTok Shou Zi Chew saranno chair onorari. Ha confermato la sua presenza Rihanna e secondo indiscrezioni non è escluso che ci sia la coppia del momento, Taylor Swift e Travis Kelce.
    Come le ultime quattro edizioni, l’evento sarà trasmesso in diretta streaming da Vogue.
   

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Britney Spears patteggia col padre, paga le spese legali

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 Britney Spears e il padre Jamie non andranno al processo sul pagamento delle spese legali che lui ha sostenuto nella pluriennale battaglia per mantenere la figlia sotto tutela legale. Secondo il sito di gossip Tmz, alla cantante non toccherebbe neanche un centesimo, mentre starebbe ora a lei pagare i costi degli avvocati di lui, pari, secondo alcune fonti, a due milioni di dollari.
    L’intesa, siglata dai legali delle parti presso la Superior Court di Los Angeles e i cui termini economici non sono stati in realta’ ufficialmente resi noti, arriva piu’ di due anni dopo la liberazione di Britney dal ferreo controllo legale che dal 2008, dopo un paio di molto pubblicizzati episodi di crollo mentale, Jamie aveva esercitato su ogni aspetto della sua vita. Sempre secondo Tmz, che per primo ha dato la notizia dell’accordo, la cantante sarebbe furiosa: il suo avvocato Mathew Rosengart le aveva assicurato di avere la vittoria in tasca, mentre sarebbe lei adesso a dover aprire il portafogli.
    Sembra dunque lontana una riconciliazione sul fronte degli affetti. “Jamie ama moltissimo Britney e non vorrebbe altro che tornare ad essere una famiglia con lei”, ha detto l’avvocato de padre, Alex Weingarten. Ufficialmente pero’ un altro capitolo della vita di Britney e’ finalmente chiuso. “Anche se la tutela legale e’ stata revocata nel novembre 2021, il desiderio di Britney di liberta’ e’ ora veramente completo”, ha detto Rosengart: “La liberta’ include anche non dover piu’ avere a che fare con i tribunali a causa di questa vicenda”.
    Jamie Spears aveva chiesto alla magistratura di far pagare a Britney le spese legali da lui sostenute nel contenzioso. La pop star si era opposta sostenendo che il padre si era autostipendiato per oltre sei milioni di dollari durante i 13 anni della custodia legale, aveva impropriamente messo la figlia sotto sorveglianza e compiuto vari pasticci finanziari.
    “Le parti hanno risolto le questioni in sospeso”, ha detto Weingarten, mentre Jamie si e’ detto “felice che ora sia tutto finito”, pur essendo “dispiaciuto delle accuse irresponsabili fatte nei suoi confronti in pubblico”.
    Il patteggiamento chiude dunque senza troppo clamore una vicenda per anni sotto i riflettori dei media in cui accuse e vetriolo erano state scambiate tra padre e figlia con Britney che a un certo punto aveva dichiarato in tribunale che avrebbe voluto vedere Jamie in prigione. Un nuovo processo, che avrebbe dovuto cominciare in maggio, e’ stato a questo punto evitato.
    Dalla fine della tutela legale Britney Spears si e’ sposata e ha divorziato. Ha pubblicato un libro di memorie intitolato The Woman in Me che ha venduto oltre due milioni di copie ma, con l’eccezione di un duetto con Elton John (Hold Me Closer) e un altro con Will.i.am (Mind Your Business), non e’ piu’ tornata a cantare.
   

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Gregoraci-Fratini a gonfie vele Fuga a due al sole del Marocco

