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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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Ultimo aggiornamento 20 Settembre, 2018, 22:14:21 di Maurizio Barra

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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DI GIOVEDì 20 SETTEMBRE 2018

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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

E’ morta Inge Feltrinelli.
Fotoreporter e poi editrice che voleva cambiare il mondo con i libri: ha avuto una vita straordinaria in cui c’è la storia del Novecento italiano ed europeo. Nata in Germania il 24 novembre 1930, figlia di ebrei tedeschi, Inge Schoenthal Feltrinelli, naturalizzata italiana, era “un vero vulcano di idee, curiosità, gentilezza” come l’aveva definita Amos Oz.

Parte dalla prima uscita del Corriere dei Piccoli, il 27 dicembre 1908, la mostra che racconta la storia e l’universo del primo giornale a fumetti dell’editoria italiana.L’esposizione,  allestita dal 13 ottobre 2018 al 13 gennaio 2019, sarà ospitata dallo Wow Spazio Fumetto del Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata di Milano.Il mitico numero uno del Corriere dei Piccoli risale a centodieci anni fa. Per quasi novant’anni ha affascinato più generazioni di lettori. Attraverso centinaia di numeri originali, scelti nell’archivio della Fondazione Franco Fossati, è possibile ripercorrere non solo la storia editoriale del mitico “Corrierino”, ma anche riscoprire i personaggi che hanno reso grande questo settimanale. Il primo numero del giornalino appare nelle edicole di tutta Italia, a 10 centesimi. Sotto la testata, disegnata da Antonio Rubino, appare l’indicazione “supplemento illustrato del Corriere della Sera”, il principale quotidiano italiano. Si conclude così una lunga gestazione, che si ispira in parte ai supplementi domenicali dei quotidiani statunitensi, tenendo conto di precursori italiani come il Giornale per i bambini (dove era nato Pinocchio) e il Giornalino della domenica di Vamba (dove appariva a puntate il “Giornalino di Gianburrasca”).

Il progetto è di una sociologa e scrittrice, collaboratrice del Giornalino della domenica: Paola Lombroso, figlia del celebre scienziato Cesare. Ai racconti in testo, alle rubriche e alle illustrazioni si affiancano i fumetti (come verranno chiamati soltanto decenni più tardi), quei “comics” che già da una decina d’anni stanno riscuotendo grande successo negli Stati Uniti. Una preziosa corrispondenza in proposito è conservata a Milano dalla Fondazione Corriere della Sera.

Al direttore del Corriere della Sera, Luigi Albertini, l’idea piace, ma è indeciso sull’affidare un progetto così importante ad una donna, così coinvolge Silvio Spaventa Filippi, già impegnato nel quotidiano e nelle altre testate supplementari, mentre a Paola Lombroso, 37 anni, coetanea dello Spaventa Filippi, nota al grande pubblico anche sotto lo pseudonimo di Zia Mariù, viene affidata la rubrica delle Lettere del nascente Corriere dei Piccoli, che vede la luce il 27 dicembre 1908.Paola Lombroso (che lascia la redazione nel 1912 disgustata dal sostegno del giornale alla conquista della Libia, ma rimane un punto di riferimento per la letteratura e per la didattica fino alle “leggi razziali” del 1938, che feriscono a sangue anche gli ambienti culturali e la migliore editoria italiana) viene qui raccontata per la prima volta in modo ampio, perché uno degli scopi della mostra è anche quello di segnalare le poche donne che sono state importanti nelle vicende artistiche ed editoriali del “Corrierino”, soprattutto in anni nei quali le porte delle redazioni erano piuttosto riservate agli uomini.Ampio spazio è quindi riservato a Grazia Nidasio, entrata in redazione giovanissima negli anni Cinquanta per accompagnare il Corriere dei Piccoli (e dal 1972 anche il Corriere dei ragazzi) per quarant’anni, con personaggi come Valentina Mela Verde e la Stefi, per fare solo due nomi entrati nella storia del Fumetto italiano.Per molti anni, dal 1908 al secondo Dopoguerra, sul Corriere dei Piccoli non vengono pubblicati i fumetti come li conosciamo oggi: al posto delle familiari nuvolette ci sono delle agili strofe in rima, poste sotto ogni vignetta, che raccontano e commentano. I memorabili testi del Corrierino saranno una delle ragioni dello straordinario successo del nuovo giornale e dei suoi indimenticabili personaggi, creati dai maggiori artisti italiani o provenienti da oltreoceano. Citiamo tra gli italiani il negretto Bilbolbul di Attilio Mussino (primo personaggio italiano, appare nel mitico n. 1), Quadratino di Antonio Rubino, il protobalilla Schizzo di Mussino che ci accompagna alla Prima guerra mondiale, il popolare e fortunatissimo Signor Bonaventura di Sto (l’attore e scrittore Sergio Tofano, che nella mostra merita un’evidenza speciale) nato nel 1917 e continuato fino agli anni Ottanta, e ancora Marmittone di Angoletta… Dagli Stati Uniti ne arrivano molti, da Buster Brown (da noi ribattezzato Mimmo, già in copertina nel primo numero) al gatto Felix, da Fortunello ad Arcibaldo e Petronilla, senza dimenticare Bibì, Bibò e Capitan Cocoricò con Tordella…La formula del giornalino si mantiene praticamente inalterata per molti anni: racconti, romanzi a puntate, poesie, rubriche e storie illustrate vengono alternate sapientemente fino alla Seconda Guerra Mondiale, uno spartiacque importante per la storia del Corriere dei Piccoli, che dopo il 25 aprile 1945 deve cambiare nome (soltanto per un anno) diventando Giornale dei Piccoli, e nel 1947 pubblica la prima storia con le nuvolette, “Il labirinto della morte”, disegnata da Nadir Quinto. Le pagine si riempiono di disegni di Grazia Nidasio e Leo Cimpellin, vere colonne redazionali per anni, oltre che autori eccellenti.

