Ultimo aggiornamento 23 Settembre, 2018, 12:55:47 di Maurizio Barra
DALLE 10:05 DI SABATO 22 SETTEMBRE 2018
ALLE 12:55 DI DOMENICA 23 SETTEMBRE 2018
SOMMARIO
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Jeffrey Deaver, quel libro di cucina con Faletti
Re del thriller star a Pordenonelegge, “mi piace la tv”
David di Michelangelo in San BabilaPrima dell’uscita del film ‘Michelangelo – Infinito’ al cinema
Rafiki punta a Oscar, via bando per 7 ggOmosessualità è reato in Kenya e film è storia d’amore tra donne
Tv: ascolti, vince ancora Carlo Conti con Tale e Quale ShowBene volley, serata Rai
Vescovo cita Jovanotti e Sfera EbbastaPresule Cassano Jonio riporta passaggi brani dei due cantanti
30 anni del Pecci Prato che si raccontaLa mostra, fino al 25 giugno 2019, guarda anche al suo futuro
Un Ballo in maschera con flashbackApplausi per direzione, cantanti e regia nella versione svedese
Oumou Sangaré, musica per diritti donneLa cantante maliana in concerto per il Romaeuropa Festival
Franca Valeri, ‘Femminismo è sentimento”Giovani donne ne siano coscienti’. Chiavi Firenze all’attrice
A teatro con ‘Giulia’: sfida delle donneDebutta il 6 ottobre al Massimo di Cagliari “La conosci Giulia?”
Toffa, mia sfida con cancro in un libro”Fiorire d’inverno” nelle librerie il 9/10, speranza e rinascita
Cavalli, donna sensuale e atleticaSu borse nuovo logo con due C borchiate e intrecciate
Alla Spezia teatro e biglietto sospesoIn scena Serra, Haber, Mauri, Accorsi e Preziosi
Aligi Sassu, l’arte nell’impegno civile54 tele in un duplice omaggio all’artista a Bergamo e Milano
60 candeline per Bocelli, da Cruise agli U2 le star lo festeggiano – VIDEOAuguri da Caselli, Nannini, Negramaro, Pausini e Tiziano Ferro
Banville, il mio sequel di Henry JamesA Pordenonelegge con Isabel, seguito di Ritratto di signora
Collezione Borsalino guarda ad anni ’80Dopo il rischio fallimento è la prima targata Philippe Camperio
“Spoleto art festival”, 10/a edizione84 spazi espositivi, 150 eventi e oltre 30 concerti gratuiti
Massini approda a Broadway fino al 14 ottobreCon opera su Politkovskaya, poi arriva a NY anche Lehman trilogy
Scervino, dal vintage al futuroDall’archivio all’alto artigianato con pizzi e maglie glassate
Padiglioni del Glenstone, l’arte è slowIn Maryland esperienza olistica anche con natura e paesaggio
Salmo, nuovo singolo record streaming’90Min’ scaricato 1 mln di volte in 24 ore
A Padova poesie cinesi per Festa LunaOrganizzate da Assessorato Cultura con Il Filo di Seta
Ferrara, con D’Angelo riscopro NapoliI due insieme per lo spettacolo Forcella Strit
Al Maggio performance 1500 con AbramovicTutti in piedi 3 minuti con una mano su spalla vicino
A Jesi Metamorfosi Pasquale di SpontiniPersa da due secoli, ritrovata due anni fa in castello Belgio
‘Warhol & Friends’ in mostra a BolognaA palazzo Albergati storie di eccessi, trasgressione e mondanità
McKenzie, lo scherzo è una forma di rivincitaA pordenonelegge con il primo libro tradotto in Italia
D. Abbado, c’è problema sicurezza teatriDispiace che livello di produzione dell’opera sia così decaduto
Chagall tra utopia e sognoApre ad Asti grande retrospettiva con 150 opere
Close, grande donna all’ombra di PryceIn sala dal 4 ottobre dopo Toronto ‘The Wife’ di Björn RungeParte festival Verdi, con Wilson show
Prima assoluta dell’edizione critica in francese del Trovatore
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PORDENONE – Il re del thriller Jeffery Deaver ama molto cucinare e voleva “scrivere con Giorgio Faletti, prima che lui scomparisse, il 4 luglio 2014, un libro di ricette”.
Purtroppo non hanno fatto in tempo, ma “la cosa buffa è che io avrei scritto quelle italiane e Faletti quelle americane” racconta Deaver al suo arrivo a Pordenone, dove il 22 settembre è protagonista di uno degli incontri più attesi del festival Pordenonelegge con il suo nuovo libro ‘Il taglio di Dio’ (Rizzoli) che negli Stati Uniti è andato benissimo.
Originario di Chicago, dove è nato nel 1950, Deaver è un grande estimatore della cultura italiana “che si tratti di automobili, di moda, di cibo. A me piace molto cucinare, spesso piatti italiani” dice lo scrittore che ha ambientato il suo precedente libro, ‘Il valzer dell’impiccato’ proprio nel nostro Paese.
Convinto che un romanzo debba essere “preparato con grande cura dei dettagli”, debba “coinvolgere il lettore in un’esperienza forte” e sempre più interessato “alla tv piuttosto che al cinema”, questa volta Deaver ha messo al centro della sua storia lo spietato mondo del commercio dei diamanti. Una sfida per lo straordinario intuito del suo investigatore tetraplegico Lincoln Rhyme e per la bella collega Amelia Sachs. “Lincoln è diventato popolare perchè è un personaggio diverso, in cui prevale la mente” dice lo scrittore americano.
“I diamanti hanno sempre avuto un ruolo molto interessante, ad un certo punto anche di tipo religioso. Era considerato addirittura un peccato tagliare un diamante perchè veniva ritenuto il cuore di Dio. Quando però gli esseri umani si sono resi conto che con i diamanti avrebbero potuto guadagnare dei soldi, non è stato più un peccato tagliarli” spiega Deaver. Le loro sfaccettature sono perfette per il tipo di storia che voleva raccontare ne ‘Il taglio di Dio’: “da un lato il diamante è un simbolo d’amore, un sigillo, ma dall’altro ha delle sfumature che hanno a che fare con il crimine e con i potentati geo-politici internazionali” dice.
