Ultimo aggiornamento 13 Agosto, 2018, 05:06:17 di Maurizio Barra
DALLE 10:00 DI DOMENICA 12 AGOSTO 2018
ALLE 05:05 DI LUNEDì 13 AGOSTO 2018
Arriva il 12 agosto in tutte le radio, in streaming e digital download ‘La stessa’, il singolo di Alessandra Amoroso, proprio nel giorno del 32/o compleanno dell’artista. Annunciato dalla cantante sui suoi profili social.
il brano in poche ore ha debuttato direttamente al numero 1 di iTunes. Dopo il successo del precedente multiplatino ‘Vivere a colori’, con tutti i singoli ai vertici delle classifiche e dell’airplay radiofonico, ‘La stessa’ anticipa l’uscita del nuovo album di inediti di Alessandra Amoroso, atteso in autunno.
La festa finale di RisorgiMarche 2018, non solo un concerto, non solo una jam tra musicisti, ma una giornata di appartenenza e di amicizia, un evento che ha conquistato oltre 70 mila persone giunte da tutta da tutta Italia, raccontata una settimana dopo dal punto di vista del grande protagonista, Jovanotti. E’ lo speciale ‘RisorgiMarche-Jovanotti’, realizzato da Michele Lugaresi e voluto dallo stesso artista, disponibile dal 12 agosto sulla JovaTv.”Qualcuno dice 70 mila, per me molto di più… eravamo UNO!” ha commentato Lorenzo a margine del pomeriggio. Per l’occasione Jovanotti ha realizzato un set speciale con Riccardo Onori (chitarra), Leo Di Angilla (Percussioni), Gianluca Petrella (fiati e piano) e l’amico marchigiano, compagno di avventure da oltre 28 anni, Saturnino. “Qualche mese fa, attraverso Saturnino, mi è arrivato l’invito a partecipare a questa bella manifestazione”, ha spiegato Lorenzo. “L’avevo seguita sui social già dalla prima edizione e l’ho trovata spontanea, vera. Prima di dare l’ok ho aspettato di capire se sarei stato in piedi a fine tour, in grado di suonare. Poi ho pensato che ce l’avremmo fatta e ho convocato una formazione super essenziale dei miei musicisti ed eccoci qui! È stato un concerto indimenticabile in un’atmosfera vera, intensa, emozionante è molto divertente”.Il 5 agosto alle 16:30, sui prati di Matelica, nei pressi dell’Abbazia di Roti, c’è stato l’appuntamento più atteso: 70 mila tra giovani, anziani e famiglie intere, dopo una camminata di 8 km sotto il sole cocente, hanno festeggiato con Lorenzo la chiusura della manifestazione ideata lo scorso anno da Neri Marcorè. “Il concerto di Lorenzo è stato l’emblema di RisorgiMarche in termini di partecipazione del pubblico, di amore e sostegno per le comunità e le attività della mia terra colpita dal sisma, di riscoperta e frequentazione di un territorio bellissimo e accogliente, di grande civiltà e rispetto tra persone e dell’ambiente naturale. Al tempo stesso è stato acme di gratificazione e soddisfazione per me – ha sottolineato Marcorè – e per le persone che hanno lavorato da parecchi mesi per la riuscita del festival, dalla direzione esecutiva, allo staff organizzativo, all’ufficio stampa. Tutto è stato perfetto ed encomiabile, e non era affatto scontato né facile. Sono grato a ognuno di loro, oltre ovviamente a Lorenzo e ai suoi musicisti che hanno dato vita a uno spettacolo unico che resterà indimenticabile nei cuori di chi l’ha vissuto di persona”.Lo speciale a cura di Michele Lugaresi, storico collaboratore di Lorenzo, è stato interamente girato dagli operatori di RisorgiMarche, che hanno messo a disposizione la loro esperienza e il loro talento per la propria terra. Con lo stesso spirito hanno partecipato tutti i collaboratori di Jovanotti.
