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Il generale al contrario, Vannacci nel libro di Saverio Tommasi

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 SAVERIO TOMMASI, IL GENERALE AL CONTRARIO (PEOPLE, PP 128, EURO 14). Saverio Tommasi mette in fila una serie di affermazioni del generale Roberto Vannacci nel libro ‘Il generale al contrario’ pubblicato da People.
    “Il generale Roberto Vannacci su un punto ha ragione: viviamo in un mondo al contrario. Lui, però, ne rappresenta l’esempio illustre. Il caleidoscopico generale, infatti, è l’uomo che combatte le minoranze colpevoli di imporre un pensiero unico e poi c’è quasi solo lui: per mesi in cima alle classifiche, ospite in tv, partiti di governo in fila per candidarlo” dice Tommasi, giornalista di Fanpage.it, scrittore e attore, molto attivo e seguito sui social network.
    “Le parole di Vannacci minano anni di lotte. Le idee che propone non sarebbero una boutade neanche al terzo grappino, figuriamoci quando acquisiscono la forma del manifesto politico, tentando di farsi cultura. Una ‘cultura’ conservativa che si traveste da alternativa, per trasformarsi in maggioritaria” viene spiegato nel libro.
    Il giornalista, autore di libri come Troppo neri (Feltrinelli 2023) e Siate ribelli, praticate gentilezza (.Sperling&Kupfer,, 2017), che nelle sue opere tratta principalmente temi legati ai diritti umani e civili, dice che “Ora tocca a noi” perché “le risposte riguardano soprattutto noi, lui ha già detto come la pensa”.
    “Le idee violente del Generale più famoso e letto d’Italia non rappresentano l’Italia. Lui è un antitaliano, contro la storia e contro ogni più piccola ragione. Io non voglio morire ‘Vannacciano’. Le idee disgustose del Generale, che poi sono quelle del Governo più squallido della storia del nostro Paese, non possono continuare a rappresentare il modello di mondo in cui stanno crescendo le mie figlie Caterina e Margherita Laila Didala. Io non ci sto. E il modo più forte per dirlo, per me, è metterlo per iscritto” sottolinea Tommasi.
   

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I riservisti pronti per l'offensiva su Rafah

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I riservisti pronti per l’offensiva su Rafah

Il piano israeliano prevede l’evacuazione di un milione e mezzo di palestinesi nelle prossime 5 settimane

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La Rai celebra la Festa della Liberazione

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Il 25 aprile si festeggia la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. La Rai, con un palinsesto dedicato, seguirà le dirette dei principali eventi istituzionali trasmesse su Rai 1, a cura del Tg1 in collaborazione con Rai Vaticano e Rai Quirinale. In particolare, dalle 9.00, verrà seguita da piazza Venezia a Roma, la cerimonia di deposizione della corona d’alloro all’Altare della Patria da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 

La linea passerà, poi, dalle 9.20, a piazza San Pietro per l’incontro tra Papa Francesco e l’Azione cattolica

Dalle 11, il collegamento si sposterà a Civitella Val di Chiana per la Cerimonia di commemorazione nei luoghi dell’Eccidio nazifascista del 29 giugno del 1944, con la partecipazione del presidente Mattarella.   

Alle 14, sempre sulla rete ammiraglia, è il programma “La volta buona”, in onda alle 14.00, a commemorare la Liberazione.

Su Rai 2, se ne parlerà a “I fatti vostri” alle 11.10. Su Rai 3,oltre ad Agorà in onda alle 8.00, sarà proposto, alle 13.15, Passato e Presente, in onda anche alle 20.30 su Rai Storia, con Paolo Mieli e il professor Federico Goddi che ripercorrono la nascita della divisione partigiana in Montenegro, dopo l’8 settembre 1943.   

Servizi e approfondimenti anche su tutte le testate nazionali nelle varie edizioni dei Telegiornali e Gr. Con collegamenti in particolare di RaiNews24 da tutte le iniziative istituzionali per la giornata

La Tgr garantirà copertura dell’evento in tutte le edizioni regionali di Tg e Gr. In particolare, dal Friuli-Venezia Giulia la redazione in lingua italiana seguirà la principale manifestazione del 25 aprile in programma alla Risiera di Trieste, unico campo di sterminio in Italia, mentre la redazione in lingua slovena coprirà gli eventi dai campi di concentramento del regime fascista a Gonars e Visco. 

