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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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Ultimo aggiornamento 24 Settembre, 2018, 04:38:50 di Maurizio Barra

DALLE 12:55 DI DOMENICA 23 SETTEMBRE 2018

ALLE 04:38 DI LUNEDì 24 SETTEMBRE 2018

SOMMARIO

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Giorgio Armani, la forma del colore
Abiti brillanti e senza peso per una donna che si fa notare

A teatro è ‘guerra’ dei PirandelloDa Lavia a Placido e Battiston, stagione dedicata a Premio Nobel

Dolce & Gabbana, sfilano Monica e CarlàIn passerella famiglie e coppie, proposte per ogni età e taglia

Cattelan va a teatro, gag, attualità e ironiaTra Ratajkowski e Bocelli, EPCC ‘in scena’. ‘Sfuma’ Berlusconi

L’Altra Galleria’, opere dai depositiAlla Galleria nazionale dell’Umbria fino al 6 gennaio

Al Met i codici di S.Lazzaro a VeneziaArmenia!, storia di accoglienza in laguna in nome della cultura

Lemaitre, nessuno è al riparo dall’esclusione’I colori dell’incendio’ nel giorno di chiusura Pordenonelegge

Noseda con Nso Washington fino al 2025Inaugura sua 2/a stagione con programma su spazio per 60/o Nasa

Incassi Usa, vince fantasy con BlanchettPoi il thriller A simple favor, terzo l’horror The Nun