“Ecco, io sul set sono così: sempre foglio in mano. La sceneggiatura è la mia bombola d’ossigeno”. Si guarda in una foto di scena Beppe Fiorello. Giacca e cravatta, operai intorno, “è la prima delle due storie in cui mi vedrete quest’inverno – racconta – Tutte storie vere, italiane. Una del Nord e una del Sud”. Su Rai1 è attesa nella prossima stagione Il mondo sulle spalle, diretta da Nicola Campiotti, prodotta da Picomedia con Rai Fiction e ispirata alla storia vera di Enzo Muscia. “Al centro, il tema del lavoro – dice l’attore – E’ la storia di un piccolo imprenditore italiano che non ci sta alla barbarie delle imprese chiuse dall’oggi al domani”. Così Muscia, oggi Cavaliere al merito della Repubblica italiana, per poter lavorare diventa il padrone dell’azienda che lo ha licenziato (insieme ad altre 300 persone), mettendo in gioco tutto quello che ha. Per sé e per gli altri, nonostante la malattia del figlio e i mille ‘no’ delle banche.La seconda storia (più volte rimandata e ancora senza data di messa in onda) è Tutto il mondo è paese, fiction diretta da Giulio Manfredonia per Picomedia, Ibla Film e Rai Fiction, ispirata al modello di accoglienza e integrazione della cittadina di Riace e al suo sindaco Domenico Lucano, che il Fortune ha messo al 40/o posto tra le persone più influenti al mondo. Lucano è tornato proprio in questi giorni al centro delle cronache per la protesta contro la mancata erogazione dei fondi per il progetto Sprar per i migranti, a seguito delle ispezioni amministrative avviate nei mesi scorsi dal Viminale.”La fiction – sottolinea l’attore – è il racconto di una Calabria come non si è mai vista. Scardiniamo lo stereotipo più arcaico di una Calabria omertosa, ‘ndranghetista, per una storia futurista, visionaria, di una terra che ha visto oltre il futuro. Che Italia che abbiamo! – si entusiasma – Mi piace andare a scovare questi personaggi che nessuno conosce, ma che sono eroi del quotidiano. Li cerco perché questa è un’Italia migliore”. Suo fratello, Fiorello lo showman, tante volte lo ha preso bonariamente in giro per il suo essere salutista, per scegliere sempre ruoli positivi e per finire spesso ucciso. “Non sono bacchettone, sfatiamo questo mito – ride Beppe – Al cinema per Winspeare e anche a teatro, in Delitto per delitto, ho interpretato più volte personaggi negativi. Come diceva la giallista Patricia Highsmith in ogni uomo si nasconde un assassino. Dipende dalla carta che la vita ti presenta. Quindi occhio – sorride – che posso essere pericoloso anche io”.Poi, più serio, riflette. “Adoro i crime. Attenzione però alle tendenze, perché il nostro è un mestiere importante. La cinematografia è un’opera d’arte che condiziona la vita degli altri. Domenico Modugno cambiò le sorti del paese con una canzone. Allargò le braccia e intonò: Volare. Il giorno dopo è scoppiato il boom economico del ’58. Ne sono certo, grazie a quella canzone lì che dava l’immagine di un’Italia meravigliosa, positiva”, sottolinea Beppe Fiorello, che si prepara anche a riportare in teatro ‘Penso che un sogno così…’, il suo show ispirato a Modugno. “Il crime – prosegue – mi piace, ma se diventa una tendenza continua e unica mi preoccupo. Dal punto di vista artistico, perché ci appiattiamo. E dal punto di vista sociale, perché creiamo modelli. Quando hai raccontato la storia di Pablo Escobar, hai raccontato tutto. Gli altri sono surrogati. Serve un’alternanza: melò, crime, comico… Oggi sembra sempre più figo recitare in un crime e più vecchiotto fare su Rai1 gli eroi positivi. Quando invece è molto più difficile, perché hai a che fare con persone viventi. Raccontare la realtà è molto più complicato. La Rai in questo è rivoluzionaria”.Tra tanta fiction, niente show invece in tv, almeno per ora. “Baglioni è in cerca di una spalla? Conosco un ortopedico bravissimo – scherza a proposito delle indiscrezioni che lo vorrebbero sul palco dell’Ariston -. Sanremo, l’ho sempre detto, sarebbe per me un onore. Con Claudio ancora di più. Ma perché ogni anno mi chiedete di Sanremo, perché potrei farlo? Dite?”.
Helsinki, estate 1962. Olli Mäki, (Jarkko Lahti) timido giovane pugile peso piuma in corsa per il campionato del mondo, ha fondamentalmente due problemi. Intanto ha pochissimo tempo per perdere i tre chili di peso utili per poter sfidare il detentore del titolo, il temibile nero americano Davey Moore (John Bosco Jr.) e poi, problema dei problemi, si è appena innamorato di Raija (Oona Airola) e non riesce più a concentrarsi.
Tutta qui la trama de ‘La vera storia di Olli Mäki’ di Juho Kuosmanen, film in bianco e nero mille miglia lontano dall’epica di Rocky Balboa, che arriva in sala dal 16 agosto con Movie Inspired.