La Tgr Toscana seguirà la visita del Presidente della Repubblica a Civitella Val di Chiana. La Tgr Molise sarà in diretta dal Monte Marrone dove si costituì il Corpo italiano di Liberazione e si svolse la prima battaglia contro i nazifascisti. La Tgr Basilicata ricorderà l’eccidio nazifascista di Rionero in Vulture e gli internati di Rotondella, e seguirà le iniziative a Potenza e a Matera. Rai Movie trasmetterà alle 14 il capolavoro di Roberto Rossellini “Roma città aperta”. Rai Cultura dedica alla Festa della Liberazione il palinsesto del suo canale Rai Storia. Una programmazione che culmina con lo speciale di Emanuela Lucchetti, in prima visione, dal titolo “29 giugno 1944. La strage di Civitella”, ma che parte alle 8.00 con il doc “La strage di Acerra: ottobre 1943”. Poi prende il via “La lunga Liberazione” in cui Carlo Lucarelli parte dallo sbarco Alleato in Sicilia nel luglio del 1943 e segue via via le tappe fino alla liberazione dal nazifascismo e alla riconquista della libertà. Dopo lo speciale di prima serata, infine, il palinsesto di Rai Storia ha tra gli appuntamenti “Se Dici Storie” che ripercorre la storia d’amore e di resistenza di due antifascisti- Stefano Siglienti e Ines Berlinguer – e la fuga di Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti dal confino di Lipari a Parigi. Su RaiPlay un’intera sezione è dedicata all’Anniversario della Liberazione. Tra i film saranno proposti Una questione privata dei Fratelli Taviani (2017), Un giorno da leoni di Nanni Loy (1961). Il generale Della Rovere di Roberto Rossellini (1959).

Tra le fiction, La storia di Francesca Archibugi (2024),  Salvo D’Acquisto di Alberto Sironi (2003), La buona battaglia – Don Pietro Pappagallo di Gianfranco Albano. Fra i documentari, “Bella Ciao – per la libertà” di Giulia Giapponesi (2022), “Quando i Tedeschi non sapevano nuotare” di Elisabetta Sgarbi (2013), “Milano in guerra” di Graziano Conversano (2020).  

Ricca inoltre la selezione dei materiali delle Teche Rai. Anche Rai Play Sound darà evidenza a podcast, documentari e serie audio dedicate al tema. Dirette e servizi anche nelle principali trasmissioni di Radio Rai.

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'Uno nessuno multiverso', 40 eventi al festival Borgate dal vivo

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La nona edizione del festival
Borgate dal Vivo, nato nel 2016 in Val di Susa dall’associazione
Revejo per riaprire le piccole scuole di montagna nelle borgate,
arriverà dal 28 giugno al 31 agosto con oltre quaranta eventi in
Piemonte.

   
Il festival, quest’anno caratterizzato dal claim ‘Uno nessuno
multiverso’ è un progetto culturale che mira a far crescere il
territorio attraverso la cultura: con una rete di progetti e
collaborazioni, Borgate dal Vivo si impegna a valorizzare i
territori più piccoli e isolati del Piemonte. Tra i partner del
Festival ci sono anche la Città metropolitana di Torino, la
Regione Piemonte, Fondazione Piemonte dal Vivo e Fondazione
Time2
“La Regione sposa pienamente l’iniziativa di portare la
cultura anche in quei luoghi considerati più marginali. – ha
dichiarato Vittoria Poggio, assessore regionale alla cultura –
Questo festival li valorizza, per farli entrare invece in un
tessuto culturale che dialoga. I risultati per essere efficaci
vanno condivisi, tra tutti i borghi e i territori della
provincia cuneese, tutti territori che hanno tanto da esprimere.