– Dopo il Disco di Platino di “Nero Bali”, scritta con Dario Faini per Elodie e Michele Bravi, Mahmood, giovane cantautore italo-egiziano nato e cresciuto nella periferia di Milano, torna a cantare la sua musica nel primo Ep, dal titolo “Gioventù bruciata”, in uscita domani, 21 settembre, per Island Records (con canzoni prodotte da Ceri, MUUT e Katoo).
Tra i brani del disco anche un featuring con Fabri Fibra, in “Anni ’90”, con il quale Mahmood torna a collaborare dopo l’esperienza lo scorso anno di “Luna”.
Il disco è stato anticipato dal singolo Milano Good Vibes, in radio da agosto. Mahmood, all’anagrafe Alessandro Mahmoud di madre italiana e padre egiziano, nel 2016 ha partecipato alla sezione giovani del Festival di Sanremo con il suo brano Dimentica.
– Disponibili dal 21 settembre, sulle piattaforme digitali, le prime sei tracce di Interno 7, il nuovo album di Tommaso Zanello alias Piotta. Le altre sette tracce, come a ricordare il tempo che fu e il lato A e B delle musicassette, arriveranno a una settimana di distanza, giorno in cui (28 settembre) uscirà anche il cd fisico che contiene le 13 tracce più bonus track “Di Noi – original version”.
Interno 7 è il nono album di Piotta. Un capitolo della sua carriera che rappresenta un concept sul tempo, la memoria, i ricordi, come quelli custoditi nella vecchia casa di famiglia, nei cassetti della stanza dove è cresciuto, in quell’Interno 7 che dà il titolo al disco. Il “lato A” è pubblicato in contemporanea con il video ‘Solo per noi’, un suggestivo clip realizzato da Glauco Citati dove scorrono i luoghi dell’adolescenza, che siano il “prato arrugginito di città” o il litorale del proprio cuore. Dal 27 ottobre, da Livorno, Piotta porterà in tour il suo nuovo lavoro.
(HIT REFRESH, ROI EDIZIONI, PP. 238) Il rinnovamento di Microsoft e l’evoluzione che il digitale sta portando nelle nostre vite. Ruota attorno al tema della trasformazione ‘Hit Refresh’, l’esordio editoriale di Satya Nadella, terzo amministratore delegato della storia del colosso di Redmond, approdato alla guida quattro anni fa. E’ scritto con Greg Shaw e Jill Tracie Nichols, e pubblicato in Italia da Roi Edizioni.
“Alla base di tutto troviamo noi umani e quella straordinaria qualità che chiamiamo empatia, che diventerà sempre più importante in un mondo dove un torrente di nuove tecnologie si appresta a sconvolgere lo status quo come mai prima d’ora”, scrive Nadella che ha preso il testimone di Steve Ballmer e dell’inossidabile Bill Gates, che ha fatto la storia della tecnologia insieme a Steve Jobs e ora si è dedicato alla filantropia. Nadella, dal suo ruolo di osservatore privilegiato, offre la sua lettura e le sue considerazioni sui temi dell’innovazione e della trasformazione condividendo al tempo stesso le tante storie di cambiamento che hanno influenzato la sua vita, portandolo dal ragazzo che giocava sui polverosi campi da cricket indiani a diventare Ceo di una delle più grandi società al mondo. Laureato in Ingegneria elettronica a 21 anni, Nadella ha lasciato Hyderabad, la città dell’India centro-orientale in cui è nato, per proseguire gli studi in ambito informatico negli Stati Uniti. Dopo aver lavorato per la Sun Microsystems, nel 1992 si è unito a Microsoft. Ora vive a Bellevue, Washington, con la moglie e i tre figli.
Partendo dalla sua storia personale e dagli aneddoti legati alla sua infanzia in India, Nadella racconta in primo luogo del suo trasferimento in America, dei suoi studi e della sua famiglia, soffermandosi ad esempio sulla nascita di suo figlio Zain, affetto da un grave handicap. Non mancano poi gli episodi curiosi, come quella volta in cui stracciò la sua green card per permettere alla moglie bloccata alla frontiera di ricongiungersi a lui. Ma Nadella racconta anche in che modo ha dato il via a una trasformazione senza precedenti all’interno di Microsoft, portando una nuova cultura in azienda orientata all’ascolto, alla collaborazione e alla focalizzazione sull’impatto che il digitale ha oggi su persone e organizzazioni. In Hit Refresh il Ceo di Microsoft parla anche di futuro e della prossima rivoluzione tecnologica basata sull’Intelligenza Artificiale, riflettendo sulle sue possibili implicazioni e sui vantaggi che potrà portare. “Satya ha tracciato un percorso per sfruttare al meglio le opportunità create dalla tecnologia e, allo stesso tempo, affronta senza paura le domande più difficili”, scrive Bill Gates nella prefazione del libro. Tutti i proventi della vendita sono destinati alle iniziative Microsoft Philantropies.

– Julien Perrin (Guillaume Canet) è un padre assente, separato dalla moglie da più di un anno, che si interessa poco del figlio adolescente, Mathys, pieno com’è di impegni all’estero e dalla storia con la sua nuova compagna. Ma una volta scomparso misteriosamente il bambino, tutto cambia per Julien che scopre, anche attraverso la violenza, la sua più autentica vocazione alla paternità. Tutto qui ‘Mio figlio’ di Christian Carion, thriller-familiare spesso iper-violento e con un finale forse troppo aperto, già alla Festa di Roma 2017 e ora in sala dal 27 settembre con Nomad Entertainment.
Come spiega il regista, “Mio figlio è la storia di un uomo che non sa bene a cosa va incontro e che si lascia andare ad azioni chiaramente non buone, esecrabili, illegali e punibili dalla legge, ma più che un thriller considero questo film la storia di un uomo che diventa padre”.
Un credibile Guillaume Canet (Last Night, Gli infedeli, The Beach) ci porta così lentamente nella sua notte, nel suo lato oscuro e da manager di successo diventa lentamente una sorta di ‘giustiziere della notte’.
Tutto parte quando Mathys scompare e la ex moglie, Marie (Melanie Laurent), disperata, lo chiama in aiuto. Julien, alla notizia, diventa subito preda dei sensi di colpa verso questo bambino che ha trascurato e si mette così subito in azione, non avendo alcuna fiducia delle indagini della polizia.
“Il film mi è venuto in mente parlando con Guillaume Canet – spiega il regista – che è stato subito molto entusiasta, forse perché era diventato papà da poco, proprio come era capitato a me. E stato così tutto deciso in pochi secondi. Gli ho detto: ‘Guillaume, voglio seguire una semplice idea. Il tuo personaggio è un uomo assente, sempre in viaggio. Torna a casa e scopre poi cose che non poteva neppure immaginare. Una situazione nella quale tu, come attore, ti potresti trovare davvero perché voglio reciti all’impronta senza conoscere la sceneggiatura. Sei disposto a rischiare?’. Canet è stato subito eccitato da questa idea. Ne abbiamo così riparlato – dice ancora Christian Carion – e abbiamo deciso che non volevamo solo un protagonista che non conoscesse la sceneggiatura, ma anche riprese in tempo reale.
Insomma affidare tutto al momento”.
‘Mio figlio’, conclude il regista francese, “Non è comunque Il giustiziere della notte e Canet non è Charles Bronson. Il film è piuttosto il viaggio di un uomo che si perde lungo la strada, vittima della paranoia e sopraffatto dai sensi di colpa.
Finisce così con l’agire in maniera irrazionale. Spero che tutto questo lo si possa alla fine comprendere senza accettare certo i comportamenti di Julien”.

– Ed Sheeran sarà in Italia la prossima estate per tre concerti negli stadi: si esibirà come headliner della seconda giornata del festival Firenze Rocks il 14 giugno alla Visarno Arena, poi allo Stadio Olimpico di Roma il 16 giugno e allo Stadio San Siro di Milano il 19.
Le tre date italiane sono state annunciate insieme a quelle di tutto il mondo, che fanno seguito al tour negli stadi in Sud Africa previsto per marzo e già sold-out. I nuovi concerti lo vedranno impegnato a maggio, giugno, luglio e agosto dell’anno prossimo con date in Francia, Portogallo, Spagna, Germania, Austria, Romania, Repubblica Ceca, Latvia, Russia, Finlandia, Danimarca, Ungheria e Islanda prima di culminare con quattro show nella sua terra natale, la Gran Bretagna, a Leeds (West Yorkshire) il 16 e 17 agosto presso il Roundhay Park e a Ipswich (Suffolk) il 23 e 24 agosto presso Chantry Park.
Fotoreporter e poi editrice in un’epoca in cui si voleva cambiare il mondo con i libri, Inge Feltrinelli, morta oggi a 87 anni, ha avuto una vita straordinaria in cui c’è la storia del Novecento italiano ed europeo. Ha ritratto personaggi come Greta Garbo, Kennedy, Hemingway, Pablo Picasso e Chagall. E’ stata amica personale di Doris Lessing, che ha fatto conoscere in Italia; di Gunther Grass, del quale la casa editrice di cui è stata presidente per prima pubblicò, nel 1962, ‘Il Tamburo di latta’ e di Nadine Gordimer che la invitò quando vinse il Nobel nel 1991.