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Cosa avete fatto per il ponte del 25 aprile? Di Elisabetta Gregoraci lo sappiamo, perché insieme al suo compagno è volata al caldo del Marocco. Lei e Giulio Fratini infatti in questi giorni sono a Marrakesh. Un viaggio di piacere e di relax, anche per non pensare a quello che le è successo di recente. Eli infatti via social ha spiegato di aver perso una persona a lei molto cara, anche se non aveva dato particolari dettagli, per rispetto della sua famiglia.
Così, ecco il Marocco e il matrimonio con Giulio. Per finta, in realtà. Perché al momento non sembrano avere questi progetti. Intanto però la showgirl calabrese si è prestata a un disegno simile ad un tatuaggio sul viso. L’artista che gliele stava facendo ha detto: «Ecco, ora sei sposata». E lei, non senza un filo di imbarazzo, ha colto la palla al balzo: «Ah, così sono sposata. Fantastico». Tutto sotto gli occhi del fidanzato che ha ironizzato sul fatto.
In realtà Elisabetta non ne parla spesso, perché ha capito che il suo privato è da custodire gelosamente. Ma è anche felice insieme a Giulio Fratini e al settimanale “Gente” qualche tempo fa aveva confessato la loro vita di coppia. «Giulio mi fa sentire bene, abbiamo un bell’equilibrio e rispetta la mia vita, i miei spazi, la mia famiglia. E questo per me è un valore imprescindibile». Ma preferisce tenere per sé quello che prova: «Sono diventata più cauta. Preferisco vivere giorno dopo giorno piuttosto che sbandierare i sentimenti».

Tutto questo però non cancella i suoi rapporti con Flavio Briatore e lo abbiamo visto anche di recente durante il ricovero dell’imprenditore cuneese: «Flavio è un pilastro della mia vita come io lo sono per lui. Tra noi il rispetto della famiglia che abbiamo costruito è rimasto. Forse può sembrare un legame anomalo, ma penso sia giusto così quando si condivide un progetto importante». A quasi 44 anni, ha capito «che la vita è fatta di attimi, che la felicità è il picco ma è la tranquillità ciò che conta e che solo con l’impegno si ottengono risultati. In ogni ambito».

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La gustosa insalata di asparagi con pomodori, rucola e spinaci

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Primavera, epoca di asparagi. Ottimi con mille ricette e, perché no, con una fresca insalatina. Questo piatto unisce la freschezza degli ingredienti con sapori sottili e accattivanti. Gli asparagi, con il loro sapore delicato e la consistenza croccante, sono la star indiscussa di questa preparazione. Per iniziare, assicuratevi di avere a disposizione degli asparagi freschi e teneri (molto teneri). Lavateli accuratamente sotto acqua corrente e rimuovete le parti più dure dei gambi, piegandoli delicatamente finché non si spezzano naturalmente. Questo assicurerà che utilizzerete solo la parte più morbida e gustosa degli asparagi. Potete anche sbucciare leggermente i gambi con un pelapatate per renderli ancora più teneri. Una volta preparati gli asparagi, portate a ebollizione una pentola d’acqua leggermente salata e cuoceteli per circa 3-5 minuti, fino a quando saranno teneri ma ancora croccanti. Scolateli e immergeteli immediatamente in una ciotola di acqua ghiacciata per fermare la cottura e preservare il loro colore verde brillante.

Una volta raffreddati, asciugateli delicatamente con un canovaccio pulito. Nel frattempo, preparate il resto degli ingredienti. Utilizzate un mix di insalata verde, come lattuga, rucola o spinaci. Aggiungete anche dei pomodorini ciliegia tagliati a metà, che aggiungeranno dolcezza e freschezza al piatto. Se amate i contrasti di sapori, potete aggiungere anche del formaggio di capra morbido o fresco a pezzetti. Per dare un tocco croccante e arricchire di sapore l’insalata, aggiungete delle noci o mandorle tostate. Infine una buona aggiunta potrebbero essere le uova sode sbriciolate o una frittatina tagliata a striscioline sottili. Questi ingredienti completeranno perfettamente la consistenza e il gusto dell’insalata. Infine, preparate il condimento. In una piccola ciotola, emulsionate dell’olio extravergine d’oliva con dell’aceto balsamico di Modena. Aggiustate di sale e pepe secondo il vostro gusto personale.
Una volta pronti tutti gli ingredienti, assemblate l’insalata. Disponete il mix di insalata verde in una grande ciotola e aggiungete sopra gli asparagi. Versate il condimento preparato sull’insalata e gli asparagi e mescolate delicatamente per distribuire uniformemente tutti gli ingredienti e il condimento. L’insalata di asparagi è pronta per essere gustata.

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«Perfect Blue», thriller animato fra Alfred Hitchcock, Dario Argento e Brian De Palma

Tempo di lettura: 3 minuti
Se gli anni Ottanta, secondo alcuni, sono stati dei Sessanta più colorati, lo spirito dei Settanta, seppure in maniera più sottile, era sicuramente presente nella cultura pop anni Novanta. Non necessariamente soltanto in quella occidentale. Ne è pervaso «Perfect Blue», lungometraggio animato giapponese (un cosiddetto “anime”) diretto nel 1997 da Satoshi Kon, tornato al cinema in versione rimasterizzata e restaurata in 4K.