   
Questo è un festival che davvero non lascia indietro nessuno ed
è un ponte tra le comunità e un’eccellenza piemontese.”
Tra gli ospiti di questa edizione ci saranno Daniele
Silvestri, che si esibirà a Bardonecchia il 24 luglio e Jack
Savoretti, all’Anfiteatro romano di Susa il 28 giugno .

   

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"La geotermia è pulita, programmabile e non ha emissioni"

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Se l’Italia riuscisse a valorizzare anche solo il 2% del potenziale presente in tutto il suo territorio, la geotermia potrebbe contribuire al 10% della produzione elettrica prevista al 2050 e al 25% del fabbisogno termico, permettendo di ridurre del 40% gli attuali consumi finali di gas naturale. Lo rileva lo studio “La geotermia a emissioni nulle per accelerare la decarbonizzazione e creare sviluppo in Italia” promosso da Rete Geotermica con Teha (The European House – Ambrosetti).

”La geotermia è una componente strategica assolutamente indispensabile per la sicurezza del sistema energetico e anche per un’auspicata riduzione della dipendenza energetica del nostro Paese”. Parole di Paolo Arrigoni, Presidente del Gse: “Nella proposta di  revisione del Pniec si prevede sul fronte della generazione elettrica un aumento a 8 terawattora dagli attuali 6 di energia elettrica  prodotta dalla geotermia su un totale di circa 300 terawattora consumati, e quindi un aumento al 2030 del 33%. Gli  operatori del settore, che sono molto attenti, hanno molti progetti in cantiere: è possibile pensare a un ulteriore aumento di capacità installata e anche di generazione elettrica”.

Al Presidente del Gse ha fatto eco Philippe Dumas, Segretario Generale EGEC (European Geothermal Energy Council): “La geotermia è nata in Italia, in Toscana per l’esattezza, nel 1913. Una centrale elettrica all’avanguardia ma negli ultimi 10 anni è stato fatto davvero poco. Per raggiungere grandi obiettivi servono tre cosa: la semplificazione delle procedure per ottenere i permessi ad essere operativi; gli indispensabili incentivi e un sistema di assicurazione dei rischi connessi”.

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Piazza Affari chiude in calo, balzo del rendimento del Btp: +17 punti base

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Chiusura negativa per le borse europee, che sono peggiorate con il passare delle ore. Milano chiude a -0,29%, Francoforte -0,36%, Londra -0,07%. 

Oggi sono arrivati dati contrastanti dagli indici di fiducia in Europa: l’indice Ifo sulla fiducia delle aziende tedesche ad aprile è salito per il terzo mese consecutivo arrivando a 89,4, meglio delle attese. Sono migliorati il giudizio sia sull’attività attuale e che sulle aspettative. In Italia invece sono scesi gli indici di fiducia sia delle imprese, da 88,4 a 87,6, sia dei consumatori, da 96,5 a 95,2.

Anche gli indici americani sono deboli oggi, dopo due giorni di rialzi: Dow Jones -0,45%, S&P500 -0,31%. Fa poco meglio il Nasdaq (-0,12%) dove a spiccare è soprattutto il titolo Tesla. La prima delle Magnifiche Sette, i big della tecnologia americana, Tesla, sale oggi dell’11% dopo i conti (da inizio anno -34%). Nonostante un calo maggiore delle attese sia degli utili che dei ricavi nell’ultimo trimestre, gli investitori hanno apprezzato gli annunci sull’arrivo di nuovi modelli più economici. 

Si attendono in serata i conti di Meta, domani quelli di Microsoft e Alphabet.

Tra i titoli a Piazza Affari corre StMicroelectronics (+5%), dopo i conti diffusi da un altro produttore di chip, Texas Instruments.

Oggi poi c’è stata una mega-emissione di titoli di Stato americani, per ben 70 miliardi di dollari, a cinque anni. Sono cresciuti di 6 punti base i rendimenti dei titoli decennali, al 4,66%.

Ripercussioni anche in Europa: il rendimento del Btp italiano è salito di 17 punti base, è al 3.95%. Lo spread con Bund tedesco sale di 7 punti base a quota 137.