L’incontro che ha cambiato la sua vita è stato quello con Giangiacomo Feltrinelli nel 1958, che sposò nel 1960 e segnò il suo ingresso nell’editoria, dopo le esperienze internazionali di giornalista e fotografa, sua una foto di Fidel Castro in pigiama. “Mi ha dato la chance di essere la persona che sono oggi. Sono grata a lui. Sono una stupida ottimista e vado avanti” aveva raccontato nel film ‘Inge’ di Luca Scarsella e Simonetta Fiori, realizzato nel 2010, che si apre con lei fotoreporter che ricorda la Notte dei cristalli, quando vennero bruciate le sinagoghe. Nata in Germania il 24 novembre 1930, figlia di ebrei tedeschi, Inge Schoenthal Feltrinelli, naturalizzata italiana, era “un vero vulcano di idee, curiosità, gentilezza” come parlò di lei Amos Oz. “Potevo avere – diceva Inge – lo stesso destino di Anna Frank che era della mia stessa generazione”. E invece è stata fino a quasi 90 anni la signora dell’editoria italiana e internazionale, che ha fatto conoscere molti autori stranieri in Italia e portato nel mondo la nostra letteratura. Dopo la morte mai chiarita del marito, trovato carbonizzato da un’esplosione ai piedi di un traliccio dell’alta tensione, a Segrate nel 1972, Inge ha preso le redini della casa editrice fondata da Giangiacomo nel 1954.Nuova, controcorrente, era la casa editrice che nel 1957 pubblicò il Dottor Zivago di Boris Pasternàk, la cui uscita venne ostacolata in Russia e osteggiata dal partito comunista in Italia, del quale faceva parte lo stesso Giangiacomo, “un uomo che voleva cambiare il mondo, forse troppo” diceva Inge. E l’anno dopo uscì il ‘Gattopardo’ di Tomasi di Lampedusa. Inge non si era mai lasciata convincere da nessuno che la morte del marito fosse avvenuta a causa di un incidente, finchè nel 2017 aveva detto in un’intervista: “Fu un omicidio politico: Giangiacomo sapeva di Gladio. Aveva capito che non avrebbe cambiato il mondo con i libri, o l’avrebbe cambiato troppo lentamente. Tentai di fermarlo. Lui mi lascio’. Nel mio diario scrissi: ‘He’s lost’, è perduto'”. Colonna portante della casa editrice, Inge, con il figlio Carlo, attuale presidente del Gruppo Feltrinelli, ha saputo far vincere lo spirito di squadra e di gruppo e ha avuto un grande intuito nel far crescere la catena delle librerie Feltrinelli, arrivate oggi a oltre 120. Per nulla mondano, timido e schivo, Carlo Feltrinelli, padre di due figli, avrebbe voluto e ha sperato fino all’ultimo che la madre si raccontasse in un’autobiografia. “Sto cercando di convincere mia madre Inge a scrivere la sua autobiografia, ma non ci riesco, anche perche’ ci sarebbero alcune cose che vorrei conoscere meglio anche io” aveva raccontato Carlo nel 2015.”Mio figlio Carlo e’ molto schivo, non ama la vita mondana, pero’ il vero lavoro lo fa lui e lo ringrazio” aveva detto Inge. Nella sua lunga vita di amicizie e incontri eccezionali, quelli a Cuba con Hemingway, Picasso, Simone de Beauvoir, Marquez ”che era timidissimo, aveva paura dei giornalisti”, Karen Blixen e il Gruppo 63 che ”mangiava solo ostriche e beveva solo champagne”, Inge Feltrinelli ha sempre avuto uno sguardo naturalmente internazionale che ha portato nell’editoria italiana. Restano indimenticabili le serate al Premio Strega che ha animato per tanti anni con la sua presenza, raccontando aneddoti e storie con quel suo accento particolare. Inguaribile ottimista, la vicenda ‘Mondazzoli’ per lei restava un mistero e non immaginava cosa sarebbe diventata l’editoria del futuro che sicuramente avrebbe voluto vedere.

In un’inchiesta pubblicata dal New York Times e realizzata in Puglia, intitolata ‘Inside Italy’s Shadow Economy’, si racconta, con testimonianze anche anonime, il lavoro di migliaia di donne che ricevono dal laboratorio locale un euro per ogni metro di stoffa cucita o ricamano paillettes per 1.50-2 euro l’ora, perone che lavorano anche da casa, sottopagate e senza contratto, vale a dire in nero. Di questa manodopera si servirebbero grandi marchi. In particolare, si fanno i nomi di brand come Max Mara (che oggi ha aperto la seconda giornata di Milano Moda Donna) e di Fendi (altro marchio in passerella oggi). “Hanno attaccato questi marchi in maniera indegna, vergognosa e strumentale – dice il presidente della Camera della moda Carlo Capasa – per questo prepareremo una nota congiunta insieme agli avvocati”.”Se hanno trovato un reato c’è obbligo di denuncia, perché non l’hanno fatto?” si chiede Capasa, per il quale “i nostri contratti sono tutti a tutela dei lavoratori”. “Quello del New York Times è un attacco strumentale che nasce – dice il presidente di Camera Moda – senza aver fatto una vera indagine. Io sono pugliese e la Puglia non è il Bangladesh. Citano fonti sconosciute e dicono anche che in Italia non abbiamo una legge sul salario minimo e questo è grave: le nostre – sottolinea – sono aziende serie, se i subcontratti hanno fatto delle stupidaggini questo va perseguito, ma condividiamo tutti lo stesso contratto per la tutela dei lavoratori. Se poi volevano demonizzare il lavoro domestico – prosegue – trovo che sia sbagliato, ha un senso purché sia ben pagato”. “Replicheremo a New York Times in modo pesante” annuncia Capasa. E il motivo è che “siamo il Paese che ha fatto di più per questi diritti, il primo a perseguire gli abusi, non c’è nessuna connivenza delle aziende italiane perché non ne hanno bisogno, non abbiamo bisogno di sfruttare nessuno”. Secondo Capasa c’è un motivo per cui questo articolo è uscito oggi: “A Milano inizia la fashion Week con il green carpet, siamo bravi e questo dà fastidio”.

– Ed Sheeran, Dua Lipa (due Brits Awards), Aida Garifullina (star mondiale della lirica) e Josh Groban (cantautore e produttore multiplatino con all’attivo oltre 25 milioni di album venduti): Andrea Bocelli riunisce alcuni grandi nomi della musica internazionale nel suo album “Sì”, in uscita in tutto il mondo il 26 ottobre per Sugar, distribuito in oltre 60 paesi tramite Decca Record UK. Il disco contiene anche il duetto con Matteo Bocelli: il figlio ventenne del tenore, al debutto discografico mondiale, canta con il padre “Fall On Me”, brano sul legame tra genitore e figlio, co-scritta dallo stesso Matteo. La canzone accompagnerà i titoli di coda del nuovo film autunnale della Disney “Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni”, pellicola che vede riuniti Keira Knightley, Mackenzie Foy, Helen Mirren e Morgan Freeman. Il singolo, disponibile in 5 lingue diverse, è disponibile dal 20 settembre, mondo insieme a un video con foto inedite di Andrea e Matteo, tratte dall’album di famiglia.
– TORINO

– Sono 630 opere d’arte italiana mai esposte prima perché appartengono a collezioni private. La mostra 100%Italia, a Torino e nei musei di Biella e Vercelli, permette – da domani fino al 10 febbraio – un viaggio inedito attraverso una produzione artistica di solito irraggiungibile.
Un progetto – ideato e coordinato da Andrea Busto, direttore del Museo Ettore Fico di Torino – che ha ottenuto per la sua eccellenza la medaglia dal Presidente della Repubblica. Il catalogo della mostra, che Busto ha curato, è un volume di “4 chili e 200 grammi di cultura”, che resterà come documento di riferimento per conoscere opere mai esposte.
A Torino la mostra – realizzata in collaborazione con l’associazione nazionale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea e con l’associazione Fondazioni Casse di Risparmio – avrà quattro sedi: il Museo Ettore Fico, il Mef Outside, il Mastio della Cittadella e Palazzo Barolo. Il Museo Ettore Fico dove vengono esposte 200 opere festeggia proprio domani i quattro anni di attività.

– MATERA

– Sarà realizzato in località borgo Venusio il ‘Gran Teatro Matera’, un teatro tenda polifunzionale dotato di duemila posti a sedere, di servizi e di parcheggi, che andrebbe a colmare una lacuna della Città dei Sassi, che attualmente non ha a disposizione una struttura di queste dimensioni. Lo hanno annunciato oggi gli amministratori della società ‘Gestinn Matera srl’, in una conferenza stampa.
– Andy Warhol e Hamilton ‘numi tutelari’, ma anche Mulas, Schifano e Pistoletto: il legame fra Pop Art e fotografia va in scena a Camera, Centro Italiano per la Fotografia, a Torino. Fino al 13 gennaio sono esposti, in sei sale a tema, 150 tra quadri, foto, collage, grafiche; ripercorrono la storia delle reciproche influenze tra fotografia e Pop Art, movimento che ha segnato l’arte e la cultura degli anni ’60.
La mostra ‘Camera Pop. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co’, curata da Walter Guadagnini, esperto di Pop Art e direttore di Camera, prende avvio col famoso collage ‘What is that makes today’s homes so different, so appealing’ di Richard Hamilton, prima opera Pop della storia. Tra i capolavori le 10 Marilyn di Warhol e la Brigitte Bardot di Gerald Laing. “La fotografia è stata per gli artisti Pop, non solo fonte di ispirazione, ma vero e proprio strumento di lavoro, parte essenziale della loro ricerca. E’ la mostra più importante che Camera abbia realizzato”, spiega Guadagnini.