E’ importante, per Deaver, che il lettore sia coinvolto emotivamente ma dice anche che : “da appassionato di cinema mi è capitato spesso di trovarmi di fronte a scene di violenza esplicita non solo ributtanti ma rappresentate per più pagine o riprese, banalizzando in sostanza la storia. E’ l’opposto di quello che inseguo nei miei libri dove mi ispiro al maestro del genere, quell’Alfred Hitchcock che raccontava la violenza usando come espediente la suspence” sottolinea l’autore de ‘Il collezionista di ossa’, diventato un film di Phillip Noyce. “Per fare un film devi seguire schemi molto precisi che in qualche maniera si avvicinano ai miei quando scrivo, come il ritmo veloce e i dialoghi serrati. Inoltre, nei miei romanzi faccio dei tagli come fossi un montatore” racconta Deaver che scrive un libro all’anno e per la maggior parte legge saggistica. “Ora sto leggendo ‘Fear’ di Bob Woodward su Donald Trump”. E degli Stati Uniti sottolinea: “siamo diventati un paese con una forte contrapposizione fra destra e sinistra, come non c’è mai stata. L’economia sta andando bene ma in realtà la situazione economica maschera il fatto che la gente sia sottopagata”. Quanto all’immigrazione: “E’ una problematica – sottolinea – che negli Stati Uniti inizia a farsi sentire. Non è importante ed essenziale come qui da voi. Il fatto è che viene utilizzata come strumento di discussione politica e ci sono vari uomini politici, e non parlo del mio presidente, che stanno investendola di un peso decisamente superiore a quello che ha”. ‘Il taglio di Dio’ non si sa ancora se diventerà un film o piuttosto una serie. “Purtroppo da una ventina d’anni è in corso una controversia legale su ‘Il collezionista di ossa’ che non riguarda me, ma la distribuzione. Questo ha impedito la realizzazione di un sequel. Comunque la cosa che mi interessa oggi è la tv, Netflix, Sky, la stessa Rai. Ho lavorato a una sceneggiatura originale su una questione molto sentita negli Stati Uniti e cioè il fatto che spesso i poliziotti bianchi sparino su soggetti disarmati, per la maggior parte di minoranze etniche. La serie si chiamerà ‘Uno, cinque’ che è il nome di un distretto di polizia americano” spiega Deaver che tra gli autori italiani preferiti cita Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio e Carlo Lucarelli.
– MILANO
– In piazza San Babila a Milano è arrivato il David di Michelangelo, o meglio una copia in vetroresina e polvere di marmo alta 4 metri realizzata dagli Studi d’Arte Cave Michelangelo di Carrara.
La riproduzione (che per la Biennale dei Beni culturali Florens 2010 era stata collocata nel luogo per cui l’artista l’aveva progettata, ovvero in uno dei contrafforti dell’abside di Santa Maria del Fiore) viene esposta ora in occasione dell’uscita del film d’arte Sky ‘Michelangelo-Infinito’ che sarà al cinema dal 27 settembre al 3 ottobre.
Protagonisti della pellicola, una produzione originale Sky con Magnitudo Film, distribuita da Lucky Red, sono Enrico Lo Verso (Michelangelo) e Ivano Marescotti (Giorgio Vasari).
– Un giudice del Kenya ha rimosso per una sola settimana – giusto il tempo per concorrere agli Oscar – il divieto imposto a ‘Rafiki’, opera prima della kenyota Wanuri Kahiu, storia d’amore tra due ragazze separate dai pregiudizi della cultura locale e dalla rivalità politica delle rispettive famiglie. Lo riporta la Bbc.
Celebrato dai giurati all’ultimo festival di Cannes dove è passato fuori concorso, ‘Rafiki’ (in swaili ‘Amiche’), è stato bandito in Kenya l’aprile scorso con la motivazione di “promuovere l’omosessualità'” che nel Paese è illegale ed è considerata un reato punibile con oltre 19 anni di carcere.
A Cannes commentando la pellicola la giurata due volte premio Oscar Cate Blanchett ha detto di aver trovato ‘Rafiki’ “così intenso, così giusto nel tono e così forte nella sua attualità da meritare proprio che se ne parli”.
Ancora un successo per Carlo Conti: la seconda puntata della nuova stagione di Tale e quale show ha fatto segnare ieri su Rai1 uno share del 21.8% pari a 4 milioni 217 mila telespettatori, stravincendo il prime time e risultando anche il programma più commentato su Facebook nell’arco dell’intera giornata.Nella puntata sul gradino più alto del podio la cantante Roberta Bonanno, che ha impersonato e interpretato Aretha Franklin, un omaggio alla regina del soul scomparsa di recente. L’esibizione di Roberta Bonanno ha messo d’accordo tutti, la giuria, i compagni e il pubblico: la migliore della seconda puntata di Tale e Quale Show è stata lei.Su Canale 5 Sole a catinelle ha raccolto 2 milioni 295 mila spettatori pari al 10.76%. Meglio del film con Checco Zalone ha fatto su Rai2 la Nazionale italiana di pallavolo: a seguire il netto successo di ieri contro la Finlandia sono stati 2 milioni 560 mila appassionati pari all’11.2 di share.Rai1 si è imposta nella fascia di prima serata con il 19.25% a fronte dell’11.12% di Canale 5, confermandosi vincente sia nel preserale con Reazione a catena (4 milioni 397 mila telespettatori e 26.6%) sia nell’access prime time con Soliti ignoti – Il ritorno (4 milioni 175 mila telespettatori e 18.6%).In questa fascia, Paperissima sprint ha avuto su Canale 5 2 milioni 814 mila con il 12.46%, Otto e mezzo su La7 ha fatto segnare il 6.86% con 1 milione 527 mila, Stasera Italia su Rete4 ha ottenuto 1 milione 133 mila con il 5.12%, In onda su La7.Per l’informazione delle 20, il Tg1 ha avuto il 24.15% con 4 milioni 790 mila spettatori, il Tg5 il 16.18% con 3 milioni 251 mila, il TgLa7 il 5.66% con 1 milione 133 mila.Tornando alla prima serata, su Rete4 l’appuntamento con Quarto grado ha fatto segnare 1 milione 187 mila pari al 7.08%; su Italia 1 il film Rambo 2 – La vendetta ha ottenuto 1 milione 120 mila spettatori con il 5.25%; su Rai3 il film Non è un paese per giovani è stato visto da 1 milione 93 mila telespettatori (4.9%); Propaganda Live su La7 ha raccolto il 4.38% con 733 mila. In seconda serata, la Rai segnala su Rai1 l’attualità di Tv7, che ha registrato 793 mila telespettatori (11.3%). Nel complesso, il gruppo Rai ha dominato la prima serata con 9 milioni 300 mila telespettatori e uno share del 41.1% (a fronte dei 6 milioni 220 mila con il 27.51% di Mediaset), la seconda serata con il 34.2% (contro il 29.68% della concorrenza) e l’intera giornata con il 37% (Mediaset al 30.22%).
– CASSANO ALLO JONIO (COSENZA)
– Ha scelto di citare due cantanti il vescovo di Cassano allo Jonio, mons.
Francesco Savino, nel messaggio rivolto ai giovani a conclusione dell’Assemblea ecclesiale diocesana, svoltasi a Castrovillari. I cantanti citati dal presule sono Jovanotti e Sferra Ebbasta, Del primo, in particolare, il vescovo ha riportato la frase: “Se esiste un Dio, forse si forse no, boh. Ma ascolto le storie disposto a crederci un po’. Che siamo figli di qualcuna. Il resto è tutto da fare. Non ho radici, ma piedi per camminare”.