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Opera for Peace, trampolino per i nuovi talenti della lirica

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( di Luciano Fioramonti)
Quattordici giovani promesse della
lirica, scelte tra le oltre 360 candidure arrivate per questa
edizione da 76 paesi. E’ a loro che l’ associazione no-profit
Opera for Peace offre il trampolino di lancio verso le più
importanti istituzioni mondiali del canto come La Scala di
Milano, il Teatro dell’Opera di Roma e l’Opéra di Parigi. Opera
for Peace Academy realizzata in collaborazione con la Banca
Europea per gli Investimenti (Bei) e la Fondazione Bnp Paribas
con il supporto di istituzioni e grandi sponsor, ha offerto ai
giovani cantanti l’ occasione di mettersi in luce in quattro
concerti, due la settimana scorsa a Roma Villa Medici, sede
dell’ Accademia Di Francia, e due a Parigi al Campus
international pour étudiants et chercheurs e l’ultimo, il 25
aprile, all’auditorium del Museo L’ associazione assicura
questa opportunità preziosa soprattutto ai nuovi talenti di
nazioni in via di sviluppo o coinvolti nella terribile
esperienza della guerra. In passato, ad esempio, ad emergere
tra i concorrenti è stata l’ iraniana Forooz Razavi, soprano
ventottenne che oggi vive a Milano. ”A 15 anni avevo la mia
band hip hop/RnB underground avrei voluto diventare cantante ma
alle donne nel mio paese è vietato. Poi mi sono innamorata e due
anni dopo mi sono trasferita in Austria. E cominciato così il
mio bellissimo percorso che mi ha aperto le porte per lavorare
con i cantanti più famosi e avere contratti e concerti con
artisti di primo livello”. Johanna Will, tra i selezionati di
questa terza edizione, è nata nel 1991 nella ex Jugoslavia in
piena guerra civile e ricorda che se non fosse stata per sua
madre in fuga su un autobus per farla nascere poi in Germania,
non avrebbe certamente avuto un futuro. ”Dopo avermi portata in
salvo è tornata in Kosovo – ha detto -. In quel contesto di
guerra non sarei mai potuta diventare una artista”.

   
Dal 2019, l’ anno di nascita a Roma, Opera for Peace ha
aiutato e formato oltre 150 professionisti. I giovani artisti,
tutti fra i 21 e 37 anni d’età provenienti da 11 paesi tra cui
Martinica, Sud Africa, Cile, Russia, Cina, Ucraina e Uzbekistan,
si sono esibiti accompagnati al pianoforte dal maestro Kamal
Khan, direttore artistico e musicale, con la partecipazione del
tenore Renè Barbera, ambasciatore dell’ associazione. ”Siamo
orgogliosi di aver dato vita a un network così speciale e a una
famiglia di artisti così varia e professionale – ha detto Julia
Lagahuzère, direttrice generale di Opera for Peace – . Abbiamo
supportato giovani talenti da tutto il mondo, molti dei quali
non avrebbero avuto la chance di calcare i più importanti
palcoscenici del mondo. In cambio chiediamo loro di essere fonti
di ispirazione per le future generazioni di artisti e di
pubblico”. E’ proprio questo ‘patto sociale’, osserva, la
peculiarità dell’ associazione. ”Il cantante russo e il suo
collega ucraino non hanno avuto difficoltà nel vivere questa
esperienza. Non c’ è mai problema con la musica perchè è un
linguaggio universale. Al nostro programma possono accedere
soltanto quei giovani che ci colpiscono non solo per il loro
talento eccezionale, ma anche per la loro forte motivazione,
l’impegno ad aiutare i futuri cantanti e il desiderio di
divenire ‘Cittadini-Artisti’ desiderosi di contribuire
positivamente nelle community artistiche”.

