Ultimo aggiornamento 27 Agosto, 2018, 08:30:43 di Maurizio Barra
DALLE 12:00 DI DOMENICA 26 AGOSTO 2018
ALLE 08:30 DI LUNEDì 27 AGOSTO 2018
Un Rossini invecchiato, ma sempre appassionato. L’inseparabile pianoforte. E sullo sfondo, lo sciabordio delle onde. Il lago Maggiore si trasforma nel Golfo di Napoli per Ma se mi toccano, spettacolo scritto da Maurizio De Giovanni per il festival Il Teatro sull’Acqua, la kermesse diretta da Dacia Maraini, che torna ad Arona (NO) dal 5 al 9/9, con anteprima il 4, per il romanzo della scrittrice, Tre donne, e il presidente dei Librai italiani Paolo Ambrosini.
In tutto, 5 giorni di spettacoli da La scortecata di Emma Dante a Scena dalla frontiera con Davide Enia. Più i dialoghi, quest’anno con protagonisti Massimo Cacciari e Maria Pia Veladiano su Le parole e il sacro, il Premio Strega Giovani Lia Levi sugli ottant’anni delle Leggi razziali del ’38, Alessandro Robecchi, il risorgimento siciliano di Simona Lo Iacono, le origini di Adelphi con Cristina Battocletti e ancora Daria Bignardi, Paolo Giordano e Marco Balzano. Chiudono per Fuori Festival, il 23/9, Gino Strada e il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi
-Nell’epoca in cui si comunica con i social, i film si vedono sullo smart phone, anche la musica si deve adeguare, diventare 4.0. E teatri e musicisti si devono ‘modernizzare’, secondo Nicola Campogrande, il direttore artistico del festival MiTo che dal 3 al 19 settembre offrirà 125 appuntamenti fra Milano e Torino. Concerti non solo a prezzi ridottissimi ma in luoghi anche insoliti(come le Officine Grandi Riparazioni di Torino), con un’introduzione di 4 minuti per accogliere e coinvolgere il pubblico, con programmi non scontati (molte le prime esecuzioni assolute o italiane) legati tutti da un unico tema: la danza. “I teatri e i musicisti si devono svecchiare – ha detto – e MiTo sta dimostrando che si può fare” con un pubblico molto eterogeneo che affolla ogni appuntamento a dimostrazione che “la musica classica è viva e palpitante”. Questo non significa fare programmi ‘facili’ ma nuovi “diversi da quelli che si fanno da cento anni sempre uguali”, con un occhio in particolare ai compositori contemporanei (140 eseguiti quest’anno). L’inserimento di brani ‘nuovi’ è uno degli elementi dello svecchiamento che Campogrande vorrebbe si estendesse a tutti i teatri. Nel caso di MiTo un esempio di questa pratica è il concerto d’apertura del festival con la Royal Philharmonic Orchestra che eseguirà un grande classico come l’Uccello di fuoco di Stravinskij ma anche la Träumerei, da Kinderszenen di Schumann nell’orchestrazione di Victoria Borisova-Ollas dall’originale per pianoforte, una prima assoluta in Italia. Sul palco a dirigere una donna, Marin Alsop, come donna è la solista, la violinista (e compositrice) Julia Fischer. Molte infatti sono le presenze femminili significative del festival come la star assoluta Martha Argerich che si esibirà al pianoforte con l’orchestra giovanile dello Stato di Bahia, o la percussionista sorda Evelyn Glennie o la pianista Zee Zee. Non si tratta di quote rosa però. “E’ una coincidenza – ha spiegato Campogrande – ed è il segno dei tempi. Il mondo è pieno di musiciste di talento ed è normale che siano al festival”. Insomma MiTo conferma la sua vocazione ‘contemporanea’ anche in questo: “siamo lo specchio dei tempi”. I musicisti, ha assicurato il direttore artistico, abbracciano il nuovo approccio con entusiasmo. Il violoncellista Enrico Dindo, ad esempio, ha accettato “con entusiasmo” di inserire nella sua esibizione con l’orchestra sinfonica della Rai Azul di Osvaldo Golijov “un pezzo scritto per Yo Yo Ma, nonostante sia lungo e virtuosistico”. Nel cartellone di MiTo figurano grandi orchestre come la Filarmonica della Scala diretta da Chung, il Kronos Quartet in esclusiva dagli Stati Uniti. E c’è spazio anche per una nuova collaborazione che ha creato uno spettacolo in prima assoluta con musiche commissionate da MiTo a Giorgio Colombo Taccani eseguite da Sentieri selvagggi e una coreografia commissionata da Torinodanza e MilanoOltre a Diego Tortelli danzata da Aterballetto. Quest’anno poi a MiTo è arrivato anche un contributo statale di 195 mila euro, che vengono dal Fondo Unico per lo Spettacolo. Non molto rispetto al bilancio di quasi 4 milioni ma comunque “un bel segnale” ha concluso Campogrande.