Opera prima del regista che guarda al maestro Aki Kaurismaki, racconta di questo ragazzo semplice e di umili origini (faceva il fornaio prima della boxe) che non perde mai la testa pur avendo la sua grande occasione: diventare non solo una celebrità mondiale, ma anche un eroe nazionale, visto che il campionato del mondo si svolge, eccezionalmente, nella sua Helsinki.
Ma tutta la retorica dei film sulla boxe qui non c’è. Intanto Olli non viene affascinato né dal piombare dalla sua provincia nella capitale, né dal trovarsi schiacciato dentro una macchina mediatica che lo rende protagonista del documentario di una tv locale che pensa di sfruttare l’avvenimento.
Tutto in ‘Olli Mäki’, miglior film al Festival di Cannes a Un Certain Regard, resta nel segno dell’umanità. Anche il suo manager, Eeli Ask (Eero Milonoff) non è affatto un eroe, un vincente. Anzi, ospita Olli insieme a Raija nella sua casa, cedendogli l’unica stanza disponibile, quella dei bambini con tanto di letto a castello. Insomma è un manager che non ha una lira e una moglie che gli tira le tazzine del caffè quando si arrabbia.
Neppure l’amore, poi, nel film, ammicca all’intrattenimento, al mainstream. L’Adriana di Olli, ovvero Rajia, a un certo punto lo molla e torna al suo paesello. E sarà lui ad inseguirla, abbandonando l’allenamento per prendere il primo treno disponibile.
Infine, anche la dieta di Olli è umana. Quando si ritrova a un pranzo e gli offrono qualcosa, trova difficile dire no alle tentazioni, perché in fondo è solo un uomo come tanti.
I fan di 007 avevano già iniziato a dividersi nei commenti in rete sull’opportunità del primo James Bond di colore. Ma le illazioni sulla possibilità che a vestire i panni dell’agente segreto al servizio di sua maestà britannica, raccogliendo il testimone da Daniel Craig, possa essere Idris Elba sono – almeno per ora – destinate a rimanere tali. Dopo un enigmatico tweet che per qualche ora ha alimentato le voci (“My name’s Elba, Idris Elba”), è lo stesso attore a gelare i rumors postando, ancora su Twitter, una presa di distanze: “Don’t believe the hype”, “non credete a quello che si dice in giro”.Dell’attore britannico, un metro e 90 di muscoli, 45 anni, noto per le serie tv The Wire e Luther e al cinema per le interpretazioni in blockbuster come Pacific Rim, la saga Marvel di Thor o Star Trek Beyond, si parla da anni come possibile Bond, ma le voci non hanno mai trovato conferma né smentita. Negli ultimi giorni, però, il suo nome è tornato alla ribalta come possibile successore di Craig, che ha già annunciato che il prossimo film della saga, il 25/o – diretto da Danny Boyle e atteso in sala a novembre 2019 – sarà l’ultimo per lui. Complice il Daily Star, secondo cui il regista Antoine Fuqua, candidato per dirigere il successivo film della serie, avrebbe rivelato che la Barbara Broccoli, da oltre vent’anni boss della saga, avrebbe detto che “è ora” che un attore non bianco interpreti Bond. Lo staff di Fuqua ha tuttavia smentito: “Non ha mai avuto una conversazione con Barbara sul franchise o su qualsiasi scelta sul casting. È tutto inventato”, ha precisato a Hollywood Reporter. Anche gli agenti di Idris Elba hanno fatto sapere di non essere a conoscenza di tali colloqui.Intanto del nuovo Bond si sa soltanto che uscirà l’8 novembre 2019 e che sarà interpretato per la quinta volta da Craig, sesto attore a vestire i panni di 007 dopo Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton e Pierce Brosnan. Tra i possibili candidati alla successione, oltre a Idris Elba, si fanno – tra gli altri – i nomi di Tom Hardy, Michael Fassbender e Aidan Turner.