Per quanto riguarda Sfera Ebbasta, la frase citata dal mons.
Savino è “Io non volevo sopravvivere e basta, non mi piace accontentarmi”. Nel messaggio il vescovo di Cassano si rivolge ai giovani invitandoli a fare propria una frase del “Caligola” di Albert Camus: “Siate realisti, chiedete l’impossibile”. “Dio ci ama da sempre e per sempre”, ha scritto ancora mons. Savino, aggiungendo: “Questo è lo sguardo che cambia la vita. A tanti è accaduto, auguro che accada anche a voi”.
– PRATO
– Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci compie trent’anni e diventa “Il museo immaginato”.
Questo il titolo della mostra inaugurata a Prato che rilegge le vicende attraverso un percorso inedito di fatti, dati statistici, aneddoti, ricordi e opere scelte dalla collezione e dalla storia delle mostre. Tutto ideato (e curato) dalla nuova direttrice, Cristiana Perrella. “Più che una celebrazione – ha spiegato – si è trattato di un racconto in forma di autofiction, in cui la realtà di quanto accaduto si alterna a una visione immaginativa del museo che reinterpreta e configura il passato alla luce della sensibilità del presente, proiettandolo in un futuro possibile”. La mostra, fino al 25 giugno 2019, ripercorre le vicende che ne hanno segnato la storia – a partire dall’iniziativa di Enrico Pecci, industriale tessile pratese, che immagina il museo come dono alla città in memoria di suo figlio Luigi, trovando pronta risposta e collaborazione nel Comune di Prato e in altri imprenditori e cittadini.
– ANCONA
– E’ stato accolto da lunghi applausi e ovazioni, anche ad ogni cambio di scena, il debutto il 21 settembre ad Ancona del Ballo in Maschera di Verdi nella nuova produzione della Fondazione Teatro delle Muse, che il regista Pete Brook ha voluto riproporre nella versione svedese originaria dell’opera (1859), all’epoca censurata. Un successo dovuto soprattutto all’impeccabile e brillante direzione di Guillaume Tourniaire, sul podio dell’Orchestra sinfonica Gioacchino Rossini, che ha saputo sviscerare tutte le pieghe della partitura, da quella ironica a quella tragica, e da un cast di giovani cantanti di alto livello, a partire dal tenore georgiano Otar Jorjikia (Gustavo III) e dal baritono Alberto Gazale, cui hanno fatto da contraltare le belle voci di Ana Petricevic e Veronica Granatiero. Il regista ha ribaltato la cronologia dell’opera, partendo dal ferimento di Gustavo che ripercorre mentalmente in un lungo flashback le vicende che l’hanno condotto lì, in un’ambientazione onirica e minimale.
– Sono passati 6 anni dal suo ultimo album. Oumou Sangaré ha compiuto 50 anni a febbraio ed è tornata sui palchi con un nuovo lavoro, che segna un cambio di direzione e che incuriosisce ma non crea stupore: chi conosce la carriera della diva maliana sa quanto sia da sempre molto avventurosa.
“Mogoya” è stato pubblicato dall’etichetta francese No Format!, prodotto da A.l.b.e.r.t. e viene portato dal vivo all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 22/9, per il Romaeuropa Festival.
La regina della musica maliana, così l’ha definita il Rolling Stone Magazine, ha da sempre fatto della diffusione della musica africana nel mondo una missione, facendosi portavoce, in particolare, della lotta per i diritti delle donne (opponendosi ai matrimoni combinati e alla poligamia). “Ogni volta che scrivo una nuova canzone, la gente aspetta principalmente di sentire cosa ho da dire. Questo mondo è malato e c’è molto lavoro da fare per guarirlo. Io cerco di aiutarlo per quello che posso e con quello che so fare meglio”.
Vecchiaia, comicità, sentimenti, teatro, cinema: una specie di ‘testamento pubblico’, condito da tanta ironia, su vari temi, persino il rapporto con Sofia Loren. Un ‘testamento’ che l’attrice Franca Valeri ha condiviso a Firenze dove una sala, colma e in piedi, l’ha applaudita a lungo. Nel Teatro della Compagnia, dove il sindaco Dario Nardella le ha consegnato le Chiavi della Città, Franca Valeri era coinvolta nel festival l”Eredità delle donne’ rassegna-staffetta fra le generazioni promossa da Fondazione Cr Firenze. Intervistata da Serena Dandini, direttrice artistica della manifestazione, ha dispensato consigli, osservazioni, ricordi, offrendoli con levità proprio come se volesse lasciare – oltre i suoi scritti, libri e testi – un’eredità morale e culturale a chi verrà dopo.”E’ importante trasmettere alle giovani donne il messaggio che non si dimentichino mai di essere intelligenti”, ha detto Franca Valeri. “Le donne sono importanti se sono coscienti di essere da questa parte” dell’umanità. “Si sa che sono necessarie, non si può farne a meno – ha proseguito – sapere questo è una forma di femminismo, anche se a me non è mai piaciuto il termine perché bisogna che siano coscienti che non è una militanza, è un sentimento”. Franca Valeri, 98 anni, dopo aver confessato di “aver sempre avuto la sensazione che sopra di me c’era una testa che non era quella di una vecchia”, ha detto: “La vecchiaia non piace a nessuno, però è un sentimento che matura a poco a poco ed è una forma di pudore essere preparati alla vecchiaia”.”Non ci si può arrivare impreparati, per esempio tagliarsi, come fanno tutte, la faccia”, ha alluso ai lifting. E, entrando nell’ambito più strettamente professionale l’artista, ha suggerito, con garbo antico, che “è bello parlare poco e vedere che ti ascoltano. La misura è il segreto dei grandi autori, una parola di più guasta il testo, bisogna stare attenti”. Mentre sull’arte di saper far ridere, lei attrice comica, ha spiegato: “Quando senti che parte la risata del pubblico è un momento di felicità assoluta”. “Sapevo di avere questo dono di natura, lo vedevo anche in casa mia, dove anche gente impensabile – ha ironizzato – come mio padre e mia madre, ridevano. Saper di avere la capacità di far ridere è una cosa tra le più belle che mi potevano capitare” nella vita.Invitata a un confronto con Sofia Loren, con cui lavorò insieme e a cui è legata da lunghissima amicizia, Franca Valeri ha concordato di esser stata considerata, a suo tempo, un esempio di donna “molto moderna” nell’immaginario collettivo. “Ma – ha specificato lei stessa sorridendo – con una differenza abissale con Sofia: la sua bellezza. E io, anche nel film, non ho mai mostrato invidia”. Ha ricordato che “quando Sofia, oltre la bellezza, accettò una parte dove essere più modesta – Sofia è una donna molto intelligente -, e si mise nelle mani di De Sica, le ha fatto fare un personaggio molto bello che unisce la modestia e la bellezza insieme, che è cosa rara”. “Ogni tanto ci vediamo e lei mi ricorda come un momento bello della sua vita”, ha aggiunto. Tra i ricordi c’è proprio ‘Il segno di Venere’. “Doveva essere con due sorelle – ha detto – ma quando è stata scritturata Sofia, fu capito che difficilmente si poteva fare così. Allora diventammo due cugine!”.