Un visual album per cambiare prospettiva, tutto da guardare oltre che da ascoltare, nel quale le canzoni nascono dai video e non viceversa. E’ “Lungoviaggio”, il nuovo progetto di Irene Grandi, nato dalla collaborazione con i Pastis (i videoartisti Marco e Saverio Lanza), che esce il 21 settembre, su etichetta Qui Base Luna e distribuzione Believe Digital, e apre i festeggiamenti per i 25 anni di carriera dell’artista toscana.”Venticinque… ma io mica mi fermo”, racconta entusiasta lei, che per festeggiare sta lavorando già a un nuovo disco e a una canzone per il prossimo festival di Sanremo: “Senza ansie, però, se la canzone c’è, la presento, altrimenti mi dedico al disco che è già a buon punto. Tutti inediti, non avevo voglia di autocelebrarmi con un best of: ho ancora una gran voglia di sperimentare”. E proprio nel segno della sperimentazione che Irene si è buttata anima e cuore in questo nuovo lavoro. Un lavoro lungo “che ha necessitato il doppio del tempo della lavorazione rispetto a un disco normale”. Scene di vita quotidiana, situazioni più intime o anche di grande impatto pubblico, nelle quali sono stati individuati momenti musicali, suggestioni sonore, frasi che di per sé hanno già una melodia e una sonorità specifiche e intorno alle quali nascono i brani, cuciti insieme per realizzare un racconto unico lungo 12 canzoni. Con featuring unici: ecco un Vasco Rossi spontaneo su un divano bianco (in Benvenuti nel vostro viaggio, già disponibile); o AstroSamantha (Cristoforetti) in collegamento (reale) dallo spazio (in I would like to take you on a journey); o un postumo Tiziano Terzani (in Tutto è uno); e anche Martin Luther King durante un appassionato discorso che sembra davvero già una melodia (in Somewhere I read) e Cristina Donà (“I viaggi per mare”).”Il filo conduttore è un tema a me caro da sempre: quello del viaggio – racconta Irene Grandi che tra i suoi successi annovera, ad esempio, Prima di partire per un lungo viaggio, ripresa per questo lavoro -. Il viaggio inteso come spostamento spazio-temporale, ma anche come scoperta interiore alla non facile ricerca di se stessi. Entrambi atti di coraggio che ci impongono di uscire dalla nostra comfort zone e di confrontarci con l’altro, tra rispetto e attenzione. E’ una sorta di concept album, se ancora questa parola ha un significato, in cui c’è anche una dimensione onirica che ti porta a riflettere”. In Tutto è uno, Terzani sottolinea come non ci sia acqua senza fuoco, il femminile senza il maschile, il bene senza il male. Cosa completa Irene? “Vediamo…”, ci pensa un po’ e poi: “non c’è Irene senza qualcuno con cui confrontarsi: che sia il pubblico o che siano le persone che mi sono vicine”. Partito come spettacolo teatrale, poi fissato in un visual album, Lungoviaggio tornerà a teatro: dal 19 ottobre (al festival della Scienza e dell’Innovazione) riprenderà il suo cammino nei teatri italiani fino a metà dicembre.

– TORINO

– Bb Cashmere cambia nome e diventa Irreplaceable. L’azienda torinese presenterà il nuovo brand al White Show – il salone della moda del Tortona District che dal 21 al 24 settembre animerà la Fashion Week milanese – in occasione del lancio della collezione donna/estate 2019.
“Irreplaceable vuole essere quel capo di abbigliamento di cui non possiamo fare a meno”, spiega Elisa Giordano, ideatrice e stilista del marchio torinese nato nel 2015 e già diventato punto di riferimento in un settore di nicchia, ma in forte espansione.
“Dopo esserci dedicati alla moda bimbo e uomo – spiega – abbiamo lanciato la linea donna convinti che anche in questo mercato ci siano spazi per la maglieria di tendenza. L’obiettivo resta quello che ha portato alla nascita del brand: offrire capi di qualità a prezzi accessibili, unendo la purezza dei materiali a linee innovative e originali”. Irreplaceable utilizza filati pregiati provenienti dal Nepal e si avvale di manodopera specializzata italiana.
“Abbiamo di nuovo un governo che offre molti spunti, con Gentiloni era davvero difficile, penso che cominceremo proprio con Ballantini che fa il presidente del Consiglio, di cui ora mi sfugge il nome…”. Antonio Ricci presenta la 31/a edizione del suo tg ‘Striscia la notizia’ e si intuisce subito che nulla è cambiato da quel 7 novembre del 1988 (il programma compie quindi 30 anni) quando andò in onda la prima volta: satira politica, irriverenza verso gli importanti di turno, inchieste a difesa dei più deboli.Se Dario Ballantini si calerà nei panni di Giuseppe Conte, tra gli altri personaggi, aggiunge subito Ricci, “stiamo studiando la sorella della Isoardi o la Isoardi stessa, vediamo chi sarà più divertente”, riferendosi a Elisa Isoardi, conduttrice attualmente su Rai1 di ‘La prova del cuoco’, e compagna del leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini. Prima puntata lunedì 24 settembre su Canale 5 alle 20.35: dietro la scrivania si ritroveranno Michelle Hunziker e Ezio Greggio, un tandem che da anni avvia la stagione, per essere poi sostituito nella conduzione. Da ottobre al posto di Michelle ci sarà Enzo Iacchetti, da gennaio la coppia Ficarra e Picone e da aprile di nuovo la Hunziker con Gerry Scotti. Confermate, per il secondo anno, le veline Shaila Gatta e Mikaela Neaze Silva, così come quasi tutti gli inviati e le rubriche. Tra i consulenti il più giovane ha 14 anni, Eric Barbizzi, esperto di truffe informatiche. Nuova la sigla ‘Algoritmo ritmo’. Sottotitolo ‘la voce dell’inconsistenza’. “Questo nome l’ho pensato prima del crollo di Genova – spiega Ricci che è ligure – ma inconsistente è non solo la mancanza di quel ponte, ma pure il dibattito che ne è seguito: abbiamo a Genova un architetto serio come Renzo Piano, si pensi a dare il lavoro al lui e si faccia molto presto”.’Striscia’ sarà anche disponibile sul canale 105 di Sky, forte dei risultati della precedente edizione che, elenca Ricci, ha registrato un +5% di ascolto in tv, +47% sul sito, +88% su Facebook e +188% su Instagram. Un’edizione, quella precedente, caratterizzata anche da diverse polemiche, come quella sull’inizio dei programmi di prima serata con Rai1 (“sono loro che non rispettano l’ora stabilita delle 21,15 – accusa Ricci – lo facciano pure, ma almeno non diano la colpa agli altri”). O la diatriba a distanza tra Ricci e Claudio Baglioni che aveva annunciato una querela nei confronti dell’inventore di ‘Striscia’, per alcune sue dichiarazioni poco lusinghiere sull’aspetto fisico e sull’arte musicale del direttore del Festival di Sanremo. “Quella querela non mi è mai arrivata e ci sono pure rimasto male – ha detto Ricci -. Baglioni ha i suoi sostenitori che mi vogliono morto, ma anche tanti non estimatori che quando mi vedono mi abbracciano, soprattutto uomini”.