E’ morto a 91 anni in una clinica di Manhattan per le complicazioni di una polmonite lo scrittore e drammaturgo Neil Simon. Lo annuncia il suo amico Bill Evans.
Nato a New York il 4 luglio del 1927, Simon è stato tra i più prolifici e acclamati autori teatrali della seconda metà del Novecento. Tanti i suoi lavori adattati per il cinema, tra cui A piedi nudi nel parco
, La strana coppia
, I ragazzi irresistibili
. Partito come autore televisivo, ha al suo attivo più di 40 commedie rappresentate a Broadway sin dal 1961. Si va dall’humor anni ’60 (A piedi nudi nel parco, La strana coppia, Appartamento al Plaza) ai lavori più introspettivi e autobiografici degli anni ’70 e ’80 (Il prigioniero della Seconda Strada, Capitolo secondo, Biloxi Blues, Risate al 23º piano). Nella lunga carriera ha scritto anche libretti di opere musicali e sceneggiature cinematografiche dando voce alla middle-class americana. Ha avuto 4 mogli. La seconda, l’attrice Marsha Mason, è stata spesso protagonista delle sue commedie.E’ morto a 91 anni in una clinica di Manhattan per le complicazioni di una polmonite lo scrittore e drammaturgo Neil Simon. Lo annuncia il suo amico Bill Evans. E’ stato il più prolifico e tra i più acclamati autori teatrali della seconda metà del Novecento.
– Con un incasso in questo weekend di 25 milioni di dollari è ancora Crazy & Rich, il film di Jon M.
Chu, il re del box office americano, seguito dall’horror Shark il primo squalo (The Meg) che alla sua terza settimana di programmazione nelle sale Usa raccoglie altri 13 milioni di dollari per un totale che supera i 105 milioni (sempre sotto all’investimento iniziale che è stato di 130 milioni di dollari). In terza posizione, unica novità tra i primi cinque titoli, si piazza l’umorismo scorretto di Pupazzi senza gloria la commedia horror con Melissa Mc Carthy ambientata in un mondo dove umani e pupazzi convivono (da noi esce il 18 ottobre) che nel suo primo weekend di programmazione incassa 10 milioni di dollari a fronte di un budget di 40. Quarto, nelle sale Usa già da cinque settimane, Mission Impossible Fallout, sesto capitolo della saga con Tom Cruise che con gli 8 milioni di questa settimana arriva a quasi 194 milioni di dollari (Da noi esce il 29 agosto).Quinto il Ritorno al bosco dei 100 acri, sequel di Winny the Pooh che alla sua quarta settimana di programmazione raccoglie 6,4 milioni per un totale di 77,6. Nelle nostre sale si vedrà a partire dal 30 agosto.
– Sono in 18 e, almeno sulla carta, tutti forti i film in concorso che sfideranno le tre opere italiane in questa 75/ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che si apre mercoledì. E se l’Italia mette in campo un remake d’autore,SUSPIRIA di Luca Guadagnino, CAPRI – REVOLUTION, omaggio all’isola, tra storia e mito, firmato da Martone e CHE FARE QUANDO IL MONDO È IN FIAMME documentario sul sempreverde razzismo USA, il resto del mondo, da parte sua, spazia tra tutti i generi, dalla fantascienza al thriller, dalla commedia al dramma. Ecco, in sintesi, le trame dei 18 film ‘contro’.