Riflettori puntati sul linguaggio di genere, sullo sfondo la battaglia contro gli stereotipi sessisti nella lingua scritta e parlata, le mille discriminazioni, la violenza ‘mirata’ dei femminicidi, la fatica delle donne a conquistare ruoli apicali nella società, nel mondo del lavoro, nella politica e nelle istituzioni. Tutto questo approda sul palcoscenico con lo spettacolo “La conosci Giulia?”, in prima nazionale il 6 ottobre alle 21 al Teatro Massimo di Cagliari. Un lavoro a più mani: ideato dall’associazione Giulia giornaliste Sardegna, è stato sposato dal Corecom, il Comitato regionale per le comunicazioni, ed è firmato dalla compagnia LucidoSottile. Testimonial d’eccezione, la rettrice dell’Università di Cagliari, Maria del Zompo.La piece sceglie una redazione come luogo in cui convergono personaggi e storie emblematiche di modelli culturali che sminuiscono, o distorcono, il ruolo delle donne nella società.
“Canzoni, musica, narrazioni, siparietti sui cliché di genere sul filo dell’ironia per affrontare temi duri e attuali”, ha spiegato nella conferenza stampa di presentazione la regista e drammaturga Tiziana Troja, che ha curato il testo assieme a Vito Biolchini: un collage di testimonianze scritte dalle stesse giornaliste di Giulia – con la supervisione di Giovanna Pezzuoli, di Giulia nazionale – assemblate e integrate dalle LucidoSottile con la loro squadra di artisti e artiste per un’ora e mezzo di spettacolo che si annuncia vibrante e ritmato.La forza espressiva del teatro per rivendicare con forza una corretta rappresentazione della donna nei media e nella società.
“E’ la mission di Giulia, Giornaliste indipendenti, unite, libere e autonome – ha sottolineato la coordinatrice regionale dell’associazione, Susi Ronchi – Per noi un imperativo: diffondere l’immagine della donna libera da condizionamenti, pronta ad affermare senza timori ‘Io ce la posso fare'”. La piece, “vero manuale didattico e pedagogico”, ha precisato Ronchi “nasce con l’intento di sensibilizzare le nuove generazioni sulle tematiche di genere e il rispetto delle differenze”, ha messo in luce Michela Sale Musio, anima con Tiziana Troja delle LucidoSottile.Non è un caso se lo spettacolo vede il coinvolgimento diretto degli studenti degli ultimi due anni delle scuole superiori, chiamati a sviluppare un elaborato con i temi toccati dalla rappresentazione teatrale per partecipare ad un premio istituito dal Corecom e intitolato al giornalista Gianna Massa. “Si articola in tre sezioni – ha annunciato il presidente del Comitato Mario Cabasino – scuole, università e giornalismo, quest’ultimo in collaborazione con l’associazione Giulia, che ha deciso di dedicarlo a Maria Piera Mossa”. “Lo spettacolo – ha chiarito la rettrice Del Zompo – mette in luce la bella sfida dell’essere donna. E’ inaccettabile che ancora oggi il percorso professionale delle donne sia reso faticoso, difficile per via degli stereotipi”.Nel cast Michela Sale Musio e Tiziana Troja, Cristina Maccioni, Valentina Fadda, Angelo Trofa, Leonardo Tomasi, Vanessa Podda, Ambra Pintore, Federico Valenti, Diego Milia, e il Kor Vocal Ensemble. La voce fuori campo è di Elio Turno Arthemalle.
“Fiorire d’inverno” cioè nel periodo più difficile dell’anno. E’ il potente messaggio di rinascita e speranza che Nadia Toffa lancia nel suo libro che uscirà il 9 ottobre per Mondadori. Ed è la stessa Iena, che sta combattendo contro un tumore ovvero come lei stessa dice “la sfida più difficile della mia vita”, a raccontarlo in un lungo post sui social che sta facendo il pieno di like: “Ecco qui Ragazzi, in questo libro vi spiego come sono riuscita a trasformare quello che tutti considerano una sfiga, il #cancro, in un dono, un’occasione, una opportunità”.
“Una creatura, questo libro, nata nel periodo più difficile della mia vita – scrive – eppure vi inonderà di gioia. Lo troverete pieno d’amore. ‘Fiorire d’inverno’ perché non ho mai sospeso la vita per la malattia, per il cancro e nessuno dovrebbe farlo. Ecco come ci sono riuscita io”. “Non si sa – ammette con sincerità la Toffa – chi vincerà. Vivendo lo scoprirò controllo dopo controllo tra qualche anno. Chi ha il cancro sa di cosa parlo”.Il libro si rivolge anche alle altre persone che in questo momento combattono il male: “Se ci sono riuscita io… ci può riuscire chiunque. Infatti sorrido ogni giorno di più alla vita. Strano eh?! Inaspettato direi. Aspetto di sapere cosa ne pensate della storia mia vita, raccontata in questo libro in cui c’è tutta la mia intimità in cui vi apro il mio cuore”.Significativi anche gli hashtag con cui la Toffa correda il post: #inno AllaVita, #nonSospendiamo la vita per colpa del #Cancro, non diamogliela vinta, #sorridere sempre perché noi siamo più forti, #trasformare il#cancro in un dono è possibile.
– Movimento energico e fisicità. Paul Surridge, direttore creativo di Roberto Cavalli, celebra il potere del corpo femminile, il dinamismo e la forza in movimento di una nuova generazione di donne. Il corpo si mostra nella sua atleticità. L’attenzione si concentra sulle gambe e sul baricentro, origine della forza corporea, enfatizzata da orli accorciati e busto sartoriale.
L’influenza dell’abbigliamento tecnico sportivo emerge nelle linee essenziali dei pantaloncini attillati, tipo quelli da ciclista, indossati sotto agli abiti o in completo con la giacca sartoriale. Grafismi, asimmetrie e ritagli geometrici sul busto formano un motivo che assicura sensualità alle silhouette. Così anche gli abiti da sera, ricamati di cristalli, sono in tessuti stretch per assecondare il corpo e le sue esigenze di movimento.
Le borse svelano un nuovo logo Roberto Cavalli, con due C borchiate che si intrecciano sinuosamente come un serpente, un emblema Cavalli che appare anche su orecchini e collane.