– Personalità forte e ambiziosa, donna colta e sensibile che diede un nuovo corso alla cultura della sua epoca, figura dalle mille sfaccettature, che fu vicina al fascismo ma che dallo stesso regime fu tradita. Ai tanti talenti di Margherita Sarfatti, giornalista, curatrice e intellettuale, il Museo del Novecento di Milano e il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto dedicano il grande progetto di due mostre allestite in contemporanea dal 21 settembre al 24 febbraio, con un unico catalogo edito da Electa.
Al Museo del Novecento “Margherita Sarfatti. Segni, colori e luci a Milano” ricostruisce attraverso 90 opere di 40 artisti il contesto culturale del capoluogo lombardo negli anni ’10 e ’20 del XX secolo e racconta il ruolo che qui ebbe l’intellettuale.
Sono 6 le sezioni, con circa 100 opere di 30 maestri, della mostra “Margherita Sarfatti. Il Novecento Italiano nel mondo”, che approfondisce il programma di espansione culturale di Sarfatti in Europa e nelle Americhe.
James Bond ha trovato il suo prossimo regista: Cary Fukunaga dirigerà il nuovo film che sarà nelle sale il 14 febbraio 2020. Lo hanno annunciato Michael G. Wilson, Barbara Broccoli e Daniel Craig: il primo ciak del 25/o della saga sarà il 4 marzo 2019 ai Pinewood Studios. “Siamo felici – dicono i produttori -: la versatilità e l’istinto innovativo di Cary sono un’ottima scelta per la prossima avventura di James Bond”. Fukunaga, che prende il posto di Danny Boyle che ha dato forfait “per divergenze creative”, è il regista americano autore della geniale serie True detective e della nuova Maniac, dal 21 settembre su Netflix.Per il cinema, il regista americano, classe 1977, dopo un adattamento di Jane Eyre nel 2011, ha realizzato Beasts of No Nation, con Idris Elba, presentato in concorso a Venezia 2015 e candidato a tanti premi, tra cui gli Independent Spirit.
– Radio Capital sotto la nuova direzione di Massimo Giannini sterza verso l’informazione per allargare il suo bacino d’ascoltatori e crescere. Oltre ad un potenziamento delle finestre d’informazione (con Gr, breaking news e approfondimenti) il palinsesto di una delle tre radio del Gruppo Gedi vede anche l’arrivo di Concita De Gregorio, una delle altre grandi firme di Repubblica, a testimonianza della sinergia tra le testate del Gruppo. De Gregorio debutta con ‘Cactus, basta poca acqua’, dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 12. Il neodirettore continua l’esperienza di Circo Massimo al mattino, ma raddoppia con i commenti di ‘Punto Massimo’ tre volte al giorno. Restano il ‘Tg Zero’ condotto dall’ex direttore Vittorio Zucconi con Edoardo Buffoni e la musica di qualità sotto la supervisione del direttore artistico Danny Stucchi. La radio ha un bacino di 1,6 milioni di utenti medi al giorno, l’obiettivo, per Carlo Ottino, responsabile in Gedi Radio e Tv, è 2 milioni. A fine anno arriverà anche un nuovo logo.

– ‘La verita e sempre un’altra’ recita il titolo di un’opera di Costas Varotsos, lo scultore greco per tanti anni attivo anche in Italia. Ed è così che s’intitola la mostra con cui la Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea di Roma apre per la prima volta i suoi spazi alla collezione di un’istituzione museale straniera, includendola nel proprio percorso espositivo (dal 20/9 all’11/11). In tutto, 24 opere e 16 artisti dell’EMST, il National Museum of Contemporary Art di Atene, per riallacciare le linee di un rapporto intellettuale Italia-Grecia, da sempre intenso e ricco di affinità, questa volta non in nome dell’arte antica, ma del contemporaneo. Con Time is Out of Join, l’allestimento della raccolta permanente della Galleria, ‘seminato’ di artisti che, per assonanze e dissonanze, nel tempo hanno costruito un legame con il nostro paese. In particolare (ma non solo), lo storico Gruppo Sigma, fondato a Roma nel ’59 da artisti come Caniaris, Kessanlis, Gaitis, Tsoclis e Condos.
– CESENA

Un riconoscimento agli U2 “per il costante impegno sociale su cui hanno fondato la loro carriera”: lo conferirà il festival internazionale dedicato al videoclip musicale ‘ImaginAction 2018’, a Cesena dal 12 al 14 ottobre, media partner Rockol.it e Mtv. Un altro premio andrà al miglior videoclip internazionale realizzato negli ultimi 50 anni. Dopo il successo della prima edizione, che ha visto Sting tra gli ospiti, anche quest’anno gli organizzatori, con il direttore artistico Stefano Salvati, promettono “grandi nomi della musica”.
Non mancherà il progetto ‘Capolavori immaginati’, nato con l’idea di realizzare videoclip di brani che hanno fatto la storia della musica italiana ma che non hanno mai avuto un video ufficiale. Quest’anno saranno presentati ‘Una lunga storia d’amore’ di Gino Paoli e ‘Gianna’ di Rino Gaetano.
‘ImaginAction’ proporrà tre giorni di suoni, immagini, incontri e panel. Così Cesena si trasformerà in un grande immaginario set cinematografico in cui la musica sarà protagonista.
– RIMINI

– Si arricchisce con Roberto Bolle il calendario di eventi che accompagneranno la riapertura del teatro Galli di Rimini. La star della danza si esibirà sabato 3 novembre con lo spettacolo “Roberto Bolle and Friends”, viaggio nell’universo del balletto.
La riapertura della sala, restituita all’antico splendore, è affidata domenica 28 ottobre a Cecilia Bartoli, protagonista di “Cenerentola”, l’opera di Rossini con cui si rialzerà il sipario del Galli dopo oltre 75 anni. Molto atteso anche Valery Gergiev: il maestro russo coinvolgerà i complessi del teatro Mariinsky, il 10 e 11 dicembre, dirigendo “Simon Boccanegra”, capolavoro di Verdi nell’allestimento presentato recentemente a San Pietroburgo.
“Con l’ufficializzazione dell’esibizione dell’etoile Roberto Bolle – commenta il sindaco Andrea Gnassi – si compone sempre più il quadro di un’inaugurazione che si snoderà lungo due mesi e attraverso decine di spettacoli, per dare a tutti i riminesi la possibilità di entrare nel loro teatro ritrovato”.
– LECCE