Siamo nel mondo delle idol giapponesi, cantanti giovanissime di enorme successo specie fra gli otaku (i nerd nipponici), una di queste è Mima Kirigoe, che fa parte del gruppo delle Cham, Ma lo lascia per tentare la carriera di attrice, vista come più lucrosa (solo una volta una canzone della Cham è entrata nelle top cento). Ma abbandonare quel microcosmo rosa ha un prezzo: il mondo del “vero” showbiz la rende carne da macello.

Ottiene la parte di una ragazza psicologicamente instabile nella serie tv «Doppio legame», ma inizia a ricevere messaggi di minaccia anonimi da parte di uno stalker, un otaku che non ha accettato il suo cambiamento. E alcuni misteriosi incidenti colpiscono il set. La stessa Mima, colpita anche dal fatto che in un sito Internet (a fine Novanta la Rete è ancora vista come qualcosa di magico) esce il diario di una che asserisce di essere lei ma in realtà non lo è. Però, alla fin fine, chi è la vera Mima? La idol, pura e ingenua (almeno in apparenza) ma che suscita il desiderio negli otaku? Quella del sito Internet? La ragazza schizofrenica di «Doppio legame»?

«La memoria ci dà l’illusione di una continuità con noi stessi» le dice una psicologa, frase peraltro poco rassicurante.

Alla sua opera prima Satoshi Kon mostra di conoscere bene non soltanto l’animazione nipponica, ma anche il cinema occidentale. Il film è tratto molto liberamente dal romanzo omonimo di Yoshikazu Takeuchi (che nel 2002 avrebbe avuto una versione live action), però nella storia sono evidenti le influenze di Alfred Hitchcock, magari non solo dirette ma mediate dal cinema di due registi che molto hanno preso da lui, come Dario Argento e Brian De Palma. C’è il problema dell’identità e della difficoltà a distinguere cosa è reale e cosa no, e l’animazione è perfetta per cambiare fisicamente il personaggio quando la sua personalità cambia. Quello che Hitchcock in «Psycho» lasciava intuire sulla vera identità della mamma di Norman Bates qui, nel finale, è alla luce del sole, con il personaggio (ma non diciamo qual è per non spoilerare, non è affatto detto che si tratti di Mima) che muta totalmente aspetto con il mutare di personalità.

E Mima è un tipico protagonista perseguitato hitchcockiano.

Poco dopo il film avrebbe debuttato le popstar Britney Spears che sembrava una sorta di idol occidentale, ma, fin da subito, molto meno innocente e proposta per suscitare il desiderio nei ragazzi, adolescenti e non. È curioso che nel film il mondo “corrotto” della tv sia contrapposto a quello “puro” delle idol, ma probabilmente in questo caso giocano le differenze culturali.

Strano anche che in un film animato si stigmatizzino gli otaku (almeno alcuni di loro), grandi appassionati di anime e di manga.

Il film rappresenta molto bene un decennio, gli anni Novanta, di grande sviluppo per l’animazione: lo si vedeva in Occidente con il Rinascimento Disney (film come «Aladdin», «Il re leone» o «Mulan») e serie tv come I Simpson o South Park, e in Giappone con, ad esempio, i capolavori di Hayao Miyazaki (come «Porco Rosso» del 1992 o «Princess Mononoke» del 1997). Un’animazione che toccava temi un tempo proibiti come in «Perfect Blue» la sequenza dello stupro di Mima: poco importa se non è reale, almeno a quanto sembra, è comunque disturbante per lo spettatore.

Purtroppo Satoshi Kon autore in seguito di altri grandi film animati come «Tokyo Godfathers» (2003) o «Paprika» (2006) è morto nel 2010 a soli quarantasei anni.