– LA SPEZIA
– Dodici spettacoli in abbonamento per la stagione di prosa 20118/2019 del teatro Civico della Spezia, con nomi e pièce importanti della scena culturale italiana: dal premio Ubu 2017 ‘Macbettu’ di Alessandro Serra a ‘Bestie di scena’ diretto da Emma Dante e adattato al palco del Civico, da Stefano Accorsi in Giocando con Orlando, sino a Glauco Mauri e Roberto Strurno ne ‘I fratelli Karamazov’. Ma anche Alessandro Haber, Lucrezia Lante della Rovere, Lillo e Greg, Alessandro Preziosi. “La stagione di un teatro di una grande città” ha detto l’assessore alla cultura Paolo Asti. “Il Civico – ha aggiunto il sindaco Pierluigi Peracchini – diventa un’agorà, una casa della cultura della città”. La stagione aprirà con la possibilità per le scuole di accedere a allestimenti e prove. In apertura, il 28 ottobre, anche un fuori programma con il concerto sinfonico dell’orchestra del Carlo Felice. Tra le novità, anche la possibilità di lasciare un biglietto ‘sospeso’, come accade nei bar per il caffè, “per chi non può permettersi di venire a teatro”, spiega il coordinatore della commissione tecnico scientifica del teatro Matteo Taranto.
– Le pennellate grandi e dense e gli accesi contrasti cromatici sulla tela; la personalità eclettica e lo stile originale di un artista in grado di reinterpretare le avanguardie storiche secondo un proprio linguaggio; il predominio indiscusso della figurazione. Alla lunga ricerca artistica che Aligi Sassu (Milano, 1912 – Pollença, 2000) portò avanti nel corso del Novecento la Fondazione Credito Bergamasco dedica una grande mostra autunnale, dal titolo “Aligi Sassu.
Colore e libertà”, a cura di Paola Silvia Ubiali e Valentina Raimondo. Allestita in due sedi espositive, a Bergamo nel Palazzo Storico Credito Bergamasco (Palazzo Creberg, 4 ottobre – 2 novembre) e a Milano nella Sede Centrale Banco BPM (Piazza Meda, 6 ottobre – 2 novembre), la mostra documenta il talento di uno dei massimi artisti del secolo scorso: pittore e scultore, Sassu è stato attento testimone della propria epoca e ne ha interpretato le contraddizioni, riuscendo al tempo stesso anche a precorrere nuove tendenze future.
Madonna, U2, Tom Cruise, Elton John, Al Pacino, Robert De Niro, Francis Ford Coppola, Michael Radford, Annie Lennox, Barbra Streisand, John Travolta, Sylvester Stallone, David Foster, Placido Domingo, Larry King, James Taylor, Billy Joel, Charles Aznavour, Aida Garifullina, Bob Ezrin, la lista delle star internazionali che oggi si uniscono ai festeggiamenti del 60/o compleanno di Andrea Bocelli è lunghissima. Raccolti in un video a sorpresa, postato sulla pagina Facebook del tenore, i più grandi nomi dello show business mondiale manifestano tutto il loro affetto e stima per Bocelli, icona della nostra musica nel mondo.
C’è chi si cimenta con l’italiano, chi canta, chi suona, ognuno esprime in maniera sentita il suo abbraccio all’artista in questa giornata di festa.Tantissimi anche gli auguri dall’Italia: tra gli altri Caterina Caselli, Negramaro, Beppe Fiorello, Laura Pausini, Alessandro Gassman, Tiziano Ferro, Gianna Nannini, Eros Ramazzotti, Christian De Sica, Maria Grazia Cucinotta e Tony Renis.
– PORDENONE
– Riscattare Isabel Archer, liberarla. John Banville voleva questo nel suo imprevisto sequel di ‘Ritratto di Signora’ di Henry James. Ma, alla fine, “non ho potuto farlo” dice lo scrittore, Booker Prize nel 2005, a Pordenonelegge con il suo nuovo romanzo ‘Isabel’, pubblicato da Guanda nella traduzione di Irene Abigail Piccinini.
“‘Ritratto di Signora’ è un romanzo terribile. Si ha questa immagine di Henry James come di un romanziere gentile, che scrive con uno stile elaborato, ma non è assolutamente così. Era ben altro. Sapeva bene come fosse la vita, conosceva profondamente il male. Quel male che consiste nel fatto che le persone sono usate dagli altri e non possono vivere la loro propria vita” spiega Banville, elegante e ironico autore di romanzi letterari e gialli. “Isabel è stata posseduta, le è stata negata la sua vita. Avevo l’illusione di poterla liberare, di darle un finale felice nel nuovo mondo. La verità è che sia ‘Ritratto di Signora’ che ‘Isabel’ sono due romanzi sulla natura del male”.
– TORINO
– E’ ispirata al glamour anni Ottanta la collezione Borsalino Primavera-Estate 2019 presentata nello showroom a Milano, la prima dopo il passaggio dell’azienda alla Haeres Equita dell’imprenditore italo-svizzero Philippe Camperio. Una collezione elegante e vintage, che racconta alle nuove generazioni un decennio fervido di creatività e idee.
Le nuove creazioni strizzano l’occhio ai grandi designer chiamati nel 1980 da Borsalino e dal magazine Domus a disegnare cappelli d’autore per una mostra di prototipi. Tra questi Gae Aulenti, Mario Bellini, Achille Castiglioni, Vico Magistretti, Paolo Portoghesi, Roberto Sambonet ed Ettore Sottsass. Da queste rivisitazioni è nata una collezione audace, che mixa colori forti, pattern geometrici e animalier. Cappelli pensati per millennials e post millennials che amano il lusso senza tempo firmato Borsalino. Più classica la collezione maschile con, tra l’altro, gli immancabili Panama Montecristi intrecciati con la paglia più preziosa del mondo.
– PERUGIA
– Al via il 28 settembre (fino al primo ottobre) la 10/a edizione di “Spoleto art festival”, che propone 84 spazi espositivi, 150 tra eventi e performance ed oltre 30 concerti di musica gratuiti. E letteratura, con i caffè letterari d’Italia e d’Europa di cui Angelo Sagnelli è direttore artistico. Tra gli scrittori emergenti il 29 settembre verranno premiati Francesco Testa e Giulia Fera con “Veleni e Verità”, Alessandro Antonaia con “Flusso” e Valeria Genova con il libro “Napoli, amore mio”.
Tra gli special guest di questa edizione Billy the Artist, designer newyorchese firmatario del manifesto.
“Spoleto – afferma Luca Filipponi, presidente del Festival – si conferma cittadella dell’arte come nel progetto ideale di Giancarlo Menotti. La peculiarità del festival è la sperimentazione. Novità e sperimentazione. Questo differenzia la nostra kermesse da una rassegna”. Un “meeting art” sarà occasione di incontro tra tutti i soggetti protagonisti dell’arte contemporanea”.
C’è molta attesa oltreoceano per The intractable woman; a theatrical memo on Anna Politkovskaya, l’opera di Stefano Massini che approda domani (e fino al 14 ottobre) nel tempio del teatro di Broadway e segna il suo debutto negli Stati Uniti. Il testo dello scrittore e drammaturgo italiano, il più rappresentato all’estero, è stato portato sul palco del Second Floor Theater dalla Play Company per la regia di Lee Sunday Evans e narra la storia della giornalista e attivista per i diritti umani Anna Politkovskaya assassinata a Mosca nel 2006.