– Le condizioni del chitarrista dei Negramaro, Emanuele Spedicato, continuano a rimanere stazionarie. I sanitari della rianimazione del Vito Fazzi di Lecce, dove il musicista è ricoverato da lunedì, continuano nel monitoraggio dei parametri vitali e dell’evoluzione della grave emorragia cerebrale che lo ha colpito. “La prognosi è tuttora riservata – si legge nel bollettino medico -. Saranno necessari diversi giorni per poter valutare gli sviluppi del quadro clinico neurologico”.
Intanto continuano gli attestati di incoraggiamento per il chitarrista. Il 19 settembre i Boomdabash, la band salentina protagonista con Loredana Bertè dell’hit dell’estate ‘Non ti dico no’, durante il concerto a Copertino in occasione dei festeggiamenti per il santo patrono, hanno dedicato a Spedicato Somebody to Love. “Lo dedichiamo a un nostro fratello musicista che sta passando momenti difficili. Lele: un salentino, un terrone come noi”, hanno detto dal palco. Il messaggio è stato accompagnato dal lungo applauso del pubblico.
Un’esclusiva mondiale – l’intervista a Jimmy Bennett, il grande accusatore di Asia Argento, ospite domenica nella prima puntata di Non è l’arena – ma anche una grande battaglia contro la violenza sulle donne e il ritorno su alcuni dei temi trattati lo scorso anno, dai vitalizi alle sorelle assediate nelle terre in mano alla mafia dei pascoli. E’ un Massimo Giletti carico e pieno di idee quello che racconta al Maxxi di Roma cosa ha in serbo per i suoi telespettatori nelle 35 nuove puntate della sua trasmissione che riparte in prime time il 23 settembre su La7.Il giornalista utilizza proprio il “peschereccio-opera d’arte” in esposizione all’ingresso del museo per spiegare: “Noi siamo proprio come una piccola barca in mezzo a enormi e attrezzatissime navi, ma lottiamo per delle idee, per non essere banali, per le nostre battaglie. E’ per questo che un’esclusiva come quella di Bennett è per noi così importante”.Su Bennett spiega: “Parlare al telefono con una persona, come ho fatto finora, è una cosa, poterlo ascoltare e fargli delle domande guardandolo negli occhi è tutt’altro”. Ma assicura che non ci sarà nessuna domanda già concordata, bensì solo la verità di questo ragazzo che al telefono dimostra di essere “molto giovane” e di vivere “in un mondo tutto suo”. Ma il giornalista si astiene volutamente da ogni giudizio, finché non lo avrà “incontrato di persona”.Giletti spiega che Bennett sarà accompagnato dal suo avvocato e a chi chiede se l’intervista andrà in diretta ribatte: “Io sono sempre per fare le dirette, ma sono anche convinto che quello che conta è fare le domande e ascoltare le risposte. L’intervista non è un santino”.”Parlo con un ragazzo – aggiunge a margine – che sostiene di essere stato violentato da Asia Argento, che è il simbolo del movimento #MeToo. Perché parla a distanza di anni, qual è la sua verità? Sarà interessante confrontarsi e soprattutto non tentare di porre limiti alle domande. Poi potrà anche non rispondermi, ma la domanda c’è e la gente da casa deciderà. E proveremo a invitare anche la stessa Asia, che speriamo che veda la trasmissione e poi voglia venire a raccontarci la sua versione”.Sulla violenza contro le donne dice: “Io credo che si debba cambiare la legge contro lo stupro, soprattutto le pene sulla recidiva che sono bassissime. Gli stupratori seriali son davvero troppi! E penso che la legge sullo stalking abbia un problema: ‘ammonire’ un uomo che picchia una donna perché non si avvicini non basta. Ovviamente tenendo conto della gravità singola del caso, bisogna dare alle forze dell’ordine degli strumenti più efficaci come arresti, domiciliari, qualsiasi cosa ma che sia un segnale forte. L’ammonimento per una persona turbata, perché un uomo che picchia una donna è una persona che non sta bene, non basta e la prova è che continuano a essere uccise donne, è successo anche nei giorni scorsi”. Un’idea precisa Giletti la ha anche sul tempo concesso a una donna per denunciare uno stupro: “Sono sufficienti solo 6 mesi per superare un dramma di questa portata e decidere di farsi avanti?”.Il giornalista spiega poi che tornerà anche sul caso della dottoressa Serafina Strano, violentata durante un turno di notte: “E’ stata abbandonata da tutti, anche dall’ordine dei medici della sua città che non si è costituito parte civile. Il sistema, maschilista totale, si stupisce che non voglia tornare a lavorare in quel posto come se lo stupro possa essere paragonato alla frattura di una caviglia… Ne ho parlato anche con il ministro Giulia Grillo, ci torneremo”.Infine non mancano i ringraziamenti a Urbano Cairo, una stoccata alla Rai e un pensiero per Mara Venier: “La ringrazio perché durante la prima puntata di Domenica In ha avuto il grande coraggio di fare il mio nome…”.

– Scritti, appunti, lettere e relazioni di Fernanda Wittgens, storica direttrice della Pinacoteca di Brera e tra i protagonisti del restauro dell”Ultima Cena’ nel dopoguerra, diventano uno spettacolo teatrale. Ne ‘Il Miracolo della Cena’ (regia di Marco Rampoldi) Sonia Bergamasco darà voce a una donna simbolo dell’impegno civile contro l’orrore della guerra e contro la distruzione della bellezza e delle opere d’arte. Uno spettacolo ‘site-specific’, che andrà in scena il 25/9 a Milano, proprio al cospetto del Cenacolo vinciano. Per ragioni di tutela e rispetto dell’opera saranno solo 60 le persone che potranno partecipare alle due rappresentazioni (una alle 19:30 e una alle 21) su invito ristretto. Il 26 e 27/9, invece, lo spettacolo verrà replicato al Teatro Grassi di Milano per chiudere, infine, a settembre 2019 l’anno dedicato al cinquecentenario della morte di Leonardo. “Poche volte ho provato tanto entusiasmo ed emozione”, ha detto il direttore del Piccolo Teatro di Milano, Sergio Escobar.
– “Mio figlio Loren ci ha lasciato. Si è tolto la vita a causa di una grave patologia cerebrale. Il suo cervello si è spento per un collasso mentale”. E’ la rivelazione shock di Lory Del Santo, ospite sabato 22 settembre di Verissimo su Canale 5. L’attrice – che nel 1991 ha già perso Conor, il figlio di 4 anni avuto da Eric Clapton, morto precipitando da un grattacielo a New York – parla per la prima volta della scomparsa del figlio Loren, 19 anni, avvenuta circa un mese fa e rivela di aver deciso prima di rinunciare al Grande Fratello Vip, poi di partecipare, “potrebbe essere una terapia”.
– AOSTA

– I sessant’anni di carriera del fumettista Jacovitti, riassunti in 250 disegni originali: è la mostra ‘Il mondo di Jacovitti’ che sarà allestita al Centro Saint-Benin di Aosta dal 26 ottobre al 28 aprile 2019. Da Cocco Bill a Tom Ficcanaso, senza dimenticare Tarallino, Occhio di Pollo, Jack Mandolino, Chicchirino, Cip l’arcipoliziotto e Zorry Kid, protagonisti delle tavole che saranno esposte ad Aosta, alcune delle quali per la prima volta. Tra queste 60 disegni di figurine realizzate nel 1954 per l’albo de Il Vittorioso ‘Genti d’ogni paese’ in cui l’estro di Jacovitti spazia nei 5 continenti raffigurando a modo suo ogni popolo, veri esempi di calligrafismo disegnato. L’allestimento, organizzato dall’assessorato regionale alla cultura, è curato da Dino Aloi e Silvia Jacovitti, figlia del disegnatore.