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Dopo il Granchio blu, un'altra invasione nel Mediterraneo: cos'è il Pesce Leone e perché deve preoccuparci

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La biodiversità del Mediterraneo è attualmente sotto la minaccia di nuove specie invasive, tra cui spicca il pesce leone, noto anche come pesce scorpione. Questi pesci, originari delle acque tropicali, si sono distinti per la loro rapida diffusione nel bacino mediterraneo, causando gravi ripercussioni sugli ecosistemi locali e sulle economie basate sulla pesca tradizionale.

Il pesce leone, con il suo aspetto esotico e le pinne vistose, ha trovato nel Mediterraneo un ambiente ideale per prosperare, soprattutto a causa del riscaldamento delle acque dovuto al cambiamento climatico. La sua presenza è aumentata notevolmente da quando il primo esemplare è stato avvistato in Israele nel 1991, e da allora ha colonizzato diverse aree, mettendo a rischio le specie ittiche locali e le pratiche di pesca artigianale che dipendono da esse.

Inoltre, il pesce leone è noto per la sua capacità di consumare una quantità di prede sproporzionata rispetto al suo corpo, grazie allo stomaco che può espandersi fino a 30 volte le sue dimensioni normali. Questa voracità lo rende un predatore estremamente efficace, minacciando la sopravvivenza di molte specie native. I problemi non si fermano qui: il pesce leone ha spine velenose che rappresentano un rischio per i pescatori, complicando ulteriormente le operazioni di pesca tradizionale e danneggiando le attrezzature.

Acqua, l’oro blu che sprechiamo:

La risposta della comunità scientifica a questa crisi include studi approfonditi sulla biologia e sull’ecologia del pesce leone, nonché iniziative di citizen science che incoraggiano i residenti e i pescatori a segnalare avvistamenti e catture di questa specie. Questi sforzi sono vitali per tracciare la diffusione del pesce leone e per sviluppare strategie efficaci per mitigarne l’impatto. Il futuro degli ecosistemi marini del Mediterraneo dipende in gran parte dalla capacità di controllare e, sperabilmente, ridurre la presenza del pesce leone. È essenziale che le politiche di gestione delle specie invasive siano supportate da ricerca scientifica robusta e da un impegno condiviso tra governi, organizzazioni ambientali e comunità locali. Solo attraverso un approccio coordinato e informato si potrà sperare di preservare le ricchezze naturali e culturali che il Mediterraneo offre.

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Giuliano Montaldo e la sua Vera chiedete a loro che cos’è l’amore