Continua intanto a Londra il successo di “Lehman trilogy” – diretto dal premio Oscar Sam Mendes – in scena al National Theatre con l’adattamento di Ben Power per un cast stellare.
L’opera sempre nella versione di Sam Mendes debutterà anche al Park Avenue Armony di New York e resterà in scena 4 settimane.
Hollywood sta già trattando per i diritti di un testo inedito dello scrittore italiano, “The State Versus Nolan”, che partendo sempre da un fatto di cronaca affronta temi attuali importanti come la paura, il potere dei media la strumentalizzazione del reale.
Ad oggi sono oltre 1800 le repliche delle sue opere in tutto il mondo, con 81 allestimenti di 14 testi in 24 traduzioni diverse. Fra gli allestimenti più famosi quelli diretti da registi come Lluis Pasqual, Irina Brook o Arnaud Meunier, con lunghe teniture parigine e interpreti famosissimi come Anne Alvaro, Romane Bohringer o Rachida Brakni e le numerose produzioni (nove in tutto) in importanti teatri tedeschi come il Residenz di Monaco, le Schauspielhaus di Colonia, Dresda, Amburgo, Magonza, Francoforte.
In questa stagione televisiva Stefano Massini sarà ospite fisso con i suoi racconti del programma PiazzaPulita in onda su La7 tutti i giovedì in prima serata.
“Il vintage è il punto di partenza per il futuro, non c’è nostalgia nel guardare al passato perché c’è già un futuro, che è fatto di alto artigianato”: così Ermanno Scervino racconta la sua collezione per la prossima estate, in passerella a Milano, dove è stato presentato anche il primo profumo della maison, il cui volto è Cosima Auermann, ospite della sfilata.
In passerella, quello che Ermanno Scervino descrive come un “sogno moderno”, dove al completo pantaloni con la giacca dalle spalle importanti si alterna l’abito d’organza arancione, perché “il massimo della femminilità è mischiare qualcosa di femminile e qualcosa di maschile, come fa Angelina Jolie, donna bella, in carriera, con una famiglia multietnica, icona di questa collezione”. Tra le proposte più nuove, le maglie lavorate a trecce dalla mano lucida grazie al trattamento di glassatura, che rende sostenuti anche i pizzi degli abiti e dei coat più eleganti.
– ‘Unrushed and uncrowded’, senza fretta e senza folla. E’ la filosofia del museo Glenstone, che il prossimo 4 ottobre riaprirà al pubblico dopo un progetto di espansione da 200 milioni di dollari durato cinque anni. Il museo, che abbraccia il concetto di slow art, vuole essere uno spazio dove ci si gode le opere d’arte alla vecchia maniera, ossia in modo contemplativo, con tutto il tempo necessario, senza la folla o i rumori che troppo spesso caratterizzano i musei tradizionali.
“Pensiamo a delle biblioteche – hanno spiegato i fondatori, i coniugi Emily e Mitchell P. Rales – sono posti dove si fa silenzio e dove ci si immerge nella lettura e solitamente hanno accesso gratuito”. Il Glenstone, non a caso, sarà completamente gratuito, tuttavia le visite vanno prenotate sul sito web del museo. Immerso nel verde in quello che si può paragonare ad un giardino dell’Eden per l’arte, il Glenstone si trova nella contea di Montgomery in Maryland. http://www.glenstone.org
– Salmo batte il record di streaming nelle 24 ore su Spotify: il nuovo singolo ’90Min’, uscito il 21 settembre, ha raggiunto in un giorno un milione di stream, il debutto più alto di sempre in Italia per un brano solista, sottolineano dalla Sony. ’90Min’ è primo anche su Apple Music e iTunes. Il brano anticipa il nuovo album del rapper, ‘Playlist’, in uscita nei prossimi mesi.
– Poesie cinesi antiche e moderne dedicate alle Luna, lette in occasione della festa dedicata al satellite e accompagnate da un piccolo assaggio del tipico dolcetto della festa, lo yuebing (torta della luna), a Padova.
Accade domenica 23 settembre a partire dalle 19.30 in Sala Paladin di Palazzo Moroni a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune in collaborazione con l’Associazione Culturale Il Filo di Seta. Tra le festività che scandiscono il calendario lunare cinese spicca la Festa di metà autunno, in cinese Zhongqiujie.
Celebrata il quindicesimo giorno dell’ottavo mese, segna esattamente la metà della stagione autunnale. È anche chiamata Festa della Luna, perché si celebra in un periodo in cui la luna è particolarmente luminosa e in cui è perfettamente rotonda.
Quest’anno cade il 24 settembre. Il primo riferimento al periodo della metà dell’autunno si trova nella raccolta dei Riti dei Zhou, ‘Zhou Li’, risalente a circa tre millenni fa. La Festa di Metà Autunno è la seconda festività più importante della Cina dopo il Capodanno cinese, e a partire dal 2008 è diventata una festività ufficiale del calendario cinese e corrisponde a 3 giorni di vacanza.
Come per ogni festa tradizionale, anche su questa nel corso dei secoli si sono moltiplicate le leggende. La più famosa ha per protagonisti l’arciere Houyi e sua moglie Chang’e ed è tramandata in diverse versioni. Il cibo simbolo della Festa della Luna sono le torte della Luna, in cinese yuebing, dolci caratterizzati dai ripieni più svariati, dolci esalati, come fagioli rossi o verdi, frutta secca, carne e uova. Devono consumate insieme alle persone care, a cui è abitudine regalarle in eleganti confezioni, generalmente di colore rosso, per augurare lunga vita, felicità e fortuna.
L’Associazione Culturale Italo/Cinese Il Filo di Seta, diretta da dottoressa Liu Zun (June), organizza numerose iniziative culturali e artistiche in Veneto, Salento e Cina, promuove gli scambi tra i due paesi e due culture. Per info associazionefilodiseta@gmail.com
– “Ritorno ora che sono finalmente sobrio da sei anni, per vivere la città in un modo diverso da quello oscuro che è stata la mia vita da alcolista”. Parla della sua rinascita il regista Abel Ferrara, impegnato con Nino D’Angelo e Maurizio Braucci per lo spettacolo ‘Forcella Strit’ che il 25 ottobre aprirà la stagione del teatro Trianon di Napoli. “Mi piace Forcella – dice – mi piace moltissimo questa energia. E anche se so che qui ci sono problemi, che a volte si spara, che la camorra esiste, penso anche che qui respiro creatività e intelligenza, qui mi sento così libero come in pochissimi altri posti al mondo. Ho un senso di libertà appena scendo dal treno”.
Il regista newyorkese, autore di film culto come “Il cattivo tenente” con Harvey Keitel, stamane, con i coautori D’Angelo e Braucci, ha assistito ai provini finali. “Forcella strit” è la storia di un gruppo di giovani e di questo quartiere, dal 1989 al 2004. Scritto da Maurizio Braucci, è accompagnato dalle canzoni di Nino D’Angelo.