Lina Wertmuller, la “signora con gli occhiali bianchi”, l’autrice di alcuni dei più grandi successi del cinema e della televisione italiana, da “Gian Burrasca” a “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, prima donna candidata all’Oscar per la regia, festeggia il 14 agosto il suo 90/o compleanno. E’ un traguardo che raggiunge con la consueta ironia, puntualizzando: “Gli anni ci sono e si sentono… ma lavorando mi sono divertita tutta la vita e non è poco”.Nata a Roma il 18 agosto del 1928 da un avvocato lucano di lontane origini svizzere e da madre romana, ha conservato a lungo un legame intimo con la terra d’origine (il paesino di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza) che avrebbe raccontato con affettuoso occhio satirico nel suo film d’esordio “I basilischi” del 1963. A 17 anni si iscrive alla scuola di teatro di Pietro Sharoff e poi fa la burattinaia per un’artista del genere come Maria Signorelli, ma il suo legame con lo spettacolo data dai banchi di scuola, dall’amicizia durata tutta la vita con Flora Carabella, poi moglie di Marcello Mastroianni. E’ lei a spingerla a frequentare Cinecittà e dintorni, è lei a farle conoscere Federico Fellini con cui lavora da aiuto-regista ne “La dolce vita”.Intanto si fa le ossa in palcoscenico dove avrà maestri come Giorgio De Lullo ma anche Garinei&Giovannini. Sono le due anime che metterà in mostra lavorando per il grande e piccolo schermo: commedia e cinema d’impegno, satira e realismo popolare. Nel 1956 è già tra gli autori (riconosciuti) della prima “Canzonissima” per la Rai e sui set del cinema italiano è già una figura familiare, piccola, nervosa, determinata e pronta a tutti i mestieri pur di imparare in fretta. Ha amici fedeli, da Suso Cecchi d’Amico a Luchino Visconti, da Marcello Mastroianni a Enzo Garinei, da Franco Zeffirelli (con cui scriverà la sceneggiatura di “Fratello sole, sorella luna”) a Francesco Rosi.Il ’63 è il suo anno d’oro: debutta come regista al cinema e le viene affidata la riduzione televisiva di uno dei libri per ragazzi più popolari: “Il giornalino di Gian Burrasca”: Lina ha l’intuizione geniale di affidare il ruolo principale a Rita Pavone (in abiti maschili) e nel ’64/65 gli otto episodi trasmessi dal primo canale della Rai battono ogni record. Da quel momento la Wertmuller diventa una “firma” apprezzata e ricercata. Sceglie il cinema e inanella continui successi, specie quando metterà insieme una “coppia d’oro” di interpreti come Giancarlo Giannini e Mariangela Melato con cui trionfa in “Mimì metallurgico ferito nell’onore” (1972) e due anni dopo in “Travolti…”.Comincia qui la sua passione, quasi un marchio di fabbrica, per i titoli chilometrici. Con l’amico Giannini dividerà l’avventura all’Oscar (ben quattro candidature tra cui quella per la regia – ed è la prima nomination per una donna – e quella per il miglior attore) di “Pasqualino Settebellezze (1975). Con lo scenografo Enrico Job dividerà invece la vita in un sodalizio coniugale e professionale durato fino alla morte di Job nel 2008. Insieme hanno avuto una figlia, Maria Zulima Job. La carriera di Lina Wertmuller è talmente ricca di premi, trionfi, sorprese che è difficile sceglierne i momenti salienti: basti ricordare il trionfale ritorno alle vette del box office con “Io speriamo che me la cavo” del 1992 con Paolo Villaggio o la complicità con Sophia Loren sviluppatasi tra cinema e televisione in ben tre collaborazioni da “Sabato domenica e lunedì” (da De Filippo) nel 1990 a “Peperoni ripieni e pesci in faccia” (2004). Grazie a Sophia la Wertmuller ha riscoperto una sensibilità napoletana che le ha fruttato nel 2015 la cittadinanza onoraria. Sul tavolo di casa troneggiano i suoi infiniti premi fino al David di Donatello alla carriera del 2010.Dieci anni fa diceva: “Stento a calarmi nei panni dell’ottantenne, ho sempre avuto uno strano rapporto con l’ età. Quello che conta è se sei rincoglionito oppure no, allora non cambia se hai 80 anni oppure 50”. E oggi di certo sottoscrive le stesse parole, con una segreta vena di malinconia in più.
– Debutto oltre le attese per Shark – Il primo squalo al box office Usa: l’horror fantascientifico di Jon Turteltaub con Jason Statham (titolo originale The Meg), con un megalodonte preistorico che riemerge dalle profondità dell’oceano e porta morte e distruzione, incassa nel primo week end 44,5 milioni di dollari, spodestando dalla vetta Mission Impossible: Fallout, sesto episodio del franchise con Tom Cruise (20 milioni di dollari nel fine settimana, 162 in totale).
Scivola al terzo posto Ritorno al bosco dei 100 acri, con Ewan McGregor-Christopher Robin ex bambino che ritrova il suo Winnie Pooh e gli incanti dell’infanzia: il film di Marc Forster ottiene 12,4 milioni di dollari nel week end (50 milioni in totale). Seguono due new entry: Slender Man, horror di Sylvain White che arriverà in Italia a settembre (11,3 milioni di dollari), e BlacKkKlansman (10,8 milioni di dollari) il nuovo film di Spike Lee sul Ku Klux Klan, uscito in coincidenza con il primo anniversario dei fatti di Charlottesville.