– Architetto prestato all’arte o artista prestato all’architettura? A pochi mesi dalla scomparsa, il Maxxi ripercorre il lavoro di Dario Passi (Roma 1949 – 2018) – autore con C. Lococo, tra l’altro, di piani per la risistemazione di Piazza della Rovere e il nuovo mercato di Testaccio a Roma – con Forma Urbis, omaggio nell’ambito dell’indagine svolta dal museo sul tema del disegno di architettura e sul rapporto, così centrale nell’opera di Passi, tra rappresentazione e progetto, a partire dalle opere presenti in collezione (dal 21/9 al 21/10). In tutto, oltre 40 lavori realizzati da Passi tra il 1977 e il 1995, tra progetti per concorsi internazionali, schizzi di studio, album, taccuini di appunti e grandi tele, alcuni dei quali – una serie di disegni e un grande olio del progetto La Moretta – donate al museo. Un viaggio in un mondo figurativo geometrico, sognante, quasi metafisico, alla riscoperta della monumentalità nelle periferie o nella costruzione della città.
– Si è chiusa il 19 settembre con gli applausi all’orchestra sinfonica della Rai e al violoncellista Enrico Dindo al teatro Dal Verme di Milano la 12/a edizione di MiTo, il festival musicale che unisce Milano e Torino.
Sono stati in tutto 73 mila gli spettatori che fra il 3 e il 19 settembre hanno assistito ai 125 concerti in programma, tutti legati da un unico tema: la danza. Di questi 55 mila hanno registrato il tutto esaurito a conferma del successo della formula della kermesse con programmi che hanno accostato brani famosissimi a composizioni di musica contemporanea, alcune in prima assolute, altre in prima italiana. Il tutto con prezzi low cost.
Un trionfo di immagini mozzafiato, girate, anche grazie a tecnologie all’avanguardia, in tutto il mondo, “per ricordare a tutti la bellezza che abbiamo intorno” ma anche per denunciare i danni dell’uomo, ciò che rischiamo di perdere. Parlando ad esempio di elefanti non si può dimenticare la più grande strage di pachidermi avvenuta solo due settimane fa in Botswana”. Così Licia Colò spiega con passione e convinzione il cuore di ‘Niagara – Quando la natura fa spettacolo’, in onda da lunedì 24 settembre in prima serata, che la riporta in Rai dopo 4 anni a Tv2000.E’ un viaggio in sei puntate (anche fisico) della conduttrice attraverso i cinque continenti, affrontando temi come il regno dell’acqua (nella prima puntata), l’equilibrio possibile, la storia della Terra, la potenza della Natura, la difesa del futuro e il ‘Progetto infinito’. “Non sono Alice nel Paese Delle Meraviglie – dice – raccontiamo la bellezza della natura, per ricordarne anche la fragilità e promuovere il senso di difesa e responsabilità che dovrebbe esserci in ognuno di noi”. Si commuove guardando in conferenza stampa l”assaggio’ del programma: “sono da sempre sensibile alle emozioni e voglio continuare così. Per quello in cui credo sono una guerriera. Sembro calma e carina, ma quando voglio faccio cadere i ponti, sennò non potrei fare TV da 35 anni”. Per molto tempo chi si occupava di ambiente “era considerato quasi un estremista, ora invece si è capito che dobbiamo difendere questa nostra casa comune. Il mio scopo è non farci abituare alla bellezza”.Per il direttore di Rai2 Andrea Fabiano, l’incontro nel quale Licia Colò gli ha presentato il progetto è stato “fulminante. Sono convinto che una delle strade principali della rete debba essere la divulgazione ‘pop'”. E dopo l’addio alla rete di Roberto Giacobbo, “ho chiesto a Licia di anticipare la messa in onda di sei – sette mesi. Tutta la squadra ha fatto un lavoro straordinario”. Niagara, che è al 100% una produzione Rai, “è il primo tassello di questo nuovo percorso”. Con Licia Colò Rai2 “ha fatto un grandissimo acquisto – aggiunge Fabiano – i top player sono pochi, e ancora meno quelli che si occupano di divulgazione”. Per spiegare le emozioni del ritorno in Rai, la conduttrice ricorre a una leggenda africana, raccontatale dalla grande etologa Jane Goodall, su un colibrì, che vince il titolo di re del cielo nascondendosi tra le piume di un’aquila reale e facendo all’ultimo un piccolo salto per volare più in alto di tutti. “La Rai mi permette di volare più in alto nei portare avanti temi importantissimi nella mia vita. L’idea di mandare un programma sulla natura in prima serata mi ha entusiasmato”. Lei è anche coautrice di Niagara (che ha per simbolo una bellissima ambra) insieme a Vincenzo Arnone, Davide Fiorani, Tommaso Franchini, Nicola Sisto e con la collaborazione Pier Paolo Cattedra.Ad affiancarla nelle puntate ci sono il fisico Valerio Rossi Albertini, sulle ultime notizie dal mondo della scienza, le inchieste di Alessio Aversa e Raffaele di Placido, il fotografo ‘avventuroso’ Luca Bracali e un drone di nome Eli: “Mi segue, è una co-conduttrice – commenta sorridendo Licia Colò -. Dobbiamo riprendere la bellezza nel modo giusto per farla entrare nelle case della gente, darne l’immagine più realistica possibile”. Il prossimo tassello di divulgazione pop per Rai2 “sarà un programma in arrivo tra aprile e maggio” spiega Andrea Fabiano. Intanto, sembra già molto probabile il rinnovo di una prossima stagione per Niagara.

– Tim Roth torna nei panni dell’ex capo della polizia Jim Worth nella seconda parte della produzione originale di Sky, Tin Star, in onda su Sky Atlantic nel 2019.
Alla fine della prima stagione, attualmente disponibile su Sky Box Sets, il capo della polizia Jim Worth (Tim Roth), sua moglie Angela (Genevieve O’Reilly) e la loro figlia Anna (Abigail Lawrie) escono devastati dal caos che Jim e il suo alter ego alcolizzato, Jack Devlin, pensavano di essersi lasciati alle spalle nel Regno Unito. La seconda stagione, girata a Calgary, in Canada, riprende con il protagonista relegato nella remota natura delle Montagne Rocciose con la sua famiglia sconvolta e traumatizzata dagli eventi recenti. Alla ricerca di un rifugio dai suoi genitori, Anna è accolta dai Nickel, una famiglia timorata di Dio formata dal pastore Johan (John Lynch), da sua moglie Sara (Anamaria Marinca) e dalla figlia Rosa (Janessa Grant) e nascosta con gli Ammoniti – una comunità religiosa vicino a Little Big Bear. Tuttavia, la pacifica famiglia della prateria nasconde dei segreti e non passa molto tempo prima che Anna sia costretta a cercare l’aiuto di suo padre, mentre emerge una minaccia più infernale. Se Jim vuole trovare un modo per salvare la sua famiglia, espiando i suoi peccati, deve formare una scomoda alleanza nella battaglia per il perdono. La serie, creata da Rowan Joffe e prodotta da Kudos per Sky Atlantic, vede Christina Hendricks, Genevieve O’Reilly, Abigail Lawrie, John Lynch, Anamaria Marinca e Jenessa Grant protagonisti di una delle migliori serie originali di Sky Atlantic. La prima stagione ha ottenuto ottimi ascolti nel Regno Unito dove è stata la serie originale più vista nel 2017 su Sky Atlantic e anche in Italia è stato il migliore tra i titoli prodotti da Sky UK. La seconda stagione, in 10 episodi, sarà in onda in esclusiva su Sky Atlantic in Italia, nel Regno Unito e in Irlanda nel corso del 2019.
– FIRENZE

– Sono le donne le protagoniste della mostra ‘Artiste. Firenze 1900-1950’ allestita dal 22 settembre al 18 novembre allo Spazio mostre della Fondazione Cr Firenze (ingresso libero).
L’esposizione, promossa in occasione del festival ‘L’eredità delle donne’ e curata da Lucia Mannini e Chiara Toti, ha per perno le figure di Leonetta Pieraccini e Fillide Giorgi, artiste unite da profonda amicizia e che condivisero anche il destino di legarsi a due intellettuali di forte personalità: Emilio Cecchi e Arrigo Levasti. Allieve di Giovanni Fattori all’inizio del Novecento, si interessarono alle novità artistiche internazionali, dimostrandosi pittrici di grande qualità. In mostra anche dipinti di Flavia Arlotta, Elisabeth Chaplin, Vittoria Morelli, Marisa Mori, Elena Salvaneschi, Adriana Pincherle e sculture di Evelyn Scarampi, tutte artiste coeve, per offrire un saggio della produzione artistica femminile della prima metà del Novecento che ebbe perno a Firenze. In totale una quarantina le opere proposte, alcune mai esposte al pubblico, concesse in prestito da collezionisti privati e da musei e istituzioni pubbliche, tra cui Gam di Roma, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto Vieusseux – per documentare, spiegano gli organizzatori, “come i linguaggi dell’arte fossero affrontati dalle donne con grande serietà e professionalità, offrendo l’opportunità di una riflessione sul loro ruolo nella società della prima metà del Novecento, tra le difficoltà di ottenere credibilità e mercato pari agli uomini, la necessità di conciliare l’impegno creativo con le esigenze familiari, fino alle possibilità offerte dall’associazionismo femminile del quale la maggior parte delle artiste fu membro attivo”.

– PORDENONE

– “La prima volta che ho osservato veramente qualcuno è stato nel mio ambulatorio”. Andrea Vitali, presentando a pordenonelegge il suo romanzo ‘Gli ultimi passi del sindacone’ (Garzanti), ha messo a nudo il proprio modo di forgiare i personaggi. “Fino ai venticinque anni – ha raccontato – i miei contatti con amici e conoscenti sono stati ridotti al minimo, essendo io costretto lontano da casa dagli studi. Quando iniziai a esercitare la professione di medico di base, però, mi resi conto che era proprio così che si svolgeva il mio lavoro: osservando ed ascoltando. Ora le cose sono diverse, ma allora gli strumenti fondamentali di un medico erano occhi e orecchie.
E questo mi ha permesso di costruirmi un intero archivio di minuscoli dettagli, vizi, vezzi, movimenti, sfumature emotive: una collezione di micro-caratteristiche da cui i miei personaggi hanno iniziato a nascere quasi spontaneamente”.