– FIRENZE
– In piedi per tre minuti, con una mano sulla spalla del vicino di poltrona e gli occhi chiusi per “sentire l’energia”: è la performance estemporanea che Marina Abramovic ha realizzato con i 1.500 spettatori di ‘Marina Abramovic speaks’ al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, incontro con l’artista intervistata da Arturo Galansino, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi.
“La cosa importante per me – ha detto – non è più fare una performance davanti a voi, ma che il pubblico sia la mia opera, lo strumento per raggiungere un livello diverso di comprensione.
Il pubblico è stanco di guardare le cose, vuole avere la sua esperienza di quello che vede”. Per Abramovic “non è importante rivolgersi a un pubblico di elite, ma raggiungere più persone.
L’arte secondo me deve essere democratica e poter raggiungere tutti, anche le persone che non sono mai state nei musei. Il mio lavoro è profondamente emozionale, non devi esserti documentato prima di vederlo”.
– JESI (ANCONA)
– Scomparsa da due secoli e ritrovata due anni fa nel castello di Ursel in Belgio, la farsa giocosa Le Metamorfosi di Pasquale di Gaspare Spontini è stata riproposta con successo a Jesi, nel del Festival Pergolesi Spontini, in una coproduzione con la Fondazione La Fenice di Venezia. L’opera, su libretto di Giuseppe Maria Foppa, futuro collaboratore di Rossini, ricalca i modelli compositivi della tradizione napoletana alla cui scuola si era formato l’allora ventisettenne compositore, e debuttò a Venezia nel 1802 senza grande successo per poi sparire dai cartelloni. A Jesi si è avvalsa della regia di Bepi Morassi, che ne ha ricreato l’atmosfera ambientandola in un caffè chantant dei primi del ‘900. Ai tipici personaggi dell’opera buffa si abbina la musica, ben diretta da Giuseppe Montesano sul podio dell’Orchestra sinfonica Rossini. Applausi per tutti i giovani cantanti del cast: Carolina Lippo, Baurzhan Anderzhanov, Davide Bartolucci, Antonio Garés, Michela Antenucci, Carlo Feola, Daniele Adriani.
– BOLOGNA
– Tra storie di eccessi, trasgressione e mondanità, i protagonisti del clima artistico di una sempre nuova New York come Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat (nel trentennale della morte), Francesco Clemente, Keith Haring, Julian Schnabel e Jeff Koons, con circa 150 opere, dal 29 settembre al 24 febbraio saranno a Palazzo Albergati di Bologna nella mostra ‘Warhol & Friends. New York negli anni ’80’. Con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna, la mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia e curata da Luca Beatrice.
A raccontare il fermento irripetibile di un decennio che ha visto combinarsi arte, musica, cinema e letteratura, a Bologna arrivano Warhol, Haring con ‘Untitled’ (1983), Schnabel con ‘Dunciad (Trances of Bouboul)’ del 1983, Koons con ‘Art Magazine Ads’ (1989), Basquiat con ‘Untitled’ (1983) e Bertoglio con Grace Jones e Madonna (1983). Ma anche Robert Mapplethorpe, Alex Katz, Ronnie Cutrone e molti altri.
– PORDENONE
– ELIZABETH MCKENZIE, ‘L’AMORE AL TEMPO DEGLI SCOIATTOLI’, (MARSILIO, PP. 416, 18,00 EURO) La famiglia con tutte le sue meraviglie e disastri, tra ex hippie, coltivatori di marijuana, veterani e scienziati, crisi delle risorse ambientali e problemi esistenziali, in un esilarante psicodramma. La scrittrice americana Elizabeth McKenzie si fa conoscere in Italia con ‘L’amore al tempo degli scoiattoli’ (Marsilio), una commedia dolceamara, acclamata da scrittori come Jonathan Franzen ed Elizabeth Strout, presentata in anteprima a pordenonelegge.
“Lo scherzo permette di demolire certe cose, è un modo per prendersi una rivincita” spiega la McKenzie, 60 anni, originaria di Palo Alto, che è cresciuta a Los Angeles e vive in California ed è capo redattore di una rivista di critica letteraria, la Chicago Quarterly Review. A colpire nel suo romanzo, tradotto in Italia da Stefano Massaron, che mette in scena la storia di un fidanzamento che va verso il matrimonio, è proprio lo stile, l’umorismo e leggerezza dei toni con i quali vengono raccontate questioni pesanti. Come ha detto la Strout “dietro l’umorismo che pervade questo racconto, la rivelazione che la vita è un affare serio”.
Ecco dunque Paul, brillante scienziato in carriera che si occupa della sindrome post traumatica dei veterani e Veblen, comportamentista indipendente, che ha l’ossessione per gli scoiattoli ed è convinta che le parlino, in procinto di sposarsi. “Veblen ama tanto gli scoiattoli perché sono una proiezione del modo in cui vede i problemi della vita.
Impersonificano una serie di questioni, dal suo imminente matrimonio alla crisi ambientale, all’eccessivo consumo delle risorse. Gli scoiattoli sono un po’ lo specchio di tutto questo e sono anche una sorta di ambasciatori del mondo naturale” spiega la scrittrice che è una donna timida, al contrario di quello che ci si aspetterebbe leggendo il suo romanzo.
“Il mio stile è il risultato di una fermentazione di numerosi anni in cui ho studiato e letto tanto materiale. Perché scrivo in modo così umoristico? Perché sono così, è naturale per me. Mi piace il contrasto tra profondità e leggerezza dello stile come quello tra luce e oscurità” sottolinea l’autrice per la quale “Franzen è una fonte di ispirazione”. Poi racconta che la sua “creatività si è sviluppata ed è stata alimentata da una serie di esperienze e difficoltà contro le quali ho dovuto lottare, anche durante l’infanzia. I miei genitori sono stati attivisti in campo ambientale, ricordo ancora le lacrime di mia madre in un periodo in cui lottava contro la costruzione di una diga nel Grand Canyon. E pur non essendo quaccheri da noi non si comprava ne si sprecava mai niente. Ho ereditato dai miei genitori la sensibilità ambientalista e anticonsumista”.
Nel romanzo tutto si complica quando Paul e Veblen decidono di sposarsi: non conoscono le loro rispettive famiglie che, a loro volta, non si sono mai incontrate. Da una parte i genitori di lui, ex hippie e complottisti convinti. Dall’altra quelli di Veblen: una madre egocentrica e ipocondriaca, con l’ex marito rinchiuso in un ospedale psichiatrico e l’attuale che la segue come un cagnolino. “La famiglia di Paul è abbastanza diffusa nel nord della California dove ci sono molti coltivatori di marijuana. Ci sono persone armate con la pistola che proteggono le loro coltivazioni e le ho visitate. Come c’è una vasta presenza di hippie sparpagliati sulle colline” spiega l’autrice.