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L’ARTICOLO

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“Non mi avevate riconosciuto eh?” scherza Giorgio Armani alla fine della sua sfilata. Tanto inconsueto il suo look – giacca e cravatta anziché la consueta t-shirt blu – tanto inedita la sua proposta per la prossima estate, tutta incentrata sul colore: etereo, cangiante, vibrante. Sono toni mai visti tutti insieme su una passerella di Armani quelli che danno forma a un’eleganza liquida e lineare, mai banale. Le forme sono essenziali, leggere e allungate, mosse da aloni delicati di grigi metallici, azzurri tenui, rosa polvere. Tutto sembra galleggiare come su uno specchio d’acqua: sono senza peso gli abiti attraversati da plissettature e ricami, i pantaloni e i soprabiti semitrasparenti in organza tecnica, i calzoni doppiati da un velo di tulle annodato a pareo, le tunichette di maxipaillettes cangianti, le giacchine corte davanti e allungate dietro, i bustier di plexi con gonna a balze, i bermuda doppiati di tulle. E poi le tute e gli abiti ricoperti di frangette multicolor, prodigio di luce in movimento.
Scrittore, prima di tutto. Drammaturgo, soprattutto. Premio Nobel per la Letteratura nel ’34. Ma anche pittore, affascinato dalla psicoanalisi, grande appassionato di cinematografia. Se per un anno, in occasione del 150/o dalla nascita, mostre, convegni, cicli di studi, hanno raccontato ogni dettaglio dell’arte e della produzione di Luigi Pirandello (1867-1936), è nella stagione 2018-2019 che il teatro sembra celebrarlo maggiormente con una vera “abbuffata” di suoi testi in scena. Una “guerra” dei Pirandello con in palcoscenico, uno dopo l’altro, il gotha del teatro italiano, divi del pubblico ma anche nuove sperimentazioni.Tra i più attesi, i “Giganti della montagna”, forse il più evocativo dei testi pirandelliani anche perché incompiuto, con cui Gabriele Lavia chiude a distanza di qualche stagione la personale trilogia avviata con Sei personaggi e L’uomo dal fiore in bocca (febbraio al Piccolo poi in tournée). Per lui, i panni di Cotrone, il Mago degli Scalognati, che, dice l’attore, “lo sanno tutti, è lo stesso Luigi Pirandello. Ma anche qualcosa di più. È colui che vive rifugiato o emarginato nella propria illusione che il Teatro possa essere il Luogo Assoluto. Fuori da ogni contaminazione. Lontano da quei Giganti, da quelle ‘forze brute’, da quegli uomini (forse noi stessi) che mettono paura solo a sentirli passare al galoppo”. E allora nella messa in scena, di cui firma anche la regia, “i Giganti sono uomini che hanno dimenticato la coscienza della loro origine. Snaturati dal non voler conoscere se stessi. E dunque non possono far altro che continuare a uccidere la ‘poesia originaria’ nata come specchio dell’uomo, a uccidere il Teatro. Il finale non scritto? Vorrei fosse una speranza, una certezza laica, che la poesia non può morire”.Ma la galleria pirandelliana è partita già quest’estate, con l’eroe della doppia vita, “Il fu Mattia Pascal”, in scena con Pino Quartullo, mentre a novembre assumerà i tratti di Daniele Pecci diretto da Guglielmo Ferro (al Quirino di Roma e poi in tournée). Grande frequentatore del Premio Nobel in tutta la sua carriera, Leo Gullotta, con la regia di Fabio Grossi, sarà invece il rassicurante professore Toti, travolto dal gioco della calunnia e del bigottismo quando sposa la giovane Lillina incinta di un altro in “Pensaci Giacomino!” (da fine ottobre). E se Carlo Cecchi riprende il suo “Enrico IV”, il sovrano “folle” (da gennaio), Geppy Gleijeses torna a indossare il gessato marrone di Angelo Baldovino ne “Il piacere dell’onestà”, ancora diretto da Liliana Cavani dopo il successo della loro “Filumena Marturano” (da febbraio). Grande curiosità poi per Giuseppe Battiston e Maria Paiato, suocera e genero nel “Così è se vi pare” che Filippo Dini costruisce come il più perfetto thriller dove nulla è come ci si aspetta, in prima nazionale dall’11 dicembre al Carignano di Torino.Tripla lettura invece per i “Sei personaggi in cerca d’autore”, il testo con cui Pirandello cambiò per sempre il rapporto spettatori-palcoscenico rompendo il tabù della quarta parete. Michele Placido ne promette un adattamento “molto poco pirandelliano”, che mette al centro “la violenza ambigua, attuata dal Padre nei confronti dell’umile moglie”, il “senso di ribellione da parte dei Personaggi”, tra testi che “parlano della società di oggi, delle sue drammaticità: il femminicidio, le morti bianche o anche l’impossibilità di un legame sentimentale, dovuta all’alienazione dell’uomo contemporaneo”. In un inno al teatro che mai abdica alla propria missione (debutto a novembre al Quirino di Roma e poi in tournée). Ma in scena nella prossima stagione torna anche l’applaudita versione dei Sei personaggi firmata da Luca De Fusco con Eros Pagni protagonista, che massimamente gioca sul “doppio”, tra attori in carne ed ossa in palcoscenico e le loro immagini rimandate su grandi proiezioni (da gennaio). Fino ai “Sei”, di Spiro Scimone e Francesco Sframeli, per la prima volta a tu per tu con il linguaggio Pirandello, in una versione ambientata un teatro semidistrutto, al buio per un black out. La luce tornerà solo con quei sei personaggi che illuminano il teatro (dopo il debutto al Napoli Teatro Festival Italia, in tournée da novembre).Doppia interpretazione infine per Sebastiano Lo Monaco, da sempre grande frequentatore della drammaturgia pirandelliana, che interpretata e dirige “Il berretto a sonagli” (da dicembre) per poi riprendere “Io e Pirandello”, recital che intreccia la vita dell’attore siciliano e quella dello scrittore Premio Nobel. Torna ancora in scena la “Festa di famiglia “che Andrea Camilleri ha tratto dai testi pirandelliani per Mitipretese (da maggio) e c’è pure “Un giuoco delle parti” riattualizzato da Alessio Bergamo, frutto di uno dei laboratori del Teatro di Roma (dal 23 ottobre all’India).