Apertura con un super-candidato agli Academy come FIRST MAN di Damien Chazelle. Già vincitore di 6 oscar con ‘La La Land’ il regista torna a lavorare con Ryan Gosling e gli fa vestire i panni dell’astronauta Neil Armstrong, primo uomo sulla luna nel 1969. Sempre dagli Usa arriva THE BALLAD OF BUSTER SCRUGGS dei fratelli Coen, targato Netflix, la surreale ironia con risvolti noir dei due registi americani questa volta alle prese con un’antologia western in sei racconti. Julian Schnabel, in questo caso prima pittore che regista, mette mano con AT ETERNITY’S GATE alla vita del grande Van Gogh interpretato da Willem Dafoe. Focus sugli anni trascorsi dall’artista nel sud della Francia prima di essere internato in manicomio. Rick Alverson porta in concorso l’infinita maledizione della famiglia Kennedy in una sorta di medical-history-drama dal titolo: THE MOUNTAIN. Ambientato negli anni Cinquanta, il film è ispirato alla storia vera del medico che eseguì, tra l’altro con pessimi risultati, una lobotomia su Rosemary Kennedy, figlia di Joseph Kennedy. VOX LUX del trentenne Brady Corbet con Natalie Portman, Jude Law, Raffey Cassidy e Stacy Martin, segue invece la scalata al successo di Celeste (Portman), popstar di fama internazionale che si ritroverà a confrontarsi con il tragico passato che ne ha segnato l’ascesa. L’australiana Jennifer Kent, unica regista in concorso e già autrice dell’horror The Babadook, porta al Lido THE NIGHTINGALE il più classico dei revenge movies. SUNSET di László Nemes è ambientato a Budapest nel 1913. Qui la Irisz Leiter arriva nella capitale ungherese inseguendo il sogno di diventare modista nella leggendaria cappelleria appartenuta ai suoi defunti genitori.
Con ZAN (KILLING) di Shinya Tsukamoto siamo in Giappone a fine periodo Edo. Qui un rōnin (samurai senza padrone) lavora come contadino. Nel suo stesso villaggio è alle prese con il mondo violento che lo circonda, ma il samurai si scopre incapace di uccidere. DOUBLES VIES (NON FICTION) di Olivier Assayas si annuncia come una commedia brillante. Alain (Guillaume Canet), editore parigino lotta per adattarsi alla rivoluzione digitale. FRÈRES ENNEMIS di David Oelhoffen è un classico polar nella Parigi contemporanea. Due amici cresciuti assieme si trovano ai lati opposti della legge: Manuel è un criminale, Driss un poliziotto. Quando il più grande affare di Manuel va storto, i due si rendono conto che hanno bisogno l’uno dell’altro.
Con ROMA a cinque anni da Gravity, Alfonso Cuaron torna al Lido, questa volta con un film prodotto da Netflix che racconta la vita di una famiglia borghese di Città del Messico a inizio anni Settanta, una famiglia che ricorda molto la sua. Ma il film parla anche di un evento storico, il massacro del Corpus Christi,la violenta repressione di una protesta studentesca avvenuta nel 1971.
Tra politica, storia, arte e introspezione arriva al Lido OPERA SENZA AUTORE di Florian Henckel Von Donnersmarck, Oscar nel 2007 per La vita degli altri. Ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta tre epoche di storia tedesca attraverso la vita dell’artista Kurt Barnert, il suo amore per Elisabeth e il problematico rapporto con il suocero. THE SISTERS BROTHERS di Jacques Audiard è un western-noir basato sull’omonimo romanzo del canadese Patrick DeWitt. Oregon, 1850: un cercatore d’oro, Hermann Kermit Warm, è inseguito da un famigerato duo di assassini, i Sisters: Eli e Charlie Sisters (Joaquin Phoenix). Un cercatore, Morris (Jake Gyllenhaal), si unirà ai due sicari nell’inseguimento.