“Il libro comincia con un fidanzamento – aggiunge – ma si addentra in una serie di lati più oscuri della vita. E’ interessante vedere come reagisce Veblen, se è felice veramente e ha molti dubbi nel corso della storia”. “Mi piace molto l’analisi che è stata fatta da uno studioso svizzero che ha detto: ‘il matrimonio è una battaglia fino alla morte'” spiega la McKenzie che è autrice anche della raccolta di racconti ‘Stop That Girl’ e ha insegnato all’Univeristà di Stanford scrittura creativa.
– MILANO
– Nei palcoscenici italiani c’è un problema “di sicurezza”. A descrivere una situazione non solo difficile, ma anche pericolosa è il regista Daniele Abbado, che il 27 settembre inaugurerà il festival Verdi di Parma con un nuovo allestimento di Macbeth.
“Qui si lavora molto bene. Il palcoscenico funziona bene” racconta, a differenza di molti altri “non è abbandonato sia per risparmi sulla manutenzione sia a causa della riduzione dei tecnici”. Una tendenza che “provoca problemi di efficacia – aggiunge – e non solo. E’ quasi impossibile far funzionare la macchina teatrale e la situazione di sicurezza fisica è difficile, una cosa che mi sembra diffusa nel Paese” non solo nei teatri.
“Fa dispiacere – osserva il regista, che ha firmato allestimenti nei maggiori teatri del mondo e che inaugurerà con Rigoletto la prossima stagione dell’Opera di Roma – perché fino a pochi anni fa, diciamo 4 o 5, il livello di produzione lirica italiano era il migliore del mondo” e così, secondo Abbado, non è più.
– I ricordi d’infanzia, le fiabe, la poesia, la religione e la guerra; e poi i sogni, popolati da creature reali e fiabesche, che colorano un mondo fatto di meraviglia e utopia. C’è tutto l’immaginario di Marc Chagall nella grande retrospettiva che la Fondazione Palazzo Mazzetti di Asti ospiterà nella propria sede dal 27 settembre al 3 febbraio.
Intitolata “Chagall. Colore e magia” e a cura di Dolores Durán Úcar, la mostra delinea lo stile espressivo dell’artista, frutto della fusione di tre culture (ebraica, russa, occidentale), attraverso più di 150 opere, tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni, realizzate dal 1925 fino alla morte. Il percorso, che segue un ordine cronologico e al tempo stesso tematico, illustra lungo 7 sezioni il linguaggio completamente nuovo creato da Chagall, sottolineando il suo universo poetico, fantastico o sognato, in cui tutto è possibile e dove regnano incontrastati il colore, la geometria e decomposizione delle forme delle avanguardie. Proponendo una lettura nuova delle opere, la mostra permette al pubblico di conoscere alcuni dei temi principali della produzione dell’artista, tra cui la tradizione russa legata alla sua infanzia, il senso del sacro, il rapporto con i letterati e i poeti, l’interesse per la natura, gli animali e il comportamento umano, il mondo del circo e l’amore.
“Dietro ogni grande uomo, c’è sempre una grande donna”, metafora, ma a volte solo verità. Nel caso di ‘The Wife – Vivere nell’ombra’ di Björn Runge, con protagonisti Glenn Close e Jonathan Pryce, tutto si gioca fino alla fine in questa ambiguità non da poco. Il film dal passo teatrale, in sala dal 4 ottobre distribuito da Videa, è l’adattamento della sceneggiatrice Jane Anderson dell’omonimo romanzo di Meg Wolitzer (pubblicato in Italia da Garzanti). Dialoghi perfetti, clima strindberghiano, per raccontare le tragedie grandi e piccole di quelle coppie che vivono i tempi lunghi di un matrimonio apparentemente felice e senza traumi. Da una parte troviamo Joan Castleman (una Glenn Close da Oscar), donna intelligente, ancora bella e soprattutto moglie devota, una vera e propria geisha. Da quarant’anni sacrifica talento e ambizioni per sostenere la carriera letteraria del marito Joe (Jonathan Pryce), giustificando poi con pazienza le sue numerose scappatelle.Ma un premio, il Nobel alla letteratura, inaspettatamente attribuito a Joe, rompe gli equilibri e nulla sarà più come prima. Diventa insomma più difficile per Joan fare l’accompagnatrice, coinvolta in pomeriggi di shopping a Stoccolma, di un marito che va alle prove della cerimonia, consapevole come è di avere anche lei il diritto a un legittimo riconoscimento. Divisa tra amore e riscatto verso il marito, la donna sembra pronta alla verità per la prima volta e anche il figlio, che li ha accompagnati, sente che deve fare i conti con un padre ingombrante di cui ha scelto di seguire le orme. Diretto dal vincitore dell’Orso d’Argento a Berlino, Björn Runge, il film, che ha debuttato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival nel 2017, ha nel cast Christian Slater, Max Irons, Harry Lloyd e Annie Starke.”Per me questo film – dice il regista – è come la musica; il modo in cui Glenn Close e Jonathan Pryce recitano mi fa pensare a due strumenti solisti che suonano insieme. Durante il montaggio è stato impossibile per me separare la storia dalla loro interpretazione, avevano la capacità di incorporare la sceneggiatura nella loro recitazione in modo profondamente affascinante. Non è insomma solo una storia plot-driven basata sulla trama”. E conclude il regista: “La mia ambizione è trovare il modo di lasciare liberi gli attori. Si tratta di trovare la musica della sceneggiatura, di lasciarla oscillare. Nella migliore delle ipotesi il pubblico condividerà lo swing durante i momenti salienti del film”. Una curiosità. La frase “Dietro ogni grande uomo, c’è sempre una grande donna” è attribuita alla scrittrice britannica Virginia Woolf, ma sembra anche riferirsi al detto latino: “Dotata animi mulier virum regit” (“Una donna dotata di spirito sostiene il marito”).
– “Quattro opere, in quattro giorni e tre luoghi”: Roberto Abbado, direttore artistico, sceglie una formula quasi matematica per raccontare la 18/a edizione del festival Verdi di Parma che si aprirà il 27 settembre con Macbeth. Una formula che si ripete fino a fine ottobre per attirare un pubblico internazionale. Oltre a Macbeth con la regia di Daniele Abbado che ha portato in scena muri d’acqua vaporizzata per ricreare le atmosfere nebbiose e magiche dell’opera, il programma include Un giorno di regno, affidata ai vincitori del Concorso di voci verdiane e Le Trouvère al secentesco teatro Farnese. Una prima assoluta dell’edizione critica nell’allestimento di Bob Wilson,che ha creato atmosfere gelide anche usando la gestualità tipica del teatro giapponese.
Una sorta di bianco e nero (o gelido argento), con proiettate immagini della vecchia Parma di inizio secolo, in cui spuntano guizzi di rosso. D’altronde il fuoco è un elemento essenziale del Trovatore, a partire da quello della “musica di Verdi”. [print-me title=”STAMPA”]