– L’ex Premiere Dame Carla Bruni, l’attrice Monica Bellucci, le sempre bellissime Eva Herzigova e Marpessa, la famiglia Rossellini al gran completo con mamma Isabella e i figli Roberto ed Elettra, con ultimo nato in braccio, sono la sorpresa della sfilata di Dolce & Gabbana per la prossima estate.
In scena al Metropol una collezione che celebra il Dna della griffe mandando in passerella famiglie e coppie di ogni tipo: madre e figlia, nonna e nipote, marito e moglie, ragazza e ragazza. Una proposta per tutte le età e tutte le taglie, con modelle curvy come Ashley Graham.
Per intraprendere la più ambiziosa avventura del suo late night show, Alessandro Cattelan non poteva che iniziare con l’ironia: ‘E poi c’è Cattelan’ va a teatro per sei appuntamenti speciali in prima serata, in onda dal 25 settembre ogni martedì dalle 21.15 su Sky Uno e disponibili on demand. E il cambio (letterale) di palcoscenico, dagli studi Sky al Teatro Franco Parenti di Milano, parte subito con un gioco, una clip in cui il conduttore e Valerio Mastandrea citano il film ‘Birdman’. Così, affiancato dagli inseparabili Street Clerks e armato del suo umorismo, il conduttore alza il sipario: “Il cliché sulle assi del palco è vero: venire qui ti dà un’energia diversa – spiega Cattelan, presentando a Milano lo show – Tutta questa energia spero ci serva per fare poi una bella stagione, ci siamo tarati su questa nostra ambizione iniziale”.L’ambizione si vede senz’altro nei nomi di chi calcherà quello stesso palco in queste sei prime serate: come la modella e attrice Emily Ratajkowski, per la prima volta ospite di un programma tv italiano, che nella prima puntata condividerà addirittura uno spuntino notturno con il conduttore. L’altro ospite di martedì 25 sarà Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti, mentre una partecipazione di Silvio Berlusconi è saltata all’ultimo momento. Tra gli altri ospiti Chiara Ferragni, Daria Bignardi, la senatrice Monica Cirinnà, Roberto Saviano, Andrea Bocelli, Alex Del Piero, Andrea Dovizioso, il ct della nazionale Roberto Mancini, Valerio Mastandrea, il campione di eSports Nicolò Mirra, il genetista Riccardo Sabatini e Gué Pequeno. Tra gli ospiti musicali che si esibiranno Thegiornalisti, Benji & Fede, Salmo, Achille Lauro e Quentin40. Tutti quanti, come d’abitudine, pronti a mettersi in gioco: allora capiterà di vedere una partita a blackjack col pallone con Del Piero, una ‘gara’ a chi riceve più insulti sui social con Saviano e un Bocelli inedito su pattini a rotelle e tra note dance.”Sono il teatro e la prima serata che si adeguano ad Alessandro, non il contrario – dice Nils Hartmann, direttore produzioni originali Sky – Se questo nostro rapporto di ormai 8 anni funziona è perché è in continua evoluzione, perché Ale fa le cose con il suo linguaggio, fa se stesso”. Ma l’ambizione di ‘E poi c’è Cattelan a teatro’ non sta solo nell’intrattenimento: ogni puntata sarà dedicata a un tema di attualità, dalla definizione di radical chic al ricorso eccessivo del politicamente corretto, dal bullismo all’abuso dei social network. Gli argomenti non saranno solo oggetto del monologo iniziale, ma anche di contributi video ai quali parteciperanno Alessandro Borghi, Elisabetta Canalis, Valerio Mastandrea, Tommaso Zorzi, Alessandro Fullin, Guglielmo Scilla, Diego Passoni e Ildo Damiano, sempre contraddistinti da quel gusto ironico del paradosso. Come nel caso del trailer su un paradossale film sul bullismo ai danni degli eterosessuali, mostrato in anteprima: “Ci sono tanti argomenti sui quali ci si rabbuia senza motivo – dice Cattelan – Ridere su una cosa non significa sottovalutarla, essere seri non significa capirla”.