PETERLOO di Mike Leigh racconta i fatti accaduti in questa località nel 1819 quando un pacifico raduno pro-democrazia a Manchester si trasforma in una strage. ACUSADA del giovane regista argentino Gonzalo Tobal è un giallo ispirato a un fatto di cronaca. Dolores, una studentessa, viene accusata anni dopo, della morte della sua più cara amica brutalmente assassinata. THE FAVOURITE del morboso regista greco Yorgos Lanthimos si ispira a fatti realmente accaduti alla corte della regina Anna (Olivia Colman) nell’Inghilterra a inizi 700. Al centro di tutto la rivalità tra due cortigiane: Sarah Churchill, Duchessa di Marlborough (Rachel Weisz) e Abigail (Emma Stone).
Con NUESTRO TIEMPO del messicano Carlos Reygadas si entra nella sua stessa vita. Interpretato dal regista e sua moglie nei panni di loro stessi, il film racconta la storia di questa coppia ‘aperta’, dove l’uomo deve a un certo punto affrontare il fatto che la moglie si è innamorata di un altro. 22 JULY del regista inglese Paul Greengrass ricostruisce la strage di Utoya (Norvegia) del 22 luglio 2011 dove 77 persone, per la maggior parte ragazzi, furono uccise dal giovane estremista Breivik. La strage e il processo che ne è seguito sono raccontati grazie alle parole di un sopravvissuto.
Una Romy inedita, che parla sottovoce, piange all’improvviso, si difende con scatti ribelli, e fa una confessione: era convinta che sua madre, Magda Schneider, avesse fatto sesso con Hitler. La rivelazione arriva dalla Bild, che ha anticipato un documentario in onda il 16 settembre sull’emittente ARTE, “una serata con Romy”, sulla celeberrima interprete di Sissi. Il nastro dell’intervista, mai ascoltato prima, è quello di un colloquio con Alice Schwarzer, che si svolse il 12 dicembre del 1976, per il magazine “Emma”. Ed è lei, la nota femminista tedesca, a raccontare, stando al tabloid, che l’attrice fosse “fermamente convinta che la mamma fosse andata a letto con Hitler”. Con Magda, che pure recitò nella serie Sissi, Romy Schneider avrebbe avuto sempre un rapporto complicato: non le perdonò – scrive ancora Bild – che avesse fatto visita a Hitler sull’Obersalzberg, dove il dittatore nazista aveva la sua residenza estiva. Dalla registrazione viene fuori tutta la fragilità della donna, che qualche anno dopo si sarebbe tolta la vita: schiacciata da una depressione, provocata anche dalla morte del figlio. Il colloquio è in francese: perché dopo sei anni a Parigi, e la perfidia della stampa tedesca, dice la stessa Romy, il francese era diventato la sua “madre lingua”. Sposata da poco con Daniel Biasini, la donna sembra confusa, a tratti scoppia in lacrime: “perché non dovrei piangere, mica sono un superuomo?”. A tratti si ribella, grida “Merde…” Emergono fatti non ancora noti della sua vita privata: il secondo marito della mamma avrebbe tentato più volte di andare a letto con lei: scappava in bagno per evitarlo. Nell’intervista, l’attrice racconta anche di quando, a Parigi con Alain Dalon, soffrisse di non avere più ruoli: “Ero molto invidiosa. Pensavo solo: che ne sarà adesso di me? Questo è anche il mio mestiere”. Come mai questo documento viene fuori soltanto adesso? Fu Romy Schneider, che oggi avrebbe 80 anni, a chiedere di non parlarne. “Non ho mai parlato con nessuno di questo, perché ho rispettato la sua volontà. Ma per capire la sua disperazione, la sua vulnerabilità, la sua ipersensibilità, si deve sapere anche questo. E adesso è bene dirlo”, afferma la Schwarzer. [print-me title=”STAMPA”]