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Chiedetemelo di nuovo che cos’è l’amore. Chiedetemelo oggi, dopo la serata di consegna dei Globi d’oro, i premi assegnati dalla stampa estera al cinema italiano, alla quale ho partecipato due sere fa. Eravamo nella Sala Petrassi dell’Auditorium di Renzo Piano, a Roma. Seduti e un po’ sbronzi: alcuni Negroni avevano preceduto l’entrata in sala. Si beve sempre un po’ prima delle premiazioni, che, diciamolo, non sono uno spasso. Di solito si diverte solo chi viene chiamato sul palco e inciampa e poi balbetta i ringraziamenti e si commuove e poi scende di corsa le scale e inciampa di nuovo. Ma quando siede di nuovo nella sua poltrona ricomincia a scalpitare e pensare soltanto a quando potrà andarsene. Anche perché i riconoscimenti sono pubblici ma la felicità è privata. Solo le persone davvero speciali sono capaci di condividere la felicità, per non parlare dell’amore. Questa serata, però, rispetto al solito ha una sua grazia e un certo brio. I presentatori sono scanzonati, le motivazioni esatte, i premi ben assegnati. Filiamo abbastanza leggeri, forse anche perché i Negroni con cui ci hanno ammansito erano buoni ed efficaci. Anche io siedo su una poltrona sulla cui spalliera c’è un cartello col mio nome, ma il mio nome è scritto sbagliato. Non importa, mi sento comunque abbastanza allegra e privilegiata a star lì, quando, come tutti, accolgo con un po’ di disappunto l’annuncio che il prossimo premio sarà il Globo d’oro alla carriera. Sono quei premi con cui si infarciscono le serate, offrendo al pubblico – televisione, streaming, sala – nomi molto noti ma spesso un po’ appassiti. Rompono il ritmo della competizione e sfastidiano i candidati, che scalpitano di poter ricevere il loro trofeo, inciampare, balbettare, ringraziare… Il Globo d’oro alla carriera di quest’anno è stato assegnato a un regista che tra qualche minuto dirà che ha chiuso serenamente la saracinesca alle sue spalle. Dobbiamo farci bastare Sacco e Vanzetti, Gli occhiali d’oro, L’Agnese va a morire e tanti altri suoi bellissimi film, scopriamo, perché di cinema non ne farà più. Neanche li riguardo mai, dice Giuliano Montaldo seduto sulla sua carrozzina in mezzo al palco, e sorride. Mi sono operato all’anca, spiega, per questo sono seduto. Ha 91 anni, una voce potente e sicura e un’intelligenza che luccica. Ho lavorato sessant’anni nel cinema, dice, e l’ho fatto sempre insieme a una donna. Questa donna, che è anche sua moglie più o meno da quei sessant’anni, è Vera Pescarolo. Figlia di una famosa attrice, Vera Vergani, sorella di un produttore, Leo Pescarolo, ha conosciuto Montaldo dopo un matrimonio concluso con un divorzio. Aveva già una figlia, Elisabetta, che è stata adottata dal regista. La loro storia l’ha raccontata Fabrizio Corallo in un documentario, Vera e Giuliano, uscito un paio d’anni fa. Aneddoti, ricordi, storie meravigliose di viaggi e di film. È giusto che anche lei sia qui con me, su questo palco, aggiunge Giuliano Montaldo. E si gira, sornione, verso la stessa quinta da cui è entrato lui. E in quel momento vediamo apparire un’altra carrozzina, sulla quale è seduta una donna che ha lo stesso, meraviglioso sorriso di lui. Adesso sono uno accanto all’altra, e ci guardano. Credo che tutti noi avvertiamo la stessa cosa in quel momento, ed è la ragione per cui ci alziamo in piedi per applaudire. Un’allegria prima di tutto, per niente solenne ma rispettosa e ammirata. Ma pur sempre un’allegria, leggera, persino maliziosa. Come quando, voilà, il domatore esce dalla gabbia dei leoni e si inchina. E ci prende quel senso di sollievo per il pericolo scampato e la voglia di abbracciarci. Raddrizziamo le spalle, ci sentiamo pronti per una nuova sfida. Come se quel leone l’avessimo addomesticato noi. Ci sentiamo così, mi pare, come se avessimo visto un numero perfetto. E infatti sorridiamo tutti guardando il palco, guardando quel modo strampalato e vivo di presentarsi uno accanto all’altra seduti su quelle sedie, come se fosse la cosa più divertente del mondo. E lo è, tutti quanti ne siamo così sicuri che vorremmo uscire di corsa e metterci a fare le gare per i corridoi dell’Auditorium, rincorrendoci con le sedie a rotelle. Poi Giuliano Montaldo riprende a parlare ma neanche per un istante abbandona quella sprezzatura, quella abilità di domare i leoni che gli fa dire cose serie senza smettere mai di farci credere che non è così difficile. E Vera Pescarolo accanto lo guarda, e le loro gambe e le mani che si muovono sembrano cercarsi anche se le sedie sono troppo lontane. I Felici Pochi li chiamava Elsa Morante ne Il mondo salvato dai ragazzini. Giovani e vecchi, ricchi e poveri, celebri e flagranti o sconosciuti e nascosti, gli F.P. hanno una cosa in comune: sono tutti e sempre bellissimi. E come si distinguono? Ma dal fatto che sono felici! Perché la felicità esiste, ed è invisibile soltanto a chi ha negli occhi «la cispa dei troppi fumi d’irrealtà»: gli Infelici Molti. Chiedetemelo di nuovo che cos’è l’amore, dopo aver visto quei due ragazzini ieri sera che scherzavano sulla loro sedia a rotelle. La sedia elettrica, come la chiamava Bernardo Bertolucci – altro ragazzino della stirpe dei Felici Pochi – quando non potè più farne a meno. L’amore non è il tempo, credo, non è nemmeno la smania di conoscersi se si è diversi o riconoscersi quando si è uguali. Non è soltanto la complicità, né l’incastro perfetto dei corpi. L’amore, ieri sera l’ho capito, è quella risata. Perché io so una cosa, scrive ancora Elsa Morante, «Pure se ci fa tremare / per gli spasmi e la paura / tutto questo / in sostanza e verità / non è nient’altro/che un gioco»

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