– PERUGIA

– E’ un’esposizione che offre al visitatore una raffinata selezione di tavole saltuariamente presentate al pubblico, e in alcuni casi addirittura esposte per la prima volta, di autori appartenenti all’epoca d’oro della scuola umbra, tra il Duecento e la metà del Cinquecento, ‘L’altra galleria. Opere dai depositi dalla Galleria nazionale dell’Umbria’ allestita nello stesso museo di Perugia dove potrà essere visitata fino al 6 gennaio 2019.
A caratterizzare l’originale esposizione, è il fatto che le opere arrivano dai depositi del museo. Proponendo lavori del Maestro dei dossali di Subiaco, Meo da Siena, Allegretto Nuzi, Rossello di Jacopo Franchi, Giovanni Boccati, Benedetto Bonfigli, Benvenuto di Giovanni, Bartolomeo Caporali, Pietro Vannucci detto il Perugino, Eusebio da San Giorgio, Berto di Giovanni, Domenico Alfani, Dono Doni.
Una mostra voluta, spiega il direttore del museo Marco Pierini, per “conferire vita nuova a queste opere”.
– NEW YORK

– Un ponte tra Venezia e New York e una straordinaria storia di accoglienza nella Serenissima di tre secoli fa che approda al Met. Per la mostra Armenia!, che ha aperto questo fine settimana i battenti nel museo su Fifth Avenue, dal monastero di San Lazzaro sono arrivati a Manhattan otto preziosi codici, sei dei quali mai stati esposti in America prima d’ora.
Organizzata da Helen Evans, responsabile del dipartimento di arte bizantina del museo, Armenia! raccoglie 140 oggetti tra reliquiari, tessuti, manoscritti, gioielli, modellini di chiese, le elaborate croci note come khachkars e la eccezionale Mappa Marsili delle chiese armene prestata dalla biblioteca universitaria di Bologna. “Davanti a questi tesori comprendiamo meglio il ruolo centrale che l’arte ha avuto nel definire e collegare le comunità armene nel mondo”, ha detto il direttore del Met Max Hollein.
PORDENONE – Le “inquietanti assonanze” che ci sono fra gli anni Trenta e oggi. Pierre Lemaitre ce le fa sentire nel suo nuovo romanzo ‘I colori dell’incendio’ (Mondadori), ambientato in Francia tra il 1927-29, attraverso la figura di una donna forte, Madeleine Péricourt. “Nessuno oggi può dirsi al riparo dall’esclusione. Due anni fa, in un sondaggio, un francese su due diceva di non sottovalutare la possibilità di poter essere un giorno un escluso. La storia non si ripete, ma negli anni Trenta come ora la sicurezza era fragile e la finanza aveva perso il controllo sul mondo” dice Lemaitre a pordenonelegge, nel giorno di chiusura della Festa del libro con gli autori.Secondo atteso romanzo della trilogia che racconta il periodo fra le due guerre mondiali – inaugurata con ‘Ci rivediamo lassù’, premio Gouncourt 2013, tradotto in 26 lingue, con un milione di copie vendute nel mondo – ‘I colori dell’incendio’ vede Madeleine, dopo la morte del padre, il banchiere Marcel Pericourt, diventare erede del suo impero finanziario. Ma un gesto tragico e inatteso del figlio Paul, 7 anni, la porterà alla rovina e dovrà fare ricorso a tutta la sua forza per sopravvivere, per di più nella Francia di quegli anni.”La tentazione degli estremismi, il ripiegamento nazionalista, l’attesa quasi messianica dell’uomo della provvidenza ci mostra che una parte dell’Europa sta vivendo una fase neofascista” sottolinea lo scrittore e aggiunge: “L’Europa dovrà confrontarsi, in occasione delle prossime elezioni europee, con un quadro falsato della situazione nel quale c’è una scelta binaria: da una parte un’Europa neoliberale, incarnata da Macron, e dall’altra un’Europa di nazionalismi, incarnata da Orban e da Salvini. Io sono un uomo di sinistra e la scelta fra destra o estrema destra non è proprio il massimo”. Con la figura di Madeleine, Lemaitre racconta “la storia di una caduta. Questa donna diventa suo malgrado molto forte, non lo è in partenza. Però ha carattere, in ‘Ci rivediamo lassù’ va alla ricerca del corpo del fratello nelle zone e cimiteri di guerra. In fondo è comunque una grande borghese, quello che conosce del mondo reale è ciò che le capita di vedere dalla sua finestra. La cosa interessante è che, paradossalmente, è proprio la sua caduta sociale a rivelarla a se stessa e a farle riscoprire, una volta per tutte, il mondo reale, tangibile. Conclude la sua epopea meno ricca e privilegiata ma è più lucida e più generosa” spiega Lemaitre che è autore anche di noir e gialli e con i suoi romanzi, di alcuni sono stati venduti anche i diritti per il cinema, si è imposto come uno dei più grandi narratori francesi di oggi. “Il mese prossimo si inizia a girare ‘Tre giorni e una vita’ con la regia di Nicolas Boukhrief, di cui ho lavorato alla sceneggiatura. E a gennaio 2019 partirà la realizzazione della serie per la tv tratta da ‘Lavoro a mano armata’, da me sceneggiata, con la regia del libanese Ziad Doueiri” annuncia Lemaitre. La trilogia partita negli anni Venti, subito dopo la prima guerra mondiale, si concluderà alle soglie del secondo conflitto mondiale.”Come tutti i romanzieri barerò un po’, nel senso che parlerò anche della seconda guerra mondiale. Il terzo volume si svolgerà fra marzo e giugno del 1940, in un momento molto particolare della storia della Francia, in cui il paese era in preda al panico per l’avanzata dei nazisti. Un raro caso di immensa angoscia collettiva che coglierà anche i miei personaggi. In particolare Louise, la ragazzina di dieci anni, grande amica di Edouard Pericourt, nel primo capitolo. Nel 1940 lei ha trent’anni. E’ una buona età per un’eroina di romanzo” anticipa Lemaitre Dopo Madeleine, dunque, un’altra figura femminile per il terzo volume della trilogia. “Dar vita a un personaggio femminile non mi risulta difficile. Ho più problemi a calarmi nei panni dei un bambino. Comunque scelgo una storia e nel suo codice genetico c’è il personaggio” spiega lo scrittore che non ha voglia di tornare ai “gialli, ma il noir continua ad interessarmi. Il mestiere del romanziere è quello di fabbricare emozioni che possono essere positive o negative. Deve avvenire qualcosa nella pancia e nel cuore del lettore. Ci vuole affetto per i propri personaggi e molta tecnica”.