   

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Biden firma gli aiuti, i missili Atacms sono già a Kiev

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Un nuovo maxi invio di armi all’Ucraina per rendere gli Stati Uniti e il mondo “più sicuri” di fronti ai pericoli della tirannia. Dopo mesi di stallo a Capitol Hill, Joe Biden mette a segno un’importante vittoria sia in chiave elettorale che sul fronte della politica estera con l’approvazione definitiva della sua legge di spesa da 95 miliardi, di cui una prima tranche da un miliardo destinata alle forze di Volodymyr Zelensky nell’ambito di un totale di 60,8 per l’Ucraina che comprende anche aiuti umanitari ed economici. Ma la notizia è anche che Washington un mese fa ha segretamente inviato i missili a lungo raggio Atacms, che Kiev chiede da quasi due anni. Gli aiuti, ha assicurato il commander-in-chief subito dopo aver firmato il provvedimento, partiranno “nei prossimi giorni” ed arriveranno in Ucraina entro la fine di questa settimana.


Biden ha firmato gli aiuti a Ucraina e Israele e il bando per Tiktok


 

Nella lista ufficiale diffusa dal Pentagono sulla prima tranche da un miliardo ci sono sistemi di difesa aerea, proiettili di artiglieria, veicoli corazzati e armi anticarro che si trovano già nei depositi americani in Europa. Tuttavia, secondo indiscrezioni di Politico, un mese fa gli americani avrebbero già spedito a Kiev gli agognati Atacms, che Washington ha sempre negato a Zelensky per il timore di un’escalation con la Russia. E anche se lo scorso ottobre il dipartimento della Difesa aveva mandato in Ucraina, senza troppa pubblicità, quelli a medio raggio, il leader di Kiev aveva continuato a premere per un’arma che potesse colpire oltre le linee di Mosca. I circa 200 missili a lungo raggio sarebbero arrivati a marzo, all’interno di un pacchetto da 300 milioni di dollari, e sarebbero già stati utilizzati due volte dall’esercito ucraino per colpire un aeroporto militare russo in Crimea mercoledì scorso e le truppe russe nel sud-est del Paese durante la notte di martedì. All’epoca membri chiave del Congresso erano stati informati della spedizione segreta di Atacms ma l’amministrazione Biden non aveva fatto nessun annuncio pubblico. Stando a quanto ha rivelato un alto funzionario dell’amministrazione americana, inoltre, anche in questo nuovo pacchetto ci saranno i potenti missili, capaci di colpire fino a 300 km. Per Biden, che ha ringraziato lo speaker repubblicano Mike Johnson per aver sbloccato la legge alla Camera sfidando gli estremisti trumpiani, si tratta di “un investimento” nella sicurezza degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Video Ok del Congresso Usa a pacchetto aiuti Ucraina

 

“L’America non si piega a nessuno, men che meno a Vladimir Putin”, ha avvertito il presidente americano assicurando che gli Stati Uniti “sconfiggeranno i dittatori nel mondo”. “Se i nostri partner sono più forti lo siamo anche noi”, ha sottolineato promettendo, ancora una volta, di non “lasciare da soli” i Paesi amici. Zelensky da parte sua ha ringraziato il Senato americano per aver approvato la legge definendo il prossimo invio di armi un “aiuto vitale” per le sue forze. “Le armi a lungo raggio, l’artiglieria e la difesa aerea sono strumenti fondamentali per ripristinare la pace il prima possibile”, ha dichiarato il leader ucraino che non ha menzionato esplicitamente gli Atacms. Con questo tipo di armi comunque gli ucraini sono stati in grado di infliggere gravi danni alle forze del Cremlino, come dimostrano i video pubblicati dagli abitanti delle zone colpite mercoledì scorso, dove si vedevano incendi devastanti e le finestre delle case vicino all’aeroporto distrutte dall’esplosione. “La chiave ora è la velocità. La velocità di attuazione degli accordi con i partner sulla fornitura di armi per i nostri guerrieri. La velocità con cui si eliminano tutti i piani russi per eludere le sanzioni. La velocità nel trovare soluzioni politiche per proteggere le vite dal terrorismo russo”, ha sottolineato ancora il presidente ucraino. “Ogni leader che non perde tempo è un salvavita. Ogni Stato che sa agire rapidamente salvaguarda l’ordine mondiale basato su regole. Ringrazio tutti coloro – ha detto Zelensky – che nel mondo aiutano il nostro popolo a ripristinare una vita normale dopo gli attacchi russi. Ringrazio tutti coloro che aiutano i nostri guerrieri a difendere le città e i villaggi dell’Ucraina dal male russo”.pristinare una vita normale dopo gli attacchi russi. Ringrazio tutti coloro che aiutano i nostri guerrieri a difendere le città e i villaggi dell’Ucraina dal male russo”.