– NEW YORK

– La storia armena “a fumetti”, come in un “graphic novel”, ma di tre secoli fa. Un nobile bolognese alla corte di Vienna e un erudito armeno a Istanbul: da questo incontro, nel 1691, vide la luce uno straordinario documento di cartografia antica che da sabato 22 settembre fino al 13 gennaio sarà in mostra al Metropolitan Museum di New York.Oggetto di lusso per studiosi e mercanti, la mappa del conte Luigi Ferdinando Marsili è il pezzo forte di “Armenia!”, una carrellata di 1300 anni attraverso la storia di un popolo che non sempre ha avuto entità statali, ma che sempre si è riconosciuto nelle sue chiese e nei monasteri. Lunga tre metri e mezzo per 120 centimetri, la mappa è stata srotolata al centro della mostra accanto a reliquiari, codici, tessuti, arredi liturgici e modelli di chiese provenienti dall’Armenia, da Gerusalemme, Antalia nel Libano, Venezia, il Getty di Los Angeles, la Gran Bretagna, Lisbona. Preti e laici in abiti ottomani conversano davanti alla cattedrale di Etchmiadzin fondata nel quarto secolo da San Gregorio. Accanto, in verde, le cime dell’Ararat. Gregorio caccia gli idoli da Mush. Simboli indicano l’importanza delle città per la corte ottomana. Mush, dove la popolazione armena fu obliterata nel 1915 ne ha due, Erzurum in Cappadocia, teatro di massacri alla fine dell’800, tre. “Il conte Marsili ebbe una vita da romanzo”, spiega Giacomo Nerozzi, direttore della Biblioteca Universitaria di Bologna che ha concesso il prestito: “Nel 1691 era a Istanbul e chiese ad un erudito armeno un documento sulla storia della sua terra e della sua gente. Eremia Keomiwrchean mise un’incredibile quantità di dottrina nella mappa: una rappresentazione simbolica, senza riferimenti alle distanze reali, quasi una un’enciclopedia bidimensionale della storia, cultura e religione armene”. Eremia raffigurò quasi 800 siti religiosi, da Nishapur, oggi in Iran, ai monasteri della Crimea, ai maggiori centri ecclesiastici: i catolicosati di Etchmiadzin, Gandzasar, Aght’amar e Cilicia e i patriarcati di Gerusalemme e Costantinopoli. Tutti identificati tranne uno: una grande città al nord che, osserva Nerozzi, merita ulteriori ricerche. La mappa andò “smarrita” pochi anni dopo il ritorno di Marsili a Bologna. Si cercò invano a Vienna, dove il conte aveva prestato servizio. In realtà era rimasta in biblioteca, dove la riscoprì nel 1991 Gabriella Uluhogian, armenologa dell’ateneo bolognese. La mappa Marsili non è l’unico apporto italiano alla mostra sull’Armenia curata da Helen Evans, responsabile per il museo dell’arte bizantina, con l’aiuto di Constance Alchermes. Il monastero di San Lazzaro a Venezia ha prestato preziosi volumi, testimonianza di una antica storia di accoglienza quando nel 1717 la piccola isola nella Laguna fu donata dalla Serenissima a una confraternita di padri fuggiti dall’Armenia dopo l’invasione turca.

– Il marchio americano Coach ha scelto l’attore e produttore Michael B. Jordan come primo volto globale del suo menswear. La partnership con Coach includerà campagne pubblicitarie globali di ready-to-wear, accessori e profumi per uomo, a partire dalla collezione spring 2019. Ma anche progetti speciali di design con il direttore creativo Stuart Vevers e progetti filantropici legati alla Coach Foundation.
Fondato a New York oltre 75 anni fa, Coach è nato come marchio di accessori per uomo e ha costruito la sua reputazione sull’artigianalità della pelle. Oggi è un marchio di moda globale definito legato a New York City. Jordan, star che sta ridefinendo gli standard di Hollywood anche come leader e producer.
– “L’estrema distanza tra i sogni, la libertà, la fantasia, la novità e un conservatorismo sempre più estremo”: da qui è partita Miuccia Prada per immaginare la sua collezione per la prossima estate. Proprio guardando “quei due grandi blocchi che si stanno scontrando fuori dalla moda, ma anche nella moda”, la stilista ha deciso di “mettere a confronto una parte più conservatrice, che una volta si sarebbe chiamata borghese, e una parte più psichedelica”.
Il risultato è una collezione molto Prada, che prende il classico più classico che ci sia e lo rende totalmente nuovo.
Ecco il cerchietto da brava ragazza borghese ma bombato e con le borchie dorate, il pull di cashmere grigio tanto milanese se non fosse per i buchi che lo aprono come oblò sui gomiti, sulla schiena, la gonna a pieghe bon ton con stampa cartolina di donne e uomini nudi, in campagna, come in un dejeuner sur l’herbe contemporaneo, l’abitino con le spalline sottili con la stampa tie and dye e applicazioni di fiori di plastica.
“Una meravigliosa commedia di burini”: così Sergio Castellitto parla di ‘Ricchi di fantasia’ di Francesco Miccichè, in sala in 300 copie dal 27 settembre con 01, in cui interpreta Sergio, di professione carpentiere, da sempre amante dell’ex cantante Sabrina (Sabrina Ferilli). Ora i due sono davvero innamorati, ma impossibilitati però, per motivi economici, a lasciare i rispettivi compagni.La fortuna sembra a un certo punto baciare Sergio, ex ragioniere decaduto e ora manovale. I suoi colleghi di cantiere, da sempre vittime dei suoi scherzi, lo ricambiano alla grande. Gli fanno credere che ha vinto ben tre milioni alla lotteria: così il carpentiere, convinto come è di essere diventato ricco, trova finalmente il coraggio di fare il salto. Corre da Sabrina e decide di fuggire insieme a lei e ai loro parenti. Quando Sergio e Sabrina scoprono che in realtà non c’è nessuna vincita, decidono di non svelarlo a nessuno e trascinano le proprie famiglie (figli, nipoti e suocera) in un viaggio on the road dalla periferia romana fino alle spiagge della Puglia. Nel cast: Valeria Fabrizi, Matilde Gioli, Antonio Catania, Antonella Attili, Gianfranco Gallo, Paola Tiziana Cruciani e Paolo Calabresi.Il film, che vuole esplicitamente ispirarsi alla commedia all’italiana d’autore (“la scelta di interpretare i nostri personaggi con i nostri veri nomi, Sergio e Sabrina, è un omaggio a quel genere” dice Castellitto), nasce da un soggetto e una sceneggiatura di Fabio Bonifacci che mette in questo lavoro, che ricorda un po’ un cinepanettone, temi vecchi e nuovi. Troviamo così l’onda della destra che avanza in tutta Europa (la Ferilli a un certo punto canta nella trattoria del marito Faccetta nera davanti a un pubblico di nostalgici), quello dell’emigrazione onesta e integrata e del razzismo, anche se prevale su tutto, alla fine, l’arte d’arrangiarsi. “Non è vero che gli italiani sono cambiati più di tanto, certo a noi è toccata la commedia al tempo della crisi, raccontiamo degli sfigati in un film un po’ burino, un film in lingua volgare, naive e che però attinge a quella cultura di ‘andò vai se la banana nun ce l’hai’ che è sempre valida”, dice Castellitto. Ma soprattutto in questo film c’è la nascita dell’inedita coppia Castellitto-Ferilli: “Avevamo già parlato di progetti teatrali da fare insieme – dice l’attrice oggi a Roma – e ci siamo ritrovati in ‘Ricchi di fantasia’ dove interpretiamo personaggi crudi, naive, che non hanno certo un linguaggio da commedia sofisticata, ma arrivano per la loro freschezza. Personaggi che potremmo incontrare ovunque, come queste due famiglie che si odiano, ma che alla fine non si lasceranno mai”. Affinità con Castellitto? “Siamo entrambi due grandi rompiscatole – dice la Ferilli -, insomma c’è tra noi una grande affinità culturale, ma Sergio è davvero un uomo generoso e infaticabile”.Che di ‘Ricchi di fantasia’ ci possa essere un sequel, nessuno (né attori né regista) conferma ma neppure smentisce. Va detto che il finale del film si presta molto a un seguito e così probabilmente a decidere, come sempre, sarà il mercato.   [print-me title=”STAMPA”]

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