– WASHINGTON

– Gianandrea Noseda ha esteso per 4 anni il suo contratto di direttore musicale della National Symphony Orchestra (Nso) di Washington, fino al 2025.
Diventerà così il direttore musicale più longevo della Nso dopo le dimissioni di Leonard Slatkin nel 2008.
Lo hanno annunciato i vertici del board durante il concerto che ha inaugurato la sua seconda stagione al Kennedy Center con un programma sul tema dello spazio, per i 60 anni della Nasa.
“Dopo appena una stagione, Washington è diventata davvero la mia seconda casa. Ho accettato con entusiasmo e felicità di estendere questo viaggio musicale con questa orchestra straordinaria”, ha commentato il maestro.
Annunciata anche la raccolta di 10 milioni di dollari per le iniziative speciali di Noseda e della sua orchestra, compresa la registrazione di performance per lo streaming e per la distribuzione di cd e dvd. Prevista anche la registrazione live di tutte le sinfonie di Beethoven per il 2020, per il 250/o anniversario della nascita del compositore.
– Il mistero della casa del tempo (The House with a Clock in its Walls), il fantasy di Eli Roth con Cate Blanchett e Jack Black, tratto dall’omonima saga per ragazzi di John Bellairs, conquista subito la vetta del box office Usa: il film – che in Italia arriverà per Halloween, il 31 ottobre – rastrella 26,8 milioni di dollari nel primo week end di programmazione. Al secondo posto il thriller A simple favor, adattamento del romanzo omonimo di Darcey Bell, con 10,4 milioni di dollari nel fine settimana (32,6 milioni di dollari in totale). Scivola sul terzo gradino del podio The nun – La vocazione del male, l’horror di Corin Hardy in cui torna la suora demoniaca di ‘The Conjuring’ (10,2 milioni di dollari, ma in totale sfonda il tetto dei 100 milioni di dollari). Perde tre posizioni ed è quarto The Predator: il film tra azione, horror e fantascienza, diretto da Shane Black, con Boyd Holbrook e Yvonne Strahovski, deve accontentarsi di 8,7 milioni di dollari nel week end (poco più di 40 complessivi)   [print-me title=”STAMPA”]

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