Video Doha, Russia e Ucraina pronte allo scambio dei bambini sfollati

 

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Sofia Goggia imita Francesca Fagnani: 'Lei che belva si sente?'

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La campionessa di sci immagina intervista sul suo allevamento di galline
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>>>ANSA/ Challengers, per Guadagnino a tennis si gioca in tre

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(di Francesco Gallo)
Nel campo da tennis di Challengers si
gioca in tre: due uomini e una donna. Un classico triangolo in
cui ognuno, di volta in volta, ama l’altro e poi lo odia. Questo
lo scenario dell’ultimo film di Luca Guadagnino, in sala da oggi
distribuito dalla Warner Bros. Pictures.

   
Da una parte c’è la bellissima Tashi Duncan (l’attrice, cantante
e ballerina Zendaya), ex prodigio del tennis diventata, suo
malgrado, allenatrice dopo un incidente sul campo, una donna
irresistibile e anche troppo consapevole del suo fascino. E
dall’altra due tennisti più che amici: il regolare, affidabile e
bello Art Donaldson (Mike Faist) e l’inaffidabile talentoso e
folle Patrick (Josh O’Connor).

   
Entrambi si innamorano subito di Tashi e lei rivela il suo
carattere trasgressivo e aperto coinvolgendoli a letto dove
tutto diventa fluido.

   
Con la fotografia calligrafica e sensuale di Sayonbhu Mukdeeprom
che indugia su sudore e nudi maschili e la colonna sonora
sperimentale sincopata e a tutto volume dei premi Oscar Trent
Reznor e Atticus Ross (Soul, The Social Network, Bones and All),
Challengers va avanti e indietro nel tempo, seguendo le vicende
di questo terzetto tra incontri di tennis e d’amore.

   
E questo fino al crescendo finale: ovvero la partita-duello
definitiva tra Art e Patrick.

   
È passato molto tempo dal loro primo incontro, ora Tashi Duncan
è sposata ad Art, diventato nel frattempo un fuoriclasse grazie
alla sua guida, ma ultimamente il campione è reduce da tutta una
serie di sconfitte che lo hanno reso insicuro. Così quando Tashi
scopre che il marito sta per sfidare in finale di torneo quel
Patrick, suo ex ancora molto preso da lei, capisce che non sarà
una sfida solo sportiva. Nel match finale molto bello, ritmico
(tanto da farti venire la voglia di ballare) ed epico allo
stesso tempo si tratterà di capire quale sarà nel triangolo la
coppia a prevalere.

   
Il candidato all’Oscar e al BAFTA Luca Guadagnino (Chiamami col
tuo nome, Io sono l’amore) ha diretto il film – che avrebbe
dovuto aprire l’ultima Mostra del cinema di Venezia, ma fu
ritirato per via dello sciopero degli attori –
da una sceneggiatura di Justin Kuritzkes mentre i produttori
sono lui stesso, Amy Pascal, Zendaya e Rachel O’Connor, con
Bernard Bellew in veste di produttore esecutivo.

   
Vedere in Challengers qualcosa di The Dreamers di Bernardo
Bertolucci è anche troppo facile. D’altronde Guadagnino non ha
mai nascosto l’ammirazione per questo regista a cui sta appunto
dedicando un documentario che si intitolerà Joie de vivre.

   
E non finisce qui, il regista ha appena finito di girare Queer
ancora da una sceneggiatura di Justin Kuritzkes e basato sul
romanzo omonimo del 1985 di William S. Burroughs con
protagonista Daniel Craig.

   
Frase cult di Challengers solo apparentemente scontata: “Non
considerare vinta una partita se non è ancora finita”.

   

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